Skip to main content

Full text of "Giornale Arcadico di Scienze / Lettere ed Arti"

See other formats


$.IIC! 4, 



GIORNALE 



ARCADICO 



DI SCIENZE , LETTERE , ED ARTI 



TOMO XXXVIL 



GENNAJO, FEBBRAJO , E xAIARZO 



MDCCGX.XVIII. 




ROMA 



NELLA SlAMPEUIA DEL GIORNALE 
P II ESSO ANTONIO BOULZALER 

Con licefiza de Superiori, 
1823. 



COMPILATORI. 

Del Giornale Arcadico 

.S*. E. il sig. principe D. Pietro ODESCALCHI % 
membro del collegio filologico dell' università di 

Roma , DIRUTTORE, 

SIGNORI 

AMATI AB. Girolamo , scrittor greco alla biblio- 
teca vaticana , membro del collegio filologico deW 
università di Roma» 

BETTI Salvatore. 

BIONDI CONTE cAv. Luigi , marchese di Badino « 
soprintendente generale degli studi di belle arti 
in Roma per S. M. il re di Sardegna» 

BORGHESI CAV. Bartolomeo. 

CARPI Pietro , professore di mineralogia nelVar^ 
chiginnasio romano ^ 

BE-CROLLIS Domenico , dottore in medicina» 

FOLGHI Giacomo , professore di medicina neWar^ 
chiginnasio romano» 

POLETTI Luigi , professore onorario nella R. Ac-^ 
cademia di belle arti di Modena. 

TONELLI Giuseppe . dottore in medicina^ 






'ir 'j: ..- - - Il ''■' \ 



tì\%: 



Ili 



IL DIRETTORE 

A'DISCRETI LETTORI 



1, nostri associati con qualche apparente ragione 
ci taccieranno forse di lentezza o di trascuranza nel 
proseguimento di questa nostra opera. Ma se essi 
potessero conoscere bene addentro le impensate ra- 
gioni, per le quali noi siamo stati costretti a do- 
^ ■■ ' l pubblicare i volumi 

^ ^^^;^a:Zr^^^^ fermo che ci scu- 
^%f^^ y^ ^ irrebbero persuasi, che 

^7 ^U^/^^ ^ cé^éL^ é^fy che ne il buon volere, 
^yt^/^J^<-^^ innanzi con uguale ani- 

^^ ' ^^ esla letteraria impresa. 

^tf*^ ' ^' ^y^^/y^'^ lodo il ritardo che ab- 
y^£-^ y^ /: amo tutti in una volta 
c^^^ iy^<7L^>^ ^^l^„^^ p^.ola che gli 

altri tre seguiteranno ai poco questi primi ; e per 
simil guisa in due sole distribuzioni ci porremo a 
paro co' mesi dell' anno in cui siamo ^ e soddisfe- 
i-emo , come è debito , agli obblighi che abbiamo 
contratti. 

Ci è grave il dovere altresì confessare , che il 
nostro giornale ha sofferto nel passato anno molte 
perdite dolorose , avendo la morte mietute le vite 
di alcuni letterati valentissimi , e di quest' opera 
caldissimi sostenitori. Ma per quel saldo legame che 
tiene uniti gì' italiani ingegni , e che noi ci siamo 
sempre mai studiati a tutta forza di mantenere e 
di strignere vie maggiormente , abbiamo di già la 



IH 



IL DIRETTORE 

A* DISCRETI LETTORI 



JL nostri associati con qualclie apparente ragione 
ci taccieranno forse di lentezza o ài trascuranza nel 
proseguimento di questa nostra opera. Ma se essi 
potessero conoscere bene addentro le impensate ra- 
gioni , per le quali noi siamo stati costretti a do- 
ver fin qui soprassedere del pubblicare i volumi 
4el presente anno ; teniamo per fermo che ci scu- 
«erebbeto interamente, e rimarrebbero persuasi, che 
in noi non e mancato di un clie ne il buon volere, 
tik il desiderio di procedere innanzi con uguale ani- 
mo ed interessamento in questa letteraria impresa. 
A riparare" però in alcun modo il ritardo che ab- 
itiamo frapposto , pubblichiamo tutti in una volta 
1; primi tre mesi , e diamo solenne parola che gli 
altri tre seguiteranno di poco questi primi ; e per 
simil guisa in due sole distribuzioni ci porremo a 
paro co' mesi dell' anno in cui siamo , e soddisfe- 
temo , come è debito , agli obblighi che abbiamo 
contratti. 

Ci e grave il dovere altresì confessare , che il 
nostro giornale ha sofferto nel passato anno molte 
perdite dolorose , avendo la morte mietute le vite 
di alcuni letterati valentissimi , e di quest' opera 
caldissimi sostenitori. Ma per quel saldo legame che 
tiene uniti gì' italiani ingegni , e che noi ci siamo 
sempre mai studiati a tutta forza di mantenere e 
di strignere vie maggiormente , abbiamo di già la 



ir 

soddisfazione di vedere che altri pregiati scrittori, 
prendendo il luogo di quelli che a noi sono man- 
cati , ci promettono il loro ajuto ; ed an,zi ci hanno 
già anticipatamente presentati di alcuni loro lavori 
assai belli ed assai gravi , i quali noi verremo 
mano mano pubblicando in queste carte ne' mesi 
avvenire. 

Promettiamo in line a' nostri associati , che H 
giornale arcadico eziandio in quest' anno non si di- 
partirà da quella gravita ed urbanità , per cui fino 
al presente ha goduto della universale estimazione ; 
ma sarà suo studio principalissimo il mantenersi sem- 
pre tale , e perchè questo è stato ognora lo scopo 
che si sono proposto i compilatori , e perchè questo 
sembra loro il più conveniente ed il più onorevole 
modo di corrispondere in qualche maniera al sovra- 
no patrocinio , ed ai generosi aiuti che alla Santità 
di Nostro Signore Papa L'eone Duodecimo è pia- 
ciuto volere benignamente accordare a quest'opera 
letteraria , mercè principalmente de' valevoli ulìicii 
dell' Eminentissinio Principe sig. Cardinale Giulio Ma- 
ria della Somaglia, decano dei S. Collegio, ministro 
degnissimo di un Pontefice provvido restauratore o 
promotore munillco degli ottimi studi. 

PiiiTKo Odescalchi. 



SCIENZE 



Osservazioni sul trasporto di materie ponderabili 
eoi mezzo delle scariche elettriche , di G. B, Pia/j-~ 
ciani della comp. di Gesù , professore nel colle- 
gio romano. 



I 



o non so cosa i dotti fisici oLbìano pensato del- 
la importante Memoria del sig. Ambrogio Fusinieri - 
Sopra il trasporto di materie ponderabili nelle sca- 
riche elettriche - , inserita nel Giornale di fisica ec. 
di Pavia ( iSaS p. 45o ) . Non vedendo che altri se 
ne occupi , come pare che meritato avrebbero le bel- 
lissime e nuove sperienze in essa contenute, mi pren- 
do io la liberti di dire alcuna cosa su di essa. Se 
queste osservazioni non serviranno che a rendere un 
poco pili note quelle sperienze , io non istimerò git- 
tata questa tenue fatica. 

La conseguenza immediata che da' suoi cimenti 
vorrebbe dedurre l'illustre sperimentatore si è , che 
la scintilla elettrica sia costituita da materia ponde- 
rabile estremamente assottigliata e divisa. Se non tutti 
accorderanno che tal materia ponderabile sia cau- 
sa unica della scintilla elettrica , mi pare che per lo 
meno bisognerà convenire , che in parte almanco 

G.A.T.XXXVII. 1 



2 Scienze 

tal causa influisce, e che il difello appunto di tal 
materia sia la cagione , almeno parziale , della de- 
Lolezza della luce elettrica nel vuoto ed in ispe* 
cialita nel vuoto Torricelliano. 

Ma la ultima conclusione , cui tende il nostro 
autore , e che sarebbe assai più rilevante per la teo- 
rica elettrica , si è la esclusione di ogni fluido elet- 
trico , della cui esistenza non si sono realmente mo- 
strati persuasi del tutto fisici e chimici di sommo 
nome , quali sono un Berzelius , un Oersted , e 
ancora un Davy , benché alle sue sperienze esegui- 
te nel vuoto Torricelliano e in quello ottenuto col 
mezzo dello stagno fuso, debbano i fisici alcune del- 
le prove più valide a favore dell' esistenza del^««- 
do elettrico. Non reputa al tutto improbabile l'ili, 
chimico inglese che delle molecule staccate per la 
forza elettrica dalla superficie de' corpi ( per es. del 
platino ) possano produrre la luce nel vuoto. Ne io 
ciò credo improbabile ; ma non so se a molti par- 
rà probabile che de' vapori non osservati , e però 
scarsissimi, scarichino in un'attimo, come nell'aria, 
( ciò che egli osservò ) una fortemente carica bot- 
tiglia di Leyden , benché possano lentamente sca- 
ricarla , come può questa lentamente scaricarsi col 
mezzo della notissima danza elettrica di pezzolini 
di carta o d'altra materia non coibente , sottosopra 
nel modo , in cui , secondo le idee del C. di Rura- 
ford , una porzione di liquore riscaldata communi* 
ca alle altre parti il calorico. 

Checche sia di ciò , siccome parmi assai veri- 
simile che i fisici non vorranno abbandonare si pre- 
sto i sistemi di uno o più fluidi elettrici , almeno 
finche non si applichino le nuove idee alla spie- 
gazione di una gran parte de' fenomeni , cosi no» 



Elettricità' 3 

crftlo opera gittata ai vento , l'esaminare a quale 
de' due sistemi , clic mantengono tuttora un qual- 
che cretlito , meglio si accomodinogli esperimenti del 
sig. Fusinieri , se rendano vò dire più verisimili 
i principi dei Dufay , de' Symmer , de' Gouloml), o 
piuttosto quei del Franklin, del Beccaria, del Volta. 

Tanto meno può parermi frivola e di nessun 
rilievo questa breve ricerca, che quando ancora fos- 
se dimostrata la non esistenza del fluido elettrico, 
resterebbe sempre a cercare , se le due forze clie 
diconsi elettricità positiva e negativa, siano due 
forze egualmente reali o positive, o se la seconda 
non sia che un di£e4:to della prima, come il fred- 
do non è che difetto di calore , l'oscurila e le te- 
nebre non sono che privazione parziale o totale del- 
la luce. Cosi se [fosse tuttora un problema la na- 
tura del freddo , e fosse riconosciuto il calorico non 
essere altrimenti una sostanza , ma senza più un moto 
vibratorio, resterebbe sempre a cercare se il freddo 
fosse un difetto di tal molo , o un altra , egual- 
mente reale , modificazione della materia. 

Le sperienze del sig. Fusinieri , chi le consi- 
dera un po' superficialmente , sembrano atterrare il 
sistema di un sol fiuido elettrico , o se vuoisi di 
una sola forza elettrica reale e distinta : giacche sem- 
Lran vedersi in quegli sperimenti particelle di sta- 
gno , di ottone , e specialmente di oro e di argen- 
to passare, per le scariche elettriche, da un corpo 
all' altro , e ciò tanto nel senso della ( come dice- 
si ) corrente positiva , quanto nell' opposto. Strano 
sarebbe che questi trasporti di materia ponderabi- 
le per mezzo dell' elettricità dovessero danneggiare 
un sistema , cui si bene si accomodavano altre spe- 
l'ienze analoghe , eseguite colla pila del Volta , dal 

1* 



4 S e I E » Z E 

Can. Bellani (a) , dal Fabroni (b) e dal Porrei (e). 
Anche io ho più volte ripetuto le sperienze del Bel- 
lani e del Poiret , ed ho più volle veduto in un si- 
foncino diviso in due da alcune gocce di mercurio « 
da un pezzo di vescica, da una o da due sottili pel* 
licole , passar l'acqua dal polo positivo di una pila 
al negativo a traverso quei!' impedimento ( per essa 
senza l'impulso della cori'ente elettrica impermeabile) 
e non solo giungere al livello e soverchiarlo, ma ta- 
lora passare sensibilmente tutta. Ne ciò senza dubbio 
per qualche particolare attrazione che per l'acqua eser- 
citi il polo negativo ; giacche k passata anco in par- 
te l'acqua acidula, che sarebbe stata piuttosto attrat- 
ta dal polo opposto. Si dirà che l'acqua è spinta dall' 
idrogene. Ciò .sembra vero nel caso del mercurio : ma 
nel caso della vescica ? Se si vuole clie l'idrogene la 
traversi , perche , domando , non fa lo stesso l'ossi- 
gene , la cui massa è tanto raagj^iore ? 

Ma , chi ben li ascolta , i trasporti osservati dal 
fiig. Fusinieri parlano forse un diverso linguaggio ? e 
perchè discorderà l'elettricità della bottiglia o della 
batteria da quella della pila del Volta? Nelle sperienze 
del nostro autore si videro sovente aderire ad un nie- 
lallo le particole dell' altro , che era con lui a con- 
tatto ; anzi in tutte egli vide aderenti al globo dell* 
eccitatore delle particolette dello stagno dell' armatu- 
ra t che lo toccava. Ma vide anco assai spesso nella 



(a) Nuove sperienze fisico-chim. ec. p. ^2. A. 1S06 * 
Giorn. di fis. ec. Pavia. A. 1P07. i8a4. 

(b) Osservazioni sulla tromba galvanica. Giorn. di fis. 
Pavia A. i8io p. 107. 

(e) Ann. de Ch. et Phys, HI. p. iS; - Bibl. Un. III. p. 16 
V. T. IV. p. j6o. 



Elettricità' d 

serie delle sue esperienze indizj di fusione: ne credo 
che vorrà cliianiarsi vero trasporto ed aversi per se- 
gnale della dilezione di una corrente l'aderire di al- 
cune porzioncelle d'un metallo fuso ad un' altro me- 
tallo. 

Così non pare che siano sicuri indizj di direzio- 
ne di corrente le fossette clie oss;tvò in alcune spe- 
rienze l'A. unitamente a'vestigj di fusione Tali fosset' 
té ( Esper. I, III , IV.) serabraa dovute o alla fu- 
sione appunto congiunta alla volatizzazione, o ad un 
come rigurgito o riflusso della corrente elettrica , che 
nelle stagnuole traversate dalla scarica sembra cagio* 
nare i fori con bave in senso opposto , piti sensibili 
ove il conduttore sia o troppo sottile o men deferen- 
te , come si vede nelle sperienze del sig. pr. Barloc- 

ci (a)- 

Veri trasporti ^d indizj di direzione di corrente 

elettrica ( in qualunque senso questa voce si inten- 
da) non ponilo però negarsi allorché si vedono par- 
ticelle niPtallìche aderire ad altro metallo, da cui era- 
no separate non solo per uno strato di ai'ia,ma,che 
h più. mirabile , per una lastra metallica. L'una co- 
sa e l'altra si osservò più volte nella sene di e';pe- 
rienze dell' A. Neil' esper. II la scarica uscendo da 
un globo di argento condusse seco, attraversando un 
disco di rame , delle particelle ài argento. Così nel- 
la III. Nella IV, nella VI e nella VII la scarica ve- 
nendo da un globo di oro condusse seco di questo 
metallo attraversando un disco di argento. Se ho be- 
ne compreso , mi pare che questi mirabili trasporti di 
un metallo che attraversa un altro , sempre avvenis- 
sero nel senso della corrente positiva e non mai nell* 



(a) Gjor. Arcad. T, IX p. 35o. 



Ci Scienze 

opposto , onde apparisce che favoriscano il sistema 
deir unica elettricità e meu l>ene si adattano all' ipo- 
tesi riVale. 

Nella I spciienza la scarica positiva portava suU' 
argento , che era a contatto coli' eccitatore , delle par- 
ticolette di ottone , e come parve , di ossido di zin- 
co. Così nella V , nella VI e nelle altre portò oro 
ed argento a traverso l'aria : ma questi passaggi di 
ottona , oro , o argento furono sempre nel senso 
diUia corrente positiva , se non m'inganno nell' in- 
tendere il testo , dell' A. ; nel qual caso sarebbe de- 
siderabile che egli desse nuovi schiarimenti* 

L'A. nella sper. Il vide nel globo d'argento, 
da cui la scintilla era passata al disco di rame , 
appuntini nericci^ i quali, dice, dovean essere os- 
sido di rame. Io ho tutta la fiducia nelle sperienze 
del sig. Fusinieri , e credo esattamente da lui nar- 
rati i fatti : però qui non si tratta di fatti , ma 
si bene di congetture. Ora quando siamo ridotti a 
congetturare , conviene tenersi forte alle analogie. 
L'analogia non ci dice che per forza mecanica sia- 
no trasportate materie ponderabili nel senso oppo- 
sto alla corrente positiva , ma ben ci dice che i 
metalli si alterano chimicamente per le scariche elet- 
triche , in ispecialitk se si usi forte batterìa , come 
fece l'A. in questo e ne' seguenti esperimenti. Que- 
sta stessa II sperienza conferma tal verità (essendo^ 
si ossidato il disco di rame) che peraltro assai è no- 
ta. Il P. Beccaria fra le alterazioni prodotte dalla 
scintilla , attesta che l'ossido d'antimonio è trasfor- 
mato in vetro d^antimonio (a) : così chiamavano un 
composto che ora viene considerato come formato 



(a) Elettric. ai-tific. 739. 



Elettricità' 7 

di protossido e di solfuro di anliraonio. Ora fra le 
alterazioni d(>'nietalli , le più facili a prodursi sem-» 
bra che quelle debbano essere , che anche sponta- 
neamente avvengono , comechè in più lungo tempo. 
Si sa che l'argento, se resti lungamente esposto all'aria, 
in ispecie in luoghi frequentati, si cuopre d'una cor- 
tecciuola violetta o bruna , che secondo l'esame fat- 
tone dal cel. Proust, è un solfuro di argento. I 
sasfsi di arijento nativo che si conservano nelle col- 
lezioni hanno tutti la superficie sporca e nericcia , 
se non sono stati serbati sotto il vetro o con altra 
special cura. Perchè tale alterazione non può tal- 
volta sulla superficie dell'argento, o in alcuni punti 
di essa prodursi in istante da una forte scarica elet- 
trica ? 

Non parlo del trasporto del rame per l'aria sup- 
posto dall'A. nella sper. Ili , giacche egli conviene 
che ne si vide l'edetto ne era facile a vedersi sulla 
lastra di rame a contatto dell'argento , da cui usci- 
va la scarica ; ma solo lo suppose per analogìa di 
ciò che credeva essere avvenuto sull'argento nell'espe- 
rienza II. Ma se nelle sper. H e III vi fu doppio 
passaggio e doppia corrente , perchè non si vide 
tale effetto nelle sper. I , V ec. ? Perchè , a cagion 
d'esempio, nella sp. VI e nella VII,' l'oro passò per 
l'aria alla prima superfìcie del disco d'argento , e 
per lo S[/essore di questo dalla prima alla seconda 
superfìcie , e l'argento neppure andò per la stessa 
aria a collocarsi sulla più vicina superficie dell'oro? 

E se veramente si osservasse doppio passag- 
gio di corpicciuoli condotti da' due fluidi elettrici, 
ciò non imbarazzerebbe anco i fautori di questi ? 
Sono pure essi che mossi da fatti numerosi ed evi- 
denti hanno statuito come canone , che Veletlricità 
vitrea si'mpre giunge la prima a vincere la resi- 



8 Scienze 

* ''fiza deiParia , e perciò è dessa che ii slancia ver 

r elettricità resinosa (a). 

Finalmente io non dico impossibile che delle 
molecule di un metallo , o almeno di uno assai fu- 
sibile , come quello di cui sogUonsi armare le boc- 
ce diLeyden, possano nella scarica andar per l'aria 
all'eccitatore o all'uncino positivo della boccia , se 
questo è ricino. Lo credo anzi probabile , atteso 
alcune osservazioni di scariche spontanee. Ma noti 
è duopo di una corrente di fluido negativo , per- 
chè delle molecule dall'elettricità fuse e sparpaglia- 
le si lancino a' corpi vicini , e in ispecie a que' che 
godono ancora di qualche tensione : ma non so che 
queste particole abbiano mai attraversato , per ré- 
carsi al conduttore positivo , la più sottil lamina 
metallica. 

Nulla dico della nuova memoria del sig. Fusi- 
nieri (Gior. di fis. ec Pavia 1827 p. 353 , 458) de- 
gnissima dell'attenzione de' fisici , ma che sembra in- 
differente al mio scopo. 



<a) Biot, Traile de phys. IL 434. 



Annotazioni cliniche sulP ottalmìa contagiosa dei 
soldati^ estese nel fhbhrajo deW anno i823 per 
servire alle premure di S. E. il sig. tenente-ma- 
resciallo barone De Wimpffen in occasione che 
tale malattia infieriva nelV inclito suo reggimento , 
e lette poscia alV J. lì. accademia di scienze , 
lettere , ed arti di Padova. 

v^uesto insigne lavoro , die cotanto arricchisce di 
pregio l'ultimo de' prospetti clinici del dottissimo prof, 
consigl. Brera , venne pur separatamente divulgato 
con Je stampe : e ben a dovere , onde se ne agevolas- 
se maggiormente la conoscenza. Imprendiamo volen- 
tieri a darne un dettaglio , per essere sovrammodo 
interessante. = Il barone de Wimpffen consigliere in- 
timo di S. M. l'imperatore d'Austria , uomo cospicuo 
per varie sue meritate decorazioni , era il proprie- 
tario di un reggimento d'infanteria leggiera, che tro- 
vavasi di guarnigione nella citta di Clagenfurt. Ve- 
dendo egli questo suo inclito reggimento aspramen- 
te bersagliato nell' autunno del 1822 e nell' inver- 
no del 1823 da una gravissima ottalmìa contagio- 
sa , fece ricorso all'esimio cav. Brera , onde co'suoi 
lumi e colla sua dottrina giovar potesse a liberar- 
nelo. Estese di volo il profondo clinico le presenti 
Annotazioni , ch'egli trasse dai suoi registri di ana- 
loghe osservazioni raccolte singolarmente nello spe- 
dai civico-militare di Crema , dov' erano stati fe- 
licemente trattati alcuni militari francesi ed italia- 
ni da questa istessa malattia aggrediti. Siffatte an- 



IO Scienze 

notazioni scritto da quell' impareggiabile clinico nel 
febbrajo dell'anno 1823 intorno alle cause al caratte- 
re e al metodo di cura di quella ottalmìa contagiosa 
aflln di aderire alle brame del prelodato barone , 
ebbero la sanzione della I. e R. accademia medi- 
co-chirurgica Giuseppina di Vienna, e statuite fu- 
rono per norma di regolamento terapeutico contro 
l'ottalmia serpeggiante nel reggimento WirapfFen. Da 
questi ed altri simiglianti autentfct documenti giu- 
stificata ora viene esuberantemenle la tarda pub- 
blicazione dell' attuale importantissimo scritto , quan- 
tunque la dottrina, che ne forma il soggetto, po- 
sta in chiara luce dal profondissimo sapere del eh. 
sig. cav. Scarpa , e dalle coraraendevoli cure dell' 
egregio sig. dott. Omedei , sia stata poscia magi- 
stralmente illustrata cogli scritti e coi fatti dai chia- 
rissimi Assalini, Baltz, Paoli , Ponta , Quadri , Rad- 
ziwonski , Rosas , Ruggieri , Torresini , Vacca-Ber- 
linghieri , Vasani , ec. Viene altresì lo scritto del 
sig. Brera arricchito di molte apprezzabilissime ag- 
giunte atte a convalidare le dottrine già avanza- 
te in queir epoca nelle annotazioni , e di un cro- 
nologico prospetto eziandio degli scrittori , che so- 
nosi nell' argomento occupati ; prospetto assai più 
completo di quello di Ploucquet , e dell' altro nel 
Dlctionnaire des sciences medicales registrato. Nella 
redazione di questo sunto non terremo per istituto 
di brevità dietro alle singole interessantissime no- 
tizie medico-pratiche nei varj paragrafi contempla- 
te ; ma trasceglieremo a compendiare quegli artico- 
li , che alla indole contagiosa della ottalmìa risguar- 
dano , alla essenza della medesima , ed al suo cu* 
tativo trattamento. 

Nel dissentimento di opinioni , che regna fra 
gli scrittori intorno alla provenienza egizia di que- 



OtTALMIA contagiosa. II 

sta ottalmia e de! suo contagioso carattere , merita 
di essere particolarmente ascoltato l'esimio sig. dott. 
Omodei , che versò da suo pari in un tale argomen- 
to appresso la scorta di documenti ministeriali , e vi 
tenne dietro con un ingegno ed accorgimento su- 
periori ad ogni elogio. E qui il consigl. Brera , se- 
guendo l'ordine delle marce delle legioni reduci dall' 
Egitto nel 1801 , dimostra , come il reggimento 
di WimpfFen risultasse coalizzato nel 18 14 in Co- 
mo ed in Bergamo da alcune frazioni de'reggimen- 
ti I , 2 , e 4 d'infanteria leggiera, e 6 d'infanteria di 
linea , presso i quali l'ottalmia contagiosa egizia si 
mantenne per anni dal più al meno accesa in ista- 
to ora acuto ed ora cronico : ci dimostra , co^ne 
questo reggimento sesto pel corso di nove anni tra- 
scinò seco l'ottalroia contagiosa ora più ora meno 
manifesta , in climi stagioni e luoghi diversi , e nel- 
le isole , ed alle sponde del mare , e dentro ter- 
ra , e segnatamente in Mantova e poscia in An- 
cona ; come questa malattia rimase tutta propria al 
prelodato reggimento , senza offendere altri soldati , 
purché non fossero col medesimo insiem.e accaser- 
mati o in istretta comunicazione, quantunque comu- 
ne avessero la fatica del servizio , l'impressione dell' 
aria e della luce , e l'indole dei cibi e delle bevan- 
de : come i militari del 2 reggimento d'infanteria di 
linea- italiana , avente stanza anch' esso in Ancona , 
contrassero pur la malattia nel 1812 dopo essersi fa- 
migliarizzati co' soldati del sesto di gik infesto sia 
ne' casotti di guardia , sia nello spedale , e sulla 
piazza degli esercizj ; come mantenutasi sporadica 
nel 4 reggimento, mentre infuriava nel 6, ingagliar- 
dì pur in esso dappoi ; come . . . Cotesta accurata 
istorica narrazione argomenti costituisce d'irrefragabili 
prove , che per effetto di contagio si trasfuse nel 6 



Il Scienze 

reggimento d'infanteria di linea l'ottalmia egizia, sic- 
come nelle altre, truppe d'infanteria del cessato regno 
d'Italia ; e che un tal contagio può rimanersi appiat- 
tato , o tiitt' al più lievemente serpeggiare in un cor- 
po per anni ed anni , mentre questo può far pompa 
d' uomini con le migliori apparenze di salute , sic- 
come saviamente riflette il sig. Omodei in siffatta ma- 
teria versatissimo. 

Fuori pur del ceto militare ebbesi a riscontrare 
comunicata la malattia di cui favelliamo , non clie 
presso altre nazioni. Gravi scrittori ne attestano , 
egualmente che della prima "provenienza egizia nelle 
medesime , come Mongiardini a Genova , Edmonston 
a Malta, Parrei, Trotter per le truppe inglesi, Fa- 
xe , Rudolphi per le svedesi , Ponza per l'esercito 
de' Paesi Bassi, Miiller pe'niilitari prussiani ( poscia- 
chè alcuni medici militari di questo regno rinven- 
nero dalla fallace opinione del non contagio ; opinio- 
ne che costò assai cara alle truppe di quella eroica 
nazione ) Paoli in Livorno , e Quadri in Palermo. 
Tali avvenimenti se fiancheggiano mirabilmente da un 
lato la contagiosità della ottalm'ia in quistione , scon- 
yolgono intieramente le cardinali proposizioni dal prus- 
siano dott. Baltz stabilite sul non contagio della me- 
desima. Mentre per altro dalle premesse considerazio- 
ni emerge, niun peso doversi dare alle assurde dot- 
trine del medesimo , inescusabile risulta evidentemen- 
te l'impudenza di questo prussiano scrittore nell* es- 
sersi resa famigliare la parte letteraria dell' opera 
del eh Omodei senza giammai nominarlo. D'altron- 
de la contagiosa comunicazione della ottalmìa so- 
lennemente dimostrata dal profondo Omodei si osser- 
vò pure dal dott. Paoli : su! qual proposito riferi- 
remo ciocché l'istesso Brera ne racconta. ,, Altresì fra 
„ (juestì militari toscani si appalesò l'ottalmU da prin» 



Ottalmia contagiosa i3 

)) cipio sotto forma leggiera e sporadica , e solo a 
„ poco a poco divenne più grave ed assunse il 
„ carattere epidemico. Evidentissima ne fu pure l'in- 
^j dole contagiosa , dappoiché la maggior parte de- 
I, gli ammalati la contrasse dormendo cogl' infetti. 
,. Nel corso di questa epidemia si è potuto ezian- 
„ dio osservare , che una donna dedita a monda- 
„ re la biancheria dello spedale, in cui giacevano 
,) gli ottalmici , contrasse la malattia , e la comu- 
„ nicò al proprio marito ed ad una figlia laltan- 
„ te ; che la contrasse pure un uomo impiegato nel 
„ radere la barba degl' infermi . . . , e che altri la 
,, contrasseso dormendo in luoghi angusti , vicini o 
„ dirimpetto ad ammalati e a convalescenti di una 
„ tale malattia , come se l'atmosfera si fosse nel 
„ corso della notte sopraccaricata di effluvj conta- 
„ giosi , e trasformata in simil guisa in un veico- 
„ lo di comunicazione contagiosa. Quivi pure la ma- 
,, lattia si è moltiplicata , in ragione che molfipli- 
„ carono le occasioni di comunicazione , qualunque 
,, ne fosse la stagione, lo stato atmosferico, il ses- 
„ so , l'età , il temperamento , ed il genere di vi- 
„ ta di quelli che l'acquistarono , perchè a tutti 
„ comunicata per contatto , e indipendentemente da 
„ cause esteriori accessorie. Una rigorosa separazio- 
„ ne dei sani e de' convalescenti ne ha infine tron- 
„ cala la dillusione , il che maggiormente ha pro- 
„ vata l'indole sua contagiosa. ,, Emerge da (juesti 
fatti , che 1' I. R. reggimento di WimpfTen fin dall' 
epoca istessa della sua prima organizzazione rac- 
chiudeva nel proprio seno il seminio della malat- 
tia die doveva un giorno desolare il fiore della sua 
soldatesca , siccome anche il benemerito prof. Ro- 
sas n'estese accurato dettaglio. 



i4 Scienze 

Tal è stata l'origine, e tale fu l'aiidamento ora 
sporadico ora epidemico di una malattia , che pel 
non interrotto periodo oramai di un quarto di se- 
colo va desolando a riprese le truppe di diverse na- 
zioni europee , e che fallacemente ravvisata e rite- 
nuta per un affezione ordinaria , vi trapianterà, un 
seminio di difficile estirpazione. Due conchiusioni di 
sommo interesse desume dalle riferite cose il N. A. 
& prò della specie umana , la forma propria cioè 
di cotesta malattia , e la sua indole incontrastabil- 
mente contagiosa. Ben diversa infatti dalla forma 
delle ordinarie reumatico-catarrali ( capaci pure di 
estendersi quali influenze epidemiche , ma di genio 
puramente atmosferico ) si appalesò constantemente 
sui generis questa inlìamniazione di occhi nella es- 
senziale sua forma e costruzione, sia nelle isole, sia 
sulle spiaggie , sia nell' interno del continente , nei 
militari di dilTerenti nazioni vissuti fra loro in una suc- 
cessiva concatenazione di comunicazioni, come nell'iso- 
la dell'Elba , in Malta , in Francia, in Ispagna , in 
Vicenza , in Ancona , in Inghilterra , nei Paesi Bas- 
si, in Isvezia , in Prussia, in Brùnn, in Clagenfurt, 
in Livorno , ed in Palermo. Ne alcuna deirepidemi- 
che ottalmìe si vide giammai distruggere nello spa- 
zio brevissimo di ^4 ore , ed anco prima , i tessuti 
dell'occliio , sebbene in precedenza sano. Ne in ve- 
runa ottalniia reumatico-catarrale anco gravissima si 
è per lo scoppio della cornea trasparente prodotto 
lo stravagante ed insieme affliggente fenomeno di far 
sentire una scossa simile a quella che si prova die- 
tro un colpo di pistola, siccome si è notato negl'in- 
fermi dalla ottalmia contagiosa bersagliati. Rettissi- 
ma quindi ed essenziale si è la denominazione di- 
stintiva di egizia con che dee marcarsi la prove- 
nienza di cotesta ottalmia , venendo con essa ad 



Ottalmia contagiosa i5 

annunziarsi , che non si tratta già della solita ot- 
talmia reumatico -catarrale epidemica , ma bensì di 
una malattia di forma sui generis , e cagionata da 
queiristesso contagio sui generis , che per fatalità 
si volle negare , resistendo fin anco alla evidenza dei 
fatti e a quella esperienza, che eziandio senza tanta 
dottrina è pure la somma maestra delle umane Ac- 
cende. 

Ad impugnar poi l'indole contagiosa di questo 
morbo non basta l'asserire , che tal contagio non 
offre runanimilk dei caratteri che nelle operazioni 
di altri contagi si appalesano. Poiché ne tutti d'iden- 
tiche proprietà caratteristiche forniti posson dirsi i 
contagi ; ne può negarsi valore a quanto il N. A. 
confessa , che anco fra gli effetti dei contagi i più 
conosciuti si presentano fenomeni non avvertiti e 
d'impossibile spiegazione. D'altronde „ le epidemie di 
„ questa ottalmia contagiosa , affatto differenti dal- 
„ le epidemie ottalmiche atmosferiche ; la maniera di 
„ propagarsi dell' ottalmia contagiosa coli' uopo dei 
„ contatto mediato ed immediato; l'opportunità e la 
„ predisposizione che si esigono per contrarla ; il 
„ concorso delle cause occasionali , sotto l'operazio- 
„ ne delle quali il seminio ottalmico in apparenza 
„ estinto si pone di nuovo in azione fino ad elevar- 
„ si al grado di suscitare una corrispondente afle- 
„ zione epidemico-contagiosa ; l'essere l'ottalmia con- 
„ tagiosa divenuta epidemica più mite , più grave 
,, e talvolta ferocissima , a seconda delle operazio- 
,, ui più miti, più gravi, e più micidiali delle coa- 
„ genti cause occasionali ; gli stadj d'infiammazione 
,, irritativa , e di disorganizzazione dei tessuti affet- 
„ ti che percorre ; la proprietà di rendere i conva- 
„ lescenti più idonei alla propagazione del seminio 
), morboso ; e in fine il suo annientamento dietro 



iG S e 1 E N Z K 

„ la pratica degrisolamenti istituiti con tutto il ri- 
„ gore delle leggi saaitarie ; sono altrettante cir- 
„ costanze , che proclamano a chiare note l'indole 
„ sua contagiosa. ,, Se per altro spregevoli non so- 
no alcune riflessioni , fra le quali l'islesso declinar 
talvolta del contagio ottalmico dagli altri contagi , 
opportunamente ne avverte il N. A. , che molta oscu- 
rità pur regna nell' argomento , per non essersi 
ancora abbastanza studiata l'essenza e l'azione del 
virus contagioso ottalmico. 

Riposta viene l'essenza di questa contagiosa ot- 
talmìa dall'esimio prof. Brera in una di quelle in- 
fiammazioni , che hanno le sembianze delle reuma- 
tico-catarrali , e formata viene da due condizioni pa- 
tologiche , vale a dire da turgore flogistico più o 
meno lesto e fugace , e da susseguente essudazione 
di materia linfatico-mucosa. Di due distinti stadj ri- 
sulta cos'i composta la malattia ; di un primo per 
lo più rapidissimo, col quale ha incominciamento, e 
di un secondo più stabile che costituisce la vera for- 
ma dell'afFezioue. Durante questo secondo stadio si 
evacua dagli occhi un umore di colore ora bianco , 
ora giallognolo, ora verdastro, e poco differente da 
quello ch'esce dall'uretra nella blannorrea. Marcato 
viene ciascheduno di questi stadj da un treno di pe- 
culiari morbosi fenomeni , che con singolare accu- 
ratezza ci vengono dal N. A. ricordali ; ed il qua- 
dro dello sviluppo successivo di questa ottalmìa sem- 
pre identico ebbe ad osservarsi tanto fra le truppe 
francesi ed inglesi reduci dall'Egitto , quanto fra le 
italiche dell'isola dell'Elba, di Vicenza, di Ancona , 
e fra quelle delle Spagne , come nell'I. R. reggimento 
AVimpffen all'epoca dell'infierimento epidemjco-con- 
tagioso della medesima. Progredisce il secondo dei 
menzionati stadj fino a dare origine ad organiche 



OiTAT,miA CONTAGIOSA IJ 

fiinestissime lesioni fun tessuti deirorcliio , che trop- 
po lungo sarebbe il riferire. Basti solo l'osservar^, 
che con tale e tanta rapidità si operano le tlogi- 
stiche ed essudative successioni , che nel corso di 
tre o di due giorni, 'ed anche di 24 ore , distrutto ne 
rimane l'occhio per intiero , o almeno si disorganiz- 
za la cornea. Siffatta crudele terminazione della ma- 
lattia suole principalmente rimarcarsi negl'individui , 
che sono contemporaneamente infetti da sifìlide (a) , 



(a) NelV aggiunta num. 9 espone modestamente il 
dottissimo clinico le sue conchiusioni intorno alla es- 
senziale forma dei diversi gradi della sifilide. Nudi di 
ogni commento intende egli sottoporre al giudizio degli 
osservatori i suoi novelli divisamenti , onde incitar pos- 
sano a promuovere un qualche perfezionamento in que» 
sto ramo clinico. Non ne terremo qui menzione per non 
ripetere ciocche su tal proposito ne dicemmo nel fasci'' 
colo di giugno 1826 a facce 278, e seg. Nulla quindi 
diremo intorno alla identità di azione e di operazione 
da -esso lui costantemente rimarcata fra il virus sifili^ 
tico che viene prodotto dalla blennorrea e quello che 
trasuda dalle ulceri dette chancres . Ometteremo di 
contemplare , come per effetto della topica riproduzione 
del virus sifilitico nelV organismo insorgano processi ir-- 
ritativo-flogistici nei sistemi vascolari e nel periostio , e 
processi di perturbata assimilazione- nella linfa e net 
tessuti da questo umore irrorati ; e come insomma ne 
nascono le varie progressive J^orme della sifilide. Sicco- 
me però da questa medesima condizione irritatwo-flo- 
gistica non vanno esenti talvolta le istesse tonache del" 
le arterie , dei vasi capillari , e delle vene ; così an- 
che gli umori essudati nei diversi tessuti partecipano 
dell' indole della malattia fondamentale. In tale ma- 

G.A.T.XXXVII. a 



l8 Scienze 

o nei quali è famigliare qualche abito morboso , qnal 
sarebbe l'erpetico , lo scrofoloso , il reumatico-ar- 
tritico , Io scorbutico. Frequentemente recidiva suol 
essere in generale Tottalmìa contagi )sa, e molto di- 
sposta o a disorganizzare rapidamente l'occhio , o a 
convertirne il bulbo in un foco di flogosi lenta e 
cronica , che rende le palpebre gonfie , fungose , e 
granellate. 

La ragione di si perniciosi e terribili effetti age- 
volmente coraprendesi , ove l'occhio rivolgasi alle 
teorìe dei processi fisico-chimici dei contagj. Ascol- 
tiamone l'A. istesso : „ Nelle malattie di carattere con- 
„ tagioso , oltre il processo irritativo-fiogistico , de- 
„ terminato dal concorso delle irritazioni sulle par- 
„ ti affette, in queste si stabilisce un essenziale pro- 
,, cesso morboso innormalmente riproduttivo , più o 
„ meno rapido , a seconda delle diverse emergenze 
„ individuali , o combinazioni causali atte a favorire 
„ con maggiore o minore celerilà l'operazione fisi- 
„ co-chimica della potenza contagiosa posta nella 
„ sfera di azione. Duplice è l'effetto di questa se- 
„ conda operazione morbosa, dacciiè prima di tutto 

niera gli umori stessi delT occhio , e particolarmente Vaqueo^ 
pattecipando della medesima natura patologica devono 
necessariamente operare quali potenze irritativo-disorga^ 
nizzanti , tosto che si esalta la sensibilità delV occhio , 
come avviene subilo nel dispiegarsi de'' processi irritati^ 
\>o-Jlogistici della congiuntiva palpebrale conjìuenti sulla 
■ congiuntiva del globa deW occhio /ino agli orli della cor- 
nea trasparente. Nei sifilitici adunque rottalmìa conta" 
giosa rende Cocchio offeso soggetto ad una composta se- 
rie di poteri patologici vieppiù opportuni per accelerar- 
ne la disorganizzazione. 



Ottalmia contagiosa if) 

„ la principale direzione della condizione patologica 
„ primaria viene ad essere rivolta verso i tessuti pia 
„ forniti di organi secernenti , e in secondo luogo 
„ vi si elabora la distruzione organica de'tessuti in- 
„ teressati in questa condizione patologica , che per 
„ la loro struttura sono alla portata di una pron- 
„ ta fusione riproduttivo-morbosa suscitata dall'azio- 
„ ne fisico-chimica del contagio operante. Questi due 
„ effetti patologici sono all'evidenza emergenti nell'ot- 
„ talniia contagiosa de'soldati : e perciò per essi la- 
„ le malattia essenzialmente si distingue dalle ottal- 
„ mie di altra specie , e in particolare dalle cos\ det- 
„ te reumatico-catarrali, colle quali a prima vista 
„ offrirebbe qualche punto di rassomiglianza. Il pri- 
„ mo foco irritativo-infiammatorio si sviluppa nell'in- 
„ terno dei margini palpebrali , ove hanno sede le 
„ glandolo meibomiane , dai quali punti si spande 
„ sulla congiuntiva delle palpebre , indi del globo 
„ dell'occhio. In siffatta guisa i raggi morbosi par- 
„ tono dalle periferie dell'occhio , e si dirigono ver- 
„ so del suo centro , ove si operano le principali 
„ disorganizzazioni; il che è affatto l'opposto di quan- 
„ to suole avvenire nelle altre oftalmie. Cosi il ceri- 
„ tro dell'occhio divenuto punto di concentrazione 
„ delle irritazioni flogistiche , e delle operazioni con- 
„ tagiose affluenti da estese periferie , e costrutto di 
„ tessuti facili alle corrispondenti disorganizzazioni, 
„ deve necessariamente trovarsi nel prossimo peri- 
,, colo di soccombere più o meno presto al concor- 
„ so d'imponenti influenze morbose „ . Quindi e chia- 
ro , che tali processi patologici , clie operar si de- 
vono onde si componga l'ottalmia contagiosa , in 
nessun conto diireriscoao dagli effetti , che risulta- 
no dalle operazioni dinamico-chimiche degli altri 
contagi. 

->* 



ao Scienze 

Sviluppata coti somiiia doUiiiia ed accuratezza 
Tazioue delle cause predisponenti a quest'affezione , 
trova pur l'A. nella causa prossima argomenti di 
conferma per la provenienza egÌ2Ìa del contagio , 
qual venne dal eh. Otnodei dichiarala , checche ne 
dicano gli oppositori non assistiti però da ragioni 
ed argomenti di peso , essendo per se stessa evi- 
dente la diffusione di cotale ottalmìa fra i militari 
d'Ile legioni francesi ed inglesi reduci dalla spedi- 
zione egizia. Singolare attenzione poi fa d'uopo 
prestare a quel che il consigl. Brera ne dice intor- 
no alla insorgenza febbrile , che rara suol essere 
nella malattia , di cui favelliamo , ma che quando 
apparisca intensa , l'ottalinia non manca di progre- 
dire al sommo della sua violenza. Che se alla feb- 
bre si aggiunga il delirio , ed assuma la medesima 
la forma di continua-remittente con esacerbazioni 
aventi il tipo di terzana doppia , in tal caso per 
lo più gì' infermi soccombono sotto del parosisrao 
più grave. Ella è questa una di c[uelle perniciose , 
che sogliono scoppiare dietro protonde lesioni in- 
teressanti le periferie superiori del gran simpatico , 
per cui restano spesso letalmente sconvolte le sue 
operazioni ed influenze sul sistema sanguigno e su- 
gli apparati secernenti. Per comprendere la genesi 
di sì fatale fenomeno , basta aver presente quanto 
l'anatomia ci appalesa sul conto delle moltiplici ana- 
stomosi , che passano fra i nervi ottalmici non solo, 
ma eziandio fra la massima parte di (juelli che sono 
di pertinenza cerebrale, e gli stanimi della periferia 
superiore del sistema nervoso organico ossia del gran 
simp'itico , dall' indisposizione diretta del quale si 
compone quell'apparato morboso perturbante le fasi 
di azione e di reazione del sistema sanguigno , che 
viene designato sotto il nome di febbre , senza che 



Ottaliwia contagiosa ai 

questa costituisca una malattia d' indole propria , 
siccome accennammo nel riferire la teorica del N. A. 
sulla costruzione delle febbri nel fascicolo di dicem- 
bre 1824 di questo giornale. Ma fra i conosciuti 
progressivi lavori degli anatomici dall'epoca del gran- 
de Hallero fino a' nostri giorni ( siccome con pecu- 
liare erudizione ci rammenta il consigl. Brera in se- 
rie cronologica ) andiamo debitori ad Hirzel della 
estensione veramente prodigiosa , che nel iSaS i di 
lui studj dimostrarono potersi dare a tali ricerche 
di relazioni di anastomosi. Addottrinati cosi da gran- 
di e replicate intime connessioni del gran simpatico 
cogli occhi , comprender possiamo senza sorpresa , 
come per effetto di profonde lesioni dei tessuti dell'oc- 
chio nell'ottalmìa contagiosa venga a provocarsi tal- 
volta una letale febbre perniciosa. 

L'indicazione preliminare da osservarsi nella cu- 
ra di questa ottalraia contagiosa , è quella istessa 
che forma una parte integrante della cura preser- 
vativa. Consiste la medesima nella segregazione degl'in- 
fermi , e loro collocamento in luoghi sani ed asciut- 
ti , ben ventilati, rigorosamente puliti , e tenuti af- 
fatto lontani dalle cause atte ad isquilibiare la in- 
sensibile traspirazione e ad irritare i loro occhi. Ben- 
no poi nel primo stadio le indicazioni pogg'a'f^ -l'I- 
lo scopo di liberare l'organo visivo dalla stasi san- 
guigna e dal processo flogistico; ma in ciò fare noti 
dee perdersi di vista oltre l'essenza della malattia stessa 
il carattere puie delle individuali ed accidentali con- 
dizioni degl' infermi , che aggravar possono più o 
meno il corso della morbosità , ed esigere cambia-f 
mento modificazione di tutt' i sussidj in questo 
stadio indicati. Peculiare considerazione quindi esi-* 
gono i diversi temperamenti , le speciali idiosincra^ 
gie, e simili. Sono a tal efìotto chiamati a conlribu-» 



22 Sciente 

zione , ma contemplati insieme nel loro giusto va- 
lore, i purgativi ed emelici varj , non che la ma- 
uiera di usarne o presceglierli; i pediluvj , non che 
le circostanze da preferirli o posporsi ai Lagni uni- 
versali tiepidi; il salasso, non che le condizioni per 
celebrarlo opportunamente ovvero anteporlo alle san- 
guisughe : intorno al qual proposito varie preziose 
avvertenze si leggono , ed in ispecie sulla scelta dei 
punti che regolar ne debba l'applicazione , onde co- 
ronata esser possa quest' ultima da felice successo 
senza tornare o infruttuosa o nocevole. 

Quando però la separazione della materia blen- 
norroica indica la successione di già effettuata del 
secondo stadio dell' affezione , nocive divengono le 
generali e locali sottrazioni sanguigne. Fa d'uopo 
bensì aver cura di mantenere libero il ventre con 
qualche pozione lassativa , oppure coli' uso del mer- 
curio dolce , e s'incomincia l'uso di qualche colli- 
rio composto di acqua di rose con acetato di piom- 
bo e mucilaggine di gomma arabica. „ Contempora- 
„ neamente gli occhi devono esser tenuti puliti , fa- 
„ cendovi passare sopra sovente e leggiermente un 
„ pannolino fino bagnato nella semplice acqua tie- 
„ pida , ed avendo la precauzione di allontanare dall' 
„ occhio affetto la materia , che sta attaccata alle 
„ ciglia , essendo che questa è fornita della perni- 
„ ciosa proprietà di comunicare la malattia ai sa- 
,, ni , e di maggiormente aggravarla , riproducen- 
„ dola negl' infetti , perchè ve la inocula nuova- 
„ mente. „ Molto conviene altresì favorire l'azione 
cutanea e l'insensibile traspirazione ; combinare la 
prescrizione degli opportuni rimedj per combatte- 
re le complicazioni di discrasie o abiti morbosi ; 
aver ricorso ai solfati \di chinina e di morfina ove 
specialmente con periodi manifesti d' iutermitten- 



Ottalmia contagiosa a3 

za o remittenza insorgerse o s' inasprisse il dolo- 
re alla testa o agli occhi ; ed appigliarsi all' uso 
di qualche linimento di morfina al sopracciglio. 
Che se dietro un cosi proscritto regime „ la ma- 
„ lattia non offre una regolare e pronta diminu- 
„ zione , e si mantengono stazionar] i fenomeni del 
„ suo secondo stadio , rendesi in allora necessario 
„ di ricorrere all' uso di una pomata composta di 
„ burro fresco , di cera bianca , e di ossido rosso 
„ di mercurio , la quale perchè sia impiegata con 
,, profitto fa di mestieri , che se ne introduca fra 
„ le palpebre un grano circa una volta ogni gior- 
„ no , e si facciano poscia coli' apice di un dito 
„ alcune leggiere fregagioni su di esse , affinchè ta- 
,, le pomata si possa ugualmente diffondere sulla su» 
„ perficie dell' orlo delle palpebre stesse. ,, L'uso 
per altro dell' enunciato linimento , la cui maniera 
di agire viene sagacemente contemplata , ha biso- 
gno di varie precauzioni, che ivi pur vengono espres- 
se , onde nocevole non torni anziché proficuo. 

La convalescenza vuol essere esattamente diret- 
ta , affinclic non retroceda in una recidiva , e non sia 
fonte di ulteriore propagazione del fomite morbo- 
so ; mentre risulta , che il pochissimo umore , che 
stilla dagli ocelli dei convalescenti , è il più con- 
veniente ed opportuno veicolo per comunicare ai sa- 
ni la malattia. I convalescenti saranno quindi rigo- 
rosamente sottoposti ad un esatto e regolare diete- 
tico regime , mantenuti in picciol numero in locali 
ampi , sani e ben ventilati , e custoditi in guisa , 
che resti severamente proibita , almeno per una ven- 
tina di giorni , ogni loro comunicazione coi sani. Prima 
di rientrare ne' loro corpi militari, dopn superato il 
periodo della convalescenza ed affatto ristabiliti , que- 
sti individui dovranno essere assoggettati ad un ba- 



a4 Scienze 

giìo di puliiia , ripuliti nei loro capelli , indossare 
biancherie di bucato , ed abiti stati dapprima di- 
sinfettati coir esposizione alle correnti di aria li- 
bera , come anco alle fumigazioni di zolfo , ed oc- 
correndo perfino alle disinfettanti iperossigenate se- 
condo i processi di Smith , o di Guyton-Morveau , 
coir avvertenza di dare però sempre la preferenza 
ai cosi delti processi disinfettanti a freddo. Trascu- 
randosi queste precauzioni , i convalescenti porta- 
no inevitabilmente o con esso loro , o coi loro ef- 
fetti il seminio morboso nei corpi militari , nei quali 
rientrano. 

Lasciando però questa malattia lesioni organi- 
die di vario genere nei tessuti degli occhi affetti, 
ne diviene più difficile la cura , e questa debb' es« 
sere di varia indole secondo l'aspetto della susci- 
tata affezione organica , su di che con somma lo- 
de pur discorre i' A. I mezzi altresì , onde pre- 
servare i sani dall'ottalmia contagiosa , meritano , di 
essere presi in seria considerazione. La prima con- 
dizione preservativa consiste nell' allontanare dai 
sani non solo gli affetti , ma eziandio quanti dar 
possono sospetto di aver contratta la malattia an- 
che in grado lieve o latente. Per seconda con- 
dizione poi si esige di non permettere rigorosamen- 
te , che i convalescenti si pongano coi sani in co- 
municazione , prima che non abbiano compiutamen- 
te soddisfatto alle cure teste accennate nel regime 
della convalescenza. Le disinfezioni perciò dei quar- 
tieri , la loro regolare ventilazione , la cura di non 
esporsi a repentini squilibrj della insensibile tra- 
spirazione, l'accampamento in luoghi sani elevati 
asciutti e temperati , il cangiamento del clima , i 
lavacri ( evitandosi però sempre le vasche di acqua 
comune ) costituiscono la categoria dei presidj pre- 



Ottalmia contagiosa a5 

servativi. Efficacissimo pur si considera come pre- 
servativo un collirio di tintura di narcotina disciol- 
ta in poc' acqua di rose , poiché corroborando i tes- 
suti dell' occhio li deve preservare dall' azione del 
contagio ottalraico. 

É facile il conchiudere da questi rapidi cenni , 
quanto commendevole sia la scrittura del sig. Bre- 
ra , di cui abbiamo fin qui favellato ; si per la pro- 
fonda erudizione con cui da suo pari ha trattato 
l'argomento quel valentissimo clinico ; si pel pre- 
gio sommo delle dottrine delle quali ha egli arric- 
chito il suo lavoro ; e si ancora per le verità irre- 
fragabili che sparse ovunque in esso sono , come 
per gli argomenti di evidenza che accompagnano l'as- 
serzione della provenienza egizia e della contagiosità 
della contemplata ottalmia. Egli è questo un oggetto 
da non potersi piìi controvertere in onta delle gratui- 
te e mal ferme assertive dei pochi oppositori, i qua- 
li a danno pur dell'egra umanità ne vollero promul- 
gare e sostenere contrario divisamente. Ci professiam 
pertanto debitori al celebratissimo consig. Brera , il 
quale nella pubblicazione di questo importantissimo 
scritto (giustificato pienamente per la sua tarda com- 
parsa ) non ha lasciato pertugio agli avversar] per 
impugnare un contagio che e da fatti istorici e da 
veritiere autorità e da robusti raziocinj risulta evi- 
dentemente comprovato. 

TONKLLI. 



aG 



Nuovi lavori chimico-analitici sopra la massa cere' 
brale delVuomo e degli animali di G. C. Dei-Bue , 
operatore nel laboratorio chimico-farmaceutico 
della speziarla Langeli. 

Motivi che hanno indotto fautore ad intraprende- 
re tjuesti suoi nuovi chimico-analitici lavori so- 
pra la massa cerebrale dell' uomo , e degli ani- 
mali . 



§. I. 



.1 



:.X1 favore che accordarono i più dotti chimici 
d'Italia air analisi della massa cerebrale di un ma- 
niaco furioso, la quale pubblicai nello scorso anno, 
mi ha determinato a consegnare alle stampe anche que- 
sti miei nuovi chimico-analitici lavori sopra la mas- 
sa cerebrale dell'uomo e degli animali. Essi sono sta- 
ti principalmente da me intrapresi per confermare con 
più esatte esperienze tutto ciò che di nuovo annun- 
ciai in queir analisi , e per riconoscere nel cervello 
umano l'esistenza dell' acido lattico , che l'illustre 
sig. Berzelius ha trovato far parte di tutti i fluidi 
animali in istato libero , o di combinazione. 

a. Sebbene non mi sia stato sin ora permesso , 
almeno continuatamente , di applicarmi alla lettura 
delle più interessanti opere periodiche di chimica , pu- 
re non ho potuto non conoscere quanto fatto aveva 
il dutto professore di Stockholm sopra l'acido sum- 
mentovato, giacche ne fan parola anche i più recen- 
ti e ricercati trattati di chimica elementare. La co- 
noscenza perciò che io aveva di tali cose noa mi ha 



Massa cerebrale dell' uomo 27 

fatto trascurare rielT eseguire l'analisi della massa ce- 
rebrale del maniaco furioso di far qualche analitica 
ricerca onde rinvenire fra i suoi componenti l'aci- 
do lattico libero o combinato. Ma esse non furono 
che di poca considerazione , ed eccone i motivi. 

3. Dopo di aver riconosciuto nell' alcool , che 
aveva impiegato pel trattamento di trecento denari 
di cervello , la presenza di un acido libero , e dopo 
di aver veduto che posto questo a contatto con dell' 
acqua di calce produceva un precipitato bianco , inal- 
terabile esposto all'azione di un'altissima temperatu- 
ra, e solubile negli acidi nitrico ed idro-clorico , mi 
determinai a credere, essere l'acido libero il fosfori- 
co, ed il precipitato, puro fosfato di calce. La quan- 
tità ottenuta , piuttosto considerabile , di questo sale 
mi abbagliò in modo, che m'indussi a tener per certo, 
sebbene con poca considerazione, che l'acidita mani- 
festata dal liquore alcoolico dovesse intieramente at- 
tribuirsi all' acido fosforico libero. 

4. Ma ciò che piìi contribuì ad allontanarmi per 
alcun poco da quella severità di esperimentare che 
richiede l'analisi chimica , si fu l'aver perfetta cono- 
scenza che il sig. Vauquelin non avesse scoperto l'aci- 
do lattico libero nei cervelli eh' egli analizzò. Infatti 
ecco ciò che dice questo illustre chimico francese quan- 
do parla dell'acido libero che trovò in essi esistere:,, Il 
suit evidemment de ces expe'riences que la liqueur 
dont-il s'agit contenait de l'acide phosphorique li- 
bre , du phosphate de potasse et. „ 

5. Se il sig. Vaiiquelin fosse stato un chimico 
di poca fama, e se all'epoca ch'egli sottopose ad una 
chimica disamina la massa cerebrale dell'uomo e degli 
animali non si fosse in alcun modo conosciuto l'aci- 
do lattico , non avrei certamente trascurato di fare 
un maggior numero di esperienze per trovarlo in quel- 



82 Scienze 

la del maniaco furioso. Quando questo grande ana- 
lizzatore inserì negli annali di chimica la sua anali- 
si , erano trentadue anni che si aveva cognizione dell* 
acido lattico ; mentre ciò egli fece nell' anno i8|3 , 
Sche'ele già aveva pubblicato nel l'jSo nei nuovi 
atti di Upsal un ingegnoso processo per ottenere dal 
siero inacidito il detto acido, indicandone anche i suoi 
principali caratteri , cioè ; eh' era incristallizzabile , 
igrometrico ; che si decompeneva distillandolo ; che 
coir ammoniaca formava un sale, il quale esposto all' 
azione del fuoco perdeva la maggior parte dell' alca- 
li prima che l'acido venisse alterato , e che in fine 
formava dei sali deliquescenti colla potassa , colla 
soda , colla barite , colla calce , coli' allumina , colla 
magnesia e con alcuni metalli. 

G. Non avendo letti nelle opere periodiche di 
chimica , siccome ho più sopra detto , gì* interessan- 
ti lavori del sig. Berzelius sopra l'acido lattico , non 
ho potuto praticare in questi miei , allorché ho cer- 
cato di rinvenirlo nella massa cerebrale dell'uomo, 
il metodo di cui il dotto chimico svedese si è ser- 
vito per iscoprirlo in tutt' i fluidi animali. Per al- 
tro , considerando la semplicità degli esperimenti che 
Ilo eseguiti , senza mai perder di vista per quanto 
mi è stato possibile le sicure traccie della vera 
analisi , mi do a credere di non essermene molto 
allontanato. 

7. Prima di passare a descrivere tutto ciò che 
bo operato per iscoprire l'acido lattico nella mas- 
sa cerebrale dell' uomo , farò vedere quale azione 
esercitano su essa la potassa pura , e varj acidi. 
Con ciò verremo ad ingrandire il numero delle no- 
stre cognizioni sopra l'intima natura di un organo 
la cui cognizione tanto ci deve interessare. Quello 
che in questa circostanza ho sottoposto ai diversi 



IVKssA CEREBRALE DELL* UOMO ^.Q 

trattamenti analitici era eli un individuo morto do- 
po una malattia che di rado altera questo viscere 
interessantissimo. Esso mi è stato fornito dalla gen- 
tilezza del mio ottimo amico sig. Gaetano Olivie- 
ri , valente chirurgo romano. 

8. Ma avendo provalo il sig. Vauqueliu che 
la composizione del cervello dell' uomo era in tut- 
to eguale a quella degli animali , era necessario ve- 
dere se quello di questi comportavasi colla potas- 
sa pura, e con diversi acidi come quello del pri- 
mo , e se conteneva esso pure dell' acido lattico. 
Cosi per non lasciare alcuna lacuna in questo im- 
portante lavoro non ho lasciato di farne delle op- 
portune esperienze. In seguito di queste noi vedre- 
mo che gli esseri organico-animali dotati semplice- 
mente di vita , almeno! quadrupedi , hanno la mas- 
sa cerebrale in tutto eguale , riguardo alle sostan- 
ze che la compongono , a quella degli esseri or- 
ganico-animali che sono dotati di vita e di ra- 
gione. 

9. Neil' esporre il modo con cui ho posto in 
uso i diversi reattivi chimici , come pure i lisul- 
tati eli' essi mi hanno somministrato , non mi allon- 
tanerò dal metodo che altre volte ho adottato. Mi 
lusingo che la chiarezza e la precisione si trove- 
ranno ad ogni passo. Forse alcuni mi taccieranno 
di assai minuto ; ma io debbo troppo a quegli au- 
tori che della scienza chimica hanno trattato in que- 
sto modo , per non allontanarmi da quella via eh' es- 
si mi hanno additata. Spero che la gioventìi stu- 
diosa me ne sarà gratissima (i). 



(ì) N^On era trascorso molto tempo da che io ave- 
va terminati questi miei nuovi chimico-analitici lavori so- 



3o Scienze 

Del cervello trattato colla soluzione concentrata 
di potassa pura» 

§. II. 

10. Tolte due ottave di cervello da uno de'suoi 
due lobi , e privato di qualunque inviluppo , è sta- 



pra la massa cerebrale dell' uomo e de^li ammali , guarf 
do intrapresi l'analisi della digitale purpurea ad og~ 
getto d'isolarne il suo principio attivo , e di studiare di 
questo l'intima natura. Il risultato che ne ottenni si fu 
una sostanza amara , di colore bruno-rossastro , di con- 
sistenza ^viscosa ed in cui si vedevano ad occhio nudo 
dei piccolissimi cristalli , scolorati , aghiformi' Separati 
questi cristalli dalla sostanza in cui si trovavano im- 
mersi con dell' alcool rettificato , il quale non sciolse che 
la sostanza che rinviluppa2'a , trovai che i medesimi non 
erano altro che una combinazione dell' acido libero del- 
la digitale con una base che io aveva impiegata come 
reattivo' La sostanza privata di tal sale e dell' alcool 
si é presentata col suo primo colore , amarezza e con-' 
sistema : essendo poi stata intieramente scevrata di umi- 
dita si è col raffreddamento resa solida , ed in tale 
stato presentava l'apparenza delle resine^ la quale poi per' 
deva stando esposta all' aria ; giacche allora si ammol- 
liva. Avendola trattata con varj reativi non mi è sta- 
to possibile nò di cristallizzarla , riè di trovarla alca- 
lina , siccoìue io mi era immaginato. 

Essendo il mio lavoro sulla digitale a questo pun- 
to , mentre io pensava di perfezionarlo per poi inserir' 
lo in qualche giornale di chimica^ chiamando la detta 
sostanza digitalina , lessi in un corso di chimica stam- 



Massa cerebrale dell* uomo 3i 

to posto entro un piccolo Licchiere di vetro in cui 
si era versato una quantità indeterminata, però non 
maggiore di sei ottave, o dramme, di soluzione con- 
centrata di potassa pura. Il cervello occupava la par- 
te superiore, essondo specificamente più leggiero del- 
ia soluzione alcalina. 



pato in Napoli , che il sig. Royer aveva separato dalla 
digitale una sostanza amara , cristallizzabile in prismi 
romboidali microscopici , e capace di ripristinare la cav" 
ta di tornasole arrossita colV acido acetico debole. Tu- 
ie lettura mi fece pensare di far nuove indagini sulla 
digitale : però le mie continue occupazioni me riianno 
sempre impedito. Ma quando io pensava meno alla mia 
digitalina , leggendo il fascicolo del passato agosto del 
Giornale di Farmacia , il quale pubblicasi a Parigi^ tra- 
vai che il sig. Dulong d" Astafort negava con una serie 
dì fatti la scoperta del sig. Royer e confermava la mia 
senza conoscerla:, giacche la vera Digitalina , jccc»7ì/7o // 
chimico d' Astafort , ha tutti i caratteri della sostanza 
amara da me separata dalla digitale. 

L" estratto della memoria del sig. Dulong sopra la 
materia amara della digitale purpurea fu da me letto 
appena giunsemi il sopranominato fascicolo del giornale 
di farmacia , ed essendo venuto a trovarmi in quello stes- 
so giorno il sig, D' Aiessandro Tavani , pensai di avere 
nella persona di questo dotto medico un testimonio ocu- 
lare della scoperta da me fatta della digitalina, niol~ 
to prima del sig. Dulong. Presentai pertanto al medesi- 
mo e la sostanza amara che io aveva separato dalla di.. 
gitale , la quale sin allora conservava , e r estratto della 
memoria del detto chimico , ponendo a confronto i carat" 
Ieri che presentava la mia digitalina , con quelli assegna- 
ti dallo stesso chimico a quella da lui scoperta, Qual- 



32 S e 1 E N Z fi 

II. Coperto con diligenza il vaso h stato abban- 
donato a se stesso. Osservato dopo qualche ora si è 
veduto non esservisi manifestato alcun sensibile feno- 
meno , per cui sembrava che le due sostanze poste a 
contatto non esercitassero tra loro alcun' azione. La- 
sciato passare un maggior tempo ho osservato che la 



che tempo dopo ebbi il piacere di far la stessa cosa 
con questo rispettabile professore di materia medica si- 
gnor dottor Folcili. 

Ultimamente ho anche fatte delle ricerche chimico'' 
analitiche sopra la graziola officinale. Oltre delle so- 
stanze che il sig. V^auquelin ha ottenuto analizzandola , 
Vho trovata contenere una piccola quantità di materia 
grassa verde , analoga a quella troiata dal sig. lau- 
hert nella china grigia , ed una buona quantità di clo- 
rofilla, Quest" ultima sostanza Vho at^'uta , infondendo neW 
alcool 36.' Verba già infusa e bollita nelV acqua ^ sva- 
porando r infusione alcooUca e trattando la materia ri- 
masta con deir acqua pura , la quale ha lasciata la clo- 
rofila indisciolta , che poi si e raccolta sopra un feltro 
di un bellissimo color verde. Ho osservato che una por- 
zione di tale sostanza era stata sciolta dalV acque in 
cui si era fatto bollire la graziola. Per separarla ho sva- 
porato la decozione , ed il residuo Vho trattato €on deW 
alcool 36.° come sopra. 

La materia grassa verde poi Vho isolata dalle al- 
tre sostanze componenti la graziola , concentrando la de- 
cozione acquosa della medesima , privando il residuo 
di quella piccola quantità di clorofila che Vacqua ave- 
va sciolta , e trattando tale residuo con dell' alcool 36.* 
Detta materia si è separata sotto forma di fiocchi al- 
lorché si è fatto evaporare V alcool. Il sapore di essa , 
era acre ed alquanto amaro. 



Massa ci!:REBn\LE dell' uomo 33 

soluzione incominciava ad intorbidarsi all' intorno del 
cervello. Scoperto il piccolo biccliiere, «entivasi in mez- 
zo ad un odore liscivioso quello del gas ammoniaca- 
le. Per assicurarmi se veramente vi era sviluppo di 
alcali volatile posi per più volle sopra l'apertura del 
vaso l'estremila di un cannello di vetro umettato con 
dell' acido idro-clorico allungato. Ogni volta eh' io 
ripeteva tale operazione comparivano dei vapori bian- 
chi. Assicurato in tal modo dello svolgimento dell' 
ammoniaca , ho voluto osservare se essn era conti- 
nuato. Ripetuto il detto semplicissimo esperimento 
per pili giorni , non solo non ha cessato , ma a mi- 
sura che la soluzione alcalina si caricava della sostan- 
za del cervello , esso sviluppo rendevasi molto più 
considerabile. 

12. Dopo circa otto giorni che porzione di mas- 
sa cerebrale stava unita alla soluzione di potassa 
caustica , si era in questa quasi intieramente disciol- 
ta. Sulla superficie del liquore era rimasta una so- 
stanza bianchissima , la quale essendo tanto incolo- 
ra la credetti essere la parte bianca del cervello 
separata dalla cinerea. Coli' ajuto del calore si è 
operata l'intiera dissoluzione di ciò eh' era rimasto 
indisciolto. 

i3. La dissoluzione ancor calda non era per- 
fettamente trasparente , essa lo addiveniva dopo il 
raffreddamento ed un poco di quiete. Il suo co- 
lore prima che si fosse disciolta la sostanza bian- 
ca 'era rossastro , dopo poi era bianco-sucido. Gli 
acidi combinandosi colla potassa obbligavano la so- 
stanza del cervello a porsi in liberta. Questa com- 
pariva sotto forma di fiocchi biancastri , i quali 
conservavano la loro primiera gravita specifica, giac- 
che appena si formavano essi andavano a depositarsi 
.sulla superficie del liquore. 

G.A.T.XXXVIl. 3 



34 Scienze 

l4« Benché il bicchiere fosse stato sempre Jien co- 
perto , pure la potassa si era caricata di una gran 
quantità di acido carbonico j giacche ogni volta che 
qualche altro acido versavasi nella dissoluzione svi- 
luppavasi una gran quantità di detto acido in ista- 
to gasoso , manifestandolo una viva eftervescenza 
che si osservava prodursi in tale circostanza. Or ora 
ci sforzeremo di rinvenire la sua origine, come pu- 
re quella dell' ammoniaca. 

i5. Veduto adunque quale azione eserciti la 
potassa pura sopra la massa cerebrale , resta ora 
ricercare la causa dello sviluppo dell' ammoniaca e 
del gas acido carbonico. Se noi giugneremo a rin- 
venire quella della prima, avremo trovata anche quel- 
la del secondo. Dai lavori chimico-analitici sopra la 
stessa massa cerebrale dell' uomo e degli animali del 
chiarissimo sig. Vauquelin,e dai miei , possiamo con 
qualche fondamento tener per certo non esistere in 
essa alcun sale che abbia per base l'alcali volatile. 
Posto ciò , è certo che la medesima deve essere il 
risultato della decomposizione di qualche sostanza 
animale azotata. Fra quelle che compongono il cer- 
vello , l'albumina e l'osmazoma sono quelle che con 
certezza sappiamo contenere dell'azoto. Ora siccome 
il sig. Theuard c'insegna che la prima egualmente 
che la fibrina , la gelatina, la materia caciosa , l'urea 
e le altre sostanze animali che non sono acide ne 
grasse vengono decomposte dalle soluzioni alcaline 
concentrate e bollenti , trasformandole in ammonia- 
ca , in acido carbonico , in acido acetico ed in una 
materia di natura animale ; cosi sono di avviso cre- 
dere , che piuttosto alla decomposizione dell' albu- 
mina che a quella dell' osmazoma debbasi la for- 
mazione dell' ammoniaca. È vero che quest' alcali si 



MasS.V CEUEBRAIE DELl' UOMO 35 

è sviluppato anche senza il concorso del calore' « 
ma penso che a tale difetto abbia supplito il tempo. 
i6. Per tutto ciò che or ora si è detto , pos- 
siamo facilmente conchiudere che anche l'acido car- 
bonico fosse un prodotto della decomposizione dell' 
albumina, e che durante tale decomposizione si fos- 
se formato dell' acido acetico , il quale nello stesso 
modo del carbonico sarassi combinato colla potassa. 
l'j. La massa cerebrale di qualche animale do- 
mestico trattata nello stesso modo di quella dell' uo- 
mo colla soluzione di potassa pura mi ha sommi- 
nistrati gli stessi risultamenli. Tale identità di pro- 
dotti mi esenta dal maggiormente trattenermi sopra 
questa materia. 

Deir azione degli acidi idra-dorico , nitrico , e 
solforico allungato , se?iza il concorso del calori' 
co , sopra la massa cerebrale deW uomo e degli 
animali. 

§. IIL 

i8. Poche cose sono da dirsi riguardo all'azio- 
ne che esercitano gli acidi idro-dorico , nitrico , e 
solforico allungato sopra la massa cerebrale dell' uo- 
mo e degli animali senza il concorso del calorico. 
Il primo può rimanervi unito per qualche giorno 
senza subire alcun' alterazione , almeno sensibile. Col 
tempo si colorisce in rosso-pallido e fa prendere al 
cervello una consistenza omogenea e molto pastosa. 

19. L'acido nitrico poi non tarda molto ad agi- 
re sopra la sostanza del cervello. La prima cosa 
che ci presenta ad osservare è la formazione di al- 
cune bollicine all' intorno dello stesso cervello. Do- 
po qualche giorno tanto questo quanto l'acido si co^ 

3* 



36 S e I E N IK E 

loriscono in giallo , e formasi alla supeiilcie molta, 
spuma. Allora è assai sensibile roflore dell' acido 
nitroso , e la consistenza del cervello si trova ana- 
loga a quella eh' esso prende lasciandolo per mol- 
to tempo neir acido idro-clorico. È probabile che 
iti quest' epoca si formino tutti o quasi tutti i pro- 
dotti che si ottengono distillando in una storta dell' 
acido nitrico coix dell' albumina. 

ao. L'azione che esercita a freddo l'acido sol- 
forico allungato sopra la massa cerebrale dell' uo- 
mo e degli animali sembra quasi nulla. Per più gior- 
ni rimane inalterato. Dopo la carbonizza leggermen- 
te , e prendono entrambi un color bi unaslro. Allo- 
ra la sostanza del cervello si fa come friabile , giac- 
che tenuta fra le dita si riduce senza molto com- 
primerla in pii^i parti , e queste , ripetendo l'ope- 
razione , in altre più piccole. 

2 1. Se non fosse ancora stata tfatlatà la mas- 
sa cerebrale coi detti acidi a caldo , n'ii avrei tra- 
scurato di farlo ; perciò mi servirò in questo caso 
degli altrui lavori per indicale i prodotti che se 
ne ottengono. Il professore lames Pvliilar dice , che 
sottoponendo in una storta la sostanza del cervel- 
lo all' azione dell' acido solforico allungato , si ot- 
tengono delle picciole porzioni di fosfato di calce, 
di soda e di ammoniaca , più qualche traccia di 
solfato di calce. Riguardo poi a ciò che accade trat- 
tandolo nello stesso modo coli' acido nitrico , lo stes- 
so autore ci assicura che l'acido si decompone , che 
si sviluppa molt' ammoniaca , che rimane per resi- 
duo molto carbone contenente dell' acido ossalico. 
Per altro e probabile che il chimico di Edimbourg 
non parli di tutte le sostanze le quali si formano 
sottoponendo il cervello all' azione dei detti due aci- 
di riscaldati. 



Ma.s,sa cshebrale bsll' uomo Sy 

Del cervello trattato colVacqun bollente. 
§. IV. 

aa. Una gran porzione di uno dei lobi del cervel- 
lo b slat* fatta bollire con sufficiente quantifa d'acqua 
purissima per uno spazio di tempo piuttosto consi- 
derabile. Il fluido ancor caldo è stato fatto passare 
per tela molto fìtta. Separato in tal modo dall' albu- 
mina , e da quella parte di cervello su cui l'acqua 
bollente non aveva esercitata la sua azione solvente, 
era torbido , e tale è rimasto anche dopo il raffred- 
damento. Colla feltrazione non si è ottenuto traspa- 
rente ma lattiginoso , e di un color bianco-sporco. 
Esso arrossava la tintura di laccamuffa ; unito all' 
acetato di piombo liquido formava un abbondante 
precipitato ; l'infusione di noci di galla non vi pro- 
duceva alcun' alterazione; colla quiete abbandonava 
piccola quantità di quella sostanza che l'inalbava. In 
seguito vedremo , che questa in gran parte non era 
altro che uni materia animale analoga al mucco. 

23. Prima di far passaggio alla descrizione dei 
diversi trattamenti a cui ho sottoposto il liquore 
acqueo-lattiginoso per conoscere le sostanze colle qua- 
li stava unito, penso di fermarmi per qualche istan- 
te onde fare delle utili considerazioni sopra la pro- 
prietà eh' essa ha dimostrato avere » di non produr- 
re cioè alcun precipitato coli' infusione di noci di 
galla. Se con tale reattivo chimico fosseio comparsi 
dei fiocchi leggieri , con ragione sarebbesi credulo 
che tale fenomeno dovesse attribuirsi alla presenza 
dell' osmazoraa. Ma come spiegare la mancanza di 
questo corpo nell' acqua in cui si era fatto boljije 
uiia parte di cervello ? Questo ha fra i suoi compo- 



38 Scienze 

iii.-iiti l'osmazoma , e l'acqua n'è un ottimo solvente. 
Se essa non avesse tale proprietà, i nostri brodi sa- 
rebbero privi della sostanza più grata e nello stesso 
tempo più vantaggiosa all' economia animale. 

24. Se noi vogliamo dar una giusta s[)iegazione 
a questo singolare fenomeno , parrai clie non abbiamo 
che a rammentarci quanto dissi nell'analisi della massa 
cerebrale del maniaco furioso', allora quando cercai di 
spiegare la causa del non essere rimasto osmazoma nel 
liquore diesi era trovato nella bacinella di argento ver- 
so la fine dello svaporamento dell'alcool con cui si era- 
no fatti bollire trecento denari di cervello- Certamente 
anche in questo caso non possiamo dar ragione del 
non essersi sciolto l'osmazoma nell'acqua , die amet- 
tendo essere l'afliìnita. del medesimo verso la materia 
grassa spugnosa giallo-'bruna maggiore di quella che 
ha per l'acqua. Ora essendo tale materia affatto in- 
solubile nell'acqua, e stando l'osmazoma strettamen- 
te unito alla medesima , l'acqua non ha potuto cari- 
carsene non solo sciogliendolo isolato , ma neppure in 
combinazione. 

2 5. Con piacere annuncio tali cose, perchè sem- 
brami poter non poco contribuire a sostenere non 
solo ciò che avvanzai nella citata analisi della massa 
cerebrale del maniaco furioso riguardo alla partico- 
lare affinità della materia grassa spugnosa giallo-bru- 
na che ha verso l'osmazoma , ma anche i fatti che 
ivi produssi per provare l'esistenza di due sostan- 
ze rósse particolari nell' organo più interessante dell' 
uomo. Più avanti parlerò più estesamente di que- 
ste due sostanze nuove. Noi vedremo dietro esatte 
esperienze eh' esse non si devono confondere coli* 
osmazoma, siccome ha fatto il sig. Vauquelin. In- 
tanto passiamo a conoscere ciò che ho operato per 
indagare quali fossero le sostanze di cui si era ca- 



Massa cerebrale dell' uomo Sq 

ricala l'acqua dopo di aver bollito in unione con 
una parte di cervello , come più sopra si è detto. 
36. Le prime ricerche chimico-analiticlie , le qua- 
li feci sopra tale acqua , furono dirette a scoprire la 
sostanza elio la rendeva lattiginosa. Posta pertanto 
in un vaso di argento l'ho fatta lentamente sva- 
porare. A misura che l'acqua passava allo stato di 
vapori , la sostanza che la privava della sua natu- 
rale trasparenza andava separandosi sotto forma di 
fiocchi leggerissimi , la natura de* quali or ora co- 
nosceranno. 

27. Allorché il liquido fu ridotto alla metà del 
suo peso primiero è stato feltrato. La sostanza che 
si è raccolta sul feltro era viscosa e di color gial- 
lastro ; l'alcool non aveva su di essa alcun' azio- 
ne ; agitata nell' acqua distillatasi scioglieva in parte; 
e se questo liquido si univa a qualche acido , la 
sua proprietà di scioglierla rendevasi più energica. 
Abbandonata a se stessa per uno spazio di tempo 
piuttosto considerabile si è disseccata divenendo lu- 
cida , semitrasparente e facile a ridursi in piccoli 
frammenti. Gettata in tale stato sui carboni in igni- 
zione si rigonfiava , fondendosi , ed abbrucciavasi , 
sviluppando un odore empireumatico-animale. Distil» 
lata , ha somministrati gli stessi prodotti delle cor- 
na , unghie etc. Per questi caratteri possiamo ere» 
dere con fondamento che tale sostanza animale foS' 
se molto analoga al mucco , quando per altro non 
si voglia averla per vero mucco. 

28. Il liquore feltrato era ancora lattiginoso, non 
essendosi potuto colla concentrazione separare dal 
medesimo tutta la materia animale mucosa , giacche 
come abbiamo veduto l'acqua ne scioglieva una cer- 
ta quantità. Esso però diveniva alquanto traspa* 
jfenie coli' aggiunta di qualche acido , e ciò per l» 



4o Scienze 

j-ìgione di sopra Indicala. Sottoposto in seguito ad 
uua regolare ebiiUizione, si è presentato alla sua su- 
perficie una sostanza che aveva tutt' i caratteri dell' 
albumina. Allorché tre quarti del medesimo si di- 
spersero in istato vaporoso , lo allontanai dal fuoco , 
e dopo il raffreddamento lo feltrai. Ciò che rimase 
sul feltro era una nuova quantità di materia anima- 
le rauccosa imbrattata probabilmente di albumina. 

29. Concentrato in tal modo il liquore , pen- 
sai di cono^;cere se esisteva fra i suoi componenti 
porzione alcuna di acido lattico libero , o di qual- 
che lattato. Sin' ora si è creduto , dietro i risultati 
dell' analisi fatta dal celebre sig. Vauquelin della 
massa cerebrale dell' uomo , che quest' organo non 
contenesse altro acido libero che il fosforico ; ma 
or ora vedremo contenere anche il lattico. Fatti per- 
tanto sopra il liquore acqueo alcuni esperimenti pre- 
liminari per assicurarmi anche dell* esistenza in esso 
dell' acido fosforico libero , e riconosciutovi , cercai 
d'isolarlo onde meglio studiare esperimentalmente ciò 
che avessi potuto da esso separare. S«pendo che tut- 
ti gli acidi sono più o meno solubili nell' alcool , ad 
eccezione del fosforico , volli approfittarmi di que- 
sta cognizione per dimostrare in un modo decisivo 
se tale acido era il solo che rendeva acidulo il flui- 
do. Fatto questo lentissimamente svaporare finche pre- 
se un aspetto gelatinoso , e lasciatolo raffreddare , 
passai a dimenarlo entro sufficiente quantititk di al- 
cool 36.° posto in un vaso di vetro. 

3u. Lasciato il tutto in riposo per qualche tem- 
po , feltrai il liquore alcoolico. Esso era limpido , 
incoloro , ed arrossava molto sensibilmente la tintu- 
ra di laccamuffa ; non produceva alcun fiocco coli' 
infusione di noci di galla , e l'acqua di calce non 
l'intorbidava. Lavai in seguito la parte rimasta in- 



Massa cerebJiale duli"' uomo 4' 

disclolta tante volte con nuovo alcool 3G." finc1l^ una 
novella quanlitli più non arrossò la tintura di lac- 
camuffa. 

3i. Prima d indagare le qualità chimiche dell' 
acido sciolto dallo spirito di vino lio voluto co- 
noscere l'intima natura della sostanza che questo me- 
struo non aveva potuto sciogliere. L'ho pertanto trat- 
tata con molt' acqua distillata. Dopo qualche tem- 
po si è in questa quasi intieramente sciolta , e la 
soluzione è stata passata per feltro ; essa era di co- 
lor giallastro , arrossava la tintura di laccamutì'a e 
s'intorbidava coli' acqua di calce. Fattane svapora- 
re una porzione finche ha preso la consistenza del 
mele , ho trovato che conteneva una gran dose di ma- 
teria animale muccosa analoga a quella di cui più 
sopra si è parlato. L'altra quantità poi di soluzio- 
ne, che non ho sottoposta all' azione del calore, es- 
sendo stata da me esaminata con varj chimici reatti- 
vi l'ho trovata composta , oltre della detta materia 
animale , di acido fosforico libero , d'idro-clorato di 
soda , e di un sale a base di potassa, poiché l'acido 
tartarico vi ha prodotto un deposito salino bianco e 
granelloso , il quale è scomparso unendovi della so- 
luzione di potassa pura. L'acido che formava tale 
sale era probabilmente il fosforico. 

3a. Fattomi dopo ciò ed esaminare l'acido sciol- 
to dall'alcool, ho posto in un piccolo bicchiere di ve- 
tro una parte di liquore alcoolico , mettendo in ser- 
bo il rimanente per poi conoscere , dietro delicate 
esperienze, se oltre di un acido libero conteneva qual- 
che sale formato dallo stesso acido. Unitovi in segui- 
to un ecceso di magnesia pura, ed agitato il miscJi- 
glio per qualche tempo con un cilindro di vetro, l'ho 
di poi fatto passare per feltro. Il liquore feltrato , 
che più non arrossava la tintura di laccamuffa, è sta- 



4^ Scienze 

to sottoposto ad un leggier grado di calore sino a 
tanto che quasi tutto il fluido si è eliminato in ista- 
to di vapori , e cosi si è lasciato freddare. Osserva- 
to il fondo del piccolo bicchiere , qualche tempo do- 
po , vi si sono veduti dei piccoli cristalli la cui for- 
ma non ho potuto determinare ad occhio nudo. La- 
vati coir alcool , nel qual liquido erano meno solu- 
Liii che nell'acqua , essi comparivano bianchi; stret- 
ti fra le dita si riducevano in minutissimi granelli ; 
esposti air aria umida, anche per molto tempo, non 
cadevano in deliquescenza ; sui carboni accesi si fon- 
devano cambiandosi in una sostanza nera. Essendo 
questi caratteri ad un dipresso gli stessi che il sig. Bra- 
connot ha assegnato al nanceato di magnesia, mi so- 
no determinato credere che l'acido con cui si era com- 
binala detta terra fosse puro acido lattico , giacche 
ora non cade dubbio suU' identità di quest' acido col 
nanceico:i e se Sche'ele ha creduto deliquescente il lat- 
tato di magnesia, deve attribuirsene la cagione al non 
essere il medesimo giunto ad ottener puro l'acido lat- 
tico. Dando poi quest' acido , secondo il sig. The- 
nard , gli stessi prodotti degli acidi vegetabili allor- 
ché viene esposto all' azione del calore , è probabile 
che quando il lattato di magnesia si cambia in una 
sostanza nera sui carboni in ignizione , il suo acido si 
decomponga completamente, e che il residuo non sia 
altro che magnesia carbonata imbrattata di carbone. 
33. Trovata l'esistenza dell' acido lattico libero 
nella sostanza del cervello , rimaneva a vedersi se que- 
sto conteneva anche qualche lattato. Le basi che po- 
tevano trovarsi combinate all' acido lattico non po- 
tevano essere che o la potassa , o la soda, o l'am- 
moniaea , o la magnesia, o finalmente la calce. Per 
poter conoscere la presenza di qualche lattato e la 
sua particolare base, ho diviso in più porzioni egua- 



Massa ceheerale dell' uomo 4^ 

li l'alcool clie io aveva posto a parte (vedi il n. 82). 
Sopra ima di esse ho fatte non poche indagini , on- 
de vedere se conteneva qualche sale nella cui compo- 
sizione l'acido lattico non facesse parte. Il risultato di 
queste mi ha convinto che non vi esisteva alcuno di 
questi sali. 

34> Per iscoprire la presenza della potassa ho fat- 
ta concentrare la meta di una porzione dell' alcool , 
e dopo vi ho unito un eccesso di soluzione di acido 
tartarico. Tale miscela non ha presentato alcun sen- 
sibile fenomeno. Trattata l'altra meta con varj reat- 
tivi, e specialmente coli' acido solforico allungato ed 
in seguito coli' acetato di barite, dopo di aver dis- 
seccato il fluido e mantenuto all' azione del calore 
finche l'acido lattico si fosse del tutto decomposto , 
non ha somministrato alcun indizio della presenza del- 
la più piccola quantità di potassa. 

i5. Per poi rintracciare se una parte di acido 
lattico si fosse trovato in combinazione colla soda , 
ho versato in uno dei piccoli vasi di vetro che con- 
tenevano porzione di queir alcool, con cui ho sepa- 
rato l'acido lattico dal fosforico , alcune goccie di aci- 
do solforico allungato. Dopo di aver concentrato la 
miscela con un leggier grado di calore, l'ho abbando- 
nata a se per qualche ora , osservato in seguilo il 
fondo del bicchierino <li vetro vi ho trovati non po- 
chi piccoli cristalli salini. Non avendo strumento adat- 
to per iscoprire qual fosse la loro forma regolare e 
simmetrica, e non potendo per questo indicare con as- 
soluta certezza la loro base ^ sebbene fossi persuaso 
essere la medesima pura soda , ho avuto ricorso ad 
un' altra chimica operazione. Separati diligentemente 
i piccoli cristalli da quella piccola porzione di umi- 
do in cui si trovavano immersi , gli ho sciolti nell* 
acqua distillata ed in seguito ho versato nella solu- 



44 Scienze 

ziorìP tanto acetato di ]).Trite finché più non si ^ pro- 
dotto alcun inloiLidomento. Feltrato il liquido e di 
poi concentrato sino a siccità', è stato trattato il re- 
siduo con sufliciente quantità di alcool ; portata ta- 
le soluzione alcoolica essa pure a seccamento ed il de- 
posito lasciato in abbandono , dopo qualche giorno 
è caduto in efflorescenza. Tale fatto mi ha sommini- 
strato un giusto criterio per farmi credere che la so- 
da esistesse in combinazione coir acido lattico, al qual 
acido è stata poi tolta dall' acido solforico , ed es- 
sendosi in seguito combinata coli' acetico dell' aceta- 
to di barite ha da'tò luogo alla formazione dell' ace- 
tato di soda , sale , come ognuno sa , che conta fra 
i suoi caratteri quello di cadere in efflorescenza. 

36. Trovato che una delle cinque sostanze sali- 
ficabili , ciob la soda , si trovava nella massa cere- 
brale chimicamente unita all' acido lattico, non ho vo- 
luto trascurare di vedere se vi esisteva anche qual- 
che altro lattato. Quelli che vi si potevano trovare 
dopo quello che sin* ora si è detto non potevano 
aver per base che o l'ammoniaca, o la magnesia , 
o la calce. 

37. Volendo conoscere se conteneva del latta- 
to di ammoniaca , ho trattato una parte di liquo- 
re alcoolico , il quale io aveva posto in serbo , 
con del latte di calce , con della magnesia e con 
altri opportuni reattivi ; ma non vi ho osservato al- 
cuno sviluppo di gas ammoniacale , anche situando 
sopra l'appertura del vaso un cilindro di vetro umet- 
tato con dell' acido idro-dorico allungato , giacche 
in tale circostanza non sono comparsi vapori bianchi. 

38. Avendo in ultimo fatto agire varj reattivi 
sopra quella parte di alcool che ancora non era 
stato esaminato , per iscoprirela presenza della ma- 
gnesia e della calce in combinazione coli' acido lat- 



Massa ceuebrale dell' uomo 4^ 

lieo , ho osservato che niuna traccia ìiè dell' una 
uè dell' altra vi si trovava , giatcliè la potassa e 
ramnioniaca non vi produssero alcun iiialbaraento ; 
il fosfato di soda impiegato secondo il metodo del 
sig. Wollaston non ha dato luogo alla formazione 
di alcun sale doppio : l'acido ossalico e l'ossalato di 
ammoniaca non !)anno prodotto alcun precipitato. 
39. Ora dovrei passare a descrivere tutto ciò che 
ho fatto trattando la massa cerebrale di alcuni qua- 
drupedi domestici coli' acqua bollente per trovarvi 
il sopra-lattato di soda ; ma avendo , uell' eseguire 
tale lavoro , ripetute tutte quell' esperienze le quali 
mi avevano portato a trovarlo in quella dell' uomo, 
ed avendo ottenuti i medesimi risultati ; cosi basta- 
mi di far osservare che dobbiamo continuare a tene- 
re la sostanza del cervello de' bruti in tutto eguale, 
riguardo alla sua composizione, a quella dell' uomo, 
contenendo anch' essa dell' acido lattico libero e del 
lattato di soda , ossia del sopra-lattato di soda. 

Del cervello trattato colf alcool per confcrrnme 
principalmente V esistenza nel medesimo di due 
sostanze rosse particolari, 

§. V. 

40. Allorché pubblicai per la prima volta l'ana- 
lisi della massa cerebrale di un maniaco furioso 
feci conoscere che in essa esistevano due sostanza 
rosse particolari sin' allora non conosciute, e di più 
che io ero ini:linato a credere che le medesime non 
fossero un prodotto di cause morbose , ma che esi- 
stessero anche ne' cervelli sani ; e siccome per dar 
peso a questa mia opinione mancavano realmente dei 
fatti incontrastabili , cioè dei risultati di lavori una- 



4G Scienze 

litici fatti sopra organi intellettuali non affetti <ìa. 
alcuna malattia , cos'i mi sono determinato di trat- 
tare con opportuni mezzi una porzione di quello 
di cui una parte aveva fatto bollire nell'acqua pu- 
ra , come più sopra si e veduto , onde vedere se io 
mi era o no allontanato dal vero. 

41. Per eseguire tale lavoro ho dovuto necessa- 
riamente far bollire il cervello nell'alcool ; per cui 
presentandomisi in tale circostanza l'occasione di ri- 
conoscer nel medesimo la presenza dell'acido lattico 
libero e del lattato di soda praticando un processo 
in gran parte diverso da quello die già ho descrit- 
to (vedi N. 3S) , non ho voluto trascurare di farlo 
più por mia propria istruzione , che per altro moti- 
vo ; e siccome il cercare di essere utile , per quanto 
erami possibile , alla gioventù studiosa è stato una 
delle ragioni che mi ha determinato a render di 
pubblico diritto tanto l'analisi della massa cerebrale 
di un maniaco furioso con quella di cinque piccoli 
ealcoli orinarj , quanto questi nuovi lavori chimico-ana- 
litici ; cosi non voglio per lo stesso motivo non 
descrivere tutte quell'esperienze che in simile incon- 
tro ho dovuto eseguire ; anzi credo bene di farlo 
prima di passare a parlare delle due sostanze ros- 
se particolari. 

/^2 Fatto per più volte bollire entro un vaso 
di vetro munito del suo coperchio una gran par- 
te del sopra nominato cervello con dell' alcool 3G.**, 
e liberati in seguito i liquori alcoolici della mate- 
ria grassa bianca per mezzo della feltrazione , gli ho 
fatti svaporare per separare dai medesimi la mate- 
feria grassa spugnosa giallo-bruna in unione dell* 
osmazoma. Allorché il liquido si è fatto come uti 
olio prossimo a congelarsi, gli ho tolte tali sostan* 
se , feltrandolo dopo che si era freddato. 



Massa ceiiebuale dell' uomo 4? 

43 Posto il liquore feltrato in un vaso svapo- 
ratorio di argento , 1' ho sottoposto ad una regolare 
ebuUizione. Trascorso non molto tempo ho potuto 
separare dal medesimo una sostanza lossa , la qua- 
le si è presentata sulla di lui superficie sotto for- 
ma di grumi ; essa era imbrattata di materia ani- 
male. Raccolta diligentemente tale sostanza, l'ho messa 
a parte e di poi ho fatto con molta lentezza sva- 
porare il liquore superstite. Portato questo a con- 
sistenza di mele , r ho lasciato freddare e dopo 1' ho 
diviso in due parti , siccome anche ho praticato colla 
detta sostanza rossa , onde con una di queste inda- 
gare se erano identiche colle due sostanze rosse par- 
ticolari. 

44* Avendo osservato che il liquore condensato 
era poco solubile nell'alcool freddo , ne ho tratta- 
to una delle due meta , senza il concorso del ca- 
lore , con questo stesso mestruo , agitandolo en- 
tro il medesimo per qualche tempo ; dopo , ho ri- 
petuta questa stessa operazione con una delle due 
parti della'^sostanza rossa grumosa, impiegando l'acqua 
distillata in vece dello spirito di vino. Feltrati in 
seguito i due liquori , acqueo cioè ed alcoolico , gli 
ho uniti , avendo prima osservato che entrambi ar- 
rossavano la tintura di laccamuffa, e che l'acqueo 
s'intorbidava coll'acqua di calce e lo spiritoso in con- 
tatto della medesima non presentava alcun fenome- 
no , almeno sensibile. 

45. Qui giova riflettere che se il sig. Vauqnelin 
aresse operato in simil modo si sarebbe con facili- 
ta avveduto , che i cervelli da lui decomposti con- 
tenevano oltre dell'acido fosforico libero anche un 
altro acido , cioè il lattico , come già abbiamo ve- 
duto , e come fra poco si vedrà un'altra volta. Aven- 
do il dottissimo chimico francese versato in eccesso 



4S S e I n N « E 

dell'acqua di calce in quel liquore da cui aveva 
separato la materia grassa bianca , e quella mate- 
ria grassa ch'egli chiamò rossa (i) , ed avendo ve- 
duto ch'erasi formato un abbondante precipitato bian- 
co , il quale trovò essfre fosfato di calce , e che 
il liquido feltrato più non arrossava le tinture az- 
zurre vegetabili , avrà probabilmente creduto di po- 
ter attribuirne l'aciditk alla presenza del solo acido 
fosforico (2) , non pensando che la calce potevasi 
anche combinare nello stesso tempo , o quasi con- 
temporaneamente con un altro acido e formare un sa- 
le solubile non solo nell' acqua , ma anche nell' al- 
cool , siccome infatti avvenne; giacche in realtà nel 
liquore che soprastava al fosfato di calce esisteva 
del lattato di calce, formatosi forse nel tempo stes- 
so che aveva luogo la combinazione dell'acido fosfo- 
rico libero colla calce; essendo probabile che quando 
una parte della calce sciolta nell'acqua si combina- 
va col detto acido , un' altra , senza presentare al- 
cun fenomeno sensibile, univasi intimamente coU'aci- 
do lattico libero , rimanendo in soluzione (3). 



(1) Questa materia grassa rossa è quella che ho di- 
mostrato { vedi ranalìsi della massa cerebrale del ma-' 
niaco furioso : Osservazioni critiche nuin. 56768) 
essere un composto di materia grassa spugnosa giallo-bru- 
na e di osmazoina. 

(i) Riguardo a ciò che mi ha indotto a fare poche 
indagini per conoscere se più di uno erano gli acidi , 
i quali non combinati esistevano nella massa cerebrale 
del maniaco furioso , vedi quel che ho detto ^ S> !> 
nani. 2 3 4* 

(3) Per ben determinare questa cosa bisognerebbe 
conoscere con pr-^cisione in quale rapporto trovasi raffi- 



Massa curebrale dell' uomo 49 

4G. La miscela dei detti due liquori versata iu 
seguilo in una capsula di vetro è stata unita a dell' 
acqua di calce finche più non si è prodotto alcuu 
precipitato bianco. Raccolto tutto il deposito incolo- 
ro sopra un feltro, il quale altro non era che fosfa- 
to di calce , ho fatto in gran parte svaporare il li- 
quido feltrato , il quale più non arrossava la tintu- 
ra di laccamuffa; questo dopo lo svaporamento è sta- 
to di nuovo fatto passare per carta bibula, ed ha la- 
sciato sopra la medesima piccola quantità di calce. 
Questa terra era quella porzione che formava quell' 
eccesso di acqua di calce che non ho potuto evitare 
di versare nella mescolanza dei due liquori aciduli , 
la quale si è separata per essere il suo solvente pas- 
sato allo stato di fluido elastico non permanente. Nel 
liquore poi passato per la seconda volta per feltro 
non ho cessato di versare della soluzione di acido 
ossalico finche questo non vi ha prodotto alcun inal- 
baraento. 

47. Tostocchè ho cessato di far uso dell'acido os- 
salico sono passato a feltrare nuovamente il liqui- 
do , il quale cambiava il colore azzurro della tin- 
tura di tornasole in rosso. In seguito l'ho fatto svar 
porare fino a tanto ch'ebbe acquistata la consisten- 
za di un denso sciroppo. Freddato il vaso che lo 
conteneva, l'ho trattalo con dell'alcool 36.® e di poi pas- 
sato per feltro il liquore spiri toso. Questo arrossava sen- 
sibilmente le tinture azzurre vegetabili. Per assicu- 
rarmi se tale acidita era prodotta in tutto od in par- 



nità deW acido fosforico verso la calce con quella deW 
acido lattico 'verso la stessa base. Se esso fosse per 
esempio come i : 0,99, allora a-verrebbe ^ forse senza 
alcun ostacolo , quello che ho supposto. 

G.A.T.XXXVn. 4 



5o S e 1 « Tf X fi 

te da ima piccola (jiiaatila di acido ossalico, del quale 
di leggieri io poteva aver fatto uso in eccesso nel- 
la già descritta esperienza , sciolto poi dall'alcool , 
giacche, come ho superiormeute detto, questo eser- 
cita la sua azione solvente sopra tutti gli acidi, es- 
sendone soltanto eccettuato il fosforico ; ho versa- 
to in una porzione del medesimo dell' acqua di cal- 
ce. Ma non avendomi questa prodotto alcun pre- 
cipitato bianco, ho creduto che l'acidita non si doves- 
se attribuire che all' acido lattico. Patto pertanto 
svaporare il liquore alcoolico sino alla rimanenza 
di un terzo , ed allungato in seguito con dell' acqua 
distillata , l'ho unito a della magnesia pura in ec- 
cesso , e di poi l'ho fekralo. Ottenutolo in tal mo- 
do limpido , l'ho fatto lentamente svaporare. Il va- 
so die lo conteneva è stato abbandonato a se per 
qualche tempo , terminato lo svaporamento. Aven- 
dolo dopo osservato , ho trovato esistere nel suo fon- 
do un sale del tutto eguale a quello che ho ere-' 
duto essere lattato ^i magnesia ( vedi il n. 32). 

48. Non credo necessario di qui indicare il pro- 
cesso con cui ho scoperto , anche facendo quest' 
altro trattamento della massa cerebrale, la presen- 
za del lattato di soda nella medesima , giacche in 
seguito di quello che si è detto più sopra non è 
difficile immaginarlo. Sara cosa più interessante oc- 
cuparmi a provare clie realmente esistono nella so- 
stanza del cervello umnno le due sostanze rosse par- 
ticolari , e dopo ciò ad indicare la maniera di ot- 
tenerle in (stato di somma purezza, 

49. Potendo dimostrare che tanto la sostanza 
rossa che si è separata sotto forma di grumi leg- 
gieri verso la fine dello svaporamento dell' aleool con 
cui si è fatto bollire una parte di cervello , questa 
queir altra pure rossa , la quale si è ottenute dopo 



Mama cerkbrat.e dell' uomo 5i 

di aver svaporato luLlo l'alcool e la maggior parte 
dell'acqua , errino idenlicbc con quelle che ii> simil 
modo ottenni analizzando la massa cerebrale del ma- 
niaco furioso , si sarà giunti allo scopo principale, 
i ostochè avrò esposti tutt' i tentativi i quali ho fat- 
ti per provare tale cosa, indicherò l'esperienze che ho 
eseguite per far vedere un' altra volta, ed in un mo- 
do decisivo , che le due sostanze rosse non si devo- 
no confondere coli' osmazoma. 

5o. Per iscoprire se le due sostanze che io ave- 
va poste a parte erano o no equali alle due rosse 
particolari rinvenute nella massa cerebrale del ma- 
niaco furioso , non ho fatto altro , siccome ognuno 
può di leggieri immaginare , che osservarne i carat- 
teri e di poi farne paragoiie con quelli di quesl' ul- 
time. Il risultato di tale lavoro ha in tutto conferma- 
ta l'opinione che io aveva riguardo ali' esistenza del- 
le medesime anche ne' cervelli sani. 

5i. Per poi dimostrare che le medesime nou do- 
vevano essere confuse coli' osmazoma, ho preparata di 
recente dell'infusione di noci di galla, e dopo sono 
passato a trattare separatamente tanto l'una quanto l'al- 
tra sostanza eoa dell' alcool puro ; in seguito ho uni- 
to ad una parte di quest' alcool , sufficiente quanti- 
tà di detta infusione. Osservati di poi i vasi , ho ve- 
duto, con mia somma sorpresa , che si erano forma- 
ti nella miscela dei flocchi bianchi leggerissimi. Ta- 
le fatto da principio mi fece pensare di aver errato 
allorché analizzai tanto il cervello quanto il cervelletto 
del maniaco furioso , credendo le dette due sosl.jnze 
rosse non formate di osmazoma, ma particolari e noa 
ancora conosciute; riandati poi nella mia mente i mo- 
tivi che m'indussero a ciò fare , ed osservando che 
l'infusione di noci di galla dava minor <|ua!i!ita di 
fiocchi h'ggieri coli' alcool impiegato a trattare la so- 



4* 



52 S e t E N Z K 

stanza separatasi sotto fortiia di grumi, che con quel- 
lo dell'altra , incominciai a p«rsuadermi che entram- 
be non fossero che semplicemente imbrattate di osma- 
zoma. 

52. fnfatti .sapendo che una era quasi insolubile 
neir alcool e Taltra neir accjua , credetti opportuno 
approfittarmi di questa loro proprietà per togliere al- 
le medesime tutto l'osmazoma senza scioglierle, e co- 
sì averle perfettamente pure. Agitate pertanto la so- 
stanza rossa solubile nell' alcool con dell' acqua di- 
stillata , e l'altra con dell' alcool 36.** ed in seguito 
sciolte, la prima nell'alcool e la seconda nell' acqua, 
e di poi esaminate le soluzioni con l'infusione di no- 
ci di galla , non hanno presentato alcun fiocco , il qua- 
le indicasse l'esistenza in esse dell' osmazonia. Tolto 
alle medesime il loro solvente per mezzo dello sva- 
poramento , Conservavano quei caratteri che avevano 
essendo unite a piccola (juantila di osmazoraa. Esse 
non erano solubili che nei liquidi in cui prima si 
scioglie\rano , e le soluzioni venivano rese lattigino- 
se da quelli la cui azione solvente si era trovata a 
loro riguardo nulla , od almeno poco efficace. 

53. Da quest' esperienze ognuno può non solo 
avere dei fatti decisivi per convincersi che nella so- 
stanza del cervello esistono due sostanze rosse par- 
ticolari sin' ora confuse coli' osmazoma , ma anche il 
modo di ottenerle , e di depurarle avendole; imbrat- 
tate di osmazoma. E siccome tanto l'una quanto l'altra 
si trovano in piccola dose nella massa cerebrale , co- 
s'i è necessario , per averle , trattare coli' alcool bol- 
lente una gran quantità della medesima. 

5^. Ma avendo veduto che l'osmazoma ha una 
grandissima aflìnità verso la materia grassa spugfìO" 
sa giallo-bruna^ come si spiegherà il fenomeno che 
mi si è presentato, di trovarlo cioè unito ad una ed 



I 



Massa crrebrale dell' uoaio 53 

anche ed entrambe le dette due sostanze rosse parti- 
colari ? Per quanto io ne abbia cercata la spÌP..azio. 
ne non son giunto a trovarla, che trattando dfnuo- 
vo un'altra quantità di cervello umano e delle con- 
siderab.Ii porzioni di quello di alcuni animali coli' 
alcoo bollente, giacche in tal caso ho osservato che 
quando l'evaporazione dell'alcool si era fatta con mol- 
ta regolarità, ed in tempo opportuno si era allonta- 
nato il vaso dal fuoco allora quando lutto il liquido 
SI era fatto come un olio prossimo a congelarsi , io 
otteneva le due sostanze rosse prive affatto di osma- 
zoraa, e specialmente quella che ho trovato essere so- 
lubile neli; alcool freddo. Se adunque si farà svapo- 
rare lo spinto di vino senza che si produca nel li- 
quido alcun movimento, il quale sia capace di tut- 
to agitarlo con violenza (i) ; e se si saprà trova- 
re il momento favorevole per togliere il vaso dal 
fuoco allorché i liquori alcoolici avranno acquista- 
tal apparenza di un olio grasso vicinissimo a con- 
gelarsi , s, otterranno senza dubbio non imbrattate 
di osmazoma. 

55. Avendo trattate le masse cerebrali di al- 
cuni quadrupedi domestici coli' alcool boIle^Ue , co- 
me ho g.a detto , ed avendo trovato che contpue- 
vano esse pure, egualmente che quella dell'uomo, 
Je due sostanze rosse particolari , con ragione ho 
creduto di avere una nuova prova dell'identità del- 
ia sostanza di quelle de' primi con quelle del se- 
condo. 



(i) Operando in simil modo s'impedirà pure che la 
sostanza rossa solubile nell'alcool freddo si separi trop^ 
pò presto dal liquido , e così si unisca alla materia gras- 
sa spugnosa giallo bruna ed alV osmazoma. 



51 Se 



r E N % E 



Esperienze fntte inprn una parte di Cf^rvfllo sa^ 
no per ! scoprire nel medesimo la presenza del 
/bs/orO' 

§. VI. 

56- Sf facciamo un confronto tra i risultali dell' 
analisi della massa cerebrale del maniaco furioso e 
quelli ottenuti dal sig. Vauquelin indagando chi- 
rnico-analiticaroente Io stato di composizione di un 
cervello sano , noi troviamo che la cosa piti sin- 
golare la quale ci si presenta da osservare , e che 
più merita la nostra attenzione , è la mancanza del 
fosforo nella prima. Essendo tale fatto di non po- 
ca coijsiderazione , ho voluto fare delle nuove espe- 
rienze per confermarlo. Se noli' analisi da me ese- 
guita avessi potuto , a somiglianza del sig. Vau- 
quelin , far uso di un crogiuolo di platino per ab- 
bruciare la sostanza del cervello , tali esperienze 
sarebbero state affitto inutili ; ma avendo dovuto 
servirmi di uno dei più comuni , le ho^ credute ne- 
cessarissime, giacche questi e generalmente qualun- 
que altra specie di crogiuoli di cui più spesso fac- 
ciamo uso n.'»' nostri laboratorj vengono più o me- 
no intaccati dall' acido fosforico : soltanto se ne de- 
vono eccettuare quelli di platino , i quali sono inal- 
terabili in contitto del medesimo, mentre, secon- 
do il sig. Theaard , i metalli che mescolati ad es- 
so possono ossidarsi od a sue spese , od a quelle 
dell' aria atmosferica , ed in seguito combinar visi , 
sono il potassio , il iodio , tutti quelli della ter- 
za sezione e qualcuno di quelli della quarta (i). 



( I ) Dietro tale cognizione sembrerebbe , che si potet- 
sei'o impiegare altri metalli oltre il platino per fab* 



Massa cerebrali', djsll' uomo 55 

57. Per provare che servendomi di un crogiuo- 
lo comune io non aveva errato nel credere ed as- 
sicurare che il cervello del m.miaco furioso era pri- 
vo di fosforo, bastava che ottenessi questo corpo 
combustibile abbracciando una parte di cervello sano 
entro un croginolo formato della stessa nìateria , ed 
ottenendolo si sarebbe sempre più confermata l'esi- 
stenza del medesimo negli oigani ..intellelluali , sic- 
come ha provato il sig. Vauquelin. 

58. Posta pertanto una parte di massa cere- 
brale non affetta da alcuna malattia entro uno de'no- 
stri crogiuoli piià usitati , è slata esposta all' azioi e 
del calore. Appena ho veduto che sviluppavasi un 
denso fumo, ho a questi avvicinalo la fiamma di una 
candela , la quale lo ha acceso. Terminata la com- 
bustione ho allontanato il croginolo dal fuoco , ed 
ho tolto dal suo fondo la massa carbonosa che vi 
si era formata. Questa è stata polverizzata ed in 
seguito versata in un altro crogiuolo simile al pri- 
mo , e co>i assoggettata all' azione di un alto gra- 
do di temperatura. Dopo qualche tempo da che il 
crogiuolo stava immeiso ne' carboni in ignizione , ho 
osservato che la polvere si ammassava acquistando 
la consistenza di una pasta. Tolto di poi il cro- 
giuolo dal fuoco , e trattata con dell' acqua distil- 
lata la sostanza nera in esso esistente , ho osserva- 
to , che Tncqua di cui mi era servito arrossava la 
tintura di tornasole ed inalbavasi unita a deli' acqua 
di calce. 



bricare de' crogiuoli inalterabili in contatto dell' acido 
fosforico ; ma varie circostanze si oppongono al loro ufo , 
e specialmente , riguardo alla maggior parte , il non po- 
terli esporre per molto tempo ad un' alta temperatura. 



S'^ Scienze 

5g. Ripetuta per più volte cjviest' ultima ope- 
razioae, cioè, esposta replicatamente la sostanza ne- 
ra , ch'era rimasta, all' azione di un intenso ca- 
lore e di poi lavata con dell' acqua distillata , le 
lavature hanno sempre arrossate le tinture azzurre 
vegetabili ed hanno prodotto un precipitato bianco 
in contatto con dell' acqua di calce. Non è necessario 
indicare qual fosse l'acido che rendeva acidula l'acqua 
distillata , ne qual fosse l'origine del medesimo, giac- 
che ognuno può con facilita conoscere che era il fo- 
sforico, e eh' esso doveva la sua formazione alla com- 
binazione dell' ossigeno dell' aria col fosforo esistente 
nel cervello . 

60. Confermata in tal modo la presenza del fo- 
sforo ne' cervelli sani , e provato nello stesso tempo 
che i crogiuoli più comuni non impediscono a sco- 
prirvelo per essere con facilita intaccati dall' acido 
fosforico , rimane ora a spiegare come ciò avvenga. 
Non potendosi il fosforo acidificare che a spese dell' 
osìigene dell' aria , necessariamente quel solo che sta 
allo scoperto è quello che si combina con questo cor- 
po, il quale trovasi in istato di gas: e ciò avvenen- 
do , ne il fondo ne le pareti del crogiuolo possono 
essere intaccate dall' acido che si forma, giacche non 
si trovano in contatto col medesimo, e perciò le so- 
stanze che le formano impossibilitate ad unirvisi, men- 
tre l'aOrmit'a chimica non agisce a distanze sensibili. 

Riassunto di tutto ciò che sin ora 
si è esposto» 

§. VII. 

61. Fatti conoscere tutti i lavori chimico-anali- 
tici che ho eseguiti tanto sopra la massa cerebrale 



MA5SA CEllEBT.ALE DELL* UOMO 5'J 

umana non altemta (la alcuna malattia, quanto sopra 
quelle di varj animali (domestici , credo opportuno di 
por brevemente sott' occhio i principali risultati dei 
medesimi. 

62. Allorché si è trattata la sostanza del cervel- 
lo colla soluzione di potassa pura, si è osservato che 
in essa si scioglieva ed a capo di qualche tempo 
si alterava ; di più , eh' era probabile che lo svolgi- 
mento dell' ammoniaca e del gas acido carbonico si 
dovesse alla decomposizione dell' albumina e non a 
quella dell' osmazoma. 

63. Riguardo poi a ciò che si è fatto per inda- 
gare l'azione che esercitavano alcuni acidi , senza il 
concorso del calorico , sopra la detta sostanza non 
havvi da far considerare alcuna cosa che possa mol- 
to interessarci. 

64. Il trattamento del cervello coli' acqua bol- 
lente ci ha prima di tutto somministrati nuovi fat- 
ti comprovanti la grande affinità che ha l'osmazoma 
verso la sostanza grassa spugnosa giallo-hrmia , 
maggiore di quella che il medesimo ha per l'acqua; 
in seguito ci ha servito onde scoprire l'esistenza di 
una certa quantità di sopra-lattato di soda nello 
stesso cervello. 

65. Questo sale acidulo si è anche ottenuto 
dall' alcool in cui si era fatto bollire una parte di 
sostanza cerebrale per confermare l'esistenza in essa 
di due sostanze rosse particolari sino al presente? 
confuse da tutti coli' osmazoma. 

66. Dopo di aver conosciuto in sequela di una 
serie di esperimenti che non solo il cervello sano 
dell' uomo , ma anche quello de' bruti conteneva 
le dette due sostanze , si sono avute prove incon- 
trastabili della mancanza del fosforo in quello del 



58 Scienze 

maniaco furioso , e queste abbruciandone una par- 
te di quello sler.so di cui due porzioni si erano 
fatte bollire , una neli' acqua e l'altra uell' alcool 
purissimo. 



Descrizione di una nuova specie di lino. Lettera 
del professore Antonio Bertoloni al signor mar* 
chese Pietro Pstrucci di Pesaro. 



EGREGIO SIGNORE 



M.ie mando la descrizioncella d'un lino nuovo, che 
V. S. ha scoperto parecchi anni addietro al Sasso 
Borghese , come ne fa fede un beli' esemplare ivi 
raccolto , e da lei favoritomi fino dall' anno 1818. 
Nello stesso anno e di poi eh\n ancora questo li- 
no dal valente Orsini d'Ascoli , che lo trovò nell' 
Abruzzo al Pizzo della Giumenta , e nel Monte 
Corno al Morgone , e piiì di recente l'ho ricevuto 
dal bravo Gussone , che me lo annunzia trovato 
nella Mojella e nel Alatesc, e parimente nel monte 
Corno. Spero che questa mia coserella , qualunque 
siasi , le Sara accetta , perchè tendente ad illustrare 
un articoletto della scienza delle piante , che V. S. 
così estesamente conose. Me le raccomando poi , si- 
gnor marchese mio , quanto so e posso , perchè vo- 
glia dar opera a rendere pubblico quel bellissimo suo 
lavoro sopra i funghi nostrali , lavoro che spanderà 
moltissimo lume sopra il libro non sempre chiaro del 
Batarra , e che interesserà per modo la Flora nostra, 



Nl'OVA SPKCIE DI LINO ^f) 

die io mi repnlfìrò a «loria ri' innestarlo nella Flora 
italiana. Mi cojisprvi la sua amicizia e la sua grazia. 

Di Bologna li iG di febbrajo 1828. 

Dev. abbi, servitore 
Antonio Bertoloni 

Lini speci es nova 

LiNUM srrrriliffum; foliis inferioribus obverse lan- 
ceolatis obtusis, canlinis basi biglandulosis : calyci- 
bns capsula brovioribus, serrulatis. 

Su/J^ Floret junio. v. s. Nascitur in Umbria al 
Sasso Borghese, in agro Praelutiano al Pizzo c/ella 
Giumenta^ in monte Cornu 1. d. al Margone,, et in 
Majella ; tura in monte Matesio Compoclarensium. 

Caulis sufTruticosus, caespitosus , adscendens, vel 
ereclus , simplex, striatus, angulatus , quatuor , sex 
iincias longus. Folla ima obverse lanceolata , obtusa, 
subinde acutiuscula; quae prima prodeunt sunt omnium 
minora , statim iilis succedunt quae maxima , deia- 
de , et in caule annotino iterum decrescunt. Folia cau- 
lina lanceolata , acuta , sparsa , sessilia , ad (lu.o- 
rum basim stat utrinque gianduia. Caeterum omnia 
folia margine cai tilagineo-diapbana , integerrima , tri- 
nervia , nervis superne evanescentibus , laete viri- 
dia. Flores grandes , terminales , racemoso-corymbosi. 
Pedicelli brevissimi unillori , siti in axilla bracteae , 
vel inter duas bracteas. Bracteae lanceolatae, aru- 
minatae , margine membranaceo sub-serratae. Foliola 
calycina lanceolata , aut ovato-lanceolata , acumina- 
ta , atro-virentia , margine membranaceo albida , et 
crebre serrulata. Corolla flava calyce triplo longior. 
Petala obovata , obtusa. Stamina pistillura superan- 



Co Scienze 

tia. Capsula acuminata calyce longior. Tota pianta 

glabra. 

Species media inter Unum campanulatum L. , 
et Unum Jlavum L. ; sed statura et labitu magis 
refert sinum campanulatum L. Hoc tamen differì 
ab illa foliis imis spathulatis , spathula brevi , ro- 
tundata , calycibus angustioribus , longioribus , lan- 
ceolato-linearibus , longe acuminatis , ut videantur 
aristati , corolla ad tertium grandiori , capsula fo- 
liolis calycinis breviore , herbae colore viridi-glau- 
co. Linum /lavum L. multo magis altius caule , ha- 
Letque folia omnia longiora , acuminata , calycés an- 
gustiores , longius acuminatos , capsulamque supe- 
rantes. 



6i 



liisposla del dottor Giuseppe Malthey , medico pri- 
maria e professore di medicina teorica e di cli- 
nica medica nello spedale di Viterbo , alV apo- 
logia ^e//' Accademico filarmonico di Bologna ami- 
co della verità, ed alla contro-critica dell'Ipo- 
condriaco o sia il purgativo Le Roy dtlCanoni- 
mo L> P. , autore di questa commedia , deWapo- 
logia e della contro-critica medesima , indiritta 
al chiarissimo signor dottore Giuseppe Tonelli uno 
dei compilatori del Giornale arcadico di Roma» 

Et pour finir enfin par un trait de satire , 
Un sot troiwe toujours un plus sot qui Vadmire. 
BoiLEAU Despréaux, Art poctique,cliant premier. 

Risposta alV anonimo Z. P. 

PARTE PRIMA 

Esame dell' apologia dell' accademico flarmoni co 
di Bologna amico della verità. 



u. 



n' altra battaglia adunque io leggio pugnar con 
nuovo sopravvenuto anonimo , non più fdarnìonico 
amico della verità , bensì drammatico amico dei cavil- 
li, e àiA filarmonico confutato difensore valorosissimo? 
La sorte adunque mi chiama questa fiata ancora a 
scendere nello steccato e a misurarmi con nemico oc- 
culto , il quale al pari del filarmonico si annunzia 
straniero agli studj di che faccio mia abituale oc- 
cupazione , ed imprende com' egli a trattar senza 
vesta nuziale argomenti non suoi ? Giuoco forza mi 



Ga Sciente 

è dunque, egref^io signor Tonelli , il dirigervi altra 
missiva , in sul bel principio della quale replico la 
massima vetusta posta in fronte alla prima , dicen- 
do ora come allora dissi : Vuom propone , Dio di- 
spone. Diffatti in questo acclamato Giornale Arca- 
ri ico di scienze , U'ttsre ed arti , alla cui compi- 
lazione voi prendete si util parte per ciò che ri- 
sguarda le dottrine della salute , ed ove io inserii 
quella prima mia lettera in risposta d\ fdarmonico , 
e la teste ripetuta sentenza: in quel giornale, dico, 
io m'avea proposto , e me n'era anche solennemen- 
te protestato {tom. XXVIIl qund. LXXXIII , no- 
<^emb. 1825 pa^. 149) (')» ^' "^o" P'"^ degnar di ri- 
sposta gli attacchi di quei pusillanimi , i quali pa- 
ventano lo apparire in campo a visiera alzata ; e 
benché avvertiti di tal mio proponimento , non ar- 
rossiscono di lanciarmi i loro colpi sotto la salva- 
guardia dell' incognito. Piià volentieri avrei detto 



(0 Ogni volta che nel corso di questa scrittura mi 
occorrerà citare alcun passo della mia risposta al filar- 
monico , richiamerò solamente tra parente ù la pagina 
o pagine del tomo e quaderno del Giornale Arcadico 
come sopra , ot''è inserita , e non già la pagina pa- 
gine delle copie eh' io feci tirare disgiunte dal giorna- 
le e rome suol dirsi alla spicciolata , da distribuirle agli 
(imici ; perchè in esse è dis,>ersa la numerazione delle 
f accie. Alle mani del critico L. P. cadde uno di quc' 
gli esemplari disgiunti : se né servito a tessere il suo 
scritto critico-apologetico , alla terza faccia del quale 
di' e della mia risposta al filarmonico , t7ie è opuscolo im- 
presso a Roma , ma senza designazione di tipi. Questa spie- 
gazione chiarirà i suoi duhhj. Il mio lavoro contro il 
filarmonico non ha niente di misterioso e di oscuro. 



Risposta del dott. Matthky (33 

della sconosciutezza , se non temessi di muover la 
Lile all'avversario , il quale come vedrassi ben to- 
sto è purista scrupoloso , e rompe a sdegno ogni 
volta die s'imbatte in parola , la quale o non ab- 
bia cittadinanza , o non istia scritta nel codice ve- 
nerabile del frullone. Se non che io temo die so- 
venti volle gli toccherà lo scusarmi mal suo grado 
di cotali mancanze , perchè professo poco raen che 
idolatria alle belle sentenze di quei due sommi , 
Monti e Perticari , i quali con tanta altezza di sen- 
no e di sapienza ne dimostrarono , non esser la no- 
stra maestosa favella il patrimonio privativo di una 
parte d' Italia ; appartener essa a tutti gli italiani 
come retaggio nazionale ; aver quindi diritto gli 
scienziati della penisola intera , quanlunque sia la 
contrada ove hau domicilio , purché serbino invio- 
lati i canoni reggitori della lingua , di dalatarne i 
confini a misura che si allarga la sfera delle loro co- 
gnizioni ; doversi perciò ammettere il p incipio , che 
per quanto ella sia ricca di voci e di espressioni , 
e sembri dell'une e dell'altre possedere suppellettile 
che basta , pure abbisogna tratto tratto di nuovi 
vocaboli e di nuove diciture , che la livellino al 
continuo progredir dello scibile fra noi ; ed infine 
aversi a reputare orgogliosa e fatale la pretensione 
di coloro che l'intelletto vorrebbono ligio alla ti- 
rannia pedantesca di un vocabolario. 

Ciò sia detto in passando : e senza perdei- tem- 
po ad agitare una controversia , la quale non è 
ormai più controversia fuorché pei partigiani esa- 
gerati dell'egoismo municipale e d'elle sogtiate pre- 
rogative , si torni subito al proposito. Non ostante 
la mia risoluzione di non più battagliar fra le te- 
nebre , un destino irresistibile disj)one ch'io debba 
di bel nuovo sguainare la spada della guerra pò- 



C4 Scienze 

lemica , onde respingere le accuse di un nemico av- 
volto fra le ombre del mistero , il quale mi si sca- 
glia contra per mezzo di uno scritto fregiato dell'ap- 
presso frontispizio : Sulla commedia di L. P. inti- 
tolata r Ipocondriaco o sia il purgativo Le Roy <, 
Contro-critica deWautóre in risposta alla censura 
del sig. dottor Giuseppe Matthey da Viterbo , e 
preceduta da un ragionamento analogo alla mate- 
ria. Bologna iSay. Tipografia Cardinali e Frulli, 
Che questa scrittura avanzi di merito la mia , lo 
decide egli stesso l'anonimo col dire cortesemente 
del mio opuscolo {pag. 4) , che è sparso di un ger» 
go goffamente cinico , e le assurdità campeggianvi 
a ribocco da muovere a sdegno ogni amatore del- 
la urbanità e della moderazione. Superbo concetto 
che mi riesce nuovissimo ! Sinora ho creduto goffa- 
mente che le assurdità insultassero al buon senso : 
al presente io so che oltraggiano principalmente Vur- 
hanità e la moderazione. Ho sbagliato ed imparo. 
Ma dove non isbaglio è nell'avvertire il censore pu- 
rista che assurdo , aggettivo e sostantivo , e non as- 
surdità com' egli scrive , esiste nel dizionario della 
Crusca. Peraltro , siccome nella Contro-critica bru- 
licano disgraziatamente e a dispetto della sua su- 
periorità le inesattezze palpabili, le pretensioni men 
che modeste , i falsi supposti , le incolpazioni in- 
giuste , le reticenze interessate ed, altre simili men- 
de con maschera di verità e di giustizia , le quali 
a scapito del mio decoro possono imporre a qual- 
che lettore o male informato , o prevenuto o credu- 
lo ; perciò in leggendola ho ben inteso ch*era de- 
bito della mia convenienza lo sciogliere me stesso 
dal voto di silenzio cogli anonimi. 

Dopo questa protesta , e la promessa di tacere in 
avvenire , ammenoché il contraddittore non si presenti 



P. [SPOSTA DEL DOXT. M.VTTHEY 63 

al ciineitto a faccia scoperta, passo di volo ad esamina- 
re la scrittura contraria , la quale dopo di avere a me 
indiritto il vocativo epistolare signor dottore , or- 
nasi immediatamente la fronte della magni/Ica e san- 
ta epigrafe amica veritas. Se sia rispettato , lo ve- 
dremo poi. Nella faccia di contro un altro se ne 
legge tratto dalle opere di La Bruyere, ove il cen- 
sore ed il tipografo stretti in alleanza per ispaccia- 
re spropositi cominciano dal piantarne due di lin- 
gua francese , scrivendo nel primo membro del te- 
sto labruyeriano : que des gens se font honneur quon 
critique lenrs ouvrages ! in vece di que de gens ecc. 
come dovrebbe rigorosamente dirsi per non offen- 
dere le regole della costruzione francese ; e nel se- 
condo» c^est pour un critique préter au public des 
sujets de se hldmer y in luogo di le bldmer. Nel ter- 
zo poi , di cui l'anonimo gode di farmi una urbana 
girata , si dice : un bel esprit de province est esti- 
me des provincaux -. qu il ne se produise point icit 
nous Véxilerons chez ses dieux penates. Vale a di- 
re che a me , se ardisco criticare da Viterbo pro- 
vincia un letterato che scrive nella dotta Bologna , 
resta vietato di produrmi cola sotto pena di essere 
esiliato tra i miei numi penati. Bene : tutto ciò che 
significa ? A senso mio ed a senso del senso comu- 
ne , che l'autore dei Caracteres veste il carattere di 
impertinente quando si lascia cader dalla penna que- 
ste parole soperchianti , e che L. P. non iscusabile 
com'esso in favore della chiarezza dell'ingegno , si 
merca la taccia di assai più impertinente quando 
copia e ripete cotanta improntitudine. E non è dif- 
fatti impertinenza , ed anche attentato ai diritti della 
ragione , quel pretendere proprietà esclusiva delle 
capitali o delle grandi citlk Tintelligenza , la sensa- 
tezza , la coltura ; ed appannaggio privativo della 
G.A.T.XXXVII. 5 



66 S e I E N Z K 

provincia o delle ciuà piccole la stupidita , la ba- 
lordaggitie , l'ignoranza? La scelta del testo noa 
lascia alcun dul)}>io che questa precisamente sia l'in- 
tenzione del critico. Ma se l'abbia egli in pace, ed 
in pace se l'abbia l'omljra di La Bruyere : anche 
nelle capitali o nelle grandi citta abbondano gli 
sciocchi : e Bologna ne avrà la sua porzione , sen- 
za bisogno di noverarvi , che il ciel mi guardi da 
tanto peccato , il mio coltissimo oppositore. 

Meriterei in vero la taccia di ozioso sprecator 
di tempo se molla tratta io consumassi a rintuz- 
zar la burbanza dello scenico contraddittore , il qua- 
le , posto in non cale il proprio commendevole prin- 
cipio del doversi pronunciar critiche con quella mo' 
derazione e decorosa decenza , die sovente per- 
suadono prima di spiacere (pag. 7), mi risponde con 
acrimonia perpetua , e senza quel cortese modo die 
pur gli diletta di osservare verso il suo simile 
(pag. 3i), affastellando l'une sovra l'altre, in tutto 
lo stendersi di sua virulenta diatriba , contumelie , 
ironie , derisioni. Se io parli il vero lo dica la let- 
tura dello scritto. Ma poi , per qual mai cagione 
tanto strepito , tanto fiele , tanta iracondia ? Perchè 
lio osato cotanto di censurare in passando Vipocon- 
driaco , quale meschina produzion teatrale, fatta più 
per alimentare un entusiasmo funesto , ma per buo- 
na sorte effimero , che per aggiunger ricchezza ai te- 
sori della scena italiana ; e di più , perchè ho impu- 
tato il suo autore di plagio e di pirateria drammati- 
ca. La prima parte di questo giudizio l'ha pienamen- 
te confermata il pubblico colla presta dimenticanza 
in che lia posto V ipocondriaco , appunto come par- 
to d'ipocondriaca mente ; la seconda la proverò io 
stesso e tantosto , malgrado degli sforzi che raduna 
il signor L. P. ad impugnare codesta umiliaule veri- 



Risposta del dott. Mattiiey 67 

ta;e la mercè di siilatto dimostramento mi saia da- 
to , lo spero , di spuntare quel dardo d' imputate 
calunnie , che l'avversario mi scocca con la lusinga 
di rendermi inabile alla pugna {png. 4)* 

Frattanto e sinché giunga il momento delle pro- 
ve , non prenda egli a sdegno che io sfiori qua e la 
la sua scrittura , e vada ribattendo alcuni de' suoi 
capi d'accusa tra i piìi strani ed i più ingiusti. Uno 
curiosissimo sentitene , mio signor Tonelli , e sulla 
giustezza di esso pesate pure il valore dei tanti al- 
tri che mi asterrò dal passare a rassegna per non cor- 
rer rischio di cadere in istucchevole prolissità. Sul prin- 
cipio della quinta faccia egli mi rimprovera di sfog- 
giare con boria della mia medica dignità , ed in 
prova ne adduce le parole da me scritte alla pa- 
gina decima , e non ottava , come egli cita , della 
mia replica a\ Jilarmonico (pag. i58) (i). In quello 
squarcio , reo convenuto innanzi al tribunale dell' 
antagonista , io dico che il delirio degli amici del- 
la purga esagerata quando giunge a far piegar lo- 
ro riverenti la fronte all' adorazione dell' Empirico 
di Francia si fa nemico alla rinomanza nostra nelle 



(i) Ad evitar qualche possibile malinteso nella cita" 
zione delle pagine della mia risposta al filarmonico gio- 
va qui ricordare , che V anonimo L. P. , come e stato ri- 
levato nella nota della pag. 3 del presente opuscolo , 
accenna le pagine di uno degli esemplari alla spicciolata 
venutogli per le mani , la cui numerazione procede dalla i 
alla 'òì> :, ed io indico quelle del Giornale Arcadico,, la 
cui serie cammina dalla i/fQ alla 181. Perciò ad ogni 
indicazione dì pagina del mio opuscolo per parte del si- 
gnor L. P. si aggiungerà da me quella corrispondente 
della pagina del Giornale Arcadico. 

5* 



68 Scienze 

cose di medicina , e quasi direi ni primato cui 
abbiamo diritto di pretendere pel carattere fdoso- 
Jico e per V efficacia sperimentale delle nostre di- 
scipline sanitarie. Esclama qui il censore L. P. , 
imponente tuono e poco meno da regnante (pag. 5), 
quasicchè supponga che io applichi a me stesso le 
parole rinomanza e primato , laddove son dette in 
onore della medicina italiana , e partono da un cuo- 
re caldo di patria carità e di attaccamento alla 
gloria nazionale. L'intelletto di chi capisce ed in- 
terpreta siffattamente i sensi di uno scrittore sem- 
bra che patisca un pocolino di densità beotica. 

Bea più grave incolpazione io ravviso registra- 
ta in atti alla pagina ottava del mio processo co- 
mico. Ivi son tradotto al cospetto del severo fisca- 
le L. P. per rendergli ragione di più miei trascor- 
si : i , di avere mancato affatto di filosofica politi- 
ca ^ e di avere navigato contro vento , contrarian- 
do l'opinione universale dichiarata a favore della me- 
dicina curativa , e rompendole guerra a dispetto 
dell' entusiasmo con cui a lei non solo il volgo di- 
mostravasi affascinato , ma ben anche Verdine me- 
dio : 2 , di avere io , uomo a moltissimi ignoto , 
ardito tanto , mentre / più dotti nelV arte saluta- 
re mutoli sen rimanevano aspettando che il fana- 
tismo facesse il suo corso : 3 , di avermi , adope- 
rando COSI , arrogato in certo modo il diritto del 
governo , al quale spetta per il primo (pel primo 
o per lo primo , signor purista rigido !) di vegliar 
sovra la pubblica salute. Con tali massime ripro- 
vevoli quanta nebbia sofìstica si stende mai sul ve- 
ro contegno del medico onorato ! Impresa malage- 
vole non sarà il dileguarla : ma suoneranno severe 
le mie parole, E come potrebbero suonar benigne 
od indulgenti , quando l'avversario , smanioso di pie- 



Risposta del dott. Matthev 69 

gare ogni lettore alla sua storta sentenza , mi ascri- 
ve a delitto i! coraggio con che affronto la corrente 
a danno del proprio interesse ; sprezzo la sua vile 
filosojica politica ; calpesto il mostro vituperevole 
dei rispetti umani ; na.ii^o contro vento ; e lan- 
ciandomi senza tema sul sentiero dei filantropi , e 
calcando impavido le loro orme onorate , assalgo di 
fronte una dottrina medica paradossale nel dogma , 
micidiale nella corrispondente applicazione pratica ? 
Sì ella ebbe , ella ha , ella avrà eternamente que- . 
sti due attribuì' nefandi. Sull' ara del secondo spe- 
ra umanità che ultime siano stale le otto o nove 
vittime immolate non ha guari in Semur al fanati- 
smo omicida della ■vomi-purgazione (Diario roma- 
no 1827 71. 43 , Torino 19 maggio). E seco recan- 
do colali disastri l'esercizio di quel medicar fune- 
sto , sarà colpa forse in un medico qualunque ei 
sia, sebbene a moltissimi ignoto , sebben non ascrit- 
to tra i luminari della scienza , lo avere precor- 
si quei luminari stessi nel mostrare alla moltitudine 
illusa i rischi del metodo lerojano ; nel tentar di 
illuminare i ciechi , di temperare il calor frenetico 
delle fantasie esaltate , di strappar di mano ai fu- 
renti la spada con che vogliono a tutta forza fe- 
rirsi ? Secondo i vostri principi adunque , mio si- 
gnor L. P. , per la sola ragione che di me non 
ho levato grido fra' medici rinomati , che nulla è 
la mia fama in confronto della loro , io dovea star- 
mene colle mani alla cintola , spettatore apatista de- 
gli infortuni causati dal sistema vomi-purgativo , 
invece di aprire gli occhi ai miei simili sui peri- 
coli che loro minacciava la stretta osservanza de'suoi 
dettami ? Eh via , signor censore , vt^rgognatevi di 
nudrir sentimenti si lontani dallo scopo della no- 
stra filantropica professione ! Ma poi non è altri- 



1^0 Scienze 

menti vero che in mezzo all' entusiasmo suscitato 
dalla medicina curativa mutoli se ne stessero gli 
oracoli dell' arte nostra. Ha scordato il critico , op- 
pur lo tace , perche il rammentarlo non fa per lui , 
che nella memoranda grida sanitaria pubblicata dal- 
la commissione provinciale di sanità di Bologna 
li :j3 luglio 1824, il celebratissimo professore Tom- 
inasini ^ mio maestro e compatriota , uno de' mem- 
bri della commissione , senza nominar Le Roy lo 
designa sotto la figura di un empirico francese , 
per gli effetti perniciosi di una di cui certa pre- 
parazione drastica . . . accreditata presso il volgo 
come atta a produrre , senza distinzione di casi 
e di circostanze , guarigioni meravigliose , sono 
ultimamente avvenute disgrazie non lievi. Questa 
denominazione di empirico « dopo quella di ciarla- 
tano la più turpe che possa ricevere un uomo di no- 
stra sfera, e queste parole solenni di Tommasini, 
scritte poco meno di un anno prima che io pub- 
blicassi le Riflessioni critiche , non sono elleno già 
di per se sole sulla penna di quel sommo una con- 
danna severa della vomi-purgazione perpetua ed 
esclusiva ridotta a sistema di pratica medicina ? E 
la reale accademia di medicina a Parigi , conside- 
rando . . ' le vittime senza numero che ha fatte il 
rimedio del sig- Le Roy , e le doglianze , o sia le 
accuse portate contro lui da tutti i punti della Fran- 
cia , non fece ella nel 1824 un indirizzo a S. E. il mi- 
nistro segretario di stato dell'interno , acciocché fos- 
sero proibite la vendita e la distribuzione di que- 
sto preteso rimedio ? E quell' accademia di cui al?- 
ta suona la fama per tutta Europa , non è ella 
composta dei più dotti neW arte salutare , i quali 
ne vollero rimanersene mutoli^ ne stimarono pru- 
dente consiglio lo aspettare che il fanatismo faoes" 



Risposta del dott. Matthey 71 

se il suo corso prima di colpir d'anatema la me- 
dicina curativa di Le Roy ? Dun({ue e nelT Italia 
e nella Francia i luminari della scienza hanno dan- 
nata questa dottrina , e l'hanno dannata prima di 
me. Dunque . . . sovra la rettitudine de' rimproveri 
di cui mi è largo , tiri egli stesso la conseguenzi 
il censore anonimo. {DelV abuso dei purf^anti ecc. 
riflessioni critiche ecc% Viterbo iSaj pa'^> 35 e seq.) 
Ne credo che miglior fortuna incontrerà il mio si- 
gnor L. P. nelle prove del terzo fallo eh' egli mi 
attribuisce di avermi in certo modo usurpata la 
facoltà clie al solo governo si addice di vegliar 
sovra la pubblica salute , accusa quanto grave e 
maligna, altrettanto sciocca, ridicola, e facile a 
sventarsi. 11 governo non si compone di medici. 
Quando ha da promulgar leggi spettanti alle cose 
della salute , ei si rivolge ai medici , e vuole da 
essi lumi e direzione. A questo fiiie ne assolda al 
suo servigio , i quali interpellati da lui nelle cir- 
costanze di loro competenza lo mettono sulla stra- 
da di ben procedere nelle materie di sanità. Dun- 
que il pubblico reggimento ha dai medici le pri- 
me mosse e l'iniziativa ad ogni sua provvidenza 
sanitaria. Da questi principi , cononizzati presso tut- 
te le genti incivilite , emerge a favor di chiunque 
esercita la nostra professione conservatrice il diritto 
di esaminare ogni nuovo sistema di clinica medi- 
cina , di ventilarlo , di discuterlo , di opporsi all' 
adozione de' suoi precetti , se sono evidentemente 
nocivi ; ed anche di svegliar sovra di essi l'attenzio- 
ne del governo , ond'egli accorra colla forza del suo 
braccio a reprimere gli abusi , a prevenire i danni. 
Il condursi così per parte dei medici non si chia- 
ma già arrossarsi il diritto del governo , come con 
poca cariti s'ingegna d'insinuare il nostro entico , 



^2 Scienze 

nii andare di conserra eoa lui per soccorrere al- 
la misera umanità, ahi ! troppo spesso minacciata 
nella salute dagli specifici di famigerati impostori. 
E se tale è stato il tenore di mia condotta sotto 
il regno dei delirj purgativi ^ ov' b l'imputata pre- 
tensione di farla da governo ? Ma poi , questo go- 
verno COSI geloso della incolumità dei cittadini, per 
bocca di Tommasini ed a nome della commisione 
provinciale di sanità di Bologna , non mi aveva egli 
prevenuto di molti mesi noi rendere guardinghe le 
popolazioni contro i prestigi della medicina curativa? 
Egli pubblicava la sua notificazione preservatrice 
nella state del 1824. Io scriveva le mie Pii/lessioni 
critiche nella primavera del 1825. Come potevo io 
mai arrogarmi le ragioni di un potere che prima 
di me aveva autorevolmente parlalo ? Buon per l'uma- 
nitk che l'avversajio non occupi venerato seggio di 
giudice! Altrimenti le sue sentenze non diverserebbero 
gran fatta da quelle del lupo della favola , il qua- 
le volendo per fns et nefas divorarsi l'agnello , lo 
accusava di avergli intorbidata l'acqua della fonte 
ove si dissetava, quantunque l'imbelle animale beves- 
se molto al di sotto della belva prepotente. E sup- 
posto ancora , ma non concesso giammai , che di so- 
verchio ardimento potesse tacciarsi il contegtio di quei 
medici, i quali per puro amor degli uomini inveisco- 
no prima dei governi contro pericolose innovazioni 
mediche : questo contegno non sarebbe egli ciò non 
di meno altrettanto degno di encomio, quanto è me- 
ritevole di biasimo la condotta di taluni professori 
dell'arte salutare, i quali, prostituendo al nume dell* 
interesse la nobilTa del loro carattere, vendono i pro- 
prj voti , e ne fanno mercimonio turpe a profitto dell* 
impostura e a danno dell' umaniiìi ? Se così non fos- 
se a grande scorno della nostra scienza , avrebbe egli 



Risposta del dott. Matthey 78 

mai ardito un Rouviere in Parigi sul cader del seco- 
lo passato e sul priacipiar di questo , usurpare sfron- 
tatamente il nome autorevole di Pietro Franck , e 
sotto l'egida di quel nome CeleLratissimo spacciare i 
suoi grani di sanità , una composizione drastica di 
cui ogni volta che gli talenta può accozzar l'eguale 
qualunque medicastro o triviale farmacista ; e di cui 
parecchi e simili nell' epoca presente della frenesia 
evacuante vanno smerciandosi per le nostre contra- 
de , messe in voga da taluni medici o speziali , che 
sperano con queste manovre ciarlatanesche acquistar 
presso il volgo ignorante fama di pratici avveduti o 
di chimici illuminati ? Ne valsero a mondar di tan- 
ta bruttura il nome del clinico di Pavia e di Vien- 
na le cure eh' egli stesso si prese di dare una men- 
tita solenne all' audace Rouviere nei più accreditati 
giornali di Germania : imperocché giunto in Parigi il 
chiarissimo suo figlio Giuseppe , e presentato in al- 
cune società cospicue, ebbe a divorarsi l'affronto di 
sentir sussurrare intorno a se , ed anche chiederglisi 
in faccia se era il dottor Frank dalle pillole ! E per 
quanti e forti reclami egli facesse alla polizia , per- 
chè l'impostore fosse costretto a disdirsi , non ebbe 
che promesse illusorie e risposte evasive; ne gli po- 
tè riuscire di far togliere alla fama del gran genitore 
la macchia impressale dal mentire ardito di un ma- 
nipolator di specifici. Egli stesso ne racconta questi 
fatti nella relazione del suo viaggio scientifico a Pa- 
rigi [Reise nacJi Paris, London, n. s. w. = f^iag- 
gio a Parigi e a Londra ecc. Vienna i8o4 pari, i 
pag. 171) , ed a me piace in rammentandoli servire 
al disinganno di chi vivesse tuttora nella persuasione 
essere stato Pietro Frank il banditore dei grains de 
santèy ed appannasse innocentemente con credenza di 
tal fatta lo specchio tcrsissimo della riputazione di 



74 Scienza 

quol grande. Lo che amo pino di consegnar puL- 
Llicamente tra (jiieste pagine e qual omaggio alla 
verità , e qual tributo si di riconoscenza alla memo- 
ria dell' estinto genitore , come di alTetlo alla per- 
sona del figlio vivente , ambo a me cari , per le 
lezioni ricevuto dal primo nella sua rinomala cli- 
nica , e pei tratti di cortese amicizia di clie mi fu 
largo il secondo durante il mio soggiorno a Vien- 
na negli anni 1802 e i8o3. 

Un altro esempio illustre del quanto facilmen- 
te possono gli stessi governi essere tratti in erro- 
re dalla ingorda connivenza di taluni medici au- 
torevoli alle ciurmerie dei cerretani , ce lo som- 
ministrano la compra fatta in Parigi per ventiquat- 
tro mila franchi , salvo errore , e l'autorizzazione 
con decreto imperiale appoggiato ai permessi della 
facoltà , del famoso rimedio antipodagrico di Pra- 
dier , composto di ingredienti tutti stimolanti , in- 
fusi o sciolti nello spirito di vino , da spandersi 
questo liquore incendiario sovra un empiastro a 
nient'altro buono fuorché a finir di arroventare i pie- 
di e le mani già infiammate dei miseri gottosi , e 
ad affrettare a loro danno la comparsa degli ad- 
densamenti tofacei , delle anchilosi podagriche e di 
ogni sorta di storpiatura» 

Proseguendo contro di ma le rampogne di or- 
goglio , d'inurbanità , di stizza , d'iracondia , e che 
so io , per farsi strada a lamentar con ovidiana 
scappata {pa<^. 12) i casi dello sventurato Le Roy 
da me si crudelmente vilipeso , il mio censore cam- 
min facendo tira fuori il purismo , e mi morde so- 
vra due parole torme e turbe , eh' egli pretende im- 
piegate da me contro le regole di buona e casti- 
gata locuzione. Prima di replicargli a tono , soffra 
di buon animo l'oppositore stitico ed incontentabile 



J 



Risposta del dott. Matthey 7$ 

eh' io gli faccia osservare essere pedanterìa Leila e 
buona quel voler precisione di alto e nobile lin- 
guaggio in un opuscolo di maniere didascalico-po- 
leraiclie. Poi gli dirò colla Crusca aperta innanzi agli 
occhi che la voce torma nel senso del di lei vo- 
cabolario significa truppa di persone e non di pe- 
core , come spiritosamente scrive il signor L. P. 
nella sua noticina [pog' io); e che se in senso let- 
terale gli accademici di Firenze l'applicano alle per" 
sone , ed egli censore in senso ironico alle peco- 
re , non veggo ragione che interdica a me solo di 
applicarla in senso figurato ai libri , dicendo nel- 
la risposta air aggressore ///armon/co , non essere ma- 
raviglia che i libri della medicina curativa esca- 
no a torme dalla bottega del librajo (pag. 5 pag. i53). 
Gli dirò in seguito intorno alla parola turba , che 
se per gli accademici della crusca questa voce suo- 
na moltitudine in confuso , suona lo stesso pei me- 
dici con questo di più , che traslatandola dal la- 
tino le danno pure il valore di turbazione , turba- 
mento , come può accertarsene il mio Aristarco con- 
sultando il Lexicon medicum, graeco-latinum di Ca- 
stelli , o qualunque opera moderna di pratica me- 
dicina. E per non tornar piìi sopra simili inezie 
grammaticali a cui si appiglia puerilmente l'anoni- 
mo per non trovar nel mio opuscolo di che ap- 
poggiare una ragionevole e solida confutazione, io 
andrò accennando e distruggendo le altre mende 
di stile che egli mi rinfaccia , non senza condir 
tratto tratto i suoi rimprocci di qualche sconcezza 
coniata sovra tutt' altro stampo che quello di let- 
teraria urbanità. E prima di tutto alla pagina i5 
nella nota lo infastidisce l'epiteto di misericordiosi 
dato ai lai , quasicchè Tasso non abbia chiamate 
pietose le armi perchè dirette dalla pietà , e non 



jG Scienze 

si possan nominar miscricordios'x i lai , perchè in- 
spirati dalla misericofffia. In fatti ov' io m'espri- 
mo così , ed è alla pagina i53 della mia riposta 
al filarmonico (pag. 5), io assolvo gli editori bo- 
lognesi deìla medicina curativa dalla compassione 
derisoria che mostrano anzi tempo del poco ritratto 
pecuniario che avrò dalle mie. Riflessioni critiche , 
considerate come oggetto di smercio mercantile. Nel 
qual vaticinio, sia pur lode al vero, non si sono 
ingannati di molto ; prima di tutto perchè lo sco- 
po mio non era una speculazione di lucro ; di poi , 
perchè assai copie furon donate agli amici, ai col- 
leglli , ai contrarj ed ai favorevoli , onde quegli n'a- 
vessero grata memoria , e questi o si ravvedesse- 
ro dello sbaglio di patrocinio mal collocato , o si 
confermassero nei sentimenti di una ragionevole op- 
posizione ; in ultimo perchè di niun pregio era l'opu- 
scolo , p , quel che piiì monta , perchè egli appar- 
ve sull'orizzonte medico appunto nel momento, che 
suonata dappertutto l'ora del dissinganno , ne tra- 
montava la medicina curativa per non risorgere mai 
pii^i. E se vogliono essere sinceri al par di me i 
tipografi (iella purgazione , confesseranno , ne son 
certo , che la loro terza edizione di quella medi- 
cina , se non è andata nella bottega del pizzicagno- 
lo ad ini'oltar la mort afella ed il salame [Rijles- 
sioni critiche pag. 3o), predizione di che tanto s'adi- 
rarono , dorme almeno imperturbato sonno nel ma- 
gazzino del loro fondaco librario , ivi paralizzata dal 
bando in che la ragione d'accordo con l'esperien- 
za ha mandato il sistema vomi-purgativo. 

Vorrei progredir lestamente nell'esame della con- 
futazion nemica : ma come farlo se quel mio no- 
joso censore mi ferma ad ogni passo con le sue sec- 
cature ? Eccolo che alla pagina iG se la piglia col 



Risposta del dott. Mattiiey 77 

verLo lardellare in sfnso figuralo bernesco di con- 
dire ; per conseguenza con quel periodo della mia 
risposta al fdnrmonico (pag. 1 5G pag. 8) , che di 
sarcasmi gh fa lardellare la sua iti si pi da scrittu- 
ra , rilevando nella noticina a pie di pagina che io 
a.vro forse creduto parlar d\ui cappone. Grazioso ! 
Eppure il nostro classico Menzini ha scritto nella sa- 
tira sesta : 

Che di pomata 
Lardella oguor que bassttin di topo, 

I basettini o piccoli mostacchi sono per avventura 
anch' essi capponi ? 

Subito dopo alla medesima faccia ed alla se- 
guente, il mio critico minuzioso interrompe un istan- 
te la censura dello stile per farsi due volte glos- 
satore infedele od arbitrario del testo , non senza 
collocarvi per mezzo una grossolana inciviltà. Rac- 
cogliendo io le invettive di cui verso di me lar- 
gheggia il /darmonico , e di esse prevalendomi a mo- 
strargli che in lui non risplende quella modera- 
zione di che mi accusa di mancare del tutto , ri- 
corro nella mia risposta alla similitudine del bue che 
dice cornuto air asino (pag. 1 56 pag. 8). Ti'inten- 
zione manifesta di questo proverbio consiste qui ia 
un ritorcimento d'accusa , in un rimando di palla. 
Malgrado della limpidezza di un tal senso più chiaro 
di meridiana luce, lo zoilo L. P. non la pensa e non 
la discorre cosi : persuaso anzi di trovar nelle mie 
parole pascolo al mal umore che lo consuma , met- 
te a profitto la circostanza per apostrofarmi col se- 
guente urbanissimo postulato : Ma , signor dottore^ 
siete voi che parla con Vaccademico. Se in que- 
sto senso sembra lo paragoniate al bue , quale sa- 



78 Scienze 

rà dunque rasino ? Voi , signor critico , rispondo 
io senza esitazione : perchè , o si consideri l'insuffi- 
cienza a penetrare il significato genuino del prover- 
bio ; o si ponga mente alla villania del complimen- 
to ; in ambo i casi non v'ha che un animale di si- 
mil razza che possa comportarsi come s'è comporta- 
to l'anonimo. 

Veniamo ora alla seconda delle glosse di che 
dicevasi pocanzi. Ben vi sovviene , signor Tonelli 
gentilissimo , che seco voi discorrendola nella mia 
risposta al filarmonico , e rincrescendomi che per 
adesione ai miei principi intorno alla medicina cU' 
rapida , foste esposto voi pure ai dardi satirici , che 
mi si lanciavano dagli accalorati partigiani di essa , 
io vi diceva per modo di conforto che questa di- 
sgrazia spartivate con altro letterato preclaro di Pe- 
rugia , ed aggiungeva a rafforzar tal mio detto che 
solatium est miseris socios habere poenantes (pag* iSi 
pag. 3). Ma questo solatium V anonimo non me la 
passa , e mi riconviene d'ignoranza pel non sapersi 
da medie debbe dirsi precisamente solamen (pag. 17). 
Sia pure solamen e non solatium. E che perciò ? 
Ne verrà forse ragione al critico di asserire , che 
assai maligno ed irragicnevole si dovrebbe reputar 
fautore di questo motto se avesse preteso che gl'in- 
feliciy anziché provar sollievo all'aspetto decompa" 
gni della loro sventura^ ne dovessero invece menar 
fèsta , tripudiando al male del prossimo ? No cer- 
tamente. Con l'autorità alla mano di Bandiera , di 
quel raccoglitore industre de' più bei fiori cicero- 
niani , gli proverò ora ch'ei s'inganna a partito. Nel 
suo libro Formulae linguae latinae elegantiores ^ alla 
parola solatium , egli ne avverte essere manifesto 
errore de^dizionarj barbari che vanno attorno per 
le mani de* principianti il far corrispondere a qut' 



Risposta del dott .Matthey 79 

sfa latina voce spasso , passatempo , divertimento ; 
nel qital senso non Ja giammai adopovuta da buoni 
scrittori^ ma fu sempre usata in sentimento di con- 
forto , consolazione , sollievo ne' travagli. Vacare 
culpa magnani est solatium {Cicer. epist. VII ad 
familiares) . Dopo questa dimostrazione geometrica 
che cosa ha da opporre il signor L. P. ? Non sa- 
prei : ma se mai lo spirito di parte lo trascinas- 
se air eccesso di alzar duLLio sulla di lei validi- 
tà , egli che e tanto tenero della sapienza dei vo- 
cabolari apra pure quello latino-italiano ad uso 
delle regie scuole di Torino alle parole solamen e 
solatium , e vedrà che ad ambedue come sinoiiime 
si fa corrispondere la volgarizzazione identica di sol' 
lievo. Se dopo tutto ciò egli prosiegue a ricalcitrare 
contro l'evidenza , io son di parere che lo si deb- 
ba licenziare dal consorzio de' lettetati come uomo 
infetto di pirronismo incorreggibile. 

Dopo queste due scorrerie poco felici addos- 
so alla mia estimazione , il critico rientra in iscena ' 
con gli scrupoli da purista. Ed eccolo di botto a 
cavillare sulla mia protesta al filarmonico {pag- i5i 
/?crg. 3) di non voler essere r assembrato alV eroe 
di Cervantes , // quale pugnava con mulini a ven- 
to in vece di debellar giganti ; volendo che si scri- 
va centra e non con. mulini a vento (pog. 18), per- 
chè altrimenti i mulini a vento non sarebbono già 
l'avversario di don Chisciotte, ma piuttosto l'arma 
di che servivasi a combattere. Ma il critico si scor* 
da che la fantasia esaltata del cavalier della Ma- 
nica avea personificati come giganti i mulini a ven- 
to , e che stando a questo errore del suo intel- 
letto quadra benissimo qui il con invece del con- 
tra. D'altronde lo insinuare solamente che si può 
dar l'equivoco di scambiare mulino a Vt'Jito con ar- 



8o Sciente 

ma, non è egli di già uno strafalcione più massìo 
ciò del mulino sIl'sso ? Glie mai direbbe di me l'av- 
versario se in leggendo quella terzina dell* Aligliie- 
ri nel canto V dell' inferno : 

Elena vidi per cui tanto reo 

Tempo si volge , e vidi 7 grande Achille 
Che con amore alfine combatteo y 

io mi avvisassi d' interpretare , che preso pei pie- 
di Cupido con l'arco , le freccie ed il turcasso , e 
girandolo attorno a guisa di clava , di asta o di 
brando , il Pelide ne usava a menar colpi batta- 
gliereschi ? Per questa mia lezione stravagantissima, 
e per la vostra , signor L. P. , non meno stram- 
ba del don Chisciotte assalitore de' mulini a vento, 
potrebbe ben succedere che qualche persona carita- 
tevole credendo ad entrambi turbato il cervello , 
ne facesse preparare uno stanzino per uno nel gran- 
dioso stabilimento di Aversa. 

Che un letterato , qual si è il mio censore, 
fetmo nella osservanza ortodossa di ogni locuzione 
italiana , purificata attraverso alla tramoggia ed al 
buratto , non mi voglia menar buone ( benché , 
com'egli stesso confessa alla pagina i8, si veggano in 
parte usate ) le voci nocevolezza per nocumentp , 
simultaneità per medesimezza di epoca , teorizzare 
per discorrer teoriche , anonimia per occultamento 
di nome , petrijìcatori per capaci di trasmutare in 
pietra ecc. , si può condonare allo zelo , quan- 
tunque indiscreto e minuzioso , eh' ei mostra pel man- 
tenimento della purità di nostra lingua. Ma che que- 
sto medesimo letterato trovi a ridire alle parole rim 
coverare in senso neutro per mettersi al coperto , 
congiuntura per occasione , anco per anche , sor" 



EtSPOSTA DEL DOTT. MaTTHEY 8f 

reggere per sostenere , conseguitare per venir do- 
po , inospite per istraniero , guiderdonare per ri- 
munerare , tenzonare per contendere , difettare per 
mancare , onestare per abbellire , razionale per de- 
dotto da ragionamento eco ; egli è questo in veri- 
tà un ribellarsi ove fa comodo a quella stessa au- 
torità , di cui , quando giova , s'interpella la de- 
cisione, o s'invoca l'appoggio. Imperocché basta che 
il mio critico apra la Crusca agli articoli rispettivi , 
ed egli troverà tutti quei vocaboli stesi nel sipnifica- 
to medesimo in che gli ho adoperati io. E quel che 
è peggio , il mio contraddittore nel sentenziarmi di 
gallicismo per aver detto tra parentesi alla faccia iC6 
{pag' i8) della risposta zY filarmonico {ed in simili 
affari assai mondo è moltitudine) , egli senza av- 
vedersene avvolge nella stessa condanna gli accade- 
mici della Crusca , i quali attribuiscono alla voce 
assai il significato di molt^ , e ne recano in esem- 
pio un passo di Boccaccio nella introduzione così 
concepito : E assai n erano , che nella strada pub- 
blica , o di dì y o di none finivano. Che se per 
caso gli sta in mente essermi io servito avverbial- 
mente della voce assai come sinonima dello assez dei 
francesi , che corrisponde all' abbastanza degli ita- 
liani , qui pure gli provo che va errato , e glie- 
lo provo con l'autorità della Crusca alla roano , la 
quale pone l'avverbio assai uguale alle voci a ba- 
stanza , a sufficienza , e ne adduce a comprova un 
altro squarcio del certaldese nella novella prima ove 
cosi si esprime : E un giorno assai vicini della ca- 
mera ec. seco medesimi cominciaroìio a ragionare. 
Dunque rei di gallicismo siamo la Crusca ed io. 

Non ostante un cosi spesso soccombere non è 
pefanche conquiso , ne si da per vinto il nemico. 
Ei ritorna fieramente all' assalto armato della parola 
G.A.T.XXXVII. 6 



§2 S C I E N Z B 

celo (pag- i8) rinfacciandomi di averla usata ia seii* 
■so di ordine o classe alla pagina i54 (p^g' G) della 
replica al filarmonico , mentre nella nostra purgata 
favella non ha che il significato di balena. Non lo 
contrasto , quando si abbia da stare senza riserva al 
toscano vocabolario. Peraltro mi sono protestato sin 
da principio di essere venuto nella sentenza di quei 
tanti miei connazionali , i quali in fatto di lingua 
non lo tengono per tribunale inrtappellabile j e cre- 
dono per bene dello scibile competer loro il diritto 
di spaziare al di la de' siioi confini. In tanto in mia 
difesa io chiamo l'uso e l'autorità. Quello mi assicu- 
ra essere la parola ceto in senso di ordine universal- 
mente adottata nel linguaggio ordinario parlato e scrit- 
to. Questa corrobora una tale assicurazione con esem- 
pi tratti da scrittori di vaglia. Tra i molti che ad- 
dur potrei rie sceglierò sol due , il leggiadro poeta 
Giuseppe Parini , e lo storico egrègio Carlo Botta* 
il primo , cui il concorde opinar dei dotti ha anno- 
verato meritamente tra i classici del secolo XVIII ^ 
nel volume terzo delle sue opere stampate in Vene- 
zia presso Giacomo Storti nel i8o3 , al capitolo IV i 
alla pagina 123 ha la seguente terzina. 

Ma 7 dir tal cose a voi è Opra vana j 
Signora Rosa mia , la quale il ceto 
Lasciate indietro de la plebe insana» 

il secondo , a cui non può negarsi il vanto di for* 
bitó e purgato scrittore, nel tomo secondo della sua 
storia d'Italia ^ edizione del 1824 » al libro XI, al- 
la pagina 325 , discorrendo le vicende politiche in- 
contrate dalla repubblica di Genova , scrive che Na- 
poleone sapeva che il governo genoifese non avreb- 
hé gagìiardametite contrastato-^ quantunque iìn lui 



Risposta del dott. Matthky 83 

fosse più vigore che in quello di Venezia , si 
perchè alcuni fra i senatori erano abbacinati dai 
fantasmi dei tempi , e si perchè nel ceto medio 
era molta opinione contraria ecc. Se la plebe in- 
sana di Milano , e'I ceto medio di Genova sono 
balene , abbasso bandiera, rendo Farmi, ed in onor 
del trionfante nemico intiiono pel primo l'inno del- 
la vittoria. 

Nello scorrere die lio fatto fino ad ora la con- 
traria scrittura ho dovuto le molte volte stupire co- 
tiiR mai l'avversario abbia potuto dare in tante sec- 
che , rompere in [tanti scogli , urtare in tanti in- 
ciampi quanti ne ho rammentati sin qui. Ora però 
che giunto alla pagina decimanona dell' opusco- 
lo , veggo scritto appiè di essa che io termino il mio 
scritto coir inveire contro il purganti ssimo assur^ 
do di Le Roy , e mi sento ivi interpellare del cosa 
avrò io inteso per tale pur guittissimo assurdo ! , 
cessa incontanente ogni mia sorpresa , ed alla sor» 
presa subentra la compassione. Vedi disgrazia ! Il si- 
gnor L. P. è cieco. Tale mi convien giudicarlo , o 
per lo meno supporre che abbia le traveggole , se in 
vece di purgantismo assurdo di Le lioj, come io 
scrivo alla pagina ultima della risposta al filar- 
monico , egli mi fa dire l'assurdo ridicolo del pur- 
^antissimo assurdo di Le Roy. 

Sì certamente: non assurdo, ma assurdissimo nel 
teorizzare, che poco importa : non dannoso , ma dan- 
nosissimo nel praticare , che molto interessa, è quel 
purgantismo di Le Roy, il quale per tariti mesi ha 
posto a cimento il tolJerantismo di noi medici , cui 
incombe il sagro dovere di opporci subito e senza al- 
cun riguardo agli attentati del ciarlatanismo , appe- 
na ei sorge co' suoi fidi alleali , l'ignoranza e la cupi- 
digia, ad insidiare l'umana salute. E poiché ho riso- 



^ 4 S e I É N J! li 

luto col presente scritto di chiudere la mia carriera 
antilerojana j non sarà per avventura fuori di pro- 
posito , prima di accomiatarmi per sempre dal bri-^, 
ganta^gio medico di Le Roy , il prendere un* al- 
tra volta la matita in mano , e con un ultimo toc- 
co compire il ritratto di qu'.;!!' empirico fatalmente ce* 
lebre. E valga il vero , basterebbero a tratteggiar- 
lo compiutamente le parole sapientissime di un Tis- 
sot , il quale nel suo Avis aii pen\)le sur sa san- 
te ^ al volume secondo, alla pagina 333 ne avver- 
te , qiie quicoìitjue annonce un retnede uni^ìersel 
est un imposte nr ^ et qu un tei remede est impos- 
sibile et contradictoire , e che a persuadersele ba- 
sta refléchir un moment sur les differentes causes 
des maladies , sur Vopposition de ccs causes , et sur 
f ab sur dite' de vouloir les combat (re tonfes avec la 
viéme remede ; se d'altronde egli stesso il signor Le 
Roy non ci somministrasse tinte più forti ancora a 
dare maggior risalto alla pittura , a lumeggiarla per- 
fettamente. Che egli sia un impostore lo dichiara- 
no quanto basta quelle parob; del clinico di Lo- 
sanna ; ed a sentenza sì giusta contro lo spaccia- 
tor francese di ecumenica panacea si sottoscrivono 
tutti i medici che rispettano se stessi e la digni- 
tà della propria professione. Ma che neppure gli com- 
peta il vanto d' impostore originale ; che si degras- 
di al segno di farsi plagiario di vecchia impostu- 
ra j e che la somma de' proprj meriti egli riduca 
a queir unico ben meschino di Copiar servilmente 
e sotto ogni punto di vista un ciurmatore che lo 
ha preceduto di quasi un secolo , questi son fre- 
gi peregrini da ingemmarne la dipintura gloriosa di 
Le Roy , onde chiara risplenda alla coppia confe- 
tlerata dei censori anonimi, ed alla universalità de'par- 
iJtigiani la venusta impareggiabile del loro prototi-» 



Risposta del dott. Matthey 83 

pò. La materia fìi questo confronto analogico me 
la somministra la teste citata opera di Tissot, dalla 
quale l'erudito signor dottor Francesco Nobili me- 
dico condotto in Macerata ha tratta una nota mol- 
to interessante sul medesimo argomento , da lui in- 
serita alla pagina 76 e seguenti della sua versione 
dall'inglese dei Cento aforismi medico-'polifici dì Ales- 
sandro Knips Mncoppe , divulgata per le stampe 
dei fratelli Rossi in Macerata nel iSaS. Due anni 
dopo la pubblicazione di questa traduzione del dot- 
tor Nobili , nel fascicolo CXXXV , marzo 1827 , 
della Biblioteca italiana (fom. A'Z/^yt;ag^. 4a8) l'ano-, 
nimo M ... in uno Squarcio di lettera diretta al sig. 
dott. Caucella compilatore del giornale di chirur" 
già pratica {Trento ecc. die. 182G) riproduce ugua- 
li notizie comparative intorno alla medicina cura" 
Uva ed al suo autore , senza indicar le fonti da 
cui le attinse. Ed io , traendole da [tutte e tre le 
sorgenti , le registro qui riunite a salutare disingan- 
no di chi tuttora prodigalizza encomj , professa 
divozione al sistema vomi-purgativo. 

Nel 1724 un ciarlatano per nome Ailhaud,che 
si faceva modestamente chiamare barone de Castelet^ 
ed esercitava la medecina a Aix in Provenza , pub- 
blicò un libricciattolo col titolo di Traile de Vori-^ 
gine des maladies, et de Fusa gè de la poudre pur- 
gative , in cui questo antesignano della purga siste- 
matizzala , saccheggiato di poi dal suo pedissequo 
Le Roy , sostiene il principio erroneo che non nel 
sangue , ma negli umori guasti e corrotti bisogna cer- 
care la causa unica di tutte le malattie ; e perciò 
che nella eliminazione di questi umori appestati, va- 
le a dire nella purga , e nella purga sola , esiste il 
rimedio esclusivo di ogni possibile infermità. E 
«juesta premessa e questa conseguenza non fornuuo 



81 Scienze: 

elleno appunto i tuie canoni teorico-pratici regola- 
tori della medicina curativa ? Non costituiscono el- 
leno la duplice norma, da cui prende le mosse il 
novatore empirico per istabilire la dottrina dell' eme- 
io-cntarsi, isolata e continua ? E come è mai pos- 
sibile , domando io , che due fabbricatori d'ipotesi 
mediche s'incontrino perfettamente ad epoche molto 
lontane nelle basi essenziali delle loro dottrine, se 
identità così palmare non è figlia di plagio del piti 
moderno sovra il piìi aulico ? Dunque convien per- 
suadersi che il suocero ed il genero , che Pelgas e 
Le Roy nell' innalzar l'edifizio della medecina cu- 
rativa altro' non hanno fatto che mettere a ruba 
da veri pirati il patrimonio ciarlatanesco di Ailhaud. 
Se non che, volendosi pur trovare qualche dissomi- 
glianza tra l'una e l'altra dottrina evacuante , sarà 
mestieri indagarla meno nella essenza delle massime 
dogmatiche che nella forma dei mezzi operativi. Ailhaud 
rovinava la salute degli uomini , e spesso ne ucci- 
derà solidamente colla sua podere purgatii^a ; ìàd" 
dove Le Roy maltratta gli individui nella sanità , 
e non di rado ne precipita nel sepoìcvo Jluidainen- 
te col suo elissire e vomi-purgativo- Ma che im- 
porta la diversità di manipolazione , e che toglie 
questa diversità alla medesimezza dei metodi , se poi 
i rimedj sono identici di natura e di azione , ed 
ugualmeute fecondi di tristissime conseguenze, allor- 
ché si adoperano pazzamente nel senso dell' antico 
e del novello impostore ? 

Almeno Le Roy , ad ischivare il rischio di es- 
sere scoperto nel suo ladroneccio , avesse avuto tan- 
to di accorgimento da restringersi al furto della dot- 
trina principale , richiamandola dalle ceneri , servi- 
ta da stromenti in apparenza diversi nell' esercizio 
della sua pratica. Ma no : egli ha voluto imitare 



Risposta del dott. Matthey 8^ 

anche le similitutlini ridicole , le espressioni enfati^ 
che , le jattanze profane del suo glorioso precurso- 
re , onde pili di leggieri gli si potesse strappare dal 
volto una maschera goffamente applicata. Al capi- 
tolo quarto della medicina curativa Le Roy para- 
gona il vino nella botte al sangue nel corpo. Ailhaud 
neir opera citata pocanzi , all' articolo secondo del 
capitolo primo, ha le parole che seguono: il faut 
raisonner à peu^prés du sang dans le corps , cow," 
me du vin dans un tonneau. Il più hello si è che 
da questo emblema triviale desumono lo stravolto prinr 
cipio entrambi , Ailhaud anteriormente ed in modo 
originale , Le Hoy posteriormente ed in maniera sci-- 
miatico-ladronesca , che siccome il vino entra puro 
nella botte , così il sangue si forma immacolato nel- 
la macchina; e che non dissimilmente dal vino, il 
quale si corrompe nel doglio per l'addizione di fer- 
menti nocivi , il sangue si contamina nel corpo pel 
suo raescuglio con umori depravati e guasti. Ed a 
qual fine questo guazzabuglio teoretico- emblema'^ 
fico ? Per concluderne che in origine il sangue non 
cagiona mai per se alcuna malattia , e che ogni morr 
bo deriva necessariamente dalla presenza di umori 
corrotti , d'onde il bisogno pratico della purga sor 
la ed interminabile. Quale maraviglioso sforzo di ta^ 
lento ! A raggiunger la nobil meta Ailhaud si pre- 
vale di una polvere drastica , Le Roj si serve di 
Vin elissire drastico , e drasticamente tutti e due as- 
sassinano il genere umano. Ora di questi due ri- 
medj qual sarà il meno fatale ? Suol dire il volgo 
che dal cancro alla rabbia poco ci corre ; ma il 
peggio è che nella storia delle gesto purgative di 
Ailhaud e di Le Roy piili del volgo lo dice l'espcr; 
rienza all' umanità , o sconsolata pei danni pavliin' 
ti ^ 9 vestita a bruno pei danni muti, jd 



83 S e I E N I E 

Anche iti ordine alle espressioni enfatiche suH' 
eccellenza del metodo purgativo, alle esagerazioni ri- 
dicole della sua sovrumana virtù, ed agli strampala- 
ti portenti operati per suo mezzo; se Ailhaud mol- 
to fece e mollo si adoperò raccogliendo certificati , te- 
stimoniali e lettere di entusiasti intorno alje guari- 
gioni immaginarie ottenute con le sue polveri , Le 
Pioy lo ha sorpassato senza dubbio e al di la di ogni 
credere nel suo famoso libro La medicina curativa pro- 
vata e giustificata dai fatti , libro che sembra im- 
possibile sia stato concepito , compilato ed impresso 
tra i francesi , quindi tradotto e stampato fra gì' ita- 
liani in mezzo alla luce splendidissima onde sfolgo- 
reggia la medicina delle due nazioni. 

Mancherebbe qualche cosa a questa raccolta di 
contraffacimenti , di imitazioni e di ruberie cerreta- 
nesche fatte da Le Roy ad Ailhaud, se quegli rico- 
piando questo sino all' ultimo non avesse coronata tut- 
ta la sua pirateria col procurarsi anch' esso per la 
strada della più vile adulazione l'onor finale di una 
indecente , per non dire scandalosa apoteosi. In un 
opuscolo apologetico delle sue teoriche e del suo ri- 
inedia universale , fatto stampare a Garpentras col 
titolo di Lettres adresseés à M. Barbeu Duhourg ecc.j 
Ailhaud barone de Castelet suscita un suo adulato- 
re anonimo e partigiano frenetico a chiamarlo // gran 
personaggio , il secondo Salomone che Dio ha volu- 
to scegliere per essere /' istromento della medicina , 
e dopo Dio stesso il salvatore degli uomini. Di si- 
mili follie ne accerta il prelodato celebratissimo Tis- 
sot nella pocanzi citata sua opera ; la quale opera 
se tosse stata letta dal signor Le Roy , cui dobbiara 
perciò giudicare ben poco versato nella letteratura me- 
dica , avrebbegà risparmiato il rossore del confronto 
che ora si stabilisce colla storia alla mano tra lui ed 



Risposta dei. dott. Mattiiey 89 

Ailhaud. Intanto por non essere da meno del suo pre- 
decessore , e conleadergli perfino questa sua diviaiz- 
razione , Le Roy induce anch' egli un suo occulto e 
fanatico seguace autore del Ciarlatanismo smarche~ 
rato , a deificare il suo suocero Pelgas , e per con- 
seguenza lui pure in quella diatriba impertinente con 
le appresso ampollose esclamazioni: Io dirò a chi vor- 
rà ascollarmi (ottima precauzione !): Ecco Vuomo di 
cui lo Spirito Santo fece V elogio nei più pomposi e 
magnifici termini , quando di lui disse che egli è , 
per eccellenza-, Vopera del Creatore : Creavit eum Al' 
tissiraus. Ecco colui che è degno dei'*- nostri omag- 
gi , della nostra fiducia , e di fissare l'incertezza 
della nostra scelta. Ecco colui , per cui pub dirsi 
che ogni 'Medicina -viene da Dio : Omnis medicina 
a Deo. (>k)lui che è degno di ricevere ricchi do- 
ni dai sóK>rkini della terra , ed elogi dai grandi del 
secolo : Et in conspeclu magnatorum laudabitur {Ec- 
cles. e. 38). 

Ma è tempo ormai che io lasci questi pazzi glo- 
riosi inebriarsi di ambrosia e di nettare su quell'Olim- 
po burlesco , cui han creato eglino stessi di priva- 
ta autorità , e che dopo di averli accompagnati co- 
lassù per riconvenire l'un di ciarlataneria, l'altro di 
plagio ciarlatanesco , io scenda di bel nuovo in ter- 
ra a serbar la fede al signor L. P- , convincendo 
lui di plagio drammatico nella seconda parte del 
mio ragionamento. 

PARTE SECONDA. 

Esame della contro-critica delV Ipocondriaco. 



K 



on intendo in questa disamina farmi a discu- 
tere il valore comico dell' Ipocondriaco, Cora' io ne 



gQ S e I E N r K 

pensi , e come meco ne pensi il pubblico , si è glH 
veduto nelle prime pagine dell' attuale mia replica 
all' anonimo L. P. D'altronde , se l'avversario §i mo- 
stra tanto modesto di concedere (ptJg' 2 3) che quan-r 
do ho detto alla pagina ultima della risposta al//^ 
larrnojìico 1 non trovarsi ri eli' Ipocondriaco cosa che 
si meriti elogio e commendazione , non avrò avuto 
forse tutto il torto ; imperocché é tanto in oggi 
difficile il comporre una perfetta commedia , quan- 
to è impossibile incontrare un gusto universale ; 
voglio dal conto mio essere abbastanza ingenuo per 
confessare che non è impresa di mia sfera Io ana- 
lizzar commedie , perchè in ciò tentare sarei più 
guidato dal gusto naturale che dalla cognizione dell' 
arte , e potrei quindi facilmente sbagliale. Ma non 
isbaglio , ne mi faccio reo di calnnnia\^(\^xne pre-» 
tende l'oppositore {pag. 22) , allorché gliuRiraprove-!' 
ro con le stesse sue espressioni Q)ag. 31) che per 
comporre la sua commedia egli abbia rapita as-^ 
sai materia al Molière. Egli davvero sbaglia , ed 
ha troppa fretta di cantar vittoria , lusingato non 
so perchè , eh' io medesimo fornisca lui di armi on- 
de combattere la mia calunnia e solennemente smen- 
tirla. Son parole dell'avversario alla pagina 32 del 
suo opuscolo , le quali promettono al lettore ciò che 
non potrà mantenergli, Di questo mio asserire è im-» 
minente la dimostrazione. 

In tutto l'affare di che si tratta non ho che urj 
peccato , e di buon grado lo confesso. Ho citate 
di memoria , trenta e forse più anni dopo la let- 
tura delle opere di Molière , ed ho citato fuor di 
luogo. Intanto cade qui in acconcio il porgere azior 
ni di grazie al mio signor L. P, , il quale metten- 
domi alle strette , per ismentire la sua accusa di 
calunnia , mi ha procurato il piacere di rileggere 



Risposta del dott. Matthey 91 

ÀI capo a piedi tutte le opere del principe dei dram- 
matici francesi , onde rinvenire quel malaugurato pas- 
so di cui alla pagina penultima della risposta al fi- 
larmonico supposi l'esistenza nel Medicin malgré lui ^ 
che nel Medecin malgré lui in realta non esiste , 
e la cui mancanza in questa graziosa commedia 
riempie di tanta gioja l'avversario ... lo fa tan- 
to trionfare ... ma anzi tempo e per poco ! Era 
tenacemente fìtto nella mia mente il pensiero che fra 
le opere di Molière dovesse trovarsi quello squar- 
cio troppo francamente negato dal mio antagonista. 
Non incontrandolo nel Médecin malgré tui , e spe- 
rando di scoprirlo altrove , presi a ripassare la col- 
lezione intera degli scritti di Molière in otto vo- 
lumi , edizione di Parigi di Denys Thierry, i-^io. 
Ero giunto già al fine dell' ottavo ed ultimo vo- 
lume ; poche pagine rimanevan di esso, e dispe- 
javo quasi di più raggiungere la contrastata sen- 
tenza , allorché mi saltò inaspettatamente agli occhi 
alla pagina aiG , nella scena XIII della commedia 
di Brecourt intitolata L'ombre de Molière , ed ag- 
giunta alla raccolta delle sue opere ; in cui que- 
sto sommo scrittor teatrale , flagello e spavento di 
tutti gì' impostori del suo tempo , citato davanti 
al tribunal di Plutone per rispondere alle accuse 
di quattro medici scesi fra l'ombre a perseguitar- 
lo , proferisce contro di essi queste parole solenni: 
Les scelerats osent tout lente r , sur cette confian- 
cc gue le soleil éclairera leurs succés , et que la 
terre couvrira leurs Jautes. E Le Roy nella scena 
prima dell' atto terzo cìeW Ipocondriaco (pag. 38), o 
per meglio dire l'autore di quella commedia , che 
altro fa fuorché ripetere lo stesso sentimento ? e me- 
no una , volgarizzarne le parole tali e quali , nel 
tempo presente in vece del futuro , e nella sccoii* 



92 I Scienze 

da persona d(>l plurale in cambio della terza , al- 
lorché fa dire in disparte a\ protitoo/iista della pur- 
gazione ^ quasi dirigesse il discorso a 'medici impo- 
stori : (mrt // sole rischiara i vostri successi , e la 
terra nasconde i vostri Jnlli) ? L'unica parola del 
testo cangiata e il futuro couvrira ^ a cui l'imitato- 
re italiano ha sostituito il verbo nascondere , che cor- 
risponde al cacher dei francesi. Ecco frattanto , a 
convincimento intero di ogni lettore, la versione let- 
terale del passo in questione da confrontarsi con l'imi- 
tazione di L. P. Gli scellerati ardiscono tutto ten- 
tare , su questa fiducia che il sole rischiarerà i 
loro successi , e che la terra coprirà i loro falli . Due 
gemelli possono somigliarsi d' svantaggio? Il malanno 
è che son figli di due padri, anzi di tre, e non con- 
temporanei per maggior disavventura del signor L. P. ♦ 
il quale ove si volge trova intoppi insuperabili a 
lavarsi della macchia di plagio drammatico. 

Sentite il caso curioso e l'incontro singolare , 
signor Tonelli gentilissimo. Neil' atto che tutto con- 
tento di poter ribattere con tanto splendor di ra- 
gione l'accusa di calunnia datami dall'avversario, 
e di aver quasi diritto a rovesciar sovra lui quel- 
la di maliziosa reticenza, io me ne stava nel mio ga- 
binetto a stendere sulla carta questa giustificazione , 
ecco che il suo cattivo genio porta in casa un ami- 
co della famiglia , il quale reca da leggere a mia 
figlia ( iniziata nello studio della lingua francese ) 
la leggiadra , faceta e tanto applaudita commedia Le 
harbier de Sé ville cu la pre'caution inutile di Bau- 
marchais, edizione di Parigi, stamperia di Fain , 1817. 
Fui il primo ad avere il libercolo in mano, come 
a padre si addice che veglia egli stesso l'onesta col- 
tura de' figli ; ed oh stranissimo avvenimento ! al 
subito aprir di esso mi cadde l'occhio sulU sqena 



Risposta dei. dott. MattheV qS 

clecima. quarta dell' alto secondo {pag- ?>']) , ove in- 
sieme tengon dialogo il vecchio medico dottor Bar- 
tolo , tutore , amante geloso e sposo presunto di 
Rosina , ed il conte Almaviva mascl'.erato sotto la 
divisa di un dragone ubbriaco , il quale munito di 
finto biglietto di alloggio s'introduce in casa con 
la lusinga di rimanervi a vagheggiar la pupilla , di 
cui è riamato amante. Il conte per darsi un tono 
di fratellanza col medico tutore si annuncia come 
veterinario del reggimento , ed al favor di questo 
titolo presume uguagliarsi a lui : del che irritato 
e punto 11 dottor Bartolo , così gli parla : // voas 
sied bien , manipideur ignoranX ! de ravaler aitisi 
le premier , le plus grand , le plus utile des artSy 
Alle quali parole è presto a rispondere il conte: Uti- 
le tout-à-fait pour ceux qui Vexercent. E Barto- 
lo quindi ripiglia : Un art dont le soleil sVionore 
d''éclairer Ics succcs. = Et dont la terre s''empressa 
de couvrir Ics hévues , replica immediatamente il 
conte. £ qui ancora pel maggior ell'otto della ras- 
somiglianza traduco il testo ; facendomi dalle ul- 
time parole di Bartolo : Un"" arte di cui il sole 
si onora d^ illuminare i successi. E di cui , sog- 
giunge il conte, la terra si affretta di coprire le 
sviste. 

A tutto questo apparato di prove cose oppo- 
ne il signor L. P. ? Non è quello appunto il pen- 
siero eh* ei fa sorgere nella mente di Le Boy ? Non 
son quelle a un di presso le parole che gli mette in 
bocca nello squarcio non ha guari riportato del suo 
Ipocondriaco ? E questa singolare identità di con- 
celto , e questa strana medesimezza di espressioni 
vorrà egli darci ad intendere che sono incontri for- 
tuiti di linguaggio e d' intelletto , come tenta di 
insinuare alla pagina a 5 della contro-critica dicen- 



<)4 Scienze 

do : Indipsndentemente ancora dalla scelta della me-' 
desima materia , quanti autori di commedia sono 
involontariamente caduti nelV intreccio di altri au- 
tori , hanno condotto le quasi altrui scene e adot- 
tato lo spirito delle altrui frasi ! Convengo con 
lui della possibilta del fatto riguardo ad un com- 
ponimento qualunque che versi sopra un medesimo 
subbietto i e quasi porti la necessita di un pensa- 
re e di un fraseggiare analogo. Ne avemmo nel 1807 
un esempio in questa ragguardevole citta nell' oc- 
casiono che i viterbesi si mossero z. solennizzare con 
magnifica , grandiosa e festevole pompa la beatifi- 
cazione del loro santo concittadino , Crespino da 
Viterbo laico cappuccino , innalzato all' onor degli 
altari dalla gloriosa memoria del settimo Pio. Tre 
giorni consecutivi dal pergamo della cattedrale fu 
sentita recitarsi da diverso oratore la laudazione 
panegirica del beato. Tutti e tre que* sagri dici- 
tori eran peritissimi nel maneggio dell' eloquenza di 
chiesa ; e tutti e tre senza conoscersi per così di- 
re l'un l'altro , senza essersi in alcun modo co- 
municati fra loro, si accordarono con istupore de- 
gli affollati ascoltanti a mettere a confronto ed a 
contrasto la semplicità evangelica di Crespino con la 
gonfiezza orgogliosa dei sofi del tempo. Ma ben si co- 
nobbe essere stato per mera casualità concepito uni- 
forme il tema , perchè il nobile periodare di cui si 
valsero a svilupparlo , le vivaci tinte oratorie con che 
lo lumeggiarono , ed i bei fiori di eloquenza onde lo 
cospersero e lo abbellirono , furon tutte cose dis- 
simili appo ciascheduno di essi. Ecco sin dove uo- 
mini di lettere possono apparire , e pure non essere 
plagiar] gli uni degli altri. Ma che tre scrittori ap- 
plicati allo stesso gènere di studi in epoche molto di- 
stanti , quindi con tutto l'agio di copiarsi scambie- 



Risposta dei, dott. Matthey 9§ 

Voimentc, colpiscano con simiglianza perfetta nel me- 
desimo pensiero e nella stessa scelta di vocaboli ad 
esprimerlo ; e che ciò non ostante avvenga per caso, 
e non per plagio del più recente sovra i più antichi 
il doppio uniforme incontro di concetto e di parole. 
Io creda pur chi vuole , io no certamente : che non 
mi sento tanta dose di credulità. Tengo ferma al con- 
trario la mia opinione nel caso presente, e dico che 
siccome Beaumarchais fu proLabilmente plagiario di 
Brecourt, così con probabilità che vai certezza l'ano* 
nimo L. P. lo e stato di Brecourt e di Beaiimai'- 
chaisi 

Come è stato facile con le cose sin qui dette il 
convincere di plagio drammatico poco men che let- 
terale SI nel concepimento come nelle espressioni il si- 
gnor L. P. , così , cred' io ^ sarà facile il mostrargli 
avere egli lavorata la tela del suo Ipocondriaco sul- 
le traccie del Malade imaginaire di Molière* E quan- 
do saranno state eposte le generali e le particola- 
ri analogie , che stabiliscono altrettanti pUnli di con- 
tatto fra queste due commedie , e mostrano nella 
prima se non una copia servile , almeno una imi- 
tazione sensibile della seconda , non so se il let- 
tore sarà quanto basta indulgente o credulo per sot- 
toscriversi o prestar fede alla protesta dell' anoni- 
mo L. P. {pcig. a 2) di non aver ancor letto le due 
commedie l'Aramalato immaginario e il Medico per 
forza , che non sono le più applaudite del Molière. 
Sia pur di questa ; ma di quella no certamente, che 
in quanto a me son persuaso esser codesta una bel- 
la e buona menzogna letteraria , piccolo peccato di 
cui non soglion guari gli eruditi avere scrupolo, 
o sentire morso di conscienza. Presentati che avrò 
i promessi ravvicinamenti , cui con solerte industria 
s*ingegna di scansare il mio contraddittore , lasce- 



r)6 Scienza 

rò che il lettor decida se ho ragloae o torto di 
non dar credenza alle parole del signor L. P. Si 
venga dunque alla dimostrazione. 

Col significato del titolo delle due commedie 
principiano le loro rassomiglianze. La maniera di 
esprimere questo titolo è diversa : ma il senso po- 
co pili poco meno dobbe riputarsene uguale. In real- 
ta l'ipocondriaco è uomo fisicamente ammalato , il 
quale moralmente fantastica sulla propria salute , 
ed erroneamente crede stabilito nel suo corpo l'em- 
porio di tutti i mali. Ogni malattia che si nomina 
in sua presenza , egli non manca di appropriarsela 
e di farne l'oggetto de'suoi malinconici terrori. Ad 
una tale stranezza di spirito accennano gli spaventi 
e le costernazioni di Argan , protagonista del Ma- 
lade imaginaire , nella scena quinta dell'atto terzo , 
quando il dottor Purgon suo medico , sdegnato ch'egli 
abbia ricusato un lavativo da lui prescritto , gli mi- 
naccia una processione di malattie tremende in ca- 
stigo futuro della sua disobbedienza. Da ciò si co- 
nosce chiaramente che sotto il nome di Malade ima' 
giiiaire Molière intende di ritrarre un ipocondria- 
co. Dunque il Malade imaginaire dell'autore fran- 
cese , e V Ipocondriaco dello scrittore italiano pre- 
sentano sulla scena in quanto alle genereli vedute 
un medesimo personaggio. Di ciò conviene lo stesso 
anonimo L. P. , chiedendo alla pagina a5: Cosa è un 
ipocondriaco se non un malato imaginario ? Laonde 
non è maraviglia se i due protagonisti si rassomi- 
gliano puranco nel fondo del carattere , che con- 
siste in una smania stravagante di credersi , di 
dirsi e di voler comparir malati , e di piiì in una 
cieca illimitata fiducia nella medicina e nei medici. 
E se a questo tratto comune e principale si aggiun- 
ge presso il conte Longavita , l'eroe ^c\V Ipocondria" 



Risposta dkl dott. Matthsy 97 

co , quello particolare ed accessorio del molt'odio al 
sistema di Le Roy inspiratogli da'suoi medici , er,t 
queir aggiunta necessaria per dare maggior risalto 
alle iodi di cui l'anonimo L. P. largheggia ia onor 
della medicina curativa. 

Ma non è soltanto fra i litolari delle due com- 
medie che si ravvisa una ben marcata uniformità : 
molta ve n' ha parimenti nella massa totale degli 
interlocutori, specialmente di quelli che sono essen- 
zialmente annodati all'intreccio dell'azione. Dei per- 
sonaggi episodici non discorro : ne ha la commedia 
francese , ne ha l'italiana , e questa più di quella , 
forse per distrarre il lettore , e disviarlo dal sen- 
tiero retto che lo condurrebbe subito allo scopri- 
mento della imitazione. Intanto come attori primarj 
nel Malade imaginaire vi sono Argan , Belina sua 
moglie , Angelica sua figlia , Cleante amante corri- 
sposto di Angelica , il dottor Dyafoirus padre , il 
dottor Dyafoirus figlio , destinato sposo di Angeli- 
ca , il dottor Purgon medico di Argan , Fleurant 
speziale", Antonietta fantesca. Similmente nell'//;oco«- 
driaco vi sono il conte Longaviti , Eleonora siia 
moglie, Luisa sua figlia, Durral amante riamato di 
Luisa , il dottor Lancetta medico del conte, il dot- 
tor Lorenzo suo figlio , designato marito a Luisa , 
il dottore Aconito , Eustachio farmacista e Giulietta 
cameriera. L'insieme di questi personaggi, cosi ana- 
loghi di numero e di qualità , oltre al tessere una 
tela scenica che nei generali rapporti dell'azione ha 
molto di somiglievole in ambo le commedie , ese- 
guisce anche nelle relazioni individuali certi atti , 
i quali pel concetto e per l'espressione si rassomi- 
gliano cotanto, che l'incredulità la più assoluta non 
può accogliere il sospetto di una anticipata cogni- 
zione delle fonti da cui son tratti. Tanti incontri 
G.A.T.XXXVIL 7 



r)^ Science 

uniformi , tante circostanze uguali , clie pur si tro- 
vano qua e Va. ne' due drammatici componimenti , 
pajono impossibili a concepirsi come semplici pro- 
dotti del caso e dell' azzardo. Per esempio i due 
protagonisti senza consultare l'inclinazione delle lo- 
ro figlie , senza badare alle sproporzioni o di ran- 
go , o di convenienza, o di ricchezza , sono infatuati 
entrambi della voglia di maritarle a dei medici t e 
perchè ? Per aver iii seno alle proprie famiglie con 
chi sfogar la brama irrequieta di parlar sempre de' lo- 
ro mali , e per chi saziar quell'altra non meno sma- 
niosa di medicarsi senza posa , facendo de' suoi cor- 
pi due ambulanti farmacie. Perciò nel Malade ima' 
^inaine Argan dichiara fra la scena quinta del pri- 
mo atto ad Angelica che la destina sposa al dotto- 
re Tommaso Dyafoirus ; e cosi il conte Longavita 
nel soliloquio della scena quinta dell' atto primo 
AeW Ipocondrico annunzia che ha risoluto d'impal- 
mar Luisa al dottor Lorenzo. E questi due sposi 
dottori hanno ciò di comune , che ambo sono usciti 
di fresco dalle scuole di Parigi , e vengono presen- 
tati ai due visionar) dai loro rispettivi genitori ; 
ed hanno ciò di diverso , che l'uno , il dottor Tom- 
maso Dyafoirus , k un vero barbagianni , un novi- 
zio collegiale , uno stolido perfetto , che fa tutto 
goffamente ed a controsenso , che appresta co' suoi 
discorsi manierati e sciocchi nobil pasto di risate 
alla conversazione: e da Angelica, alla quale si av- 
visa di dirigere sdolcinate e ridicole parole d'amo- 
re , altro non raccoglie che ricca messe di rifiuti « 
di scherni , e d'ironie ; laddove il dottor Lorenzo è 
un francone imperterrito , un ignorante presuntuoso 
ed un gonfio parolajo , il quale fra l'altre cose per 
far sapere che ha studiato a Parigi parla una lin- 
gua spropositata mezza francese e mezza italiana ; 



Risposta del dott. Mattiuy 99 

e dai vezzi e dagli atti impertinenti e liberi eoa 
che si sforza di conquistar l'affetto di Luisa , altro 
non riscuote clie un potentissimo schiaffo. Tutto 
ciò si vede nella scena quinta e sesta del second'atto 
del Malade imagiiiaire ; nella decima terza dell'alto 
primo , e nella settima dell'atto terzo AeW Ipocon- 
driaco. Nelle quali scene è pure da leggersi quel 
famoso dialogo consultivo tra i dottori padri e figli 
intorno alla salute deVisionarj ed allo stato della 
loro circolazione, che io ho rammemorato come pro- 
va di plagio alla penultima pagina della mia ri- 
sposta 9\ Jilarmonico ^ e che a respingere l'accusa 
tenta di spiegare a suo vantaggio l'anonimo L. P. 
alle pagine 28 e a4 della Contro-critica , reciimi- 
iiando anzi contro di me col pretendere esser falso 
che Diaforio ed il di lui p^lio parlino di questa 
circolazione. Oh bella ! Ma di grazia m'insegni un 
poco il signor L. P. ; dello stato di qual funzione 
del corpo umano s'interessano i medici allorché ta- 
stano il polso ad un infermo ? Naturalmente egli mi 
risponderà, di quello del circolo sanguigno, se pur 
non falla la fisiologia patologica. Basta così. Uno 
strafalcione così massiccio si perdona al non essere 
medico , ed all' averne fatta la protesta. 

Intanto , perchè il lettore possa giudicare del 
valore delle difese del signor L. P. , siano qui ri- 
portati letteralmente i due squarci francese ed ita- 
liano , l'uno originale , l'altro imitativo , racchiu- 
denti il tema e le parole della doppia consulta- 
zione* 

E prima nel Malade imaginaire» 

Monsieur Dyafoirus. Nous allons , monsieur , pren- 
dre couge de vous. = y//g^a«. le vous prie, mon- 

7* 



lòò Sciènze 

sieui' , de nio dire un peii comment je suis. = Moti» 
sieur Dyafoirns lui taste le pouls- AUons , Tho- 
mas , prenez l'aulre bras de monsieur, poiir voir si 
vous scaufez porter un bon jngement de son pouls. 
Quiddìcis? = Thomas DjaftiriiSi Dico, qua le pouls 
de monsieur , est le pouls d'uri homme qui ne se 
porte point bien. =^ Monsieur Dyofoirus* jBon. = 
Thomas Dynfoirus . Ou' il e>t duriuscule pour ne 
pas dire dur. =» Monsieur Dyafoirns. Fort bien. =3 
T/iomas Djafoirus. Repousaiit. == Monsieur Dyafoi' 
rus. Bene. =: Thomas Djafoirus. Et mesrae un pett 
caprisant» =» Monsieur Dyafoirus. Optimé- ecc. 

Poi neir Ipocondriaco^ 

Lan. Datemi il polso [toccagli il polso). Dottor Lo* 
renzo, a voi quell'altro. == Lor. Voyons. = Lan. Cor- 
po di Galeno ! . * vi son de' guai. = Con. Oimb ! .. == 
Lan. Sentite , dottor figlio. = Lor. He'las ! c'est un 
diable ce pouls la. Gaprizant , vomantique , spleni- 
que ! =( Con. Parlate italiano per carità. = Lan. 
Sentite Tarteria assilare ! =* Lor. Sembra affogata nel 
sangue. == Con>. Dunque m'aiTogherk ...«=« Lan. Or- 
goglioso alla pressione. Lar. Ottuso. =■ Lan. Benis- 
simo : dite puranclie semifebbrile» Lor. Fort bien. 
( lasciano i polsi ) ecc. 

Si paragonino questi due passi l'uno coU'altro ,, 
e si neglii da chi n'ha coraggio che non sembrino 
{rateili carnali per l'inrenzione , per l'orditura e per le 
parole. Non è poi strettamente vero che il consulto 
dei Dyafoirus padre e figlio finisca senza alcuna or- 
dinazione , come pretende l'anònimo [pag. a5) » giac- 
che , dopo aver deciso che il male è alla milza an- 
ziché al fegato ove lo colloca Purgon , gli consi- 
|2;liatto di mangiar molto arrosto la vece di assai 



Risposta dsl dott. Mattiiey ioi 

lesso , come gli vion prescritto ; e siccome il sedi- 
cente infermo obbietta che Purgon appunto lo vuol 
malato negli organi biliari , e gli ordina carne ar^ 
l'ostita, Dyafoirus padre risponde che milza, fegato , 
lesso , arrosto è tutt' uno , e che si trova in ottime 
mani ! ! ! Vero egli h che non prescrivono un cli- 
stere come i dottori Lancetta padre e figlio , i qua^ 
li ne compongono uno che il conte chiama dotto , 
perchè dee guarire e saziare. Ma affinchè non man^ 
chi neppur qui la parità , uno ne ordina il dottor 
Purgon, indente y egli dice, et forme dans toutes 
Ics regles de Vart , che non vien preso da Argan , 
nella stessa guisa che non riceve il conte Longa-- 
vita quello di cui i dottori Lancetta han lasciata 
la formola partendo. E per causa di cotesta dere- 
tana ripulsa data dai due visionarj indocili a così 
salubri ed eruditi serviziali , nasce quel terribile scop^ 
pio d'ira e di sdegno dei medici contro i malati , 
che forma l'argomento della scena quinta dell' atto 
terzo del Malade iina^inairc , e della scena sesta 
dell'atto secondo àp\V Ipocondriaco , le quali se con- 
frontate in massa non si riconoscono per sorelle ger- 
mane , non so ove sarà più possibile di ritrovare 
parentela letteraria. Nella commedia francese il dot^ 
tor Purgon , che ha sapulo non essere stata esegui- 
ta per colpa del malato l'ordinazione del lavativo , 
entra furibondo sulla scan^ chiamando la condotta 
di Argan une ardiesse bien 'grande , une etrange 
rebellion d' un malade contre son medecin , une 
action exorbitante , un attentai enorme contre la 
medicine , un crime de leze-rfaculté , qui ne se 
pout assez punir. Di poi gli dichiara che rompe 
commercio non lui , che non vuol più alleanza con 
lui , e che per terminare ogni relazione con lui , 
§cco (a donazione Qhe faceva a SUQ nipote in fd^ 



ina S e I E N z K 

-j'or del matrimonio. Piosiegue, e sempre adirato £^11 
in lima, che non a\^en<lo voluto guarire per le sue 
mani ^ essendosi sottratto aWobbedienza che si deh~ 
be al proprio medico , ed essendosi dichiarato ri- 
belle ai medicamenti che gli ordinava , lo abban- 
dona alla sua cattila costituzione , all^ intemperie 
delle sue viscere , alla corruzione del suo sangue « 
atC acrimonia della sua bile ed alla feculenza de' suoi 
umori- Termina facendogli l'appresso funestissimo va- 
ticinio , che io riporto originalmente. Et je veux 
quavant quii soit quatre jours -vous deveniez dans 
un état incurahle ^ que vous tombiez dans la bra-^ 
djpepsie , de la bradypepsie dans la dyspepsie , de 
la dyspepsie dans Vapepsic , de Vapepsie dans la 
lienterie , de la lienterie dans la dissenterie , de 
la dissenterie dans Vhydropisie , et de Vhydropi&ie 
dans la privation de la vie , ouvous aura conduit 
lettre folle. Vediamo ora come si comporta il dot- 
tor Lancetta col conte Lon»avita nella commedia 

o 
italiana. 

Il conte Ila trasgrediti per ogni verso gli or- 
dini del medico : ne si è fatto cacciar sangue , ne 
hi ricevuto quel benedetto serviziale , vero pomo 
di discordia , e malaugurata cagione di tanti gal- 
lo-italo-madici furori. Arriva il dottor Lancetta , e 
fa le maraviglie in vedendo il conte , il quale in 
vece di starsene a letto come si addice ad un in- 
fermo salassato ed intestinalniente fomentato , par- 
la fra se di ordinarsi da colezione un merluzzo <, 
una grossa anguil . . . Ma quando il dottore sen- 
te dalla bocca del conte , che ne la vena è stata 
punta , ne si sciacquarono le budella , ei prorom- 
pe sdegnosamente in tali accenti : Com' è questa fac' 
cenda ! Ho ben ragione di adirarmi con voi. Quest* 
è un imperdonabile disobbedienza : è un prendersi 



Risposta del dott. Mattiiey io3 

giuoco del vostro medico j è un aperta insolenza. Ed 
al conte, che lo scongiura di ascoltarlo, replica colla 
medesima iraconda impetuosità: Pia non 'v'ascolto x 
da questo momento rinuncio alla vostra cura , ed 
anche alle nozze che mi avete progettato- Sappia' 
te ohe io vedo il vostro interno morbo come il vo- 
stro sembiante : che quella fame in voi è una ter- 
ribile pseudoressia , che l'idrocefalo vi minaccia , 
e che r idrocefalo è idropisia di capo sorella dell' 
ipocondria. E per coronare degnamente questo gar- 
bato assortimento d'invettive , lo licenzia a un di- 
presso come Purgon congeda Argan , dicendogli in 
tuono disprezzante ed autorevole ; Andate : vi ab- 
bandono alla pessima vostra costituzione , alla pra- 
vità de* vostri umori , ali indomabile vostro teni" 
peramento. Se queste non sono imitazioni prette ; 
se questi non sono ricopiamenti malaccorti , me n'ap- 
pello ai giudici della letteratura , e loro chieggo 
cosa s'abbia a far di più per essere sentenziato in- 
nanzi al loro tribunale di rapina letteraria. 

Ma non basta. A tante e si gagliarde prove dall' 
anonimo L. P. accumulate contro se stesso egli ha 
voluto , non so da quale genio spinto , apporre il 
suggello finale di pienissima confermazione per mez- 
zo de' due seguenti tratti di ricopiata originalità, che 
qui io pongo ultimi , e co' quali termino que- 
sta mia prolissa cicalata. Uno è di fatto , l'altro è 
di espressione t ma d' arabo il somigliarsi è per- 
fetto. All' apparir dei due dottori Dyafoirus pa- 
dre e figlio nella scena quinta dell' atto secondo 
del Malade imaginaire , Argan porta la mano al 
berrettino , e senza levarselo dice : Monsieur Pur- 
gon , monsieur ni a défendu de découvrir ma te-- 
te. P^ous cstes da métier , vous scave z les conse- 
quences. E così alla scena undecima dell' atto pri= 



I o f Scienze 

ino dell' Ipocondriaco , il conte Longavita facendo 
le sue scuse al professore medico , per non aver- 
lo conosciuto , si tocca il berretto per formalità , 
e gli dice t Mi perdonerà se non mi scopro. Son 
facile a costiparmi , e sono anche ammalato. Nel- 
la scena seguente, cioè nella sesta, medesimo atto del- 
la commedia francese, in mes^zo al dialogo consultivo 
dei Dyafoinis sul polso di Argaa, il dottor Tomma- 
so figlio rispondendo al padre asserisce che questo pol- 
so est duriusciile poicr ne pns dire dar. Il qual 
sentimento sfigmico-patologico va tanto a sangue all'au- 
tore dell' Ipocondriaco , che senza riflettere al peri- 
colo cui va incontro di plagio grossolano facilissimo 
a scoprirsi , lo ricopia tal quale, e tal quale lo met- 
te in bocca al dottor Lancetta, cui fa dire nella sce- 
na sesta , atto secondo dell* Ipocondriaco medesimo , 
mentre esplora l'arteria del conte Longavita , che // 
polso è duroncolo per non dir duro. Questa è ver- 
sione fedelissima ; anzi per renderla vieppiù rigorosa 
l'anonimo L. P. impone silenzio al suo diletto puri- 
smo, e conia di botto la parola duroncolo , che non 
fu mai italiana , od almeno non figura nell' etrusco 
venerato statuto di nostra lingua , per tradurre a 
sua posta il diminutivo duriuscule del testo francese. 
Dopo tante prove, e dopo queste ultime special- 
mente, che debbono introdurre la persuasione di pla- 
gio multiforme nell' animo anche il più ritroso ad ac- 
coglierla, andate, se potete, a credere al signor L. P. 
qisando vi accerta con inudita franchezza a facce aa 
della ContrO" Critica , che non avea ancor letto . . . 
V Ammalato immaginario , e che va a me medesi- 
mo {debitore ddla conoscenza di tale commedia. 
Grave colpa ella è lo appropriarsi od in tutto od 
in parte le altrui produzioni d'ingegno. Imperdona- 
bile goffaggine ella è lo irapadronirsen* ia modo ch« 



Risposta del dott. Matthey io5 

al primo scruti/iio dell' occhio se ne disveli l'usur- 
pazione. Pazza turpitudine ella è il negare il rapi- 
mento scopertone , e lo impugnar così la verità co- 
nosciuta- Di questo triplice reato si e fatto colpe- 
vole l'anonimo L. P. Se a proferirne sentenza si chia- 
ma la critica severa , ei sarà condannato , non ^ da 
dubitarsene. Ma pure una non so quale dolcezza gli 
rattemprera il duolo della condanna nel vedere ap- 
plicata a' suoi casi , precisamente in quel senso che 
a lui piace , la parola catastrofe. Mi accusa (pag. 29) 
di aver commesso un grave errore , intitolando ca- 
tastrofe lo scioglimento della commedia : imperoc- 
che la catastrofi: , che equivale a disgrazia , appar- 
tiene alla tragedia. Questa volta ei s' abbia pur 
ragione , quantunque il P. Rapin , il cui senti- 
mento io ho seguito , dica espressamente nelle Jìi- 
flessioni sulla poetica : Si Von veut y fair e un 
peu de rejlexion , on trouvera que le defaut le 
plus universel des comedies est que la catastrophe 
n'en est pas naturelle. Ma il P. Rapin , ed io con 
lui andiamo errati : all' incontro coglie nel vero l'ano- 
nimo L. P. Così i suoi giudici , cioè tutti i suol 
lettori, avran dritto a sentenziare che l'esito di que- 
sta gara medico-filarmonico-drammatica è stato per 
lui davvero una catastrofe. 

Di Viterbo 9 settembre 1827. 

Dottor Giuseppe Matthey. 



io6 



Lettera del doti. Tommaso Hodgkin al dott. Carlo 
Aston Kej sopra un argomento patologico (i). 

Amico pregiatissimo. 



P, 



robabilmente ti sovverrà avprmi mostrato , sono 
pochi mesi , uno stato particolare delle valvole dell' 
aorta, il quale col portare il loro rovesciamento in- 
dietro verso il ventricolo , le rende inette all'esecu- 
zione dell' ofHcio cui sono destinate. 

Sebbene i disordini delle viscere toraciche sieno 
stati per alcuni anni l'oggetto speciale della mia at- 
tenzione, il vizio in quistione era tuttavia nuovo per 
me , e sembia che sia egualmente sfuggito all' osser- 
vazione di quei patologhi, ai quali andiamo debito- 
ri principalmente per la cognizione che possediamo re- 
lativamente alle malattie del cuore. Ne Corvisart, ne 
Laennec , ne Bertin , Rostan , Bouillaud , e Andrai 
ne hanno fatta menzione. Dacché il primo esera- 
pio mi è stato da te mostrato , io ho avuto il van- 
taggio d'imbattermi in altri due o tre casi da aggiun- 
gere ai tuoi. In mancanza di una miglior descrizio- 
ne , forse non troverai privo d'interesse il seguente 
abbozzo. 

Ad evitare una circonlocuzione , e per difetto 
di un nome migliore , designerò col vocabolo retrO' 
versione delle valvole il morboso stato delle mede- 
sime , il quale fa si che esse cadano verso il ventri- 



(i) Articolo comunicatoci gentilmente dal celebre sig. 
professore cav. Morichlui, 



Patologia 107 

colo, in luogo (li clnudere efrettivamente il vaso con- 
tro il riflusso del sangue. 

Le valvole, tielle quali questo vizio e nato, han- 
no il loro margine libero consideraLilmente rilassato 
e disteso ; quindi allorché esse si ergono e sono ap- 
plicate ai lati del vase , in luogo di formare una li- 
nea quasi retta, o piuttosto concava, ne formano una 
curva con la sua convessità all' insù. In qualche ca- 
so v'ha una manifesta lacerazione del margine. La tes- 
situra delle valvole è più o meno ispessita , e l'ap- 
parenza dei corpicciuoli di Aranzio è quasi perduta. 
Il punto dove il labbro della valvola e connesso con 
la parete del vaso sembra essere la principal sede del 
morbo. E qui , o vicino a questo punto, che s'incon- 
tra la lacerazione di sopra mentovata , quand' ella 
abbia luogo : e quasi sempre la porzione dell' arte- 
ria , alla quale la valvola è attaccata , è ingrossata 
e tratta all' ingiù, assumendo l'apparenza di una car- 
nosa colonna , e dando a divedere che un notevole 
grado di stiramento è stato sopra di lei esercitato. In 
verun caso, nel quale io mi sia avvenuto, le tre por- 
zioni della valvola sono tutte egualmente viziale: quel- 
le che corrispondono alle origini delle arterie coro- 
narie, sonno principalmente o unicamente affette. Uno 
stato più o meno morboso dell' arteria ha concorso , 
senza eccezione , alla retroversione delle valicale. In 
alcuni casi v'è stato meramente un piccolo ineguale 
ingrossamento , con disposizione al deposito terroso. 
In altri quest' ultimo vizio è stato molto più consi- 
derevole , e accompagnato da dilatazione dell' ar- 
teria. 

Avendo descritto le morbose apparenze, passo ad 
offerire poche considerazioni sopra la sua natura e 
cagioni; e dopo ciò darò uno o due esempii, con la 
speranza che ove sieno seguitati da ulteriori investi- 



io8 Scienze 

gazioni , i sintomi clolla malattia vn-ranno così rav- 
vicinati e collei^ati alla m.ilattia sLes:>a , da renderne 
bastevolmente facile la diagnosi. 

La semplice ispezione della parte indurrebbe a 
dirittura ad attribuire la lesione ad una causa mec- 
canica. In qua) altra maniera può darsi conto della 
lacerazione del lembo della valvola , o dell' allunga- 
inento della parte dell'arteria, cui egli aderisce? Che 
siffatte cagioni talvolta agiscano su questa parte, ne 
abbiamo prova abbondante nella formazione dell' aneu- 
risma dell' aorta in conseguenza di uno sforzo vio- 
lento , nella forzata ritenzione del fiato ec. 

Una forza che si calcola capace di effettuare la 
dilatazione del principio dell'aorta, se agisce col mez- 
zo di un fluido , come per esempio il sangue , deve 
col premere egualmente sopra tutti i lati avere anco 
una tendenza a mandare il sangue indietro verso il 
cuore. 

Abbenchè io non abbia avvertito che un tal vi- 
zio sia stato per lo addietro notificato da alcun au- 
tore , come occorrente nelle valvole dell' aorta , pur 
non mancano nelle pubbliche opere casi di parziali 
rotture avvenute in altre parti del cuore , in conse- 
guenza di un urgente sforzo. Corvisart ha pubblica- 
to tre casi , nei quali erano rotte le colonne musco- 
lari del ventricolo e i tendini delle valvole in segui- 
to dell' anzidetta cagione , e Laennec e Berlin ne 
hanno aggiunto degli altri. Un precedente stato mor- 
boso della struttura dell'arteria è probabilmente una 
condizione importante , come cagione predisponente , 
e la sua dilatazione può anche contribuire ad indur-^ 
re la retrovertione delle valvole , precisamente come 
Bichat spiega l'azione imperfetta delle valvole delle 
vene, 



j? A t O L O O t A lOf) 

Il caso 11. i , quello appnìito nel qliale la letro- 
x'-ersione delle valvole era per la prima volta da te 
osservata , esibisce il guasto in una maniera ben man- 
cata. Sono già alcuni anni da die fu delineato il pez- 
zo patologico , ed io non ho notizia di altro sintomo 
che caratterizzasse la malattia all' infuori dell' ana- 
sàrca. Il cuore era di molto aggrandito. 

Il secondo esempio occorreva in un uomo vigo- 
roso e ben complesso di circa 3o anni di età. Egli 
«ra ammesso nello spedale di Guy il aQ marzo pas- 
sato , avendo grave affezione di petto , dalla quale 
era travagliato già da qualche tempo. Prima dell' in- 
gresso gli era stato tratto sangue , ma senza sollie- 
vo , e dopo la sua ammissione gli fu ripetuto il sa- 
lasso senza una notevole diminuzione de' sintomi. Egli 
avea grande dispnaea con ansietà e palpitazione. Mo- 
ri il 2 di aprile. 

Io rare volte ho veduto questo infermo durante 
la sua vita , e non l'ho con le mie mani esaminato 
per mezzo dello stetoscopio. L'impulso comunicato 
all' orecchio del cilindro si diceva essere ben forte, 
ma non distinto dal cos\ detto hrnit de scie. 

Sotto l'ispezione del cadavere le valvole deU'jaor- 
ta si trovavano nello stato, quale ho disopra descrit- 
to , e quale un colpo d'occhio alla preparazione n. 2 
renderà perfettamente intelligibile. Il cuore stesso era 
xlì larga misura , le sue cavità dilatate , e le pareti in- 
grossate. Poco fluido era nel pericardio. Il lato sinistro 
del petto portava segni di recente infiammazione della 
pleura. Una considerevole porzione de'polmoni era epa- 
tizzata , ed un piccolo tratto avea sofferto per la 
polmonale apoplessia. Il polmone destro , abbenchè 
più denso del naturale , e contenente molto fluido 
sievoso-sanguigno , era non pertanto assai più per- 
«loabile all'aria d«l sinistrai. L'addome conteneva circa 



Ilo Scienze 

due galloni di un siero giallo vivo limpido. Le al- 
tre apparenze notate in questa cavita erano di poca 
importanza , ed estranee al nostro subietto. 

Non molto dopo mi sono imbattuto in. altro 
esempio di quest'affezione, nell' esaminare il cadave- 
re di un infermo del dott. Cholmeleys. 

Cotesto individuo venne nell' ospitale il 5 di 
aprile. Il suo addome era disteso da ascite , le estre- 
mità inferiori sommamente edematose , e soffriva gran- 
de difficolta nella respirazione. 11 petto era esami- 
nato il 23 del mese. Il lato destro metteva un suo- 
no ottuso , fuorché nella parte superiore. Il difet- 
to della respirazione coincideva coli' ottusità del suo- 
no. j;Nella parte sinistra il petto era più risonan- 
te , e la respirazione poteva udirsi accompagnata da 
un romor sonoro. L'azione del cuore era irregola- 
re. L'impulso tumultuoso e forte con piccolo suo- 
no. Alcune delle contrazioni del cuore non si per- 
cepivano al corpo. Le pulsazioni delle arterie ca- 
rotidi erano forti ed accompagnate dal bruit de scie. 
Un secondo esame , pochi giorni dopo , dava si- 
mili risultanze : se non che il bruit de scie non 
così a lungo seguiva le pulsazioni delle carotidi. 
Il inalato morì nel giorno 3i. 

Molte pleuritiche adesioni osservavansi nel la- 
to destro del petto , il quale conteneva una con- 
siderevole quantità di siero. L'anteriore e superior 
parte del polmone era ancora permeabile all'aria, 
ma la maggior parte era molto compressa e conden- 
sata. Il polmone sinistro generalmente ammettevi, 
l'aria , ma quantunque crepitante , la sua tessitu- 
ra era più stretta e ferma del naturale. I bronch 
eran pieni di mucco , e la membrana che li rivesti 
era intensamente rossa. Il pericardio generalmente . 
strettamente aderente al cuore , il quale toccava qua» 



Patologia in 

sì il triplo della naturale misura. Ambe le orecchiet- 
te mirabilmente dilatate , ed i margini lendinosi delle 
valvole auricolo-ventricolari erano alquanto inf;ro.s- 
sati. Entrambi i ventricoli allargati , colla difieren- 
«a che mentre lo era ad un leggiero grado il de- 
stro , per contrario il sinistro era tanto ingrandito 
da Contenere una mano di mediocre -"grandezza ri- 
stretta in pugno. Le sue pareti di molto ispessite; 
ma quelle del ventricolo destro poco alterate. Fa- 
cendo una sezione trasversale del cuore a sufficien- 
te distanza dal suo apice , si poteva portar via uà 
pollice e mezzo circa della sinistra cavita , lascian- 
do intatta e ciiiusa la destra. Eravi la retroversio- 
ne di due delle valvole dell' aorta , siccome può ve- 
dersi nella figura n. 3. L'arteria in questo caso non 
mostrava dilatazione , e pochissimo si discostava dal- 
lo stato sano. Una considerevole effusione sierosa si 
presentava dentro il peritoneo , e in generale un 
accresciuto grado di vascalttrità nella membrana mu- 
cosa dello stomaco e delle intestina. 

Sebbene io mi persuada che i due casi da me 
or ora esposti sieno mancanti in alcuni rilevanti par- 
ticolari , e specialmente nell' istoria del loro prin- 
cipio , pur nullameno ritengo che in mancanza di 
altri casi simili più completi , forse un qualche 
vantaggio può trarsi da essi. In primo luogo noi 
possiamo osservare che in comune colle altre affe- 
zioni delle valvole aortiche , la retroversione era 
congiunta alla dilatazione e ingrossamento del ven- 
tricolo sinistro , ; sintomi del qual vizio erano ap- 
palesati dallo stetoscopio ; - che il polso al carpo noa 
era in proporzione dell' azione del cuore ; - e che 
a simiglianza di altre affezioni organiche del cuo- 
re , ella era accompagnata da grande ansietà , e mol- 
to disordine nella funzione del respiro. In aggiun- 



e 



112 Scienze 

ta a (jnesti sintomi comuni , ve n'era uno dì ca- 
rattere negativo , che non deve essere trascurato. 
La mancanza del bruit de scie , che accompagna le 
contrazioni dei ventricoli, forma un' importante dif- 
ferenza tra i casi precedenti e quelli nei quali la 
malattia delle valvole consiste nell' ingrossamento e 
nelle vegetazioni. 

Poiché la semplice ispezione delle parti vizia- 
te è sufficiente ad indurci a riferire la retroversio- 
ne delle vahole a cagione meccanica, possiamo natu- 
ralmente aspettarci di trovare l'istoria del comin- 
ciamento del morbo in accordo con questa suppo- 
sizione , e in luogo di rintracciare i sintomi in una 
metastasi reumatica, o in qualche altra forma di car- 
ditide , imparare che l'attacco è stato soggetto e con- 
secutivo alla formazione del vizio , e probabilmente 
non iscortato da carattere infiammatorio di qualche 
entità. Un caso , che precisamente riuniva queste cir- 
costanze , occorrevami nella state ultima in per- 
sona di un infermo del mio dispensario. 

La sottrazione di sangue avea recato piccolo, 
seppure un qualche alleggiamento : e questa circo- 
stanza tendeva anziché no a confermarmi nell' opi- 
nione da me formata , clie l'infermo patisse di re- 
troversione delle valvole. 

Con mio dispiacere ho perduto di vista cotesto 
malato , mentr' egli era domiciliato fuori del distret- 
to , nel quale noi siamo soliti visitare i malati nelle 
loro case. 

È molto probabile che l'affezione di cuore, alla 
quale i segatori vanno sottoposti, possa trovarsi con- 
sistere nella retroversione delle valvole. L'alta colon- 
na del sangue , la quale deve premere sopra le val- 
vole , quando le braccia sono alzate , sembra mol- 
to verisimile che produca un effetto di questa natura. 



Patologia ii3 

4"li 8 dèi passato mese io eia cliiaraalo a vcde- 
re una «iovine donna di circa 28 anni di età. Ella 
sembrava essere ben constituita e vigorosa. Il di lei 
aspetto era debolmente animato , ed esprimente una 
considerevole ansietà. Soffriva dispnaea , e grave op- 
pressione di petto. La sua respirazione era accompa- 
gnata da continuo gemito; pur nullaraeno ella pren- 
deva la positura orizzontale con piccolo disagio , e 
facilmente cangiava situazione nel letto. 

Avea tosse fretjuente , e piuttosto copiosa espet- 
torazione di tenace muco , intimamente meschiato con 
sangue viscoso ; specie di sputo sovente caratteristica 
del mal di cuore. Il suo petto mandava un suono 
ottuso nei precordii ; d' altronde^ egli era risonan- 
te, ma per verità di un suono piuttosto debole. 

La respirazione era in genere mucosa o cano- 
ra. L'impulso del cuore forte , senza alcuna rimar- 
chevole perversione di suono. Il polso accelerato , 
ma la sua forza non era in proporzione con l'azio- 
ne del cuore. La lingua umida e assolutamente di 
buon aspetto. Avea l'inferma un considerevole ana- 
sarca. Ella non era stata bene dal tempo dell' ul- 
tima sofferenza , che era stata veramente penosa , 
e l'avea lasciata soggetta a brevità di respiro , ed 
a ricorrenti svenimenti. I suoi recenti sintomi di 
maggior gravezza erano da tre settimane stazionarii. 
Io le ordinava un salasso di dodici once senza al- 
cun sollievo. Il sangue tratto non mostrava la più. 
lieve apparenza flogistica. Ella morì repentinamente 
circa il 12 giorno , avendo nella stessa notte parla- 
to sino a pochi minuti innanzi la morte. 

I fenomeni del precedente caso m'ìnducevano si 
fortemente a sospettare la Retroversione delle %mlvole , 
che io non esitai a dichiarare ([uest' opinione, innan- 
zi di procedere all'esame del cadavere, s\ a te, come 
G.A.r.XXX.VIL S 



ii4 Scienze 

al mio amico Eduardo Cock , che fu abbastanza tóril* 

piacente di assistermi. 

Antiche pleuritiche adesioni esistevano in artibé-* 
due i lati del pettoi Una piccola qiiantilìl di siero era 
versata. I polmoni , sebbene depertutto permeabili 
air aria , erano più dènsi del naturale , è alquanto 
edematosi. La membrana bronchiale era di un rosso 
scuro diffuso. Nel pericardio poco versamento sierosoi 
Il cuore era considerabilmente àrtìpliato , e dilatate 
le sue cavita. Le valvole eran tutte sane, ad ecce* 
zione di due dell' aorta , le quali erano retroverse ^ 
tome si vede nella figura 4. L'aorta ascendente di moU 
to dilatata , e le sue tonaclie ispessite ed ineguali per 
Copioso deposito di materia semicartilaginosa e ter- 
rosa. Bertin , col quale noi siamo disposti ad accor- 
darci nel riguardare questo stato dell' arteria come uri 
risultato di processo infiammatorio , dice che esso è 
isovente cagionato dall'uso degli spiriti ardenti. Il caso 
presente tende piuttosto a sostenerlo in questo giu- 
dizio , poiché ci venne riferito che il soggetto della 
precedente osservazione era stato una vòlta abituato 
all' uso abbondante de'Iiquori spiritosi. L'opinione di 
Bertin è inoltre avvalorata dal caso di un marinajoj 
che recentemente ho osservato. Egli era solito di tran* 
gugiare considerevoli quantità di spirito di vinok 
L'aorta in quest' uomo era molto dilatata , e notabil- 
mente carica di materia semicartilaginea é terrosa, à 
ne apportò la morte repentina aprendo l'esitò al san- 
gue , e formando uno squarcio di quasi quattro poi* 
liei in lunghezza. 

Riguardo al trattamento da essere adottato nei 
tasi di Retroversione delle valvole , nulla posso of- 
ifei-ite da lusingarmi che riesca di un qualche interes* 
Sé. iPosto il vizio di questa natura , il metodo da se- 
guirsi non può essere che palliativo , e di sola pre* 



Patologia ii5 

cauzione , e dee principalmente consistere nell' evita- 
re ogni sforzo ed eccitamento , e specialmente nel 
guardarsi contro quelle cagioni, che sono capaci d'in- 
durre sconcerti negli organi della respirazione, i qua- 
li tanto facilmente e fatalmente si accoppiano con quel- 
lo , di che abbiam tenuto proposito , come con mol- 
te altre affezioni del cuore. 

In riscontro alla tua breve e interessante osser- 
vazione , io ti ho vergato una lunga lettera, che omai 
è tempo che chiuda col sottoscrivermi 

Il tuo amico veug 
Tommaso Hodgxin 

NOTA — Mentre le precedenti pagine erano già. 
scritte, ho notato nell'opera del dott. Baillie Morbid 
j^natomy la seguente osservazione:,, Ne! museo di 
Hunter v'ha una preparazione che offre una delle 
valvole serailunari contratta e rotta a considerevole 
estensione. Per verità è molto raro che un tal gua- 
sto succeda , e in questo caso la rottura era si lar- 
ga che io mi persuado dover essere stata quasi subi- 
to fatale. „ L'autore nulla di piiì dice intorno il mio 
subbictto. 



Sui le teorie della combustione ^ e sulla loro injlucnza 
nelle chimiche classificazioni. 

V^uando io vo col pensiero riandando que' be- 
nefìci tratti di condiscendenza sovrana , che hanno 
alle deboli mie forze l'istruzione affidata di una del- 
le più belle scienze della natura , die di giorno iti 
giorno a giganteschi passi si avanza, e le sue di- 

8* 



i I Ci S g t e 5i z e 

ramazioni felicemente dilata a pèifezionaiiieuto di quasi 
tutte le naturali discipline e le arti : quando ri- 
fletto , che su quella cattedra stessa salir mi con- 
viene , che ragguardevoli filosofi accolse , e i miei 
insegnamenti dirigere a fiorita 6 coltissima gioven- 
tù ben meritevole di più perito cultore : quando mi 
veggio Tonor compartito d'essere annoverato a col-* 
lega di eccellentissimi professori , lustro e decoro 
di questa augusta università >, compreso io mi sen-» 
to dal più gelido sLigottimeiito. L'idea lusinghiera 
dell' onorevole conferitomi ministero grata impres- 
sione mi ecciterebbe ^ è vero , sul più vivo dell* 
animo ; ma uno sguardo eh' io volga al ristrettis- 
simo orizzonte in cui spaziano le meschine mie idee^ 
tutto il peso mi fa sentire dell' indossatomi inca- 
rico , estingue sul suo nascere ogni mia compia- 
cenza , e l'avvilito amor proprio amareggiato rima- 
ne dallo spiacevole sentimento della mia debolezza. 
Ma poiché adonta degli scarsi meriti miei, il dissira- 
pegno delle mie attribuzioni oggi mi chiama seco 
voi a trattenermi , giovani gentilissimi , che mi fa- 
te numerosa ed onorevole corona : poiché un trat- 
to di gentil sofferenza anche voi qui tonduce , pre- 
giatissimi colleghi, ad udirmi, scelgo a materia del 
nostro tratten imento un soggetto , che fu sempre 
riguardato , e lo è tuttora pe' nuovi importan- 
tissimi fenomeni che vi hanno rapporto , uno dei 
più interessanti nella scienza della chimica , cioè la 
teorìa della coinhustione , e della sua influenza sul- 
le classazioni de' corpi ; onde almeno se la rozza 
e mal ordinata esposizione delle cose non ne sarà 
meritevole , vaglia di per se stessa l'importanza del 
soggetto a conciliarmi la vostra attenzione. 

La prima dottrina , che ha servito di catena 
ad una infinita di pratici processi , che è stata quel 



TEOniE DELLA COMBUSTIONE 1 I7 

filo arianneo, il quale ha collegato insieme una molli-^ 
tudine di fatti sparsi , che costituivano l'ammasso in-: 
forme delle cliinuche cognizioni , la prima dottrina 
che abbia impresso alla chimica il carattere di una 
vera scienza , ed obbligato i coltivatori della me- 
desima a riferire a leggi e a principi generici i par-s 
ticolari fenomeni che la natura ci presenta , fu 
la teoria della combustione del prussiano Giorgio 
Ernesto Stahl , a cui tanto de' suoi progresi va de- 
bitrice la scienza nostra. 

Fu già opinione di Alberto Magno , che i me-; 
talli fossero terre impregnate di un piincipio infianii 
mabile : fu poi Becher , che in questo riguardò la 
eausa non solo della metallizzazione , ma ancora del- 
la combustibilità de' corpi : e il suo discepolo Stalli 
cercò di provare con una serie di ingegnose spe- 
rienze la verità di queste asserzioni. Esso vide die 
i legni, il carbone, gli olii, i grassi, il solfo bru-? 
ciando non lasciano che pochi residui , e questa 
volgare osservazione sempre pili lo confermò nell' 
idea , che esistesse in gran copia in tutti i com- 
bustibili la suddetta sostanza infiammabile da lui de- 
nominata Jlogisto , e che il fenomeno della combur 
stione non fosse , che l'emissione di questo prin- 
cipio , che parte dai corpi raggiando luce e ca^ 
lorico. Egli osservò , che il carbone bruciando qui^ 
si pienamente consumasi , e quindi il riguardò (|ual 
puro flogisto. Sperimentò poscia , che riscaldandolo 
colle terre metalliche , risultano de' metalli : e quin- 
di riguardò questo fatto come la prova , che i ma- 
talli non sono che terre unite al flogisto. Vide di 
più , che riscaldando lo stesso carbone , o flogisto col 
sale di Glaubero, composto di acido solforico e il so^ 
da , ottenevasi solfo e soda : e da questo speri? 
Oìento dedusse , che il combustibile sojfp sj pr§ f^fs 



I r S . ^ Scienze 

malo dalla conibinaxione dell* acido solforico al flo-- 
gislo. ; e quindi opinò essere esso la causa della 
combustibilità de' metalli non solo , ma di qualun- 
que altro corpo. 

Con queste ed altre simili esperienze Stalli cer- 
cò dimostrare la generale influenza del flogisto ne'fe- 
nomeni della natura , e fosidò per basi del suo si- 
stema , che tulli i combustibili sono o terre , o aci- 
di uniti a lui : cne tutte le volte cbe da essi svilup- 
pasi vi è combustione , e che i corpi cosi privati di 
flogisto cessano di essere combustibili , e che poi 
tornano ad essere suscettibili di bruciare, se lo rias- 
sorbiscono. 

Ora l'idea, che i corpi bruciando perdano qual- 
che principio , e consurainsi , quando in realta, non 
fanno che assorbirlo e crescer di peso , era un' idea 
consentanea non scio alla volgare osservazione delle 
comuni combustioni del carbone e delle legna, che 
dopo lo sviluppo del calorico e della fiamma non 
lasciano di visibile sotto forma di cenere , che una 
esile quantità di ossidi e di sali metallici ; ma era 
un' idea consentanea anche alla chimica filosofia di 
que' tempi , la quale non potea prendere ad esame 
i prodotti gazosi , cbe nelle combustioni si produ- 
cono , poiché l'arte non si era ancora arricchita de- 
gli apparecchi pneumato-chimici destinati all' impri- 
gionamento de' gas , che furono poscia inventati da 
Hales , e perfezionati da Cavendish. Non sono dun- 
que molto imputabili a Stahl gli errori delle sue 
dottrine flogistiche. Le scoperte e i progressi, che 
per mezzo delle sue fatiche fa l'uomo nelle scienze 
sperimentali , piiì che alla torza naturale del suo ge- 
nio , debbonsi talvolta ai mezzi, ai soccorsi, agli 
strumenti , che l'arte pone tra le sue mani , e l'ai- 



Teorie della combustionk 1 19 

lievo ìli Becher privo ili questi dovea necessaria- 
mente cadere in inganno. 

Non h da omettersi però , clie prima ancora 
dell' invenzione degli apparali idropneumatici la caW 
cinazione dei metalli offriva un ostacolo alla teoria 
del flogisto. Fin dal i63o Giovanni Rey in Fran- 
cia aveva osservato , che i metalli crescevano di pe? 
so nella loro calcinazione , e ne avea arditamente 
attribuita la causa ali' assorbimento dell' aria , seb- 
bene le torricelliane sperienze non l'avessero ancora 
dimostrata pesante. Fin dal 1G74 Mayow in Inghil- 
terra con ingegnose sperienze avea nelle combustio- 
ni dimostrata l'influenza di un principio contenuto 
neir aria , che avea riconosciuto esistere ancora nel 
nitro , e nel 1G81 in Italia l'imolese Barberio pro- 
fessore in Bologna esposte avea con più dettaglio an- 
cora analoghe teorie. Ma queste idee nuove e giu- 
ste , che tutta quasi aveano adombrata la dottrina 
pneumatica inventata in appresso , occlissate da quel 
fallace splendore delle dottrine di Stahl , che le men- 
ti abbagliava de' fisici , giacquero lungo tempo se- 
polte nell'obblio, e vi decorse un secolo e più pri- 
ma che fossero riprodotte. Alla fine però , specialmen- 
te dopo che comune si rese l'uso degli idro-pneumaT 
tici apparecchi, si conobbe col porre a calcolo l'in- 
fluenza dell' aria e i gazosj prodotti che si forpia- 
no nelle cliimiche combinazioni, che in tutti que' fe- 
nomeni, ne' quali Stahl avea sopposto l'assorbimenlq 
del flogisto , vi era l'emissione di una sostanza : e 
¥Ì era l'assorbimento di un principio in tutti quelli^ 
ne' quali esso ne avea immaginata remissione. Que- 
ste interessanti scoperte doyeano tosto atterrare 1^ 
teoria sino allora ricevuta, poiché non è troppo con? 
ciliabile un aumento di peso colla sottrazione di ur^ 
principio , e yiceyers^. JEppwirP 1* 4ett?iffa ^|.*.WÌii 



j 30 Scienze 

uà fu per quasi un secolo la tloniiiianle in tutta 
TEuropa. Il genio prussiano si era attirala l'am- 
mirazione , anzi la venerazione de' chimici tutti dei 
secolo XVIII. Non pii^i la natura, ma l'opera sola di 
Stabi era il libro cbe consultavasi : e se qualcbe spe- 
rienza lanciava un raggio di luce sfavorevole alle sue 
dottrine , piuttosto cbe a ricercare la veritk , si per- 
devano a ritrovare una illusoria interpretazione, cbe 
conciliar si potesse cogli abbracciati sistemi. Ma i 
fatti , che evidentemente contraddicevano alla teoria 
del flogisto, si moltiplicarono all'eccesso. Le sperien- 
ze di Bayen sulla calcinazione del mercurio , e quel- 
le ancor pii!i parlanti dell' italiano Beccaria eseguite 
colla più scrupolosa esattezza sulla calcinazione dello 
zinco , che trovansi esposte ne' suoi corsi del 1757 ^ 
e che poi furono dallo stesso Lavoisier partecipate 
con lettere inserite nella storia dell' accademia di Pa- 
rigi nel volume del 1773 , colpirono quell' acutissi- 
mo ingegno. Egli sentì tutto il pregio e la fertilità 
di queste scoperte : e sperienze aggiugnendo a spe- 
rienze sulla calcinazione de' metalli , sulla respirazior 
ne degli animali , sulla combustione de' corpi , egli 
con chiarezza maggiore di Pryestley e di Schede , i 
quali con lui dividono il lauvo della scoperta dell* 
ossigeno , mostrò che l'aria risulta di due distinti prin- 
cipi ' l'uno attissimo a calcinare i metalli , e ad alir 
raentare la combustione e la respirazione, poscia chia- 
mato ossigeno ; e l'altro affatto privo di ciascuna di 
queste tre proprietà , detto azoto ; e cosi finalmente 
Lavoisier, tolto ai ceppi dello stahlianisrao , ruppe il 
giogo dell' autorità , e l'energica voce de' fatti fece 
ammutire quella dell' errore e del pregiudizio. 

I prodotti di tutte le combustioni allora note fu- 
rono da lui accuratamente esaminati , ed acertossi col 
fatto, che in ognuna di esse il combustibile altro non 



TfORIB della combustione 13 1 

fa clic combinarsi con uno de'principj doll'aiia, Tos- 
siecno : e in viltà di questo assor])iniento cresce di 
peso , mentre Stalli opinava il contrario. Che vice- 
versa le calci metalliche e l'acido solforico , allor- 
ché si riscaldano col carbone , non formano de'com- 
posti con esso , come da Stahl supponevasi , ma cl'.e 
anzi è il carbone che toglie ad essi l'ossigeno onde 
formar con lui il gaz acido carbonico, che si disper- 
de neir atmosfera -. e che quindi queste calci metal- 
liche per divenire metalli, e l'acido solforico per di- 
venire solfo, hanno perduto in vece di avere acqui- 
stato un principio. In seguito di queste non equivo- 
che sperieaze, l'esistenza del flogisto diveniva non so- 
lo problematica , ma contraria ai fatti ; e da alcuni 
soltanto proseguiva ad ammettersi per render ragione 
dello sviluppo del calorico e della luce , che nelle 
combustioni producesi. Ma Lavoisier profittando del- 
le scoperte di Black, il quale con numerose spprienze 
provato avea , che i corpi emettono calorico alloichè 
diminuiscono di volume , e lo assorbono allorché si 
dilatano, lo che evidentemente dimostrano l'evoluzio- 
ne del fuoco nella siringa pirica di De Motiez, eie 
sperienze di Leslie sulla congelazione dell' acqua nel 
vuoto ; dopo avere osservato che nell' aria atmosfe- 
rica la base ossigeno esiste sciolta nel calorico allo 
«tato di gas , e che nel fenomeno della combustione 
lo abbandona per unirsi sotto uno stato piìi denso ai 
combustibili, attribuì a questa causa l'evoluzione del 
fuoco , e stimò inutile il ricercarne alcun' altra. 

Ecco i fatti , che evidentemente parlarono con- 
tro l'opinione del flogisto. Quindi questo agente, die 
secondo Stahl estendeva la sua influenza su quasi tut- 
ti i chimici resultamenti , divenne un ente chimerico , 
un solo punto di erudizione, e l'ossigeno subentrò in 
vece sua. La scoperta interessantissima di questo gas 



133 S C I E N X 1! 

costituì la Lase (iella teoria , c]iamelralment« opposta 
alla prima, eletta perciò nfifif/ogisfica. Ma ruomo con 
troppa facililk corre da un estremo all'altro, e spes- 
so accade che In viiium ducit culpae J^uga , si 
caret arte. Ed infatti come sino a quell' epoca si 
era attribuita ogni combusti e ne allo svolgimento del 
flogisto , cos\ yìer un completo rovescio si stabili al- 
lora , che in ogni combustione esservi doveva assor-r 
himento di ossigeno, E tanto alF idea dell' ossigeno 
si associò l'idea della combustióne , che essa si è sup- 
posta esistere come lenta e insensibile anche in que' 
casi , in cui i corpi si uniscono a quel gas senza 
sviluppare sensibilmente luce e calorico ; di modo 
che la combustione si è risguardata come sinonimo 
di ossigenazione '^ l'ossigeno , come l'unico sostegno ^ 
o pabolo della combustione : e quindi tutti gli al- 
tri elementi siccome ossigenahili , così pure combuv 
stibili , cioè capaci di essere dall' ossigeno lentamen- 
te o rapidamente combusti. Ma nel mentre che il 
nuovo sistema di chimica edificavasi trionfante sul-r 
le rovine del flogisto, ninno degli architetti si avvi-? 
de , che le nuove fondamenta mancavano anch' esse 
di sufficiente solidità , che ciob non si era accozzato 
ancora un cumulo sufficiente di materiali, il quale servir 
potesse di stabil base in tutti i lati alla pietra fon- 
damentale dell' edificio , cioè alla legge generale, che 
riconoscea nell'ossigeno il principio necessario per tut- 
te mai le possibili combustioni. Si tacciavano di vi- 
sionari e fantastici i seguaci di Stahl, come soste- 
nitori di un ente immaginario ; si condannava in es- 
si il difetto di abbandonarsi ai sistemi , che sono il 
romanzo della naturale frattanto che si raccomanda» 
va la sola osservazione de'fenomeni , che ne sono la 
storia , questi ne tutti , ne in tutta la loro estensio-? 
»e yefliyano esaminati. „ L'amor proprio ^ che m coti 



Teorie della combustione 13.3 

„ bene ispirarci la confidenza di noi medesimi,, ci sol- 
,, lecita a tirar conseguenze , che non derubano ini- 
„ mediatamente dai /atti ^talché siamo interessati a 
„ sedurre noi sfessi. „ Sono queste le precise parole 
di Lavoisier , esprimente una riflessione assai filo- 
sofica j e noi no!i abbiamo bisogno eli escire dal suo 
sistema per vederla applicala. 

Molle osservazioni e sperienze , sia detto a glo- 
jia di quel celeberrimo chimico della Francia , furo- 
no eseguite con quella rigorosa esattezza , che porta 
seco iì calcolo del peso e della misura , e si vide 
che in moltissime combustioni l'ossigeno è assorbito dai 
corpi. Egli è questo un fatto incontrastabile, cbe niu- 
na nuova scoperta potrà atterrare giammai; ed è più 
che bastevole a distruggere la teorìa del flogisto. Ma 
se l'ossigeno nella massima parte delle combustioni e 
assorbito , egli è un donar troppo all' analogia , egli 
è un discendere a deduzioni azzardate , in una pa- 
rola egli è un formar sistemi lo stabilire la massi- 
ma , che in tutte mai ìe combustioni possibili sia ne- 
cessaria la presenza di questo principio : massima 
che costituisce il primo canone della teorìa di La- 
voisier. 

Cosi pure egli è un fatto incontrastabile, che 
ne' prodotti , che l'ossigeno forma in molte combu- 
stioni , siavi condensamento de' parti. Ma se ciò non 
si verifica in alcuni casi , ella e una precipitata con- 
seguenza il fissare la massima , che il fuoco che si 
produce nelle combustioni sia tutto dovuto allo svi^ 
luppo de^ calorico latente , che possedea l'ossigeno 
innanzi la sua combinazione : secondo canone del- 
ia suddetta teorìa. 

E se queste leggi o canoni della dottrina an- 
iiiflogistica sono il risultato di precipitati giudizj , 



124 Scienze 

qiial maraviglia , se col progresso del tempo si sie* 

no riconosciuti in qualche parte fallaci ? 

Il I.° canone=c^(? in ogni combustione siavi 
assorbimento di ossigeno == non può pii!i riguardar-» 
SI in tutta la sua estensione per vero. Si è ornai 
arricchita la chimica di una ben numerosa serie di 
fatti , che ci manifestano combinazioni con isvilup- 
po di fuoco , senza che quella sostanza vi abbia 
la menoma parte. 

Il cloro, fatto passare in un provino bolla a 
bolla attraverso il gas idrogeno arsenicato , cagio- 
na un' istantanea infiammazione producendo dell' aci- 
do idroclorico , e dell' idruro di arsenico. 

Simile fiammeggiamento il cloro produce allor- 
ché si combina col gas ammoniaco , allorché si uni-» 
sce al fosforo , a diversi metalli , e particolarmen- 
te air antimonio. 

Evoluzione di luce e calorico pure accade , 
quando posti a contatto i cloruri metallici delle 
ultime quattro sezioni col potassio o col iodio , il 
cloro abbandona il metallo , cui era unito per por^ 
tarsi all'altro alcalino ; e quando posto l'acido idro- 
dorico a contatto co' suddetti alcalini metalli ad 
una temperatura sufficiente alla loro fusione , il clo- 
ro si determina abbandonare l'idrogeno cui era ade- 
rente per unirsi ai medesimi. 

Fuoco distrigasi dal cloruro di azoto , quando 
questo liquido esposto ad una temperatura di 3o 
centig. si risolve ne' suoi gazosi principi con vio- 
lenta detonazione , che fu valevole a privare di un oc- 
chio il celebre Dulong scuopritore di questo com- 
posto. 

Calore ancora si svolge quando l'iodio e i suoi 
composti si trovano in circostanze analoghe a quel-, 
le accennate riguardo al doro : se non che J'in-» 



TeORIB della GOMBUstlONE 1^5 

Censita è lìiinore , e la luce , che lo accompagna eli 
raro , suole violetta apparire , come allorché si uni- 
sce un eccesso di iodio al potassio , poiché essa si 
vede attraverso il vapore dell' iodio eccedente. 

Rimarcabile emissione di fiamma ewi pure quan- 
do il solfo si riscalda con diversi metalli nel vuo- 
to ancora , e senza il contatto dell' ossigeno all'istan- 
te della loro combinazione : fenomeno , che fu il 
primo ad esser notalo come conlraddittorio ai prin- 
cipi di Lavoisier dai 4 chimici olandesi ; e l'ener- 
gia della fiamma è si grande allorché si tiatla di 
combinazioni di solfo col potassio e coll'iodio , che 
nel momento che sono essi riscaldati al punto di 
fondersi in una capsula di platino posta entro una 
campanina di vetro piena di gas azoto , e situata 
sul mercurio , la capsula diventa incandescente , e il 
più delle volte il vitreo recipiente si spezza. 

La coniliinazione di vari metalli è molle volte 
annunciata da una evoluzione di luce e di calorico 
senza che siavi il concorso dell' ossigeno. Ed in*- 
fatti la formazione dell' amalgama di iodio , la for- 
mazione delle leghe di potassio e di Antimonio , po- 
tassio e arsenico , potassio e stagno , potassio e 
tellurio , potassio e selenio ; la formazione delle le^ 
glie di iodio con i sovranominali metalli , quella 
del platino collo stagno , del selenio col ferro ; tut- 
te accadono con fìamnieggiamento sensibilissimo , co- 
me può ognuno assicurarsi ripetendo le sperienze 
sopra il moicurio in campanine curve ripiene di 
gas azoto. 

Ed ecco una serie di sperienze ben numerose 
dalle quali rilevasi , che molte chimiche combina- 
zioni VI sono con isvolgimento di luce e calori- 
co , ossia molte combustioni senza l'influenza dell* 
■ossigeno. Questa verità comprovata da' fatti eviden- 



laC Scienze 

ti sarebbe stata subito accolta , se non fosse stata 
opposta ad un sistema già radicato. Quindi è che 
mille obbiezioni si fecero dagli antiflogistici a que* 
primi esperimenti , che dimostravano lo sviluppo del 
fuoco senza la presenza dell' ossigeno. Si disse che 
nelle combustioni questo elemento dovea essere som- 
ministrato o dall' acqua contenuta nei corpi , che non 
possono affatto privarsi di umidita , o dall' aria , 
da cui non possono totalmente spogliarsi ne il vuoto 
boyleano , ne il torricelliano , ne i diversi gas ne'qua- 
li si eseguiscono le sperienze : ma finalmente gli spe- 
rimenti stessi ripetuti con tutte le possibili caute- 
le , e calcolo fatto ancora delle esili frazioni di os- 
sigeno , che non si fosse potuto eliminare , e i sem- 
pre nuovi fatti che di mano in mano scuoprendo- 
si autenticavano maggiormente la verità de' fatti 
anteriori , obbligarono gli antiflogistici a confes- 
sare dopo un' ostinata renistenza 1' inganno in 
cui erano essi caduti . Ma se la nioltiplicità e 
l'esattezza degli sperimenti li convinse , pure tan- 
to premeva ad alcuni di essi , che l'idea della com- 
bustione fosse indivisibile da quella dell' ossigeno , 
che presero il ripiego di chiamare quelle emanazioni 
di luce e calorico , che hanno luogo indipeudei;i- 
temeute dall' ossigeno , con altro nome che quello 
di combustione , per esempio col vocabolo di vam- 
peggiamento. Ma questa mutazione di voce e una 
ben meschina risorsa , la quale anziché dare un ap- 
poggio alle teorie antiflogistiche, fa risaltare la trop- 
po nostra tenace aftezione alle idee sistematiche, e 
la difficolta che prova il nostro amor proprio di 
spogliarsi di quegli errori , che antecedentemente ri- 
guardava per verità. E qui mi piace osservare , che 
come strane ipotesi e cavillose esposizioni furono 
dagli stahliani inventale per sostenere il loro flogisto 



TffiOhtE liKLtA COMBUSTÌONÉ 12-7 

Cóntro l'evidenza de' fatti presentati dai clniiiici ri- 
formatori , strane ipotesi e cavillose opposizioni del 
pari si affacciarono dai cliimici antiflogistici , on- 
de sostenere la presenza dell' ossigeno in tntte le 
Combustioni , contro l'evidenza de' fatti che hanno 
dimostrato il contrario : tanto è vero , che l'uomo 
pili meno è in tutte le et'a sempre identico ne'suoi 
andamenti , e , più che del vero , tenace amico si mo- 
stra della propria opinione. 

Abbiamo dunque provato non esser vero nella 
sua generalità quel primo canone della teoria la- 
Voisieriana , che attribuisce ogni combustione alla 
combinazione de' combustibili coli' ossigeno. Vedia-^ 
txìò ora non essere vero nella sua generalità anche 
il canone secondo , che cioè = In ogni combustio- 
ne dchhasi tutto il fuoco che? si produce ni ca-^ 
lorico latente ■, cJie rendono lihfro , nel combinarsi 
insieme in un volume minore del medio , i com-* 
ponenti del corpo combusto. = 

Difatti perchè questa spiegazione fosse giusta 
converrebbe , che i componendi il prodotto della 
comhustionie precisamente perduto avessero tanto ca- 
ìorico latente , quanto sotto forma libera se ne fos- 
se sviluppato durante la combustione. Ma le spe- 
]ricnze non favoriscono questa supposizione. 

Lavoisier avea osservato , che nella combustio- 
ne del fosforo si sviluppava maggiore quantità di 
fuoco , che in quella dell' idrogeno , e piiì in es- 
sa che in quella del carbonio , quando la quan- 
tità dell' ossigeno assorbito da queste diverse so- 
stanze fosse eguale : e questi fenomeni ben si ac- 
Tcordavano co' suoi principi , perchè il gas ossige- 
no dee perdere una maggior quantità di calorico 
per prendere lo stato solido , come nell' acido fo* 
sforico prodotlo della prima combustione -, che pct 



128 Scienze 

prendere lo stato liquido , come nell' acqua prodot- 
to della seconda , e molto più che per rimanersene 
allo stato aeriforme , come nel gas acido carboni- 
co prodotto della terza. Finché si osserva la su- 
perficie solo de' fenomeni , questa spiegaiione ci ap- 
paga ; ma se per poco facciamo riflessione che gli 
elementi gazosi ^ che copcorrono alla formazione dell* 
acqua , perdono entrambi lo stato di gas , e huUel 
di meno il calorico sviluppato è inferiore a quello 
che risulta dalla combustione del fosforo, sostanza so- 
lida, ella è questa una non lieve difficolta: e per iscio- 
glierla in qualche modo si suppose , che il calorico 
del gas ossigeno fosse di molto superiore a quello del 
gas idrogeno, e che anzi il calorico che perder deb- 
be quest' ultimo per passare dalla estrema sua legge- 
rezza a quella di liquido fosse una quantità trascu- 
rabile , giacche ne' calcoli fatti da Lavoisier sul ca- 
lorico sprigionato nelle combustioni non è valutato 
in alcun modo. 

Di più , osservato con più accuratezza il fenome- 
no della combustione la più comune, cioè del car- 
bone, abbiamo d<^vuto convincerci, che coi principj 
di Lavoisier non si rende ragione di quel grande in- 
nalzamento di temperatura , che è capace di mante- 
nere il corpo in ignizione durante il chimico proces- 
so. Berzelius , che fu tra' primi a rivolgere la sua 
attenzione a questo fatto , e quindi De la Hire so- 
stengono , che a tenore delle teorie antiflogistiche es- 
ser dovrebbe nell' ossigenazi'^ne del carbonio produ- 
zione di freddo piuttosto che di calore. Infatti essi 
dicono , che non vi può essere sviluppo di calorico 
per parte dell' ossigeno , perche esso non si conden- 
sa , ma conserva precisamente il suo primiero volu- 
me , allorché diviene gas acido carbonico ; e debbe 
poi esservi assorbimento , e quindi produzione di fred- 



Teouie dell-a combustione 13r) 

do per parte del carLouio, perchè si dilata^ e pren- 
de lo stato gazoso. Ma se rardiinento ini si perdoni 
di oppormi a chimici così ragguardevoli , a me sem- 
bra che giuste sarebbero le loro deduzioni , se il car- 
bonio prendesse lo stato aeriforme in uno spazio se- 
parato da quello , che occupa l'ossigeno : ma sicco- 
me le molecole del carbonio prendono lo stato ela- 
stico immedesimandosi con quelle del gas senza au • 
, mentarne il volume , quindi è, che avvi un conden- 
samento di parti , poiché tanto acquista una niaffgia- 
se densità quel corpo , che con una slessa rpassa pren- 
de un volume minore , quanto quello , che in uno 
stesso volume acquista una massa maggiore, come nel 
caso nostro avviene dell' ossigeno , che sotto le stes- 
se dimensioni accoglie tutta 'a massa del carbonio bru- 
ciato. Quindi è che in vece di esservi assorbimento, 
dee svilupparsi tutto il poco calorico assoluto , che 
il carbone contiene allo stato solido , poiché tutto il 
suo volume sparisce affatto ; e di più tutto quel po- 
co calorico , che può emettere un gas per passare 
dallo stato di densità come i, io3 , che e la densi- 
tà, dell'ossigeno a quella di i, Siq, che (• la densi- 
tà del gas acido carbonico. Sono però d'avviso an- 
cor io , che ( essendo si tenue la condensazione del- 
le molecole) col calorico emesso e dal solido e dal 
gas condensato spiegar non si possa la grande ele- 
vazione di temperatura , che producesi nella combu- 
stione del carbone, se attribuire non vogliamo alle 
menome cause i piiì imponenti effetti. Quindi per da- 
re una qualche spiegazione a quel copioso sviluppo 
di fuoco , si disse che il calorico specifico del gas aci- 
do carbonico prodotto è inferiore a quello del gas 
ossigeno e del carbone prima che fossero combina- 
ti : onde resta sensibile e termometrico tutto quel ca- 
lorico , che dal gas acido carbonico non può essere 
G.A.T.XXXvil. ij 



i3o Scienze 

contenuto. E fitichè noi mancavamo di lumi e di 
mezzi per apprezzare esattamente il calorico specifico 
(lei diversi gas , ora questa ipotesi soddisfacente ; raà 
poiché i travagli de' sigg. De la Roche e Bérdrd ^ pro- 
seguili poscia tón felice successo da' sinrg. Dulorig é 
Petil , ci hanno fatto conoscere, che il calorico speci- 
fico dell' acido carbonico bttenuto dalle sperienze dif- 
ferisce di pochi niillesittii da quello , che si ottiene 
col calcolò , nella siippòsizitìne che il Calorico speci- 
fico di eritraitibi i suoi componenti non soffra canibia- 
menlò , non possiamo jjiiì ricorrere a qtiesto rifùgio 
per ispiegare qlièl calore intenso, che nell' abbriicia- 
mento del carbone pròdiidesi. Ed ecco iti liri caso il 
più comune di combustione un ostacolo, che non si 
supera coi sóli pritlcipj antiflogistici; é che ha fatto 
riconoscere per erronee qiinile spiegazioni , che sino 
a questi ultimi tempi si sono tenute intorno alle fun- 
zioni della respirazióne, e alla genf^si del calore ani- 
male. 

Ma altre anomalie si riscontrano ancora. Se si 
infonda dell' àcido nitrico concentrato suU' olio di 
trementina, si védr'l tosto dna grande emanazione di 
fuoco, sebbene l'ossigiHio, che esile allo stato liquido 
nell'acido nitrico j vada a formale dé'prodotti aerifor- 
ini. La pólvere da Cannone nel viioto boyleano de- 
tona egualmente che nell' aria j abberichè l'ossigeno 
esista nel nitrato di potassa , che compone la polve- 
re allo stato sòlido , é i prodotti della combustione 
sieno gazdsi. Se Una sottilissima laminetta di oro si 
immerga nell' acqua ossigenata j che contiene 6i6 
volumi di òssiigenó eguali al suo , cioè il doppio 
di quello che possiede nello statò suo naturale , 
air istante tutto l'ossigeno aggiunto all' acqua svi- 
luppasi con una vivissima effervescenza , e con una 
jHoduzioné di Calóre sensibilissima ^ quantunque dal- 



Teorie della combustione i3i 

lo sialo li(|uiilo passi a riassiinierc; lo stato a(Mi- 
forine . Gli ammoni ali di argento e di oro , ed 
altre polveri fulminanti detonano in virtù della ga- 
zificazione de' loro concreti principi , e al ten)no 
stesso sviluppano del fuoco. L'idrogeno , o l'acido 
carbonico allorché in forza di chimiche affinità è 
obbligato ed abbandonare i corpi , a cui trovavasi 
unito allo stato concreto, ripiglia la naturafe sua 
elastica costituzione con Somma elevazione di tem- 
peratura. E tutte queste singolari risultanze oppo- 
ste a quelle , che ottener si dovrebbero secondo la 
teoria di Black perchè ci manifestano in vp( e del 
freddo la produzione del calore , ci offrono delle 
difilcolta , che furono alla meglio sopite colli gra- 
tuita supposizione , che in alcune circostanze l'os- 
sigeno allo stato liquido e solido ritener potesse 
una dose ben generosa di calorico. 

„ Tuos.u^^eno , dice Lavoisier a questo propo- 
,f silo yfissanUosi neir acido nitrico ritiene una gran 
„ parte del calorico , che gli era cambi nato allo 
„ stato di gas . . . E questa enonne quantità di ca- 
„ lorico , che rosssigeno porta neW acido nitrico , 
„ spiega perchè in tutte le detonazioni del nitro 
„ siavi uno sprigionamento si grande di calori" 
„ co (i). Sono queste le precise parole di Lavoi- 
sier , che mi ha piaciuto di fedelmente trascrivere 
per far conoscere , che le sue idee denno aver da- 
ta l'origine alla teoria termossigena di Brugnatel- 
li , la quale anzi che essere contraria ai principj 
di quel riformatore non ne è che un ampliamento, 
ed un pili dettagliato sviluppo. Infatti per ispiega- 



(i) V. Lavois. tralt. elem. di chimicu tom. i png. r 
cap. 9.). 

9* 



Ì33 S e I E N 7> K 

re , colile siavi emissione di calorico quando 1' os- 
sigeno dallo slato solido in cui esiste in un cor- 
po passi ad uno stalo meno denso , Lavoisier ha sup-' 
posto , che esso ritenga in quello slato e com- 
binazione quasi tutta quella quantità di calorico ^ 
che possiede allorcliò è ^azoso senza d'altro curar- 
si. Brugnatelli poi entra in più mimili dettagli. Egli 
ha supposto , che il calorico o termico faccia in- 
time combinazioni coi corpi , e specialmente coli' os- 
sigeno; che appunto questa combinazione del ca-^ 
borico coir ossigeno costituisca la base concreta dell' 
aria pura , cioè il termus^sigmo ; e che questo ca- 
lorico componente il lernvossig'eiio sia affatto distiri» 
to dal calorico fondente , o oazi/rcaiite , cioè dal 
if"alorico impiegato per convertire il termossigeno da 
solido in liquido , e da liquido ih fluido elastico. L 
questa la base principale della sua teoria termossige-* 
uà : giacché secondo lui il calorico nazificante o fon* 
dente, diviene libero, e si sprigiona ogni qualvolta il 
corpo aumenta la sua densilk, mentre il calorico com- 
ponente il termossigeno non può dall' ossigeno esser 
cacciato , se noii die per uno scambio di aOìnita , 
quando cioè incontra un corj)o, che ne sia piìi avi- 
do ; ed è poi sempre in una quantità costante , sia 
che il termossigeno esista allo stato solido , o liqui- 
do , o aeriforme. Suppone in oltre che il calorico 
sazifcante sia una (jùantita ben tenue rapporto al ca- 
lorico componeìite il termossigeno : che vi sieno de'cor- 
pi atti ad assorbire tu Ila intera la base composta dell* 
aria , cioè il termossigeno ; ed allora queste combu- 
stioni , dette termossigene da Brugnatelli , sono accom- 
pagnate da una debole evoluzione di calorico , poiché 
non si svolge che il solo nazificante , il quale secotì* 
do lui è sempre poco, ma che può essère poi in mag- 
igiore o minor dose secondo lo stato de' componenti 



TkORIE della COMBUSTIONU l33 

la combustione, o elei risultali della medesima. Vuo-' 
le finalmente che ci siano do' corpi alti ad assorbire il 
solo ossigeno , j):}ile costitutiva del teimossigeno ; 
ed in queste; conilraslioni ossi^e?ie , il fuoco che si 
manifesta è assai intenso , perchè evvi lo sviluppo 
simultaneo del calutico gazijicante e del compo- 
nente , se il teimossigeno era aeriforme , o il solo 
sviluppo del caloiico componente il lermossigcno , 
che è sempre una (juantilk enorme , so esso trovasi 
allo stato liquido , o solido, come nel nitro. Ecco in 
pochi termini la sostanza della teoria tcrinossi^ena. 
Con questa tutti i fenomeni della combustione accen- 
nati , che sono i pii!i anomali alle leggi del calorico 
scoperte da Black, si spiegano eccelenteniente. Ma i" 
questa teoria è poi plausibile , e conforme ai prin- 
cipj della chimica.'* u^ questa teorìa è poi comprovata 
dai fatti ? 

Il termossigeno , secondo il suo autore , risulta 
di ossigeno e di calorico. Questo composto è per 
se solido , subito che debbo essere gazificato da un'al- 
tra distinta quantità di calorico. Conviene dunque 
supporre che una gran copia di questo fluido im- 
ponderabile si .solidifichi insieme coli' ossigeno ; e 
siccome ciò sembra ripugnante a dir vero alla sua 
ripulsiva e disgregante natura , così per dare alla 
supposizione un aspetto , un tuono di verità , dice 
Brugnatelli , che succede dell' ossigeno rapporto al 
calorico ciò clie nccade di un sale r3|)porto all' acqua. 
Come un sale privo di acqua di cristallizzazione so 
lidifica le prime molecole di fluido acqìioso collo 
quali è posto a contatto finche ne è saturo , così 
pure l'ossigeno solidifica le prime dosi di termico, 
che a lui si uniscono. Ma che l'acqua possa soli- 
dificarsi per r afTiiiila che vi esercita un sale, è 
facile il concepiilo, poiché si vede che l'acqua pt^t' 



I > j Scienze 

cif venire solida perdo una corta (]nantita di calori- 
co , che cedo ai corpi circostanti : ma che il calo- 
rico stesso , e in dose generosa , come Brugnatelli 
pretende , possa coir ossigeno formare una combi- 
nazione solida , come immaginarlo senza una certa 
lipugnanza ? Che mai debbe esso perdere per soli- 
dificarsi , se non perde la sua natura ? So , in forza 
d./ calcoli approssimativi di Irwine e di Dalton , 
che anche i solidi contengono una straordinaria quan- 
tità di calorico combinato , e questo riflesso mi si 
potrebbe forse da taluno affacciare in sostegno dell' 
ipotesi terraossigena : ma qui conviene osservare, che 
non si tratta di quella grande quantità di calori- 
co in più o meno dose comune a tutti i solidi , 
e che e tutta impiegata a temperare la loro coe- 
sione, giacche in tal caso l'ossigeno ed il termos- 
sigeno sarebbero una cosa stessa. Si tratta di sup- 
porre, che generose dosi di calorico possano for- 
mare una solida combinazione con l'osssigeno soli- 
do , che gik contiene quella quantità assoluta di 
calorico , die costituisce il grado di sua solidità , 
e che ritiene seco indispensabilmente in tutte le com- 
bustioni si terinoss/geno e sì ossigene , perchè non 
si danno corpi assolutamente freddi in natura. In 
tal caso io non so quanto possa accordarsi coi prin- 
cipi fisico-ciiiraici il terrnossigeno : ma concesso an- 
cor questo accordo , vi sono poi a suo favore dei 
fatti, che ci contestino la sua reale esistenza? 

Quando si è radicata una massima , il nostro 
amor proprio ogni arte ritrova per adattare i fatti 
al sistema. Noi ci facciamo allora moderatori delle 
leggi del creato : l'azione della nostra fantasìa sta 
in vece di quella della natura : si architettano mil- 
le i[)otesi perchè l'edificio non crolli ; ed è appun- 
to allora , direbbe Locke , che noi armiamo gli oc- 



TeoniB DELLA COMBUSTIONE l35 

pili di lenti colorale , onde vedere ^U oggetti npr^ 
come sono , ma come amiamo che sieno. Questo 
è stato per Io i-iu nelle scienze il contegno dello 
spirito umano , e ad es^o dejobe pu^e la sua ori- 
gine il termossigenq. Le osservazioni , a modo di 
esempio , sul molo dogli astri cominciavano p ren- 
dersi inconciJiabiji col sistema da To|omeo : ma pei 
SUOI partigiani era un delitto lo spostare la terra 
dal centro del mondo. A forza di epicicli , di de- 
ferenti , di moti contrari, da^ quali al tempo stesso 
SI supponevano animati i pianeti entro le sfere |or 
cristalline, si dette una qualche spiegazione ai fe- 
nomeni planetari. In tal guisa sj supposiS ne 'cieli un 
meccanismo assai complicato , che esisteya spio nel 
vuoto della loro fantasia , ma si lasciò conferme al 
sistema nel centro dell' universo la terra. Consimile 
è l'andamento tenuto nell'esame de'fatti , che ha rer 
cato il chimico pavese all' invenzione del terraossi- 
geno. Gli antiaogislici hanno fondato per base , che 
tutto il calorico, che si svolge pelje coml^ustioni, pro- 
venga dall'ossigeno. S^ h però veduto che produce- 
si il ^uoco anche quando rossjgeno passa dallo stato 
solido all'aeriforme, e che ripugna alle leggi del ca- 
lorico scoperte da Black il supporre che an.che ii^ 
questi casi provenga dall' ossigeno , e non .d'altron- 
de. Ma ciò poco importa t la massima era stabilita, 
e non doveva cambiarsi , e quiUicli altro rifugio non 
Rimaneva per coDciliare i fatti con es? a se non che 
immaginare, che il calorico esistesse nell^ ossigeno 
in gran copia anche allo stato solido ; ed ec,co l'in- 
yenziope del tcrmossigenp. Ma ,que' deferentc ed epi- 
cicli introdotti dai toloraaici per accordare il motp 
de' pianeti col loro sistema : quelle varie ipotesi im- 
maginate da De la Place per sostenere la teorìa M^ 
?« vibrazioni , questo lermossigeno inventalo per con.- 



i3G Scienze 

ciliare i fenometii di alcune combustioni colla teoria 
aiìtiflogistiea , esistono poi realmente in natura? Si so- 
no questi inventati per porre all' unisono i sistemi coi 
fatti , e non perchè i fatti ci alìbianio assicurata U 
loro esistenza. Questi sono parti di acuto ingegno , 
che spiegano i fenomeni ad essi relativi; ma quando 
si è dimostrato, che un'ipotesi rende ragione di tut- 
ti i fatti che le appartengono , si è provato che non 
è assurda, e nuli' altro. Fa d'uopo fare un passo più 
innanzi. Gonvien provare , che fra tante altre , che 
inventar si potessero, addette anch' esse alla spiegazio- 
ne de' fenomeni, essa sia realmente la vera; e l'ipote- 
si del terraossigeno non ha certamente questo carat- 
tere. La sua esistenza sarebbe provata , se dal solo 
ossigeno ripetere si dovesse tutto il calorico , che si 
svolge da qualunque combustione. In tal caso tutte 
le eccezioni alle leacr'i di Black , che abbiamo sovra 

Od ' 

esposte , e particolarmente i fenomeni delle detona- 
zioni , sarebbero i piìi sorprendenti e opportuni , 
come dice Brugnatelli (i) , a provare l'esistenza del 
terrnossigeno concreto. Ma se il caloi'ieo potesse ve- 
nir d'altronde , siccome abbiamo dei dati per sospet- 
tarlo fondatamente , tutti gli argomenti addotti dal 
chimico suddetto in comprova della sua teoria di- 
vengono nulli. In ultima analisi i fatti citati da Bru- 
gnatelli non sono le proVe dell' esistenza del termos- 
sigeno , sono le anomalie incontrate nella teoria an- 
tiflogistica , le quali hanno data origine all' inven- 
zione del terrnossigeno (che è un'altra anomalia) per 
poterle spiegare. Quindi esso è l'opera dell' immagi- 
nazione , e non un risultato dei fatti. 



(i) V. Brugnatelli. elem. di chimic. a ediz. tom. i 
pag. aóS. 



Teorie della combustione 137 

E dopo il dettaglio di tutte le esposte riflessio- 
ni ci saik lecito di conchiiuleie , clie molte circostan- 
7.e vi sono , nelle quali posti a rigoroso esame lo sta- 
to di aggregazione de' corpi , che si sottopongono a 
«n chimico processo durante la combustione , e lo 
stato de' loro prodotti ; presa a considerazione l'affi- 
iiiia più o meno grande degli elementi che si com- 
binano , e la maggiore o minore capacita di satura- 
zione dell'uno per l'altro , calcolata la differenza del 
calorico specifico de' componenti e del composto , 
molti fenomeni della combustione non possono asso- 
lutamente spiegarsi colla teorìa antiflogistica , poiché 
tutte ie ipotesi inventate dai seguaci di Lavoisier 
per conciliare alcuni fatti colle loro teorie si sono ri- 
conosciuti insufficienti , e si è dovuto contro di essi 
conchiudere, 1° che non sempre si può attribuire 
la combustione a una combinazione de' corpi coli" 
ossigeno ; a." che non sempre si può riguardare 
il fuoco , cìie nelle combustioni producesi , come 
tutto dovuto al calorico <, che abbandona nel com- 
binarsi l'ossigeno. 

Ma se le enunciate teor'ie sono insufficienti a spie- 
gare l'evoluzione del fuoco in tutte le combustioni , 
quale è dunque la causa che vi concorre? Nulla dì 
più naturale , che questa investigazione divenisse il 
■soggetto delle occupazioni dei neo-chimici , e tra essi 
in questo genere di ricerche si e distinto Berzelius. 
Sino alla scoperta degli apparati elettromotori di 
Volta, poca attenzione si era prestata ai fenomeni del 
fuoco prodotto per la scarica elettrica. Alcuni fisici ten- 
tarono di spiegarne la scintillazione coli' attribuirla al 
calorico sviluppato dall' aria in virtù di una forte 
compressione in essa prodotta dal rapido passaggio 
della corrente di elettricismo : ma le scintille prodot-- 



|38 Scienze 

te liei vuoto paro che smentiscano questa supposi's 
^ioncp 

L*a scarica elettrica arroventa i corpi combusti , 
trucia i combustibili , scalda , fonde , volatilizza i 
melalli , ed un carbone riscaldato al rosso nel vuo- 
to per anione della pila relativamente al fenomeno 
della ignizione è peUo stalo slesso di un carbone , 
che bruci nell' ossigeno, I^a differenza non ista nello 
sviluppo della luce e del calorico eguale in entraml:)i i 
casi; ma ijel modo con ciii questo sviluppo è prodot- 
to. Se gli elFetti sono simili , non potrebbero attribuir- 
si alle medesime cause ? Se relettrieitk produce la 
ignizione del carbone , sarà irragionevole il credere , 
che la stessa elettricità produca , allorché il carbone 
si combina all' ossigeno , lo sviluppo del fuoco , tan- 
to pii!i , che le cause a cui prima si attribuiva si so- 
no riconosciute insulTicienti ? Questi furono i pensa- 
menti di Berzelius , che tanto più meritarono di es- 
sere apprezzati , quanto più crebbero le osservazioni 
suir influenza dell' elettrico nelle chimiche affinila. Ci 
sianio infatti assicurati per mezzo di sperienze ese- 
guite cogli elettrometri i più sensibili sovra una 
moltitudine di chimiche combinazioni , che i corpi 
ì quali stanno per unirsi insieme , come per esem- 
pio un disco di rame , ed un sottile sfrato di sol- 
fo che lo ricuopra , posti anche nel vuoto mostrano 
elettricità opposte , che aumentano di forza a misura 
che si accostano al grado di calore in cui la combi- 
nazione ha luogo , finche ajl' istante della loro unio- 
ne le elettricità spariscono con una elevazione di tem- 
peratura accompagnala talvolta da fiammeggiamen- 
to , come nel citalo esperimento di Davy. E ci sia- 
mo pure convinti con esperienze inverse , che i 
chimici composti messi nel circolo degli apparati 
.elettromotori si sono risoluti nei loro elementi, l'unp 



TeoniK DELLA COMBUSTIONE 1 3r) 

tle' quali e attrailo dal polo positivo , e l'altro dal 
negativo : lo che ci mostra , che i corpi nell' alto che 
si clisimpegnano dalle loro combinazioni raanifcsla- 
no di nuovo quelle elettricità opposte , che si era- 
no neutralizzate allorché si combinarono. Alcuni cor- 
pi sono dunque attratti dal polo positivo , come l'os- 
sigeno, gli acidi , e sono chiamali elettronegativi ; al- 
tri dai polo negativo , e sono denominati elettro^ 
positi^ji , come l'idrogeno e gli alcali ; e le loro 
affinità sono tanto pii^i energiche , quanlo è maggio^ 
re la differenza del loro elettrico stato. 

A tutti questi fatti è appoggiata la teoria di 
Berzelius , che animelle in ogni conibj nazione chi- 
mica una neutralizzazione di elettricità opposte , ov- 
vero (secondo la più plausibile dottrina italiana, 
che l'esistenza ammette di un fluido solo ) un bi- 
lancio ài elettricismo tra i due componenti elet- 
trici , l'un per eccesso , e per difetto l'altro ; e che 
questa neutralizzazione o bilancio produce il fuo- 
co , nel modo stesso che lo produce nella scarica 
della bottiglia di Leyda , della pila elettrica, e del 
.tuono. 

Fin qui i ragionamenti di Berzelius non si al- 
lontanano di gran lunga dai fatti : ma egli spin- 
ge pili oltre le sue ricerche , e si perde nel va- 
sto campo delle ipotesi e delle congetture. Egli cer- 
ca spiegare quel diverso stato elettrico , che una stes- 
sa sostanza presenta nelle sue diverse combinazio- 
ni , e come relettricità si trovi ne' corpi. A tale og- 
getto esso anjmette una certa unipolarità elettrica 
predominante i>egli estremi di ciascun atomo, e quin- 
di conchiude , che le polarità elettriche di essi so- 
no la causa di tutte le chimiche affinità, e dello svol- 
gimento totale del calorico : precipitate deduzioni , 
che se non fossero affacciate con quella riservatezza, 



l4o S e I E N K i? 

che è propria lìr;! oplcboniinu chimico della Svezia , 
procurerebbero all'auloro (juel rimprovero stesso, che 
lianno meritato i!;li stahliani e gli antiflogistici, poi-^ 
che c'insegna il gran cancelliere iVlnghiltera , che: 
„ Non fingendum, néc excogitandum , sed invenieii-r 
,, dum quid nalura fuciat , aiif Jerat» ,, 

Le sole conseguenze , che trarre noi possiamo 
dai fatti cleirelettricismo , sono le seguenti. È incon- 
trastabile che nelle combustioni vi sia sviluppo di 
elettrico , e che esse sieno uno di que' vari mezzi 
riconosciuti dai fisici per isvolgei'lo dai corpi ; e se 
in molti casi vediamo , che Felettricismc» sviluppa 
il fuoco , forza è il conchiudere , che lo sviluppo del 
fuoco nelle combustioni esser debbe almeno in parie 
l'efFelto dell' elettricità. Ma questo calorico e questa 
luce, che svolgesi in grazia del fluido elettrico, so- 
no forse sostanze combinate coll'elettrico stesso , ov- 
vero sono tutte e tre modificazioni diverse di uno 
stesso identico principio , oppure l'elettrico altro 
non fa che estricare dai corjii , che bruciano e 
che sono al loro contatto , quel calorico e quella 
luce che vi rimanevano latenti ? Sebbene il diver- 
so colore della fiamma, che svolgesi nelle diverse 
combustioni de' metalli prodotte dall' elettricismo , ci 
induca a erodere , che essa venga dai corpi ( perchè 
se dall'elettrico procedesse , parreblje ch'esser doves- 
se costantemente identica, come il fluido da cui de- 
riverebbe ) , pure non abbiamo fatti decisivi a segno 
da togliere ogni incertezza r e conchindere possiamo 
coH'autorevole sentimento di quel celebre fisico-chi- 
mico che tutto si è dedicato all'osservazione de'fe- 
nomeni elettrici , Giorgio Singer , che cioè ,, // cJii- 
„ mica deve frattanto conteìitarsi devnntiici^c^i., die 
„ la sita professione ritrae dall' elettrirità , ed ospet- 
,, tare che i progressi della scienza ne additinp 



Teorie della combustione t4t 

Y, con fhaggior chiarezza le reluzioni della teorìa 
,-, co' fatti (i). „ 

Ed in mezzo alle tante esposte osserVàziohi e 
sperienze j che l'una altra si sono succedute >, profit* 
tando noi di quelle solide cotjnizioui , di cui la scien- 
za chimica si è arricchita nelle diverse vicende cui 
e stata soggetta la materia da noi esaminata , ecco 
ciò 'Che nello stato attuale delle nostre Conoscen- 
ze parmi che da noi si possa asserire. 

Che la combustione è quello sviluppò di luce 
è calorico , che si ammette dai corpi in forza di un 
chimico processo , a cui sorto assoggettati ; mentre 
dicesi semplice is^nizione , arroVentamento , incande- 
scenza quel raggiamerìto Calorifico e luminoso, che 
fanno i corpi senza altefazione dé'loro prinCipj co- 
stitutivi. 

Che in essa lo sviluppo del fuoco dipende par- 
te dall'elettricità, e pirte dal condensamento delle 
molecole do' componenti , se il prodotto della com- 
bustione è di essi più denso ; e dalla sola elettrici- 
tà , se in vece di condensamento vi e rarefazione di 
parti. 

Che dipendendo lo sviluppo del fuoCo dalle cau- 
se sunnominate , che sotto certe favorevoli circo- 
stanze possono manifestarsi in tutti i corpi , e non 
dalla particolare natura di qualche sostanza deter- 
minata , ne viene , che non può piìl riguardarsi co- 
me privativa di uno o di alcuni pochi Corpi sol- 
tanto la facoltà di produrre la combustione ; e che 
per conseguenza errarono gli antiflogistici allorché 
la derniiroiK) quel Jenuineiw , net quale rossi>yerio 
si- combina con fin corpo qualunque '. giacche, posta 



(i) SÌDj^er elem. di fisica, e chimica elcllrica. 



14^ SCIEIHZE 

tal definizione , ne emerge l'inconveniente , che molti 
sviluppi di fuoco non possono chiamarsi combustio- 
ni , perchè sono prodotti da chimici processi indi- 
pendenti dair ossigeno ; e molte combinazioni senza 
sviluppo di fuoco i perchè contengono ossigeno , ven- 
gono chiamate col nome di combastioni, m^ fredde 
ed oscure < epiteti che ci portano ad una collisio- 
iie di idee con quelle svegliate dal primitivo signi- 
ficato della parola combustio ; voce destinata fin 
dalla sua origine ad esprimere Io svolgimento del 
fuoco , e non la causa che lo produce , la quale 
può essere or la precipitazione dell'ossigeno dal ca- 
lorico in cui è disciolto , ed ora un'altra qualunque. 

Che essendovi sviluppo di fuoco anche in cir- 
costaniSe , in cui i corpi in vece di combinarsi si 
decompongono , come nelle detonazioni de' cloruri 
e ioduri di azoto , e dell' acqua ossigenata in con- 
tatto dell'oro diviso , pare che possa chiamarsi ine- 
satta anche la definizione di Berzelius , che inten- 
de per combustione la combinazione de^corpi ac^ 
contpa^nata da fuoco (l); perchè sebbene sia que- 
sta pili estesa della definizione degli antiflogistici , 
pure non abbraccia que'casi , ne'quali in virtiì dell' 
elettricismo evvi sviluppo di fuoco anche nelle de- 
composizioni de'corpi , casi che sono poi tutti ab- 
bracciati neir idea che ci siamo formati della com- 
bustione , allorché l'abbiamo definita per quello svol- 
gimento di luce e di calorico, che emettono i corpi 
allorché soggiacciono ad un chimico processo. 

Conchiudasi dunque riguardo alla combustione, 
cl\e la teoria inventata da Stahl è assurda. Quella di 
Lavoisier , da cui fu distrutta la prima , è anch'essa 



(i) V. Blbliotheque univérselie , mai, 1820 pag. 3i. 



Teoivié della, còmìjùstionè 143 

iti varie jiarti soggetta a modincazioiii , ma non gik, 
Come Briignateili pretese , meritevole di un rovescia- 
mento fors* anche più granile di quello ^ che av*- 
i)enn'é ali* epoca dell' illustre e sventurato Lavoi~ 
sier ; giacche àrizi molte delle iiUoVe scoperte non 
srtno i, che la verificazione de'sitoi vaticinj. E final- 
hientej che la teoria attuale la più soddisfacente non 
è che un inneSlo di entrambe ; poiché iiientre nella 
Infima non snppOnevàsi che puro svolgimento di 
Jlogisto i e nella seconda dhé puio assotbimento di 
ossigeno i nella tet-zà si amhiette oltre l'assorbimen- 
to dell' ossigeno j o di qualsiasi altro principio , an- 
che lo svolgimento di un imponderabile , che sareb- 
be il flogisto » se sotto questo incerto nome s' in- 
tèndesse l'elettricità. 

Sviluppate le teorie della combustione , diamo 
imo sguardo all' influenza , che hanno esse avuta ritmi- 
la classificazione de* corpi. 

Quando nella teorìa antiflogistica si rigiiat-dò 
l'ossigerin come 1' unico sostegno della combustione, 
Come l'unica sostanza capace a sviluppare luce e ca- 
lorico , allorché ad altre combinasi ^ come in somma 
quel principio , senza cUi non potea bruciare al- 
cun corpo, a ragione distinguere si dovette per que- 
sta proprietà sua esclusiva da tutti gli altri elemen- 
ti , e meritamente ricevette il nome di comburente , 
per distinguerlo da tutti gli altri suscettibili di unir- 
si a lui , che furono denominati combustibili. 

Ma poiché si Conobbe in appresso , che il fe- 
nomeno della Combustione accade ancora nelle com- 
binazioni, che alcuni corpi fanno col cloro e coll'io- 
ilio ; poiché si vide, néll' esporre questi prodotti ad 
lina corrente elettrica , che il cloro o 1' iodio si 
portavano al polo positivo , come l'ossigeno ; che 
lérano al par di lui coibenti deli' elettricismo ; chtì 



J44 Scienze 

formavano aneli' essi dogli acidi con que' corpi , coi 
quali gli forma l'ossigeno; che probabilmente anch'es- 
si conciliavano ad alcuni loro composti , come al 
cloruro di potassio , secondo i pensamenti di Pelle- 
tier , la proprietà di essere basi salificabili ; che al 
par dell'ossigeno aveano anch'essi la proprietà di co- 
lorire i metalli ; cosi per questa analogU si riguar- 
darono anche il cloro e l'iodio come comburenti 
rispetto a que' corpi , che con emissione di fuoco 
a loro si uniscono. E su questa distinzione di piii 
comburenti , alcuni chimici hanno fondalo nuove clas- 
sificazioni nello studio de'corpi ; inesattamente però , 
poiché come fu errore il far dipendere la combustio- 
ne dal solo ossigeno , cosi errore del pari e il li- 
mitarla oltre all' ossigeno al solo cloro e al solo 
iodio. Infatti noi abbiamo citati eserapj di com- 
bustione neir union del solfo con diversi metalli ; nel- 
le leghe di diversi metalli fra loro ; e siccome per la 
stessa analogia que'principj , che in questi composti 
si mostrano elettro-negativi , dovrebbero riguardarsi 
anch*essi per comhiuenti ; così nuovi fatti ci obbli- 
gherebbero forse ad estendere di mano in mano que- 
sta classe , che dal solo ossigeno era prima occu- 
pata. Se però l'ardimento mi si perdoni di palesare 
quello che io sento contro un'idea ricevuta in tutte 
le scuole , e sanzionata dal voto di tutti i chimici , 
quale è la distinzione de' comburenti e de* combu- 
stibili , a me sembra che questa sia stata amraisibi- 
le allora soltanto , che unicamente all'ossigeno attri- 
buivasi la proprietà di bruciare i corpi , e che aia 
divenuta totalmente inesatta dappoiché si è ricono- 
sciuto , che lo sviluppo del fuoco non dipende dal- 
la speciale natura di alcun corpo particolare. Ed in 
realtà se questo fuoco è prodotto o dall* addensa- 
mento delle molecole de'corpi che si uniscono , o 



Teouik dìxt.a combustione: i\^) 

dal bilancio dell' elcUricila «li entrambi qualunque 
essi sieno , ambedue i coraponeuti concorrono a 
produrre il fuoco , e la diffeiimza tra essi non po- 
trà essere che nel grado. L'uno dunque potrà chia- 
marsi più o meno comburente , ovvero più o me- 
no combustibile dell' altro : ma non converrà l'uno 
chiamar comburente , l'altro chiamar combustibile , 
giacche, come avverte ottimamente Destutt de Tracy , 
l'esattezza di una scienza non può andar disgiunta 
da quella del linguaggio , ne questa trovasi ove 
parole che portano a un diverso significato , come 
comburente e combustibile , si impiegano per espii- 
mere quella stessa proprietà , e quello stesso uflì- 
cio , che ambedue i diversi componenti esercitano 
nella combustione , di concorrere cioè o colla con- 
densazione delle loro molecole , o colla loro elet- 
tricità allo sviluppo del calore, ed a ciò che esclu- 
sivamente si voleva ripetere dalla precipitazione e 
dal consolidamento dell'ossigeno. 

Quindi se il principio dimostrato da Condillac, 
che talvolta „ L'arte di abusare delle parole senza 
„ intenderle bene tiene per noi luogo dell'arte di 
„ ragionare,, ha avuta occasione di verificarsi, cer- 
tamente lo h stato nelle tante dispute e discussio- 
ni , che i chimici fanno intorno ai comburenti ed 
ai combustibili. La distinzione di questi , lo abbiani 
già veduto , si limita al suono delle parole , e non 
si estende alle idee , che debbono esse rappresenta- 
re. E quando veggio, che noi ci perdiamo nello sta- 
bilire a quali di queste due classi vadano riferiti 
alcuni elementi , e veniano a contese su questo ar- 
gomento , con sommo calore ci occupiamo di simili 
ricerche , mi risovviene di quel fanatismo , col qua- 
le alcuni antichi filosofi si dedicarono a cercare una 
•qualche fisica spiegazione dello strano fenomeno lo- 
G./^.T.X.XXVII. IO 



14^ SciBNÌE 

ro riferito , d'esser cioè nato un bambino cOri tìti 
dente d'oro ; e come quelli si perdettero nel rin- 
tracciare la causa di un fatto che non esiste, pòl- 
che agli uomini l'oro noii è mai nato in bocca , é 
fuvvi chi mostrò ad essi che era l'aureo dente fitti- 
zio ; cos\ noi ci perdianto nell'architettare e fcostrùi- 
re classificazioni sovra una distinzione che al pari 
del dente d'oro e chimerica e illancante di ragion&i 
Chimerica parimenti, come è la distinzione de'coT- 
pi comburenti e combustibile , à nie sembra poter 
esser anche quella di acidificante e di radicale in uà 
acido ; perichè quando all' ossigeno estlusivamente si 
attribuiva la facoltà di ardere i corpi , e produrre 
tosi degli acidi , a ragione in questi meritava di es- 
sere distinto l'ossigeno come acidificante , perchè a 
thtti comune , dall' altro componente divèrso ne' di- 
versi acidi detto radicale. Non si tardò però mOltd 
a conoscere, e da BerthoUet pel primo, che esiste- 
vano degli acidi indipendentenientè dall'ossigeno : é 
siccome i primi ad essere scoperti furono quelli, rie'qilà- 
li si vide che era l'idrogeno quél principio, che pet 
analogia supponevasi essere ossigeno ; cos\ i chimici 
estesero subito anche all'idrogeno la proprietà di aci- 
dificare , e introdussero la distinzione degli ossiacidi 
le idracidi , cioè degli acidi formati dall'ossigeno , é 
di quelli formati dall' idrogeno. Questa distinzione pe-^ 
rò divétine ben presto inesatta, quando cioè compar- 
vero de' nuovi acidi , che per loro componenti non 
aveano né idrogeno , ne ossigeno , come l'acido cIo^a 
rofosforico , clorojodico , clorociahico. Quindi è che 
Volendo proseguire a distinguere ne'diVersi acidi l'aci- 
dificante dal radicale , come da Lavoisier negli os^ 
Si acidi è stato riguardato per acidificante l'ossigeno ^ 
có$\ a puro oggetto di analogìa converrà in un aci- 
itìo qualunque riguardare per acidificante qUello tra 



TeORIB DKLlfA COMBUSTIONE l^J 

i suoi principj , clic presenta delle proprietà simili 
alle proprietà dell' ossigeno , quello cioè che al par 
dell' ossigeno sviluppa nel combinarsi coli' altro più 
luce e calorico , e al par di esso ci si appalesa per 
elettronegativo. Ma questa analogia ai principj già 
stabiliti non è praticata che nella bene ordinata clas- 
sificazione proposta dal sig. professor Canali nelle let- 
tere dirette al professor Morichini , e inserite nel gior- 
nale arcadico di Roma, il quale per tenere una me- 
dia via di conciliazione distingue gli acidi composti 
da un comburente e da un coiìibnstibile , come l'aci- 
do solforio , idroclorico, idrojodico ; o da due com- 
burenti, l'uno de'quali fa le veci di combustibile, co- 
me l'acido ossiclorico , cloroiodico ; o da due com- 
bustibili, l'uno de'quali fa le veci di comburente , co- 
me l'acido idrosolforico , idroselenico, idrolellurico , 
conciliando cos'i le nuove scoperte colla teorìa pneu- 
matica per mezzo di una scala di gradazione , che se- 
para al tempo stesso , e connette sostanze che sot- 
to certi aspetti somigliano e sotto certi altri difife- 
riscono tra di loro. 

Ma una giusta difficolta alla comune opinione 
de' chimici , che riguardano l'ossigeno come il prin- 
cipio acidificante degli acidi de' quali esso fa parte , 
Tiene da Berzelius esposta. Il principio dell'acidita, 
egli dice , non può risiedere nell'ossigeno, poiché se 
avesse la proprietà di acidificare le sostanze, a cui si 
combina , alcuni corpi , come il potassio e il sodio , 
non acquisterebbero unendosi all' ossigeno proprietà 
tutte opposte a quelle degli acidi, come hanno la po- 
tassa e la soda. Non è dunque l'ossigeno , che pro- 
duca l'acidità , o l'alcalinità de' corpi , perchè egli 
esiste egualmente si negli acidi, come negli alcali; e 
fin qui giuste mi sembrano le sue riflessioni. Egli pe- 
rò fa dipendere l'acidità dal radicale , come dal sol- 

10* 



i\^ Scienze 

ifo uell'.icido soltoiico: e soggiunge , che intanto ne'soU 
fati esposti alle correnti elettriclie , l'acido si porta al 
polo positivo , perciiè il soli'o cosi si comporta allor- 
cliè è unito ai metalli delle basi con cui Tacido sol-* 
forico si combina. Ma e perche tanto occuparsi nel* 
la ricerca del principio acidificante tra i componen- 
ti un acido ? Come anzi si può mai distinguere Vaci" 
dificante ed il radicale fra due piincipj , che com- 
pongono un acido ? Niuno di essi separatamente pre-» 
so , sia pure o elettronegativo o eh'ttropositivoj go* 
de deir acidità. Questa è una proprietà , che com-» 
pete al loro composto , o per servirmi della frase di 
Berthollet , è una risultaiìte , è cioè un effetto del- 
la forza chimica , che l-ende latenti le proprietà de'cor<* 
pi che si combinano , e ne crea delie nuove. E 
se questa acidità nou può stare senza l'unione de'due 
componenti » chiaro parmi , che entrambi concorra-» 
tio a produrla, e quindi entrambi sotto questo aspet- 
to possono chiamarsi acidificatiti \ ma non mai l'uno 
acidificante , e l'altro radicale , come costumasi» 

Sono dunque , se mal non mi appongo , mal 
fondate le classificazioni de' corpi sulla distinzione 
de' comburenti e de' comhustibili , degli acidifi^ 
canti e de radicali ; é noi eliminandole, solo pro- 
seguiamo coi chimici antifiogistici a distinguere da 
tutti gli altri semplici Vossigeno ; non solo perchè 
questa fondamentale distinzione h la piìi analoga alla 
nomenclatura francese, die ad onta di qualche lie- 
ve difetto è abbracciata dalla comune dei dotti; ma 
perchè questa distinzione dell' ossigeno tla tutti gli 
elementi anche nello stato attuale della scienza è 
giustissima , poiché egli è quel principio , che ol- 
tre all'aver parte sovra tutti gli altri nelle combu» 
stioni e acidificazioni de'corpi, esercita la più ener-»- 
^ica influenza in quasi tutti i fenomeni naturali de' 



Teorie t)f,lla cohit^ustione i^Q 

regni inorganico e organico , ed Iia la proprietà 
esclusiva di unirsi con tutti gli elementi della natu- 
ra, che perciò , basidito il nome di combustibile, noi 
chiameremo soltanto col titolo di ossigenabile. Cosi 
duplice utilità ritraesi da queste nostre determina- 
zioni. Gol proseguire a distinguere l'ossigeno da tut- 
ti gli altri elementi, e col uniformarci alle prime di-c 
ramazioni de' pneumatici nella distribuzione de'cor^ 
pi , evitiamo ogni confusione, die suole essere sem-r 
pre il risultato delle innovazioni e de' cambiamene 
ti ; e coir escludere poi la distinzione de' comburen^^ 
ti e combustibili , gik provata inesatta , l'intricoso nor 
do 'tagliamo delle molte questioni e dispareri in- 
sorti tra i chimici sul luogo , che meritano diverse 
sostanze , le quali come tanti protei ora vestono le 
sembianze di comburenti , ed ora di combustibili ^ 
altra prova della confusion delle idee associate a que-r 
sti due nomi. 

La storia delle teorìe , che si sono succedute l'una 
all'altra rappoito alia combustione, ci ha naturalmen-? 
te recati a conoscere l'inesattezza delle classazioni , 
che ne dipendono s, e questa storia medesima pur ci 
.convince della troppa facilita con cui l'uomo va a 
stabilire delle leggi generali senza un sufficiente coi-- 
redo di osservazioni , e corre fanatico ad estendere 
e dilatare più che non debbe l'influenza di qualche 
nuovo chimico agente , che si presenti. Stahl credet- 
te, che il flogisto si svolgesse dai combustibili in igni- 
zione ; e col flogisto si cercò di spiegare quasi tutr 
li i fenomeni della natura. Vide Lavoisier , che l'os- 
sigeno in molte combustioni si fissava ne' corpi , e 
formava degli acidi : e tosto tutte mai le possibili 
combustioni e' aciditìcazioni si atlril)uirono a questo 
elemento. Si è ora riconosciuta la marcata influenza 
4eir elettriisismo ne' fenomeni della conibustioiie , e4 



l''>0 S e 1 B N B K 

ecco (la molti ravvisata ia esso la causa di tutte 
quante le chimiche combinazioni , e di un buon nu- 
mero di funzioni nel regno vegetabile e anima- 
le. Così si associano tra loro fenomeni indipenden- 
ti , si ammettono connessioni artificiali tra fatti e 
proprietà del tutto separate in natura , e cosi 
si accresce la difficolta della scienza , e si assog- 
getta a modificazioni ed a rivoluzioni di princi- 
pi , che di passo in passo si succedono , quando 
nuove scoperte fanno variare i sempre vacillanti 
sistemi. Per seguire questi andamenti la combustio- 
ne si è legata coli' idea di alcuni principi soltan- 
to , quando che l'abbiamo provata indipendente da 
qualunque particolare sostanza ; e si è immagina- 
to un nesso tra l'idea del comburente e dell' aci- 
dificante , quasi che gli acidi essere non potessero 
che il prodotto di una combustione. Ma e perchè 
moltiplicare nelle scienze dei vincoli inopportuni ? 
Riguardiamo l'acidificazione e la combustione come 
fenomeni indipendenti l'uno dall' altro , e indipen- 
denti dall'ossigeno , dal cloro , dall' iodio, &c : pro- 
curiamo , che l'immaginazione non supplisca al si- 
lenzio de' fenomeni , che le classazioni abbiamo per 
basjg i fatti , e non i sistemi ; ed allora niuna nuo- 
va scoperta porterà nelle medesime la menoma in- 
novazione. 

Io bramo che siate di ciò convinti , o gio- 
vani ornatissimi , onde l'esposizione delle vicende, 
a cui è soggiaciuta la teorìa della combustione , a cre- 
dere non v' induca , che la chimica sia una scien- 
za, in cui si passa da un errore all' altro senza 
mai giugnere alla verità. No : essa fa ogni gior- 
no dei passi giganteschi e sicuri. Il peso e la 
misura , que' grandi segreti in cui Biot riconosce 
la causa di tutte le recenti scopette nelle scienze 



TTeorie della, combustione i5i 

della natura , sono olementi già posti a calcolo nel- 
}a valutazione de' fenoiueni chimici. Le leggi , che 
li regolano, sono conosciute in gran parte; e la 
scoperta del peso relativo de' cliimici equivalenti, e 
quindi le preziose tavole stechiometriche , hanno re- 
so i corpi riguardo alle Joro sintesi e analisi quan- 
tità determinaLile ne'suoi gradi di aumenlp e di di- 
minazione , e perciò alle matematiche soggetta. Già 
in grazia delle proporzioni definite formole alge^ 
briche guidano i chimici pratici e i manifattori 
coi più evidenti risparmi alla determinazione dell^ 
precisa quantità delle materie prime , che hanno luor 
go ne' loro miscugli , e fissano ancora le quantità 
de' sali solubili a diverse temperature. Già come in 
astronomia le leggi de' pianeti , risultato della lun-r 
ghìssime e indefesse osservazioni di Keplero , fu- 
rono verificate dagli algebrici risultati di Newton ^ 
così pure le proporzioni de'cbraponenti i corpi , de- 
dotte innanzi dalle sperionze analitiche de' più de- 
licati speculatori , sono state poscia confermate dal 
palcolo ; di modo che la chimica yanta anch' essa 
le sue parti , per le quali merita di essere anno- 
verata fra le scienze esatte , come la fisica ; e se 
in qualche altra materia , come nella esposta toor 
ria della combustione , anche i genii della scienza 
isi sono ingannali , la scoperta del loro irjganno sia 
idi scuola per noi. Dagli errori degli uomini grandi 
impariamo ad essere ben parchi nella determinazio- 
ne delle leggi generali ; ed allorché per formai le 
dall' osservazione de' fatti passar dobbiamo alle de- 
duzioni , in SI delicato passaggio risovveniamoci , 
die la storia delle vicende cui è soggiaciuta I^ 
^teorìa della combustione jci fa conoscere , che coij^ 
jtroppa facilità noi corriamo nei nostri giudizj ; p 
fjijt^Q il pregio ci f^ sentire di que)l' aureo ppnsfs 



|J2 SC1E^'ZE 

glio di Bacone da Verulamio , cioè die „ Flumi- 
num ingeiiio non plumcv addendie sunt, sed plum- 
bum et pondera. „ 

Prof. Purgotti. 



Sui paragrandinì. Osservazioni 
di Giovanni Dall'Armi. 



c 



lome intorno Roma siansi introdotti i paragran- 
dinì risulta dalla seguente lettera, che teste scrissi 
al sig. duca di Zagarolo de'principi Rospigliosi in 
occasione di riordinare ed accrescere la piantata che 
fra il 1828-24 ne fu già fatta in numero di ol- 
tre 100 miglia ed intorno una sua vigna ; avendomi 
allora il prelodato sig. duca gentilmente invitato a 
cooperaie a questa sua impresa , la prima di tal ge- 
nere nell'agro romano. 

„ Nel corso di quattro estive stagioni , dacché 
,, i paragrandini sono piantati nella vigna di V. E. 
„ a S- Cesareo presso Zagarolo , essendo questa ri- 
„ inasta illesa da varie piccole grandinate e dalla 
„ fortissima dell'anno teste finito ; avendo quindi i 
„ vignajuoli zagarolesi per proprio danno concepito 
„ una tal buona opinione del preservativo, da esser 
,, propensi all' imitazione; ed avendomi l'È. V. in- 
„ caricato di cooperare presso i suoi coloni alle di 
„ lei benefiche vedute con più estesa piantagione di 
„ questi meteorici apparati , circa il loro effetto an- 
„ cor problematici , perchè finora sempre in troppo 
„ scarso numero sperimentati : mi veggo costretto , 
,, alfinchè Tirapiego possa divenirne generale , a de- 
„ vJare dalle prescritte regole di loro costruzione, 



Sui PARAGRA.NDINI 1^3 

„ perdio per insunicienza gii stimo ne'casi ardui inu.- 
„ tiJi se non siano moltissimi ; e mai tanti non saranno 
„ se non di facile uso e a prezzo vile. Eccone le ra- 
„ gioni , giacche prima dell' evento non altrimenle 
„ è giustificabile 1' operare ; nude ragioni , perchè 
,, se buone da per se stesse si difenderanno ; e se 
,, no , a danno sosterrebbersi artificiosamente. 

,, Dall'elevato convento de' carmelitani a s. Sil- 
„ vestro in Tusculano , ove da Montecompatri salito 
„ regolarmente di buon mattino passai la maggior 
„ parte delle giornate estive 1826-27 , ho veduto 
„ formarsi e piombare sulla vastissima sottoposta 
„ pianura molti temporali: l'area di terreno , da qua- 
„ si tutti coperta in simultaneo primo scarico , sor- 
„ passava un miglio quadrato talvolta d'assai ; e 
,f quindi opino che un esperimento di paragrandini 
„ istituito sopra minor superfìcie sia inconcludente. 
„ I paragrandini essere apparati eleltrosottraenti in 
„ piccolo , simili ai parafulmini ; e che in iscaricare 
„ a terra l' atmosferico elettricismo i fili metallici 
„ debbano essere piìi attivi che non le treccinole 
„ di paglia da Lapostolle primo autore de'paragran- 
„ dini commendate , e cui alcuni hanno attribuito 
„ in tal nuovo ufficio occulta virtti , mentre ben di- 
„ mostrata non hanno che quella di sottrarre , con- 
„ formate in immensi cappelli, i femminili volti alle 
„ occhiate indiscrete degli uomini e del sole; ognu- 
„ no che abbia sane nozioni di fisica lo dovea su- 
„ bito vedere. Perciò di filo metallico feci i pochi 
„ paragrandini che quasi per bizzarria eressi già 
„ nella vigna Intrecciai agli presso Montecompatri, in- 
„ di a poche notti spariti ; così furono nella stessa 
„ estate costruiti in s. Cesareo ; e cosi contempo- 
,t rancamente opinarono rinomati fisici. Il filo me- 
,» tallico dura anche assai più , e costa complessiva^ 



l54 S e I E K z K 

„ mente molto meno della snesso rinnoyata treeciuQr 
,, la di paglia co'suoi accompagnati fili di canape 
„ o lino. 

„ Nel disporre or ora pel buon esempio , a de? 
„ siderio del dignissimo attuai priore de'RR. PP. carr 
„ melilani scalai di S. M, della Scala (il R. P. Gu- 
„ glielmo di s. Maurizio) , una piccola piantata di 
„ paragrandiqi nelle loro vigne a Marino , ho in- 
„ coQtrato per procurare i consueti alti pali di sor 
„ stegno difficoltà sufficienti a distogliere da simili 
„ imprese gì' indecisi ; e perciò senza csitaiione hq 
„ sostituito al palo due delle pia alte solite can- 
„ ne di sostegno delle viti , perforate , l'una ìjll'al-- 
„ tra soprapposte, e cos\ niantenute da alcune altre 
„ legate loro d'intorno da sopra la congiunzione 
„ fino in terra. Il filo di ferro che nell'interno vi 
„ passa da capo a fondo resta preservato dall' in- 
„ temperie , non isporgendo fuori dalla sommità che 
„ le punte di ran^e a forchetta sopraggiuntategli , 
,, conficcata nel pertugio poca stoppa unta o incar 
„ tramata. Tal sostegno nasce in abbondanza presr 
,, so le vigne stesse ove s'in^piega ; è leggerissimo , 
„ e perciò di facile e pronto piantamento, senza pe- 
„ ricolo di danneggiare i tralci delle viti ; P cot 
„ sta cosi composto appena uu bajocco, mentre aS 
,, forse non bastano per un lungo pesantissimo pa- 
„ lo dalla lontana macchia portato in vigna : ma 
„ il paragrandine invece d'esser alto 5o palmi non 
„ sorpassa i 3o. Non so pertanto in alcun modo com- 
„ prendere come la differenza di ao palmi possa 
„ per l'efficacia elettroattraente della punta metal-? 
„ lica cadere in sensibile rapporto coli' altezza della 
„ temporalesca atmosfera; e credo che la sola illusio- 
9, ne per irrefltts>iva abitudine d'analogie faccia rir 
,, jchiedei- ^Iti i paragr^adiai ^ s^cpon^e ha già fatt^ 



Sui pAnAGRANDixi i55 

,, costruir caeurainanti le specole , prima che la per- 
„ fezione degli odierni stromenti astronomici con- 
„ vincesse clic gli astri si osservano assai meglio 
„ sul sodo pianoterra. Io sono quindi intimamente 
„ persuaso, che anche la soprapposizione delle due 
„ canne è superflua nella costruzione de'paragran- 
„ dini , una sola particolarm<;nte fra le nostre h^s- 
„ se viti bastando aireffetto se per natura essi han- 
„ no virtù di produrlo. Infatti una punta metal- 
t, lica di tale modicissima altezza sostenuta a mano 
„ media'^te vitreo isolatore sotto un temporale ne 
„ sottrae a terra scintille e fettuccie di fuoco elet- 
^ trico atte a spaventare il piiì imperterrito corag^ 
4f gio , e migliaja di simili punte devono certamen- 
,, te esercitare sulla soprastante meteora notabilis- 
,t sima influenza, siccome per moltissimi ruscelli un 
«, fiume si devia e si dissecca senza ch'essi strari- 
„ pino. Un paragraudine in tal modo armato e pian- 
j,f tato costerà appena 5 bajocehi, e pochi minuti di 
j„ tempo per durare ben cinque estive stagioni ; e 
4, bastando dieci di essi in un rubbio di terreno 
,, qualor vasto territorio ne fosse guarnito , la to- 
n tale spesa annuale non sorpasserebbe un paolo a 
♦, rubbio di vigna. Tolto e dunque perfino alla più 
«, circospetta parsimonia ogni plausibile pretesto di 
„ renitenza verso un tentativo interessantissimo, che 
M quand'anche contro ragionevole apparenza riuscis- 
„ se vano, compenserebbe la tenuissiraa spesa eolla 
„ certa scienza di sua inutilità. 

„ Trattandosi però del primo esperimento de- 
„ cisivo da istituirsi nella connaturalmente debita 
„ vastità sotto gii auspicj di V. E, in cosa che som- 
„ maraente interessa l'agricoltura; e correndo da og» 
„ gi alla stagione delle nocive grandini tempo ab- 
,> bastante per approfittarsi di ciò che il sapere e 



i56 Scienze 

„ la prudenza possano ancor suggerire; non sarà 
„ che ben fatto , se anch' ella cos'i stima , a tlar 
f, luogo ai pareri de' fisici e degli agronomi me-» 
„ diante la pubblicazione della presente lettera. Ho 
„ l'onore ec. Roma i8 feljbrajo 1828. ,, 

In seguito di questa lettera il sig. duca di Zi» 
•carolo si decise pei paragrandini sostenuti dalle can^ 
ne , e ne sono stati preparati più di mille , parte 
semplici parte doppi » per essere piantati oltre i 
già esistenti nelle vigna a s. Cesareo e ne'dintorni . 
Il molto avanzato raccolto delle canne, che tagliate 
anche mozzansi , e la solita indecisione de'terrazza- 
ni verso le co^e nuove , hanno impedito di farne 
di piià per quest'anno; pertanto una superficie di 
quasi un miglio di territorio ne viene guarnita , 
stantechè formato di valli e di colli solo questi ne 
sono armali. 

Calcolatane a tutto rigore la spesa, si è trovato 
che un paragrandine semplice, la mano d'opera comr 
presa, costa prossimamente bajocchi 17 '• , e ciica l'j 
uno doppio. Or se ne aspetta coll'occasione l'eflfettO! 
del quale aidisco però diffidare , e per l'ancor po^ 
co tratto che occupano, e se nelle grandinate spinte 
dal vento il particolar cupo rumore , che in tali 
casi sentesi già da lontano , è prodotto dagli urti 
d'iunuraerabili ghiacciuoli fra due nubi elcltroan-ì 
tagoniste agitati come le midolle di sambuco sotto 
la macchina elettrica in azione : giacche la grandine 
s'è già formata, cade indubitatamente tal quale a terr 
ra all'istante che quelle nubi abbastanza si disgiun- 
gono o il loro elettricismo contrario si compensa ; 
e per impedirgli di formarsi , qualor l'eleltricisma 
ne sia causa , bisognerebbe che le y)iantate de'para-- 
grandini fossero in ampia superficie estese fin sotto 
il luogo di sua prima origine. Il ma^ successo in tali 



Sui paragrandiNi 157 

lG«si non autorizza però a negare reOlcacia del pre- 
servativo ne'casi ordinarj ; e la speranza di salvare 
una (jualche vendemmia suggerisce ragionevolmente 
di tentarne la tenue spesa in tutto il territorio au- 
clìe dì un solo comune. 

Avellilo io fatto riflettere al R. P. priore del- 
la Scala, che circa duceato paragrandini disposti in- 
torno il casale della vigna a Marino richiamando straor- 
dinario afflusso d'eletlrici.smo possono determinarvi la 
scarica di qualche fulmine ( essendo detto casale più 
alto di loro , e con croce di ferro sul pinnacolo ) , 
egli senza ristare acconsentì che vi erigessi un pa- 
rafulmine : le estremità della croce sono state rico- 
perte di cera-lacca. Avrei desiderato farlo elettroiso- 
lato superiormente, e convenientemente interrotto, ac- 
ciocché gì' increduli di campagna potessero vedere 
sentire la sua efficacia in incaricare da ogni sopra- 
stante temporale il fuoco elettrico^ mi il pencolo a cui 
cosi possono esporsi i curiosi temerari mi ha fatto 
rinunciare a quest' idea. 

Non ometto di riferire finahnento un esperimen- 
to che feci già quando incominciai ad occuparmi di 
paragrandini , sul dubbio cioè se il vapore acqueo sia o 
no elettrocoibente. A quest' oggetto feci un tubo di 
seta lunga circa 8 metri (3G palmi) e diametralmen- 
te largo 3 decimetri (palmo i 1/^) , verniciato con 
gommalacca disciolta nello spirilo di vino , ed aven- 
te tratto tratto cerchietti di canna d'India che lo 
mantenevano aperto. Sospesolo da un primo piano 
verticalmente fino a terra , non lungi dalla grande mac- 
china elettrica del chiarissimo professore sig. cav. Feli- 
ciano Searpellini in quella bella mattinata di luglio at- 
tivissima , fu per un di più piantato nel suolo un 
acuminato spiedo colla punta all'insù nell'interno dei 
tubo ; e resa indi carica di vapore al massimo gra* 



i58 S e I S K S K 

do la contenuta aria con calarvi sospeso ad uno 
spago un vaso d'acqua attualmente bollente sopra 
lampada a spirito , appena ritiratone questo raso fu 
superiormente introdotto nel tubo , per ben un me- 
tro un filo metallico terminato in palla , sospeso a 
cordoncini di seta, e comunicante colla macchina elet- 
trica in azione. Nulladimeno traevansi dal filo stesso 
come senza calarlo nel tubo energiche scintille ; e 
l'elettroscopio piantalo sulla macchina saliva nell'una 
e nell'altra condizione allo stesso grado ; il che tutto 
pur accadeva nel situarsi l'acqua bollente immedia* 
tamente sotto il conduttore della macchina elettrica , 
in tal distanza però , che il sollevantesi visibile va- 
por vessicolare , ossia nebbiforme , non giungesse fino 
a lui. Fu dunque a me chiaro, che il vapore d'acqua 
completamente formato e saturante l'aria è elettro- 
coibente quanto questa stessa ; e mal fondato devo 
quindi credere il supporlo causa della non attività 
che talvolta osservasi nella macchina elettrica , e della 
trasfusione deirelettricismo dalle nuvole temporalesche 
in terra t e se lo stesso è d'altri vapori e de' gas 
diversi dall' aria ^ Telettrocoibenza devesi avere per 
proprietà della materia aeriforme in generale. Che poi 
fin alla superficie terrestre estendesi la qualsisia sfe- 
ra d'elettrica attività de* temporali , lo dimostra il 
fatto delle scariche dalle poco elevate punte metalli- 
che accennato nella surriferita lettera , giusta il te- 
merario esperimento fatto , impunemente bensì , an- 
ni sono in Francia. 

Se nelle prossime venture forti grandinate la vi- 
gna de' RR. PP. carmelitani ne resta esente , come 
ne fu già quella del sig. duca di Zagarolo , essi 
avranno fuor d'ogni dubbio molti imitatori nella 
piantagione de' paragrandini ; e si dovrà a casi forse 



Sui pARAGRANomi t5r) 

fortuiti iViti-oditzione coiiveaietiteiiiente vasta <11 un 
allora probabilissimamente efficace preservativo. 

Un paragrandiiie di sicurissimo effetto è il monte 
d'assicurazione vicendevole formatosi in Isvizzera^ ove 
mediante un' equa annua retribuzione tutta la so- 
cietà de'contribuenti paga ad ogni silo micmbro i 
danni che dalla grandine eventualmente esso ricevAi 
La buona riuscita completa o parziale de'paragran- 
dini fisici renderebbe tal paragrandine morale o super- 
fluo del tutto , o riaeno costoso. 



Duv esperimenti fisici' Lettera a S. É. il sigi prin^ 
cipe D. Pietro Odescalchi direttore del giornale 
arcadico» 



n 



EcCEttENZA 



Uè fisici esperimenti di recènte annunciati, le de'qtìa. 
li è tuttora controversa la spiegazione , llan forma- 
to il soggetto di piacevole trattenimento in questo 
gabinetto accademico ne' passati giorni. La semplicia* 
tk degli apparati come ha dato luogo di già a 
molte persone di ripeterli , cosi ha moltiplicato le 
opinioni su di essi. Frattanto credo opportuno di 
partecipare all' E. V. ciò che a me sembra dover- 
si opinare su tale oggetto , disposto sempre a rece* 
dere dal mio sentiménto , toslochè uno più plausi* 
bile mi sia noto. 

Consiste la prima sperienza nell' applicare vi-& 
icino all' estremità di una lastra sufficientemente gran* 
de di cristallo d'apice della convessità d'un vetro 
da orologio bagnato con Una goccia d'acqua , indi 
liei sollevate quésta estremità della Itstra lentamea» 



l6o Scienze 

te onde formare un declivio , o piano inclinalo ; 
e determinare così la discesa del vetro , che debol- 
mente vi aderisce attesa la goccia d'acqua. Questo 
desco allora suole concepire un moto di rotazione , 
che si accresce nella discesa , ed in luogo di de- 
scrivere una linea perpendicolare all'orizzonte ob- 
bedendo alla comune legge di gravita descrive una 
linea obliqua , o diagonale sul cristallo stesso. 

L'Antologia fiorentina (voi. 83 84 pag. 278) ci 
annuncia , che secondo i sig. Hachette e Quete- 
let , così gli inglesi come i francesi si occupano a 
cercare la spiegazione del fenomeno , di cui pure 
si da carico il redattore dell' art. del giornale fio- 
rentino. Il dotto autore però di quell' art. , cui tan- 
te preziose osservazioni e rilievi che arricchiscono 
que' fascicoli sono dovute , non sembra che ci esi- 
bisca una spiegazione a sufficienza essatta e com- 
pleta. Ripete egli in fatti il fenomeno dello squili- 
brio od ineguaglianza di gravita delle due meta 
del desco , per cui la parte più pesante va a si- 
tuarsi inferiorm'^nte , e la parte meno pesante va 
perciò ad occupare la parte superiore. Quindi egli 
opina , che il desco concepisce il moto intorno al 
centro , il quale si converte in un vero moto di 
rotazione. 

Avendo però io , unitamente a questo profes- 
sore di fisica sig. doti. Mencarini ed altri osserva- 
to , che alla riuscita del fenomeno si esige per con- 
dizione essenziale , che la convessità del desco sia 
bagnata ; poiché nel caso che sia asciutta, esso sdruc- 
ciola perpendicolarmente , e senza concepire alcun 
moto di rotazione ; altronde , che questa condizio- 
ne non è aflfatto presa a calcolo nella spiegazione 
dell'Antologia sembrami , che il fenomsno abbisogni 
di altra teoria. Se in fatti , secondo i principi dell' 



ESPKUIWENTI FISICI iGl 

autore , si concepisca il desco diviso da un dia- 
metro nel senso della linea di discesa ossia norma- 
le , e da un altro orizzontale che lo tagli ad an- 
goli retti , e si suj)ponga in cadauna delle quattro 
parti risultanti da tale divisione una diversa gravi- 

5.14. 
tà espressa per esempio colle cifre '^'l's' • È eviden- 
te, che in virtù della preponderanza dell'emi-desco si- 

3 . 
nistro /' il desco squilibrerà acquistando in prima 

la posizione q / • siccome vi sark tuttora Io squi- 
librio per la preponderanza del sinistro emidesco , 
ruoterà di nuovo il desco acquistando la posizio- 
ne di . p^ , nella quale si accrescerà avendo soddi- 
sfatto alla legge di gravita per essere 4^5>3»i«i. 
Al più il desco potrà alquanto oscillare , e fermar- 

si nella posizione 3 5 ^ ma la rotazione non procede- 

4 
ra più oltre, non essendovi alcuna causa che la pro- 
mova. Ed in fatti un desco in cui si inducano que- 
ste, od analoghe sproporzioni di equilibrio nella quat- 
tro parti con apporvi varie masse di cera si vedrà cor- 
rispondere a tale teoria , e sdrucciolare perpendico- 
larmente , repidamente , e senza rotazione ( qualora 
non vi sia la goccia d'acqua intermedia ) come ogni 
altro desco senza questo addizionale squilibrio. 

A me pertanto sembra , che tre circostanze con- 
corrano alla formazione del fenomeno , cioè \^ il 
maggior contatto e adesione , che ha la goccia 
d'acqua compressa sul cristallo in confronto del de- 
sco , che lo tocca quasi in un sol punto ; 2° la mag- 
gior gravità del desco in proporzione della goccia 
d'acqua; 3° l'eccentricità, del centro del desco dal cen- 
tro della goccia d'acqua in parte anche minima. Da 
G.A.T.XX.XVn. 1 1 



ìGà Scienze 

quésti dati risulta , che méntre il desco si deter- 
iniria alla discesa è ràttenuto dalla goccia d'acqua 
aderente ad una superfidié del ct^islallo e del de- 
sco : la qual sùjiérfìcé h tnaggitife del punto di cdii- 
tàtto del désco sul cristallo. Siccòilie però là gra- 
vita del desco prepondera a quella della goccia, ed 
alla forza di adesione , che lo trattiene, esso imprén= 
de la discesa , e trae seco grande porzióne di acqua 
aderente su tal discésa, però trovandosi maggiore li 
quantità dell' acqua dall' uno ò dall' altro lato , ivi 
è maggiore l'adesione, ivi il desco è trattenuto, é 
l'altro lato precede nella discésa. Traendo poi sem- 
pre seco nel discendere il desco Una poryJone di 
acqua respettivamenté maggiore dal lato stesso j pro- 
cede incessantemente riliésto squilibrio ; e si forma 
ima vera rotazione sii di una linea di traslazione; 
Quindi appunto , analogamente alle teoria del moto 
di rotazione , essa nel caso nòstro risulta dalla for- 
za 'di gravita, e dalla forza di adesione maggiore iri 
imo de' lati t e quindi obbedendo il desco quanto 
può a cadauna delle due fòrze -, descrive non una per- 
pendicolare air orizonte , ina una linea divergènte 
ed obliqua. Iri sostanza questo fenoriiénó ha ima stret- 
ta analogia con quello del mòto prodottò in un tal 
fanciullesco trastullo consistente in una ruota di le- 
gno di quattro o cint[ue pollici di diametro , cori 
iin profondo solco all' intorno in cui sta fissata 
l'estremila d'una funicella , la quale poi vi isi rav- 
volge , e quindi tenendo l'altra estretnilà e las'ciart- 
do cadere la ruota , essa, concepisce il moto di ro- 
tazione nella discesa pei una combiriaziotie di po- 
tènza analoga a quelle della i'otaziohe del nostro 
desco. 

L'altro fenomeno men tiuovo consiste nel poi-- 
Vè uri sottile ago di acciajo orizzontalmerite stilla sii^ 



Esperimenti fisici iG3 

jicrficie dell' acqua iii un bicchiere , e poi un al- 
tro che disti colla punta circa due linee dalla pun- 
ta dell' altro , e diverga nella lunghezza 4o°i o 5o.° 
Le punte vanno agevolmente a ravvicinarsi ed a 
toccarsi , e quindi i due aghi si pongono paralle- 
lamente a contatto. È noto , che la jforza di gra- 
vita dell'ago essendo minore della forza di aggre- 
gazione delle molecole dell'acqua , le quali altron- 
de hanno un'affinità negativa per l'acciajo , fa si che 
gli aghi si sostengano a galla. La specie d'attra- 
zione poi che manifestano devesi ad un tenue gra- 
do di magnetismo , che acquistarono nell' attrito della 
fabbricazione, e forse anco nella diuturna posizione, 
e contatto parallelo di essi nelle cartoline da fab- 
bricanti. In sostanza il risultato sembra doversi ad 
una magnetizzazione artificiale , non riuscendo il fe- 
nomeno con aghi di ottone &.c. 

Ho l'onore in tal circostanza di rinnovarle i 
sentimenti del mio rispetto. 

Stefano Camilli 
direttore del gabinetto accad.^ 



11 



»Ò4 

LETTERATURA 



La riedificazione della hasilìca di S. Paolo ^ 
Terzine del marchese Luigi Biondi^ 

t ^ 

I à ardente mese , cui die nome x^ligusto ^ 

L'ale impennava al ventesimo giorno , 
Che d'oriente liscia col viso adusto ; 

E un santo vécchierel , che uvea soggiorno 
Sulla fronte del bel colle Aventino , 
Benediceva il sol che fea ritorno ; 

Quand' ecco , tutto luce, un cherubino ; 
E seco la beata alma di Pio , 
Giunta alla mela del mortai cammino (a). 

Ella , ai luoghi del suo primier disio 
Volgendo gli occhi , quivi si ristette 
Amorosa , e con lei Taiigel di Dio» 

Le quirinali e l'esquiline vette 

Guatò da prima , e il monte Vaticano i 
Poi cercò quelle mura a se dilette , 

Ove , fuggendo il vaneggiar mondano , 
Vestito avea di Benedetto il manto 
Nel primo spazio del suo corso umano. 



(à) Pio VII morì il giorno 20 di agosto sul nàsce* 
Ve del sóle , 3o giorni dopo Tiacendio d«Ua basilica , che 
igU fu iguolo. 



La RILDIFICAZIOKE DI S. PaOIO l6.^ 

E invan cercava iVilifìcio santo , 

Ov' ebbe altare il Vas d'elezione; 

E vedeva il delu^)ro tutto quanto 
Guasto da foco ; e in cenere e in carbone 

Converse lo gran travi ; e le colonne 

Bruciate dalle basi alle corone. 
E, Gom' uom che atterrito si dissonne , 

Inarcò il ciglio , e col girar del volto , 

Senza far motto , l'angel dimandonne. 
Ed egli allor : Gik un mese intier s' e volto 

Da che il gran tempio fue , per isventura ^ 

Nella ruina , che tu vedi , involto. 
L'amico tuo , e non della ventura , 

Tacque il fier caso , perchè te languente 

Ferir non volle di si gran puntura. 
Ma torna la eoi guardo: e poni mente, 

Gratulando, alle cose che vedrai , 

Onde il futuro ti sarà presente. 
Niun fu lieto di sua vista mai 

Come quell' alma , quando alla riviera 

Giuso chinando de' begli occhi i rai , 
Vide venir di gente una gran schiera , 

Che di un sol grido empiea quell' aer tutto s 

Si rinnovelli il tempio , e sia qual' era? 
^ per loro adoprar , parea distrutto 

Ciò che l'incendio avea già guasto e roso , 

E lo scarco de' muri altrove addutto. 
Boscia il fiume salivano a ritroso 

Ben quaranta colonne ; e a trarlo a riva 

Genti infinite non avean riposo : 
jEd una e appresso un' altra ne veniva , 

Pel cui pondo a ciascun falli a la lena : 

E a trarle in secco un niiovo alveo s'apriva: 



iCG Letteratura 

l^erocchè , se tre uomini catena 

Avesser fatto delle lor sei braccia , 
Avrian potuto circondarle appena. 
Venia d'altronde lunghissima traccia 
Di carri , che traean selve atterrate , 
Onde il gran laqueare si rifaccia. 
Era per tutto un correr d'affannate 
Genti , un trarre di seghe , un rovinio 
Di pietre e di calcine rovesciate ; 
Un batter di martelli , un cigolìo 

Di ruote , un girar d'argani , un tumulto , 
Che mai tal non si vide ne s'udio. 
^ poi che il colossal tempio , sofFulto 
Da muri e da colonne , si rinacque 
Dalle ruine , che l'avean sepulto ; 
Suonò gran plauso : si la vista piacque 
Di un Ponlefìee in bronzo effigiato , 
Che a seconda venia gtuso per l'acque. 
Ed un leone aveva dall' un lato : 
Un' aquila dall' altro : e sovra l'arco 
Della porta maggior venia locato. 
Allor l'alma di Pio , che per lo carco 
Dello stupor taciuta s'era , aperse 
Liberamente a queste voci il varco : 
O figliuol mio ! In te dunque converse 
Saran le grazie dell'eterno Spiro ? 
Te il manto covrirà, che me coverse? 
Oh benedetto quel primo desiro 
Che fé volgere a te l'anima mia , 
Poich' ebbe fine il quinquennal martire (a) ! 

(a) 11 primo cardinale creato da Pio VII dopo il ri- 
torno ne' suoi stati , fa Annibale della Ganga arcivesco- 
vo di Tiro , oggi regnante Sommo Pontefice. 



La IIIEDIFICAZIONE DI s. PAo^-q iGj 

Pe' Santi il Santo , die in terra t'india , 

E ti fa successo r dol maggior Piero , 

Eternalraente benedetto sia ! 
Più volea dir : ma l'aqgel messaggero t 

Vieni , dicea , fra l'anime Ideale : 

E colla man segnavale il sentiero. 
Ed ella già. le piante avea levate , 

Non già per ali che sul tergo avesse , 

Ma sol per naturai sua levitate ; 
Quando a mezz' aria parve clie ristesse j 

E pria di girne a pii^i lieve salita , 

( Fosse l'uso , o l'amor che la movesse ) 
Gli occhi abbassai)do , le tre prime dita 

Alzò della man destra , e bepedisse 

La citta sua , come soleva in vita. 
La visione il vecchierel descrisse : 

Ma que' suoi detti parvero bugiardi : 

Poi l'evento mostrò , che il vero ei disse. 
Leon , tu regni : e tanto è il foco pnd' ardj. 

Perchè l'alta magion si rinnovelle , 

Che se già fosse ti parrebbe tardi. 
Dopo non lungo volgere di stelle , 

Di Roma i figli , nel gran tempio uniti , 

Te vedran fra gì' incensi e le facelle , 
Che con acqua lustrale e arcani riti 

Sacrerai l'edifizio , e avrai d'intorno 

Stuol di porpurei padri e di leviti. 
E sarà la memoria di quel giorno 

Rinnovellata eternamente ogni annp , 

Finche il sole nel ciel farà ritorno i 
E a par col tempo le tue laudi andranno. 



^GH 



Sposizione di una delle canzoni 
del conte Giovanni Marchetti . 



Ne 



OH sono molti anni , clie in Italia gli scrittori 
de' giornali magnificavano le poesie del Gianni , del 
Zacchiroli j di Salomon Fiorentino , e di altri simili 
rimatori , i quali con sentenze studiate ed oscure « 
con metafore gonfie e forzate, con immagini ricerca- 
te ed ammanierate cantavano di cose vanissime. I mo- 
derni cangiato stile vogliono dai poeti utililk nel sub- 
bietto , novità nella forma , ne' concetti , e nelle im- 
magini » e predicano che ciascun secolo ha sue 
particolari utilità opinioni e costumi , e che a que- 
ste cose deve por mente lo scrittore , e andar cau- 
to nel seguitare i classici autori , che scrissero per 
Moiuini alquanto dissimili dai presenti. Queste teo- 
riche , ricavate da quanto praticarono nelle opere lo- 
ro i pili famosi poeti dell'antichità , sono vere ; ma 
facilmente socjorettc ad essere abusate . come tutte 
Je altre verità generali. E quale abuso se ne fac- 
cia , si può conoscere per le svariate opinioni e gli 
strani giudizi della maggior parte. Subbietti di uti- 
lità sovente si chiamano nei giornali certi tessuti di 
sentenze imparate alla scuola dei moderni utopisti: 
convenienza alle odierne opinioni e costumi i ritro- 
vati romanzeschi ed inverisimili ^ convenienza all'odier- 
no pensare i sottili e lambiccati concetti , gì' im- 
provvisi trapassi da cosa m cosa ; e novità , qual- 
sivoglia stranezza purché vestita alla scozzese o alla 
tedesca. Qual maraviglia dunque se vano , fred- 
do e servile è poi tenuto quanto vi ha ^i sodo per 



Sposiziome kc. iGq 

la materia , di ingoiare por la forma , e di pre-^ 
gevole per quella semplicità , e per quella maestà, 
di elocuzione , che come dice il Salvini fanno il 
segreto dell' eloquenza ? Questi segni danno a te- 
mere grandemente delle italiane lellcre : perciò è a 
lodare Salvator Betti , che a viso aperto si fa a com- 
battere coloro , che vorrebbero afìVettarne il cor»- 
rompiniento. Oh ! fossero pur molti a seguitare Tesemi 
pio di lui : poiché di molti è bisogno onde la gio- 
venti!i non pensi , che il torto sia da quella par-^ 
te, ove sono pochi a parlare. In quanto a me, seb- 
bene conosca le deboli mie forze , non istarò che 
non mi adoperi ( quante volte me ne sia porta oc- 
casione ) a persuadere la gioventiì , che quel zelo 
che alcuni ostentano per l'avanzamento , anzi per 
l'innovarsi delle lettere , è ipocrisia intesa a spac- 
ciare per canoni di bellezza le particolari opinioni 
di pochi , a seminare discordie fra gli uomini let- 
terati , a dispensare ed a rubare la fama ora a 
questi ed ora a quelli secondo il capriccio de' no- 
velli dittatori della repubblica letteraria, e ad av- 
vilire e a rendere ludibrio degli stranieri il nume 
italiano. Il modo più efficace a distruggere le fal- 
se opinioni de' novatori io mi penso che sia quello 
di mostrare per ragionamenti , dedotti dagli eterni 
principii delle arti , le qualità delle opere che di 
giorno in giorno vengono in luce , proscrivendo l'or- 
goglioso costume di coloro , che sostituiscono il pro- 
prio sentimento alle regole , e le proprie sentenze 
alle prove. Mentre che alcuni de' miei colleghi si 
prenderà cura di mostrare nel giornale arcadico i 
pregj de' sermoni del cav. Giusti , e quelli della 
storia sacra teste pubblicata dall' abate Pellegrino 
Farini ; nella quale non so se sia piiì da lodare 
l'arte ond' e ordinata e divisa la materia, o l'oro 



|HQ LETTERATtrlVA. 

fìeìÌQ stile ; io jvrfinclerò a spoire una tìolle canzQ« 
?ii del cpnte Giovanni Marchelti |)ul)blicate lo scor-= 
so anno per le stampe di Pietro Briglienti. 

I pregi delle opere delle arti d'imitazione so- 
no di due sorte ; alcuni si sentono , e non si pos- 
sono precisamente definire , altri poi si dimostrano 
per ragionamento. In quanto agli uni io mi rimeJ>T 
TÒ al giudizio di coloro , che privilegiati da natu- 
ra crebbero ne' buoni studi : e degli altri dirò arr 
gumentanqo secondo i principii dell' arte poetica. 
Moltissimi de' nostri poeti cantarono gli amori : al- 
cuni le armi e le imprese magnanime , e pochissÌT 
jni i subbietti puramente morali- Il conte Marchete 
ti , persuaso che il cautarp d'amore abbia jgenerato 
sazietà , che il dire le forti imprese e le armi pp- 
co si addica all'età presente , ha volto l'animo ad 
Wn nobilissimo fine , quale si e quello d'imprimere 
pelle menti l'amore delle virtù civili. Nessuna del- 
le sue canzoni si discosta da questo fine; perlo- 
phè i fiostri filosofanti non potranno dire , che elle 
non sieno , come essi le chiamano , poesie di cose an- 
zicliiè di ciance canore. I subbietti principalmente del- 
le dette canzoni sono la pielà , Ir gratitudine , la 
speranza , la virtù , la necessità che è il trionfo 
della virtù sopra le cagioni seconde ; // sepolcro 
del Petrarca i e quello del Tasso , e la morte di 
due illustri ingegni. Io prendo a parlare solameur 
te di quella che ha per titolo la virtù. 

La forma delle canzoni degli antichi poeti ita-r- 
liani si discosta alquanto da quella delle odi di Pin-? 
darò e di Orazio. Questi due lirici , trascorrendo 
rapid^irnente di concetto in concetto , d'immagine in 
immagine , non sempre mostrano ne' loro compo-r 
pimenti 1' annodarsi d' nna parte coli' altra. I po- 
jsjri lirici anpclii all' incontro hanno dato alle can- 



SpOSlZJONE EC, l-Jl 

zoni una forma , die molto si accosta a quella del 
discorso oratorio , nel quale Io annodarsi delle par- 
ti manifestamente ajjparisce. Il conte Marchetti , con- 
siderando che al dì d' oggi gli uomini d'Italia so- 
no generalmente instruiti , ed atti a pensare con 
rapidità , ha tenuto una forma di componimento , 
la quale a^ccostandosi all' artificiosa delle odi gre- 
che e latine , al tutto non si dilunga da quella 
delle antiche canzoni italiane. Affinchè la mia affer- 
mazione non rimanga senza prova , a somiglianza 
di qiaelle de' giornali eh' io biasimai , voglio correa 
re il pericolo di essere noioso coli' estendermi a pa- 
ragonare una canzone del Petrarca , e un' ode d'Ora- 
zio alla detta canzone del nostro lirico moderno. 

Il Petrarca , nella canzone che comincia = Spir- 
to gentil, che quelle membra reggi =y olendo esor- 
tare Niccolò di Kenzo a ricomporre in pace l'Ita- 
lia , e a restituire a Roma l'antica gloria , volge a 
quel tribuno le sue parole lodandone la virtù , nel- 
la quale solamente può essere posta speranza. Que- 
sto principio della canzone somiglia all' esordio ora- 
torio. Le prove , che dimostrano la giustizia e la 
grandezza dell' impresa che si consiglia , comincia- 
no al verso = Le antiche mura &c. = e si estendono 
fino alla strofa che precede il congedo , ove il poeta , 
rimosso il timore che la fortuna possa far contra- 
sto al volere del valoroso tribuno , si fa strada alia 
perorazione, che pone termine al componimento. Ora- 
zio air incontro volendo persuadere a colui , che ave- 
va in pugno i destini di Roma , che sarebbe stata 
opera indegna e funesta traslatare in Oriente ìa se- 
de dello imperio , tiene una via assai diversa da 
quella del nostro primo lirico. Non dando egli 
alcun segno ( e con avveduto consiglio ) del- 
lo scopo a cui mira , entra subito nelle lodi dell' 



172 Lkttiratura 

nomo clie sta fermo nel giusto suo proponimento con-» 
tio a qualsivotjlia forza , fosse pur anche Tonnipo- 
tenza di Giove ; e fatta menzione di alcuni semi-^ 
dei , esalta Romolo che per essere stato costante e ma- 
gnanimo , fuggì l'Acheronte ; e qui trapassa improv- 
visamente ad esporre quelle cose , clie al salir di Ro- 
molo in cielo Giunone diceva al concilio de' nu- 
mi . E nella allocuzione della dea mette dinanzi 
air animo di Augusto ciò che rispetto ai troiani fu 
irrevocaLilniente stabilito dai fati , cioè che essen- 
do dislrulta Troia e puniti i colpevoli , era conce- 
duta venia agli odiati troiani , e seggio divino al 
figliuolo di Rea , a patto che il mare tempestoso 
per lungo spazio dividesse Ilio da Roma. Regnino 
Leati i troiani , ma esuli dalla terra nativa , e l'are- 
na e l'erba coprano le tombe di Priamo e di Pa-^ 
ride. Sorga il Campidoglio superbo di viilìi e di 
sapienza , e dia legge ai popoli vinti ; ma a con^ 
dizione che nessuno mai per carila soverchia si mova 
a rifare le mura di Troia ; se lie volte quelle mu- 
ra sorgeranno , tre volte cadranno con miserabile 
ruina . Cosi Orazio senza volgere le sue paro-r 
le ad Augusto , e senza mostrare di porgergli conr 
sigilo , si fa a contraddire a quello , che l'imperatore 
avea nel pensiero. Non molto dissimile dall' arte 
che si vede in quest' oda , e quella ond' h formata 
la canzone del conte Marchetti. 

Egli si propone d'imprimere nella mente di chi 
1' ode la seguente verità ; essere vani gli sforzi e 
le speranze di coloro , che presumono di conseguin 
re lieto e prospero stato civile senza la virtìi. Ma 
invece di volgere , come fece il Petrarca , lo sue 
parole agli uomini che vuol far persuasi , si fa 
ad invocare la virtiì , e la prega acciocché si piac-. 
eia di porgere soccorso all' errante secolo : e di s^- 



Sposizionk KC; 1^^ 

Jjito i quasi nascondendo la persona del poeta , in- 
troduce con bellissima ipotiposi la Virtiì a ragio- 
nare di se stessa , e a ricordare le maraviglie , che 
mercè di lei operarono le genti , e i mali , che lei 
abbandonata , soffersero , e il miserabile cadimento 
di Roma. Con questi esempi , che posti in imma- 
gine poetica , tengono luogo di argomentazione , ci 
viene il nostro lirico ad imprimere nella mente quell* 
utilissimo documento , che gì' imitatori delle canzo* 
ni petrarchesche avrebbero cercalo di persuaderci 
per via di orazione continuata. Da quanto è detto si 
può conoscere ^ che la canzone moderna e l'ode d'Ora- 
zio si rassomigliano; ma Con questa difibrenxa: l'ode 
è dedotta con nascosto e tenue filo : la canzone mo- 
stra, un pò pii!i che l'ode, l'annodamento delle sue par- 
ti ed il fine a cui mira ; onde per la sua torma vie- 
he ad esseire media fra le odi greco-roraauo , e le can- 
zoni petrarchesche. Questo poco mi basta aver det- 
to circa la forma : e vengo allo stile. 

O più bella che questo almo giocondo 
Lume, che l'universo orna ed avviva , 
O tu che d'altro più sublime cielo 
Muovi , e se' luce di più nobil mondo , 
Pura immortai virtute. 

A coloro che tengono per bellissimo artificio il rac- 
cozzare con isfacciata affettazione le più pellegrine im- 
magini, non sembrerà certo assai bella la similitudine 
mostrataci in questi versi , perciocché , essendo molto 
propria, è anche naturalissima. Al raggio solare, che 
è delizia degli occhi , giocondità, dell' animo , orna- 
mento e vila dell' universo , è paragonata la virtù, 
come quella che vivifica ed abbellisce l'umano con- 
sorzio , che è dolio il mondo morale, y^bitatrice di 



il74 Letteratura 

altro più sublime cielo , e luce di più nohil mondo 
vien detta la virtù ; e per tale concetto la mente 
nostra s'innalza da questa abbietta sede di colpa 
e di pianto , fra i mondi che Iddio ha sparsi per 
l'universo , ad Uno di privilegiata natura , nel qua- 
le essa virili come in suo proprio albergo dimora. 
Quale altra immagine potrà dirsi sublime se questa 
non e ? Qui non si ristringe la lode dovuta al no- 
bile principio di questa canzone; notiamovi la bel- 
la collocazione delle parole, per la quale i due pri- 
mi versi hanno della gravità del Casa , che tanto 
fu celebrata dal Tasso ; notiamovi Tartificio , che col 
tenere sospeso l'animo del lettore fino alle parole 
pura immortai virtute » genera maraviglia. 

Se l'umiì prego a tanta cima arriva , 

Per Dio saetta de* tuoi raggi , e sgombra 

Parte del fosco velo 

Onde l'errante sècolo t'adombra : 

E mostra tue bellezze, conosciute 

Ben altramente alla stagione antica ; 

Se Vumit prego Sue. Questa è forma » nella quale 
tion >solo si manifesta l'umiltà e Tardore di colui 
che prega ; ma la grandezza di colei che è prega- 
ta. Saetta de' tuoi raggi , è modo sublime come 
quello che ne da a conoscere la somma potenza del- 
la virtù, che a guisa del sole, vincitore della notte, 
può in un subito vincere le tenebre , che agli occhi 
degli uomini nascondono la bellezza di lei conosciu- 
ta ben altramente in quella et'a ^ che l'ambizione e 
l'avarizia non signoreggiavano il mondo. 

Sì eh' ogni tua nimica 

Alma discerna al folgorar tuo santo ^ 

Che sènza le siam noi villade e pianto. 



Spósizione EC. Ij^ 

Taiiia è la bellézza della virlù , diceva uri antico 
savio , che s'ella si jiotesse manifestare agli oCchi del 
coi[)o j come si manifesta a quelli dell' intelletto , 
tiitti gli animi accenderebbe d'amore; perciò dice il 
nostro poeta , che nel folgorare di questa dea anche 
coloro , che in odio l'hanno , conoscerebbero quale 
e quanta ella sia , e che senza il suo raggio gli uo- 
hiini sonò miserabili , e vilissimo gregge* 

Fugga percosso di tua vista il folto 
Stuol de' superbi vizi : e quante v'hanno 
Immagini di te false e bugiarde 
Gelino tutte per vei'gognà il volto. 

L'epitetò di superbi dato ài vizi (èssendo il super- 
bire proprio de' tiranni ) esprime maravigliosamen- 
te il dominio , che essi tengono sopra i dispregia- 
tori della virlù. Un sentimento doloroso e la ver- 
gogna , il quale nasce nell' uomo per lo conoscimen- 
to di aldina sua deformità posta al confronto del- 
la bellezza: perciò assai naturale è proprio di queir 
alTezione si è l'atto , onde la ipocrisia e le sue fal- 
se compagne si coprono la faccia. Vivissima pittu- 
ra , per la quale ti Vedi da una parte del quadro que- 
ste larve svergognate , e dall' altra i brutti vizi , e 
nel mezzo il nobile , altero j magnifico trionfo del- 
la purissima dea. 

Mentre nel tuo cospetto 

prese di liverenza inchineranno 

Le uniane menti, grida: Io son , mirate j 

lo, che le brame, ond' arde 

L'avara età , disprezzo : io di pietate 

Di giustizia , d'amor nutro ogni afletto , 

E per altrui curar me stébsa obblio : 



Ì76 L E T T K R A T U R A 

Quando guida so 11 io , 

Ogni peso è leggier , piano diventa 

Ogni erto colle , e ogni aspro fren s'allenta* 

Solevano gli antichi poeti variare il suono de ver- 
si a modo , che dall' unione loro nasceva un' armo- 
nia , che ora con gravita , ora con soavità e leg- 
giadria , ora mollemente, ora aspramente e senza sfor- 
zo seguitava la natura e il variare della materia. 
I poeti del secolo XVII e molti del XVIII , creden- 
dosi forniti d'orecchio piìi dilicato , usarono versi, 
che hanno spessissimo 1' accento sulla sesta e sulla 
quarta : il che rende ciascun d' essi tale , che per se 
medesimo canta senza bisogno che la variata infles- 
sione della voce lo aiuti. Ma l'unione poi de' versi 
nel detto modo sonanti formarono Un ritmo , che 
sebbene aspro non sia , e molto uniforme e sazie- 
vole. La più parte de' verseggiatori moderni amano 
e seguono l'armonia degli antichi : ma non è di ra- 
do , che l'artificio loro si faccia troppo manifesto ; 
il che avendo del ricercato , riesce piij fastidioso che 
l'unissono dei seicentisti. Il nostro poeta , che ha as- 
suefatti gli orecchi alla lettura di Dante e del Pe- 
trarca , compone i suoi ritmi di vari suoni in una 
maniera , che nasce spontaneamente , e che perciò e 
tanto lontana dall' odiosa affettazione quanto dalla 
sazievole uniformità. Si ponga mente , per prova di 
quello che dico , al verso 

Prese di riverenza inchineranno , 

si sentirà come esso esprima coli' armonia il prostrar- 
si delle genti. I due ultimi poi 

Ogni peso è leggier , piano diventa 

Ogni erto colle , e ogni aspro fren s allenta , 



Sposi zroKE ec, 177 

ali* opposilo del predetto verso , che è per certa gni- 
sa abbandonato , sorgono alteri , pei che la vocale a , 
che è di largo suono , ripetuta nelle due parole vi- 
cine calle ed aspro rende il verso festivo e trion- 
fante , e così esprimente la vittoria della virtù so- 
pra tutto che fa contrasto al buon vivere civile. 
Ma queste artificiose armonie nulla sarebbero , se le 
parole non racchiudessero gravi ed esquisite senten- 
ze. Vedi espresse in questa strofa le qualità princi- 
pali della virtù vera , e negli ultimi due versi un in- 
segnamento nuovo e consolatore. Si dice comunemen- 
te, che la virtù sia difficile ed aspra s e qui ella 
stessa facendoci sovvenire dell' evangelico detto = il 
mio giogo è soave = ci discopre le sue vere sembian- 
zew Dico le sue vere sembianze , perciocdiè essendo 
la virtù un' abitudine dell'animo , è di necessita ch'el- 
la sia dolce a praticare r dico le sue vere sembian- 
ze , perciocché là dove regna la virtù non fa biso- 
gno di leggi severe, ne di quella dura signoria, che 
uopo è di tenere sopra i popoli scorretti e viziosi. 
La sostanza di tutti questi concetti è ristretta nella 
sopra indicata energica e luminosa sentenza. 

O gente , che il desio drizzi a lontano 

Bene, e dietro il vagar della fortuna 

Giri la stanca e misera speranza , 

In me si speri , o lo spexar fia vano : 

Quanto il pensier dipinge 

D'aureo viver civil , per me s'aduna 

Veracemente , e senza me si perde : 

Mia sovrana possanza , 

La qual per duro affaticar rinverde. 

Alle imprese magnanime sospinge 

E sconosciute forze avviva e snoda : 

G.A.T.XXXVn. la 



i^8 Letteratura. 

Ove mia voce s'oda , 
Natura umana altèramente desta 
Tutta sua nobiltà fa manifesta. 

Questa strofa è tutta di sentenze , ma composta pe^ 
siffatto modo , che ciascuna vi nasce spontàneamen- 
te , ed aggiunge lucè a luCe. Invàno si spera ripo- 
iso senza là virtù : la virtù è la fónte del bene ^ 
il qual si perde al mancare di lei : là virtù acqui- 
sta forze sempre novelle tra le dure fatiche \ incuo- 
ra air alte imprése, e mostra quanto vaglia e quan- 
to sia nobile la natura dell* nomo. Quésti concetti, 
che la fdòsofià esprime nudamente, sono significati dal 
nostro poeta con immagini si vive ^ e con parole 
e modi SI illustri j che acquistano mirabilissimo splen- 
dore e magnificenza. Il primo verso <, che norì rac- 
chiudendo la sentenza intera viene a legarsi col se- 
condo , è conformato con bello artificio , come si può 
conoscere se si confronti col versò seguente f^oi che 
il desiò volgete a ben luntano. E queste parole so- 
no prive di efficacia ; ma efficacissime le seguenti 
= O gente * che il desio drizzi a lontano Bene. == 
E tale efiìcacia nasce per lo allungarsi del suono^ 
che ci esprime per certa guisa la lontananza del 
tene sperato. Bellissima è l'immagine, che Viéii 
dopo : 

bietro il vagar della fortuna 
Giri la stanca é misera speranza. 

Perciocché con un sol trattò qui si dipingono i 
vari aspetti niostràtici della cieca e volubile for- 
'tùna , e le sue lusinghe , e le nostre speranze delù- 
se è riaccese -, e il loro infiacchire -, il quale dal ver* 



SpOJtZIONE EC. 179 

.;So scorrevole con certa naturai spreziatura è arli- 
ficiosamcnle significata* 

Vedi in negletto araerican paese 

Scarso ed inerme popolo , cui regge 

Voler di formidabili tiranni » 

Perchè da me l'alto disdegno apprese 

De* vani onor , del tristo 

Auro , e fermò nel comun ben sua legge , 

Mirabilmente oprando armi e consigli 

Per aspra via d'affanni 

Di ruine di sangue e di perigli 

Giungere al sommo e glorioso acquisto : 

E Scipio di valor, Fabio di mente. 

Uno spirito possente 

Tanta luce vestir , che ogni altra è meno , 

Spezzando il giogo e deponendo il freno. 
Guarda alla prisca maestk di Roma , 

E palese ti fia da cui fur mosse 

L'opre , che a se medesme han lolle fede : 

Indi mira , da ostil ferro non doma , 

Con pie mal certo starsi 

Quella severa liberta che scosse 

lì mondo , e crebbe il gran latino alloro ; 

Ma vedi in pria por sede 

Ambizione e cupidìgia d'oro, 

E me fuor de' miei templi a terra sparsi 

Andar diserta , ed ultimo ricetto 

Darmi quel forte petto 

Che sacrò del suo sangue Utica poi; 

E cader gloria e liberta con noi. 
Quel che tu di , canzone , 

A cotanto subbietto e nullo, o poco ; 

Ma può favilla risvegliar gran foco- 

12* 



i8o L E T T E n A T u n À 

A mostrare coiiie la virlù scopia la hobìUa della 
natura umana , e come senza lei si perda quan- 
to vi ha di bene nella compagnia civile, vengono 
queste due ultime strofe. Il disinteresse , la modè- 
stia , l'amore del giusto ^ la prudenza , la fortezza 
dell'animo , il valor militare , stabiliscono un novel- 
lo felicissimo stato, e procacciano etèrna fama a co- 
lui, che vinti colle azioni e Col senno i nemici, vin- 
ce colla propria virtù se medesimo ; e quella Roma, 
che con virtìi trionfò del mondo, fatta ambiziosa ed 
avara soccombe sotto il peso della propria grandez- 
za. Vegliamo con quali modi poetici fsiano Vestiti que- 
sti concetti. Dico primieramente che gli aggiunti di 
negletto al paese di America , e di scarso ed iner- 
me al suo popolo, racchiudono gran sostanza di co- 
se ; perciocché coloro che conoscono la storia sono 
condotti per le dette parole a pensare alla giustizia 
dell'impresa di Washington , e alla potenza di quel- 
la virtù che conduce una gente , scarsa di numero e 
disarmata, a vincere la forte e superba dominatrice 
de' mari. Gli ultimi versi di questa strofa hanno il 
eran pregio di chiudere in poco e cori beli' arte Idi 
maggior lode che si potesse dare ad un magnanimo 
guerriero e progenitore d'un popolo. Nobilissima è 
l'espressione nella strofa ultima: 

Vopve che a se medesme han toltojcde: 

«d assai viva l'immagine, che ci mostra la liberta la- 
tina, al buon tempo nutrice di tanti allori, starsi in- 
ferma sul pie vacillante. Con modo non molto dissi- 
mile da questo l'Alighieri ci rappresentò la corrotta 
monarchia , che avendo un piede di fragil creta si 
sta su di quello eretta più che suU' altro. Forti im- 
magini sono pure le rovine dei templi della virtù ^ 



Sposizione kc. i8r 

l'infelice esilio, il nobile asilo, e rirroparabilo cadi-, 
mento di lei. Questa <■ vera pnesia , percioccitè e pit- 
tura , che quasi si nioatra agli ocelli del corpo per 
ragionare alla mente. 

I pregi delle poesie del conte Marciietti, per quan- 
to è detto , sono la nobiltà ed importanza de' sub- 
bietti , la regolarità delle forme, la scella de' mara- 
vigliosi concelti , le arlifjciose e nalnra'i armonie, e 
la purgatezza dell'elocuzione; ai quali pregi non si 
veggono mai framisc!>iati i difetti che tratto tratto 
s'incontrano nei versi di molti altri poeti. Non tro- 
verai nelle prelodate canzoni vocabili e modi impro- 
pri! o bassi , non metafore gonfie o false , e nel di- 
scorso mal collegate ; non costrutti contorti a solq 
fine d'armonia : non avverbi, non gerondi leziosamen- 
te collocati, o scioccamente ripetuti secondo l'uso di 
alcuni moderni: non parole, non maniere, non suo- 
ni affettati. E quale sarà dunque la bella poesia, se 
questa non h ? Poche odi o canzoni , secondo il pa- 
rer |«io , ba l'Italia in questo genere da paragonare 
a quella da me lodata , comecché ella non sia la mi- 
gliore tra le altre del nostro poeta. Se vero è dun- 
que ciò che tu affermi , alcuno forse mi diia, coleste 
canzoni dovranno universalmente piacere. Oggi sono 
di quelli ( e di loro ho toccato pii!i sopra ) , die si 
dilettano dello stravagante, purché sia nuovo, o si 
noiano di tutto ciò die non ha l'oltremontana fiso-> 
Domia : a costoro non piaceranno. Sono alcuni che 
adorano una specie unica di bellezza, ignorando che 
l'imitazione del vero può variare anche più della va- 
riatissima natura : a molti di cotale schiera, che non 
troveranno queste canzoni secondo l'archetipo della 
mente loro , non piaceranno. Sono altri , che poveri 
di cognizione non hanno forza di comporre nella fan-r 
jl&sia .la pittura, che per le paiole sostanziose del pper 



1^2 Letteratura 

ta suol generarsi nelle menti seconde , ed anche a co- 
storo non piaceranno. Ma a tutti gli spiriti poi che cre- 
sciuti neilo studio de' veri paeti, in quello della mo- 
rale e delle altre scienze speculative hanno senno 
e buoo gusto, tengo per fermo che piaceranno assais- 
simo. Della costoro sentenza sarà contento , io mi 
penso , il conte Giovanni Marchetti : perciocché egli 
ben sa che le false opinioni poco durano , ma che i 
giudizi secondo verità si confermano in tutti i secoli » 
e faano immortali le opere e i nomi degli scrittori. 

Paolo Costa. 



Note spettanti alta Cina, 

Istruzioni che i sopraccarichi o fattori delle na'* 
zioni europee o estere residenti in Canton so- 
no obbligati di dare ai comandanti o capitani 
de bastimenti delle loro nazioni quando arriva'^ 
no nella Cina» 



,1 il seguente è la traduzione di circolare scritta dal- 
la fattoria (i) dellVonorabile compagnia delle Indie 



(i) Fattoria^ o Fattorie sono abitazioni e magazzì' 
ni fabbricati sulla sponda sinistra del fiume di Can- 
ton , i quali formano i borghi di quella tanto rinoma- 
ta città dell' impero cinese . Ivi risiedono i fattori , 
o sopracarichi e scrivani di quelle nazioni estere che 
mandano ogn anno a Canton i loro bastimenti , per 



PfOTE SPETTANTI ALLA CinA 1 8^ 

prientali inglese in Ganton , al capitano Alessanclrq 
Dobie comandante della nave Mysore (i) sotto Lanr 
(liera inglese , proyeniente dal Bengala. 



vendere le mefcqnzie che i medesimi portmio , ma prin- 
cipalmente per comprare i prodotti della Cina. 

J^i sono in, Canton dieci fattorie estere delle se-, 
guenti nazioni , alari dese , inglese , austriaca , ameri- 
cana , spagnuola , armena , svedese , prussiana , fran- 
cese , danese. 

Neir anno jSaB quando O. Martuqci lasciò la ser 
conda 'ptolta (a Cina per ritornare in Europa , sola- 
mente sei delle defte dieci fattorie erano in attività , 
o aperte : l'inglese , e Vamericana , per affari di milio- 
ni ., o di grandissima importanza : le rimanenti quattro ., 
cioè l'olandese , l'austrìaca , la spagnuola , e la da- 
nese , per ricevere uno o due òastiqienti all'anno , salvo 
il vero. Dopo l'epopa suddetta , la Francia ha riaperta 
la sua Fattoria in Canton , la quale era rimasta chiusa 
Jln dalla risoluzione , che nel seìiso il più popolare fra 
i francesi incomincia dopo l'anno 1789. 

(i) La nave M/ysore ^ una delle più grandi navi delle 
Indie Orientali ., fu quella a hordo della (juale O. Mar-' 
lucci arrivò la prima volta nella Cina , dal medesimo 
caricata fiel Bengala con 0418 baf.le di cottone , per 
procurarsi de' fondi in Cina . Essa nqr^e ricaricata 
poi dal medesimo , con prodotti cinesi , per il piar rosso , 
la notte del dì 7 dicpmòre 18 j8, cirique giorni dopo 
che ella fece vela dalla Cina , in una di quelle trer 
mende tempeste che i cinesi chiamano Tae-fung {grati 
vento , volendo significare vento d'infinita possanza ) ^ 
sventuratamente si sommerse in quei mari , e perirong 
con essa 94 uomini. 



l8} LKTTinATUUA 

Al capitano Alessandro Doble comandantg 
della nave Mysore. 

SIGNORE 

Resi noi responsabili , da xjuesto governo , del- 
la condotta di tuttì^'.er inglesi che vengono a traffi- 
cale in Canton , ed istruiti dall' onorabile corte de' 
direttori (i), come anclie autorizzati dagli atti del par- 



(i) Questa corte , in Londra , è composta di i4 ^l~ 
rettori , che formandosi in differenti comitati , ognun 
de quali soprintende al suo particolar dipartimento , mw 
neggiano tutti gli affari della compagnia delle Indie orien- 
tali. 

Ahhencliè non sia qui richiesto ^ non sarà disinte' 
ressante il far menzione , che oltre a questa corte di di' 
rettoli , e^-^-i un altra corte chiamata de" proprietaij , 'va- 
le a dire di sodi o capitalisti propriamente, Amelie di- 
scussioni degli affari della compagnia , che sono i loro 
stessi f quelli che posseggono Jbndi^ oi'vero porzion deca- 
pitali della compagnia , pel valore di lire looo sterline ^ 
hanno un voto; quelli di lire 3ooo , due voti; quelli di 
lire 6000 , tre voli ; e quelli di lire 1 0000 , quattro voti. 
Il numer^o de" proprietarj che così hanno il voto , o vo- 
ti , nelV anno i8oo fu di ii63, ed il numero devoti fa 
di 2832; ma tanto il numer'o dc'proprietaij ^ quanto quel- 
lo de" voti è suscettibile di una continua alterazione ..^ 
perchè i fondi della compagnia , come quelli pubblici^ 
sono giornalmente in vendita. Per esempio , se di tutti 
i proprietarj ognuno di loro non possedesse che fondi pel 
valore di lire 1000 , ogni dieci proprietarj averehbero , 
soli , dieci voti : quando che , in altra guisa , possedendo 



Note spettanti alla Cina i85 

lamento a reprimere ognun di voi in tali circostan- 
ze che possano comprometterci co' cinesi , stimiamo 
necessario ordinarvi quanto segue. 

Che a voi , ai vostri officiali o all' equipaggio 
del bastimento non sia permesso di scaricare mer- 
canzie in maniera da risparmiare i diritti di dogana 
di questo porto. 11 commercio dell' onorabile com- 
pagnia delle Indie orientali , per tali attentati , già 
fu esposto a grandi pericoli; e l'interesse dei negoziane 
ti di sicurtà (i) furono una volta grandemente com-^ 
promessi , in conseguenza di certi cammellotti con- 
fiscati in contrabbando. Ci ordina dunque l'onora'^ 
"bil corte de* direttori , di cautelarvi contro simile il- 
lecita pratica. E vi mettiamo al fatto , che se in 
qualunque tempo l'atto di contrabbando può esse- 
re sostanziato , al contravventore ,, se ha la licenza 



ogni proprietario fondi pel valore di lire loooo, ogni 
sci proprietario avrebbe quattro voti. 

(l) I negozianti di sicurtà., chiamati in cinese Hong 
{^negozianti uniti) ., sono dodici negozianti cinesi nomi- 
nati dair imperatore , Z' un V altro è reso risponsabi" 
le , per il buon ordine e la giustizia delle cose , al 
loro governo , relativamente alla condotta delle per- 
sone estere che trajjlcano in Cina , alle quali , senza la 
protezione degli Hong ., non è permesso comprare , ^mn- 
dere., e rimanere in Canton ; come parimenti sono gli Hong 
risponsabili , alle persone estere ^ per la condotta de' Iot'/ì 
Song istessi , e del rimanente de^ cinesi. 1 nomi degli Hong 
che esistevono in Canton nelT anno 1818, sono i seguenti'. 

Houqua., Puankiqua , Consiqua , Manliop ^ Ngouqua^ 
Fatqua , Mouqua , Ciunqua , Pahqua , Punqua , King^ 
qua : uno non esisteva. 



l3'3 LsTTflHAtVRA 

per commerciare in qualità di franco navigatore (|) 
colle Indie orientali , si darà preavviso clie ritov- 
111 in Inghilterra ; e s'egli è sucfdito iuglese , senza 
la licenza per poter rimanere in ([ualita di franco 
commerciante (a) in India , sarà egli mandato in In- 
ghilterra immediatamente. 

Che voi , mentre siete dentro della bocca T\-. 
gris (3), nori salutiate con salva d'artiglieria , ne per-, 
mettiate ai vostri officiali, o equipaggio di andare al- 
la caccia , giacche le conseguenze le piìi fatali alle 



(i) Qui s'intende di chiunque allesse ottenuta la li-i 
centa dalla onorabil copte de'' direttori per fare un 
^viaggio di andata e intorno nelle Indie , o in Cina , in 
affari di commercio : e quella licenza è chiamata licen- 
za ^ o propriamerite accordq di franeo navigatore. 

(a) Qui s'' intende di qualunque suddito inglese che 
allesse ottenuta la licenza dall' onorabil corte de' diret- 
tori , per potersi stabilire nelle Indie solamente ( per- 
chè in Cina la compagnia non virole altri inglesi , che 
quelli al suo servizio ) in ajfari di commercio t e quella 
licenza è chiamala licenza , o propriamente accordo di 
franco commerciante, 

(3) Bocca Tigris è l'imboccatiira del fiume Pe-K[»ng ^ 
o di Canton , QqnfortifÌGazioni in ambi i lati , come sull'en- 
trata del canal di Costantinopoli , ma assai meno for- 
midabili de' Dardanelli. Montando il fiume verso il Nord , 
a 8o miglia di distanza dalla Bocca Tigris , sulla spon- 
da orientale del fiume sta Canton , lat. seti. aS" / 5o", 
long. or. II 3" 2' ló" , osservatorio di Green wich. /porto- 
ghesi diedero il nome di Bocca Tigris a questa imboc- 
catura , da un' isolotta che sta subito dopo l'entrata nel 
fiume , la quale a certa distanza presenta la figura d'u- 
na tigre giacente. 



NOTB SPKTTANTI ALLA ClNA 187 

persone istesse, ed i guai i più serii al commercio in- 
glese potrebbero insorgere, se avvenisse che qualche 
cinese fosse ferito o ucciso. Vi accludiamo un estrat- 
to delle leggi criminali della Ciija , dalle quali rile- 
verete, che, abbenchè ciò accadesse accidentalmente, 
i cinesi insisterebbero che loro s\ consegnasse TofTen-r 
so re. 

I^a regolarità e la disciplina tanto necessari^ ad 
osservarsi fra i marina] , e più particolarmente in que- 
sto paese, è stata frequentemente interrotta da det- 
ta gente, colT andare la domenica nelle vicinanze 
di "Whampoa (i) in battelli cinesi ; noi dunque 
ordiniamo, che non permettiate ad alcun marinajo 
europeo ,, o seacunnies (a), di andar girando in tal 
guisa il giorno di domeijica^ 

Dobbiamo informarvi^ che, in conseguenza di se^ 
rii tumulti e <lisordini eh' ebbero luogo fra' cinesi 
e quei marina] che furono mandati col permesso in 
CantOQ , particolarmente nell' anno iSoy, (nel qual 
;tempo un cinese fu disgraziatamente ammazzato ) sua 



(i) Whampoa è il luogo d'arfcoraggio per i bastimen- 
ti esteri che vanno in Cina , pel comijiercio di Can- 
ton. Dà il nome a questo luogo d" ancoraggio il villag^ 
gìo Wbampoa ,.y// d'un isola del Jiume Pe-Kiang , 12 mi- 
glia al sud della città dì Canton. 

(2) Seacjatjnies, capi de'marinaj debile Indie orientali^ 
conosciuti sotto il nome di JjBscars , i quali compongono 
quasi tutto r equipaggio dc'',òastimenti sotto bandiera in- 
glese. Sono essi bastimenti cQSfruiti nelle Indie , chiamati 
dagV inglesi Counli'y Ships , vale a dire bastimenti del 
paese , per necessaria distinzione da' bastimenti costruiti 
in Inghilterra. 



« j8 L e t t f. h a t l r a 

pccellenza PHiippù (i) ha oìuaualo un editto col qua-. 
le proibisce streltarnente ([uesto permesso , in futu- 
ro ; e noi abbiamo ricevuti ordini dall' onorabil cor- 
te de' direttori a tal effetto. 

Noi dunque il più positivamente ordiniamo , 
che voi sotto veruna prelesa qualsivoglia, duran- 
te la vostra dimora in questo porto , mandiate a 
Canton alcuno de' vostri uomini col permesso. In 
vista d'impedire qualunque inconveniente che nascer 
potrebbe da questa inevitabile privazione, i compra- 
dores (2) hanno la permissione di portare a bordo del 
vostro bastimento lutto quel die vi occorre. 

Voi non permetterete che vengano in Canton 
più battelli di quelli che assolutamente la necessità 
richiede : e quando a tal' uopo sono stati i;npiegati, de- 
vono i medesimi ritornare a bordo, al più presto pos- 
sibile : e se saranno detenuti in Canton per la notte, 
non permettisrete in verun modo ai vostri uomini 
di esci re dalla vostra fattoria, dopo fatto bujo. 

Molte incovenienze hanno avuto luogo per Io 
passato , ed il privilegio della bandiera fu quasi per- 
duto col portare in Canton mercanzie e denaro nel- 
la lancia , sotto spiegata bandiera -, Voi dunque 
darete gli ordini i più positivi , perchè la bandiera 
non sia spiegata , eccettuato quando voi stesso sa- 
rete nella lancia ; e siate cauto , che non vi siano 



(/) FJuppà è il commissario imperiale delle dogane 
in Canton. 

(2) / compradores sono gli spenditori cinesi , che con 
permesso delT autoìità locale proteggono i bastimenti 
esteri e requipaggio delle provvisioni , e di tutto ciò che 
occorre pel loro mantenimento , durante la dimora di 
(ictt^ bastimenti in Cinq. 



Note «pirrTANTi all/V Cina i^rj 

delle merci caricate dentro . In ogni altro tempo 
la lancia , o i Lattelli senza la bandiera devono , ve- 
nendo a Canton , affacciarsi all' oflizio dell' Hup- 
pù , e la vostra gente deve condursi con proprielh» 

Noi vi cauteliamo a dar ordini rigorósi ai vo- 
5tri officiali , onde non si contrattino debiti co' ci- 
flesi , i quali non potessero esser pagati avanti la vo- 
stra partenza da Canton (i). 

Desideriamo che produciate il certificato del vo- 
stro registro, e che e' informiate del tempo nel qua- 
le fate conto di lasciar questo porto, due giorni al* 
meno avanti la vostra partenza* 

Noi siamo , 



Signore 



Ganton i8 settembre i8i8. 



Voslri Umi servitori 
T. I. Metcalfe 

I. Cotton 
I. B. Urmston 



(t) La natrrra desili ordini contenuti nella presente 
circolare fa chiarameiìte distinguere il comportamento si 
deir una , come dell'' altra nazione. E tanto poco detto 
parla più di cento pagine di tutto quello ^ che conipa- 
rettivamente gli europei hanno per lo passato saputo 
scrivere della condotta de -cinesi verso quelle nazioni <f 
che rapidità di guadagno induce ad andare là do^e 
l'autorilà del paese nessuno chiama : solcando , e nella 
stagione la più favorevole , per la varietà de' venti e del 
cammino , da i5 in i6 mila miglia di periglioso mare. 



igo Letteratura 

Ecco la copia della traduzione degli estratti dal 
codice delle leggi criminali della Cina. 

Trasmessi al presidente della fattoria dell' ono- 
rabile compagnia deir Indie orientali inglese, in Gaa- 
ton , nell'aprile del iBoo. 

I.* Un Uomo che" ammazza uu altro per sospet- 
to di flirto, sarà strangolato conforme alla legge d'orai- 
cidia Commésso in una rissa . 

a.** Un uomo che fa fuoco o tira sopra un al- 
tro , e lo ammazza , sarà decapitato come in casi di 
omicidio volontario : se quello che riceve il colpo ri- 
mane ferito (ma non raortalniente) ^ l'ofTensore sar'a 
mandato in esilio* 

S.** Un uomo che mette a morte un colpevole 
che fosse stato arrestato , senza eh' ei facesse resi- 
stenza , sark strangolato come nell' articolo primo. 

4** Un uomo che falsamente accusasse un inno- 
cente di furto ( ne' casi della piiì grande crimina- 
lità), e reo di offesa capitale; in tutti gli altri ca- 
si , gli otFensori principali o access orii saranno man- 
dati in esilio. 

5° Un uomo che ferisse un altro accidentalmen- 
te, sarà processato a tenor delle leggi di colpi dati 
in una rissa ; ed il castigo reso pii!i o meno severo , 
secondo il grido della ferita , o il male ricevuto. 

6.° Un uomo che ubbriaco commette oltrag- 
gio contro le leggi , sark esiliato in un deserta f per 
ivi rimanere in tstato di servitù* 

I precedenti sono articoli delle leggi dell' im- 
pero cinese, in conformità delle quali la sentenza sa- 
rà emanata contro quelli che le offenderanno , senza 
Veruna concessione o mitigazione. 

Onorato Martdc«i. 



*D* 



Pìf'osè di Salvatore Betti emendate dalV autore tne^ 
decimo'. Milano per Giovanni Silvestri 1827* 
( Un voi' in \ù di pag: f^Ill e 283, col ritratto 
dtir autore^ ) 



JLi3 



la lingua mostra il cuoi'è : qbesto leggiamo negli 
ammaestraménti degli ùntichi^ e crediamo che sia nel- 
le beilriate pèrsone, alle quali Tinfingersi è arte non 
conosciuta. Questo pOi tioviàmo èsser véro come ne'di- 
scorsi così negli Scritti de' generosi ^ che vivono lut- 
ti ne' bùOni studi t verissimo lo troviamo in quelli 
del hOstrò Betti , le cui pVose bellissime , che si ne 
mostrano l'anirùa , adornano a quando a quando pur 
questi fogli. E non siamo noi soli à lodarcene ; ma 
con iloi quanti nel tei paese si conoscono di genti- 
lezza. Però ha fatto bène il Silvestri , consigliandosi 
di dare raccolte alcune delle cose di quel cortese: e 
pili di darle emendate dall' autore medésimo , e di 
porvi innanzi il ritratto di lui quale fu disegnato dal 
cav. Wicar. Cosi l'edizione fosse stata condotta sotto gli 
occhi di alcun prudente , che brutta non la vedrem- 
mo di erVori tanti e si gravi , che ce ne piagne il 
cuore! De'qliàli un sàggio e non più ne porremo qui 
sotto con questo intendimento , che se il tipografo 
ìnilanése od alcun altro s'incuorasse di dare una ri- 
stampa di tali prose degne del cedro , guardi un po- 
to alla fama dello scrittore , anzi alla propria : guar- 
di alla luce .presènte delle lettere; che fa più brutta 



igtt L K T T E H A T U R A 

parere ogni meuda eli simil fatta (i). E qui tenendo 
le nostre parole che non si movano a giusto sde- 
gno , crediamo rivolgerle al proposto argomento sic- 
cliè prendan da quello, quanto è possibile, abito di 
gentilezza. 

La prima di queste prose èi intorno la morte del 
nostro Giulio , e mostra la squisite&z^a sìe dello stile 



(i) Ecco quello Jattoci avere dallo stesso autore. 



ERRATA 
lo /. i5 lei>ate * . 

22 /. i^ folto . . . 

23 /. Io moderna # 
25 /. 9 i vari anni é 
3o l. i8 le possono . 
Zi l. i tu . . 

35 /. IO onde . . 

36 /. 21 più 
3q l. IO avrebbe . 
4i l. la Ceofore . 
48 /. 17 Euripide 
62 /. 21 molti . . i . 

96 /. 22 rappresentarvi. 

97 /. 8 e i più innocenti. 
99 /. 16 così ni' è . . 
118 /. i3 una solo . . 
127 /. 9. Tambroni . . 
ivi /. 16 del cavaliere , 

levaronsi 

l4i l. 24 d'' impero . » 

145 /. 2 cose alte . . 

ivi l. 3. ardito a tanto 

volo 



CORRIGE 



levato 



tempo 

e moderna 

vari anni 

lo possono 

così 

ed onde 

già 

non avrebbe 

Coefore 

di Euripide 

molli 

rappresenta rei 

e più innocenti 

eosì covri e 

una sola 

il Tambroni 

del cavaliere. Levaronsi 

e d^intpero 
cose sì alte 

ardilo levarsi a tanto VQ- 
lo. 



PnosE DEL Betti iq! 

SI dell' affetto di chi formato per eccellenza alla scuo- 
la di lui è de'pocchissimi , che ponilo degnamente lo- 
darlo , come di Socrate già fecero Platone e Senofon- 
te. E va meritamente innanzi alle altre; perocché in 
cima ai pensieri del Betti siede mai sempre il Perti- 
cari j ne solo nella veglia , ma nel sonno eziandio . 
Qui è infatti che al Tambroni scrive il Betti mede- 
simo di un sogno suo pieno in tutto di quella cara 
soavità , che è nel dolore. Fingesi al letto di morte 
del dolcissimo degli amici , e fra i sospiri ne racce- 



si 



i63 /. 4 ficordata 
ivi l. 1 1 potuto solo 
ivi /. 22 marciano 
§65 /. i8 quali 
171 /. 21 dair alte 

193 /. 9 molti . . 

194 l. 2 attratta . 
ivi l. 5 riso . . . 
212 l. i le Gallie 
2i4 l' 16 un luogo 

Plinio .... 
a35 /. 23 Bently . 
227 /. r»i possono 

dare .... 
239 l. 'j o Veterna gio 

vinezza . . . 
ivi /. 22 gacintie . 
247 l. 4 ^^^ marchese 
ivi l. 9 quelli cioè 

254 ^. 6 e si troverà . 
ivi U 22 che le danno . 

255 l. 6 appellatore 

256 /. uh. rassomiglianti 

G.A.T.XXXVIL 



ricondotta 

potuto che solo 

marchiano 

i quali 

deir alte 

molli 

astratta 

viso 

la Gal lì a 

di un luogo di Plinio 

Bentley 
possano andarne 

e reterna giovinezza 

giacintie 
al marchese 
in quelli cioè 
e ti troverai 
che danno 
appellativo 
rassomigliati 

i3 



Ìp4 LsTTERATUnÀ 

glie le ultime parole : delle quali ci paiono degnissb 
me di ricordauza, a quelli singolarmente che con fe^ 
de lo amarono , queste che se«^Uono : „ Deh dunque^ 
„ continuava Giulio , siavi sempre raccomandato ciò 
^, che io aveva preso ad operare non hienò nella co- 
„ miine favella che nell' italica gioventù. Imperoc- 
j-, che tante furono le mie cure per favorirla, che io 
,i coti quelle parole , le quali più belle o più al- 
j, te sapeva dire , l'ho sempre chiamala all' amor 
■„ della patria , alla temperanza , all' onesta fatica^ 
,, al valore ; ricordandole i nostri avi che tanto fu* 
„ rono grandi , quanto il sa tutta là terta pisi sen- 
„ no loro e pel braccio ircala sotto l'italica si- 
i, gnoria. „ Ne ci sa reo , che così tenero della sua 
gloria mostrisi presso al morire l* altissimo pesare- 
se ; dacché , per detto del savio , mèglio vale il 
buon nome che le molte dovizie, e meglio ancora 
che gli unguenti preziosi : ne ([nella gioia carissi- 
sima si vuol guardare solo per noi ; ma per gli al- 
tri eziandio , ai quali , per quanto è in noi di po- 
ltre , e vivi e marti dobbiamo porgere esempio de^ 
gno d'imitazione. Il che lutti naturalttiente deside- 
riamo : e ben lo intese il poeta filosofo^ quando^ 
per tacere d'altri luoghi , litise che il suo raaestrd 
Brunetto cosi pU dicesse nel XV dell' inferno : 



b' 



Sieti raccomandalo 'l niio Tesoro, 

Nel quale io vivo ancora , e più non chéggio ; 

'pel qùal librò noi inlet^diàrfió più voloiilieri il Jfe- 
saretto , che è in italiano , e tocca i costumi de- 
gli uomini e i casi della fortuna , ed è meglio fatto 
a giovare i presenti e i futuri , che non le altre 
opere di sei' Brunetto : e vuoisi notare che l'ani- 
tóo del ^oetà si fu mai sempre di lodar quello ^ 



Prose del Betti ir;") 

elio alla relliludine ed all' Italia stimò dover esse- 
re allora e poi profittevole , dannando severamen- 
te il contrario. 

Seguita un dialogo , dove detto prima del fine 
della tragedia , che è di giovare con diletto la pre- 
sente generazione : poi se e quali amori convengan- 
si alla dignità del coturno , e quali riguardi si deg- 
giano ai costumi , e come abbiansi a trarre argo- 
menti non da viete ed estranee sorgenti , ma dal- 
le nostre che più ci toccano ; viensi in fine spo- 
nendo alcuna cosa intorno a quel grave ragiona- 
mento del chiarissimo Lucchesini , dove è detto del- 
la vera tragedia greca per Eschilo instituita. 

Appresso e il dialogo de' classici e de' roman- 
tici , che dal nome di lui, ciie come fìngesi vi sie- 
de principe de' disputanti , è intitolato il Tambroni. 
In questa guisa il leggiadro scrittore intese a fa- 
re eterna la sua amicizia con quel magnanimo , toc- 
cando una quistione , di cui non lo strepito ma 
la memoria durerà colle lettere. E cosi il nome del 
Tambroni bellamente vivrà nelle carte non periture 
di un suo carissimo. 

Indi è ancora una lettera a quel fiore d'inge- 
gno e di cortesia dol Lucchesini , col quale il Bet- 
ti rallegrasi che abbia fatte italiane, il meglio che 
mai si possa , le odi olimpiche ed alcune altre di 
Pindaro , liberissimo spirito , che volò sopra gli al- 
tri ben più che aquila. Ed esso , il Betti , discor-^ 
re assai cose di molta utilità per chi si piace dell' 
arte di tradurre e in generale di scrivere polita- 
mente nel volgar nostro : ne lascia di confortare 
gì' ingegni di questa classica terra allo studio ezian- 
dio delle parole con quell' apotegma di Platone nel 
Gorgia : „ Che quegli il quale bene conoscerà i no- 

i3* 



ìqG Letteratura 

„ mi delle cose , apprenderà facilmente a conosce^ 

,j re le cose medesime. ,t 

Poi sono le osservazioni intorno l'epera d'Ar- 
mannino giudice bolognése intitolata la Fiorita : le 
quali a'24 di ottobre 1820 il Betti indirizzò al Per- 
ticari, a lui che sulla fede del Tirabosclii e del Fan- 
tuzzi avea detto esser tutta in bellissima prosa qUell' 
opera , che è fatta di prose e di versi , come dimo- 
stra un codice de' principi del secolo XV che fu de'Sal- 
viati ed Ora e il 3336 della Vaticana, sottilmente esa- 
minato dal Betti , che per amore del vero non du- 
bitò contraddire al dolcissimo degli amici: al quale ri- 
volto viene conchiudeudo cosi : „ E voi ben vedete « 
„ eh' egli ( il giudice bolognése ) in fatto di lingua , 
,^ benché nato fuor di Toscana , non è già molto in- 
,, feriore ai piiì nobili scrittori toscani dell' età suai 
„ I suoi versi non sono eerto dell'alta scuola di Dan- 
„ te, di Gino-» e del Guinicelli ; ma paragonati eoa 
,i quelli del Barberino terrebbero forse la prova. . . ,,. 
E tutto quésto vogliamo aver detto non tanto in con- 
ferma delle cose discorse da quella cima d'ingegno del 
pesarese nell' apologia dell' Alighieri ( anzi della co- 
mune favella ) ; quanto ancora perchè se v'ha piìi sot- 
to il sole persona di buon giudizio, che bandisca la 
croce addosso al nostro Giulio e gridi pur noi sic- 
come ciechi seguitatori di tal maèstro^ vegga che lui 
non teniamo per impeccabile, e che nelle gravi sentenze 
eh' egli difese noi ci adagiamolo non perchè fossero 
sue , ma perchè vere; non tacendo di quelle , per le 
quali la bisogna andasse altrimenti. 

Seguono due note ^ che t'innamorano : la prima 
de' ritratti di Dante e di Beatrice dipinti dall' Agri- 
cola per la signora duchessa di Sagan , l'altra del Te- 
mistocle dipinto, dal Wicar pel signor eonte Giulid 
Hasponi. 



Prosb del betti ìr)m. 

Indi è il giudizio suU' Erodiano tradotto da Pie- 
tro Manzi, che ben può esser contento di avere tro- 
vato tal lodatore delle sue fatiche, quale si fu pri- 
ma il Perticari del trattato di Dionigi d'Alicarnasso. 
sopra Tucidide; e quale si è oggi il Betti di 'questa 
versione dell' istoria nobilissima d'Erodiano. È della 
lode di tali ha molto pili di che compiacersi , in quan- 
to e giusta e sincera, e non ricqpre di un velo quel- 
le che sono o paiono mende agli occhi di piti sotti- 
le veduta. 

Vengono appresso squisite osservazioni , prima in- 
torno a più luoghi da doversi emendare in quella stan- 
ze maravigliose del Poliziano : poi intorno ad alcu- 
ni passi della divina commedia ? per le quali si fa 
manifesto , che il nostro Betti non solo sente adden- 
tro nelle bellezze de' classici, ma nel fermarne le ve- 
re lezioni , e nello interpretarle va innanzi a moltis- 
simi di questo secolo , in cui alle lettere si fa gui- 
da o compagna si volentieri la buona filosofia. Pa- 
gata così la lode debita a quel cortese , npn ci ter- 
remo ed ora e sempre di dire liberamente ciò che sen- 
tiamo quando pure la nostra opinione non fosse ir^ 
tutto la sua. E siane questo un esempio. In quel ce- 
lebre luogo dell' inferno C, XXII.*» 

,,..... E vidi gir gualdane , 

„ Ferir torneamenti , e correr giostre „ 

egli difende la lezione eomune contro quella ac- 
cettata dal romano editore del 1820 e dai dottis- 
simi bolognesi sulla fede ( dice ) del solo codice Cae- 
tani. E noi osserviamo , che anche il Bortolini;|nq 
(Udine 1833 ) legge appunto : 

„ E far torneamenti . . . . „ 



I()S IjETTERAT ura 

e il Costa dottissimo ravignano ( abbench^ onori da 
gian tempo Bologna ) nella nuova edizione di Dan- 
te (182G) ha ritenuto questa stessa lezione, che pri- 
na gli piacque, e che noi non sappiamo già condan- 
nare per quanto ingegnosa e grave pur sia la dife- 
sa che fa dell' altra il nostro Betti , provandola me- 
glio poetica , e sostenuta eziandio da 3 luoghi delle 
cento novelle antiche. A proposito di che non voglia- 
mo ne anche tacere , che circa la LVII^^ dove è det- 
„ to : Piacciavi di donarmi una grazia: cioè che uno 
„ tornearaento feggia:„un lieve dubbio ci va per la 
niente : e il dubbio si è , che quel feggia stia per 
J accia , verbo : e ciò perchè il volgo della nostra Ro- 
magna (che segue antico uso e non arte) pronuncia 
appunto , come grezza per gregeia ( addiettivo che ò 
pur della Crusca ) e schezzn per ischeggia ( sia no- 
me , sia verbo ) , cosi ancora fezza per faccia , che 
Ò.A fnciat de' latini dovette passare anche peiy^c- 
cia e feggia , onde venire come trovasi tX fezza. Ma 
perchè altri non dica , che questo è un far sogni , 
anzi che congetture , ci acquieteremo. 

Poi è una lettera al Tambroni tutta piena di 
alti concetti , che diremmo italiani : e tocca di due 
scritti molto pregevoli circa il sepolcro di papa Giu- 
lio II , i quali videro la luce nel giugno del iSao 
in questi fogli , dove saprà trovarli chi è tenero 
della gloria delle arti , che oggi è la gloria della 
nazione. 

Sono in fine le notizie di un colombario , che 
fu scopiMto a giorni nostri nella vigna Rufini sulla 
via Noiuentana : ed è bello vedere quel principe 
de' numismatici , che onora la eulta Romagna ( an- 
zi l'Italia ) il Borghesi fatto giudice , fra l'Amati 
ed il Betti , di una piacevol contesa intorno ai no- 
mi di un certo Gargilio , di cui parla una iscri- 



Prosk dfl Betti 199 

zìone delle molto che adornano quel colombario , 
ed è la prima delle undici qui riportale: più bel- 
lo poi è il pensare la modestia del Betti , che di 
quel valentissimo riferisce intero il giudizio , ben- 
ché non si accordi perfettamente col suo. E que- 
sta appunto è dote principalissima de' letterati , di 
amare sovra ogni cosa il retto ed il vero : la qua- 
le perchè in pochi ritrovasi , ne diamo lode al no- 
stro Betti , in cui mente e cuore veggiamo da te- 
nere il campo ne' buoni studi. Ed egli è già tan- 
to innanzi nella belU parriera , che per moltissimi 
sarebbe assai ; tuttavolta per lui non è così , pa- 
rendoci lontano ancora quel segno , dov' egli cam- 
minando cogb ottimi , coi quali noi giustamente \q 
misuriamo , può pervenire. A questo intenda con tut- 
te le forze sue , e venga consolando l'Italia , che 
piange ancora sulla tomba del gran pesarese , non 
lui salito a tutta pace dove mai non si muore , 
ma se medesima quaggiù frodata per morte di que' 
frutti copiosi , che dopo tanto fiorire ben si /aspet- 
tava da quel magnanimo alla stagione della riqolta. 

Domenico Vaccoi,iwi. 



Iscrizioni italiane dell' ab. Giuseppe Manuzzi» 



c, 



Ihe la nostra lingua italiana sia pieghevole ed 
atta alio stile epigrafico non è oggimai'p'iù da far- 
ne quistione. Le è finalmente venuta questa gloria 
nel nostro secolo per virtù di valorosi ingegni, i 
j^uali co'loro felicissimi studi han procurato di prgr 



2f"> L E 1 T E R A T U 11 A 

cacciargliela , mossi da cjuelP amore che fortemente 
gli stringe alla patria loro carissima. 

Era SI veramente vergogna per gì' italiani, che 
possessori di una favella sovra tutte le altre vi- 
venti doviziosa di quelle doti che hanno rese il- 
lusili ed onorate la greca e la latina , non mette- 
vano studio e diligenza a renderla idonea e facile 
a questo genere di componimento , come lo furo- 
no e lo sono pur tuttavia quelle di alcuni popo- 
li stranieri. Una delle cagioni che hanno fatto ri- 
tardo a questa prova , è stata la falsa opinione di 
vari dotti de' secoli passati , i quali , nell' atto che 
andavano gridando la nostra lingua abile ad ogni 
maniera di stile , purissima , elegante e faconda , 
avvisavansi poi sconsigliatamente , che solo mancas- 
se di modi adatti allo stile epigrafico , e che a que- 
sto in parte nessuna si confacesse. E cosi giaceva- 
si (juesi' impresa non isperata da molti , e forse ne'vo- 
\i soltanto di pochi. 

Intanto si scrivevano da per tutto in Italia iscri- 
ZK.ui litir^e ; per esse detta vansi precetti , e si fa- 
Cfvano collezioni di esemplari antichi e moderni , per- 
dio da questi s'apprendesse la giacitura e la lin- 
gua per comporne novellamente delle altre. Improvido 
Consiglio , e triste e vana fatica ; imperocché ( lascia- 
mo stare clie molte cose non conosciute da' lati- 
ni , e che sono in uso fra noi , le quali spesso 
ci avviene di dover accennare in si fatti componi- 
m^^nti , non possano esprimersi con vera proprietà 
di lingua latina ) non essend' altro l'epigrafe , ge- 
m-ralmente parlando , se non una notizia di qualche 
njemorabile cosa ai viventi ed ai nascituri di ogni 
grado e di ogni condizione , ne viene per natu- 
rai conseguenza , che il dettato di essa debba esse- 
re di un linguaggio intelligibile a tutti. E molto 



Iscrizioni italiane aoi 

più stringe questa ragione , se la consideriamo re-r 
lativaraente alle iscrizioni sepolcrali che per la più 
parte servono a far noti i nomi , le geste , e le 
virtù degli estinti , acciò di essi sieno memori i su- 
perstiti e i futuri , e studiasi di venirne emu- 
latori. Per esse noi tramandiamo alla posterità le 
memorie di fatti illustri d'uomini autorevoli per for- 
za d'arme , per saggezza di consigli , per sapienia 
di arti , di lettere , e di scienze , e via discorren- 
do , i quali accrebbero le glorie della patria e del- 
la nazione. Per esse facciam note o le virtù pub- 
bliche che innalzarono i defonti ad un' avventuro- 
sa fortuna , e ad una somma estimazione fra gli uo- 
mini : o le private che li resero la delizia de' lo- 
ro congiunti e di tutti eh' ebbero con essi dolce 
famigliarità di vita. Pertanto se queste memorie sa- 
ranno dettate in lingua latina , è chiaro che non po- 
tranno intenderle se non coloro che di essa lingua 
saranno esperti. „ E a che proposito , dice il sig. Bet- 
„ ti (i), a che proposito ricordare solo agli uomini ad- 
„ dottrinati le virtù domestiche e pubbliche de' cftta- 
„ dini defunti , le quali anzi dovrebbero essere di 
„ eterno e grande ammaestramento a tutto il popo- 
„ lo ? A che proposito pretendere che i figliuoli e 
„ le spose non sappiano ciò che è scritto sui sepolcri 
„ de' loro padri e de' loro mariti ? „ Tristissima co- 
sa ! Il buon cittadino , mosso da molta carità delia pa- 
tria eh' egli ama più della vita , perchè ignaro della 
lingua latina si adira sovente di non poter appren- 
dere le memorie che la fanno bella e santa. Si aggi- 
ra intorno ai monumenti consecrati dalla pietk de' con- 
temporanei o de' nipoti alla virtù de' loro antena- 



(i) Giorn. Arcad. 4''t- -^uUe iscrizioni del Mcvxuzzi. 



302 Letteratura 

ti , e sente forte dìsclpgno all' aver tluopo tVinter? 
|)r-'te che di essi gli dica il nome e le gesta. Que- 
gli che va in traccia della tpniba de' suoi cari estin- 
ti , quando gli viene indicala, appena ne comprende 
il nome, e prova un affanno, un'angoscia al non po- 
terne leggere cjuelle virtù che glieli rese affezionati e 
diletti nella vita. Oh quanto furono in questo da noi 
diversi gli antichi ! come più saggiamente pensava- 
no e adoperavano ! Erano le iscriziopj fonsecrate agli 
estinti una scuola di sapienza e d'amore. Da quelle s'in- 
formava lo spirito alle virtù che rendono gli uomi- 
ni gentili, forti, autorevoli , e veperan<li, e s'infiap^r 
ma va del desiderio di esse. 

Ma sia lode int;anto a cqloro che , mossi dagli 
esempi antichi , sono solleciti ad introdurre questa sag- 
gia costumanza nella nostra Iti^lia, togliendola, qua- 
si direi, dal vituperio di esserne priva: ed hanno a- 
vanzato taiit' oltre Tarle dell' epigrafia italiana , che 
(Certamente non potr'a fallire fra non molto alla desi- 
derata perfezione. Il Giovio (i) sul cominciare del 
presente secolo fu il primo che le diede principio 
con buona n^aniera di stile , ed il Giordani la ven- 
ne crescendo in eleganza, e perfezionando. A lui suc- 
cede il sig. Muzzi , il quale fra le moltissime iscri- 
zioni italiane che ci ha date , ne ha non poche di 
(Chiarezza e di affetto singolare. 



(i) Fino dal seicento in qua nacque ne" letterati ila' 
fiani il desiderio di comporre iscrizioni nella propria 
lingua y e ne vediauio non poche sparse qua e là ne" li- 
bri di quel secolo. Ma per la maggior parte sono ono- 
rarie ^ e fanno le veci di lettera dedicatoria alle opere. 
W<i hanno fra gli altri il Marino e il Tesauro. 



TsCBIZIONT ITALIANE ao3 

Dopo questi dobbiamo lode moltissima al sig. 
ab. Manuzzi (i) il quale, come ancor giovane di età, 
ci porge le più grate speranze colle sue iscrizioni , eh' 
egli ha fatte di pubblica ragione , tutte piene di 
una grazia e semplicità che innimora. Nel marzo 
dei 18Ì26 ne diede alla luce in Forlì più di cin- 
quanta , delle quali la maggior parte sono sue pro- 
prie originali , e dodici di esse gli furono volta- 
te in latino dal eh. p. Cesari ; e le altre sono de* 
migliori moderni epigrafisti latini da lui fatte ita- 
iiane . Ed ha riportato il testo di questi e del 
Cesari , perchè appaja viemaggiormente chiaro , che 
neir epigrafia , al pari delia lingua del Lazio , va- 
le la nostra italiana adoprata da coloro che sento- 
no in essa profondamente. Oltre a queste molte se n« 
leggono incise in varie citta e paesi d'Italia , e molte 
altre stampate in fogli volanti. E non ha gran tempo 
che questo nostro giornale ne riportò due elegantissime 
favorite dal sig. conte Terenzio Mamiani , alle quali 
succede una lettera del celebre ab. Colombo scritta in 
lode di esse all' autore senza dir nulla delle tre- 
cento e più eh' egli tiene inedite. Intanto dacché la 
sua gentilezza ha voluto farmi un regalo di queste, e 
chiedere su di esse il mio giudizio ; a dimostran- 



(1) «Se non facciamo menzione degli altri valorosi in- 
grqni i quali hanno conseguito lode in guest'' arte , non 
è perchè non vogliamo tributar loro quelV onore che me- 
ritano : ma perchè , come ognun vede , parliamo qui sol- 
tanto di quelli che hanno dato in luce maggior nume- 
ro d'iscrizioni , e de* quali hanno favellato più volte i 
giornali d' Italia. Del resto sorto chiari i nomi di monsig. 
Carlo Emmanuele Muzzarelli , e di alcuni altri. 



2o4 Lktteratuha. 

za che mi è stato gratissimo il dono , e che del- 
le sue iscrizioni non avrei a muovere parola se non 
di lode , piacerai di farle pubbliche , stando a spe- 
ranza eh' egli non vorrà garrirmi del mio propo- 
sito , e che que' buoni che hanno delizia di questo 
ramo di novella letteratura non me ne sapranno 



mal grado. 



Frattanto noi dobbiamo certamente con esso lui 
rallegrarci di cuore , che di giorno in giorno venr 
ga procacciando perfezione in quest' arte difficile , ed 
abbia avuto prudente riguardo ad alcuni consigli 
che urbanamente volle dargli il eh. sig. Betti. E 
ciò che sopra tutto ci consola , è ohe più movimen- 
to d'affetti ritroviamo nelle sue nuove iscrizioni , e 
speciahnente nelle sepolcrali. E per verità avendo 
egli compreso lo scopo di queste , ha eziandio 
conosciuta in esse la necessità dell'eccitamento del- 
le passioni. Dacché, come abbiamo accennato piiì so- 
pra , dovendo le iscrizioni sepolcrali servire pur an- 
co air istituzione morale della vita col rimembrare 
agli uomini le onorate geste e i candidi costumi de- 
gli estinti, è d'uopo che in ciò fare giungiamo x:on 
forza , anzi con veemenza di parole e di frasi, a scuo- 
tere ad un tratto gli animi, e ad ingenerare in essi un 
amore alle sante virtìi, e un desiderio d'imitare que' 
fortunati che ne andarono lieti. 

L'elogio degli estinti , dice Plutarco , dev' esse- 
re una lusingua , ed un^ esortazione al ben fare in- 
diritta ai viventi. E chi non sa quanto valga l'esem- 
pio de' virtuosi trapassati a condurre gli uomini al 
retto operare? Qual più forte eccitamento alla poste- 
rità per farla sollevare dall' abbiezione e dall' avvi- 
linqiento , e porla e rinfrancarla nel sentiero della ve- 
ra gloria , di quel che sia la rimembranza delle vir- 
\h degli estinti P Qual voce è più possente di que- 



ìsCRfZIONI ITALIANE a05 

sta A rampognare i neghittosi , e accender tialvolta 
ne' petti una fiamma divina clie ne conduce a ma- 
gnanime imprese? Non h vero, dice Seneca, che l'uo- 
mo tenga fissa l'attenzione soltanto ne* suoi contempo- 
ranei ; non è vero che nel suo operare tolga a seguir 
solo l'esempio di coloro che ha d'innanzi agli occhi ; 
anzi pili volentieri si fa imitatore de' defunti. Pos- 
sono talvolta in lui piìi le ricordanze delle viriù 
degli estinti , di quel che possa l'esempio di esse iti 
alto de' viventi. E ciò come avvisa Kant , nel suo 
trattato del bello e del sublime, da piiì cagioni suol 
nascere : o da riverenza ed amore ai trapassati , o 
da un cotale orgoglio in noi medesimi che fa pa* 
rerci le operazioni de' viventi imperfette e non degna 
di essere imitate. O, come asserisce Licurgo il reto- 
re neir orazione contro Leocrate , peichè contemplia- 
mo negli estinti soltanto le virtù scevre da quelle im- 
perfezioni che per l'ordinario le accompagnano nella 
yita. G perchè finalmente consideriamo nelle azioni 
de' trapassati il fine eh' essi si proposero ed assegui- 
rono , e ne vediamo la prosperità alla quale condus- 
sero. Da che veniamo poi fatti desiderosi di ritrarle 
in noi medesimi , quasi con certezza che per esse ver- 
remo a conseguimento di un bene. In oltre sembra 
condurne all' imitazione degli egreg^i defunti un cer- 
to sentimento di religione il quale ci fa venerarli co- 
me persone sante , ch<^ chiusi gli oCchi a questa lu- 
ce , gli aprirono all'eterna, e che adempiuto con lode e 
propiziazione il difficil corso della vita, riposarono in 
grembo a Dio. Or posta questa inclinazione degli uo- 
mini ad imitare le virtù degli estinti , debbe studiar- 
si l'epigrafista , nell'esporle ch'ei fa , di viemaggior- 
menle rinforzarla , e muovere l'animo all'amore di es- 
se. Al qual uopo sarà forse di molto giovamento an- 
"che la situazione medesima dell'epigrafe. E per veri- 



2o6 Letteratura 

ik porto opinione, non esservi cosa più efficace e pia 
acconcia all' ammaestramento nella morale quanto un 
iscrizione posta sopra una tomba : perocché al veder 
questa l'uomo pon giùi dall' animo quell' orgoglio che 
il governa e il fa delirar nella vita : e per quanto 
cerchi di deviar la mente , pure l'idea della mortali- 
tà gli ragiona al cuore, e gli ricorda che quanto ha 
d'intorno che sia di mondo è nulla , e che tutta la 
baldanza de' suoi desideri! si umilia innanzi a colei 

Che le disuguaglianze nostre adegua : 

che la sola virtù è quella che segue lo spirito immor- 
tale, eterna anch'essa, e forma e mantiene agli uomini 
una gloria in terra, e presta una beatitudine in cielo. 
Oh benedetto , se la ricordanza delle magnanime azioni 
di un defunto può allora o ritrarlo al bene , o con- 
fortarlo in esso 1 

Ma vi sarà forse alcuno che qui mi faccia un* in- 
chiesta : Debbono esse tutte le iscrizioni , che servono 
a tramandare la memoria di persone che o per virtù 
pubbiiehe o per private furono di grand'escmpio , esser 
dettate in niodo che valgano all' ammaestramento de- 
gli uomini? Io risponderò, che non mi sembrerebbe 
fuor di ragione l'asserire che tutte il dovessero, e spe- 
cialmente quando le suddette virtù per colpa di perver- 
si tempi fossero o dimenticate o non curate. Mi è av- 
viso che la rimembranza de' santi ornamenti dell' ani- 
mò e delle azioni rette di un defunto , che meritaro- 
no la benevolenza e la stima degli uomini probi, pos- 
sa tanto da volgere all' amore del bene qual fosse il 
più tristo e pertinace» Anzi dirò di più, che fino col- 
le iscrizioni fatte pe' giovani o verginelle di tenera 
età , o per infanti ancora , dobbiamo intendere allo 
scopo di giovare ai costumi. Col rimembrar che faccia- 



iiJCniZIONI ITALIANE 30^ 

tìio ole care inclinazioni che in loro si mostrarono al 
retto ed onorato vivere in que' primi anni,o la doU 
icezza dell' indole giovinetta che li rese la gioja e la 
speranza de'pafenti, o soltanto l'amore che portarono a 
questi, e cosi via discorrendo dell' altre doti che al- 
legrano e adornano l'infahzia e l'adolescenza degli uo- 
rnini, possiam muovere gli animi e degli adulti e de* 
giovani a diversi affetti adatti a ingentilire lo spirit' * 
Gli antichi , che in quasi tutte le costumanze lo- 
to avevano per fine l'educazione del cuore e della 
niènte , é che volevano buoni e virtuosi cittadini , 
amanti della pàtria , delle leggi , e della religione , 
ebbero in uso di notare sui sepolcri, a qUest' ogget- 
to medesimo , firìo i vizi e le ojierazioni male de- 
gli estinti. Là qual cosa a mio credere per diie di- 
vèrse ragioni doveva far abborrire dal male gli uomi- 
ni e condurli al bène ; la considei-azione d(;l!a brut- 
tezza del vizio , la quale per Ordinario suol nascere 
soltanto in quégli animi che non coirotti atF.jtto da- 
gli abiti nialvagi sono suscettivi ancora delle idee del 
retto e del giusto : e il timore di rendersi vitupero- 
si oltre là motte , e di mandare la memoria loro abbo- 
minanda ai futuri. Le quali dùè cose sé alcuna Volta 
non bastavano a ritirate affatto dalla turpezza della 
Vita privata , almeno lo facevano da quella pubblica, 
e con questo ne veniva un minor male. 

Tre specie di titoli sepolcrali avevano gli ànli- 
'clii , cioè di onorarli^ di riJicoli ^ e à' iufninalorii. 
I primi erano di lódè^per cili Venivano commendati nel- 
le virtù loro gli estinti. 1 ^ridicoli erano composti di un 
terlò ironico, cól ^ùalé alcun accidènte della vita si 
metteva in derisione, o purè si scherzava di qualche 
mòtto riferito alla nianiérà del vivere del defunto m). 



(i) Di questi ecco due esempii nelle due seguenti 
5scriziorti riportate dal Grutero. 



30JÌ Letteratura 

o ad alcuna dote o qualità di esso. GÌ' ififamatorii 
poi erana quelli che ne dichiaravano apertamente i 
vizi e la infamia (i)* 



C . lOCVNDO . G . F . EXQ 
QVI . XII . ANN . VIXIT . ET 
SEPTIES . SPEGTANTIBVS 
IMPP . SER . GALBA . OTHONE 
SALVIO . A . VITELLIO 
ET . POPVLO . R . SALTAVIT 
ET . PLAGVIT . PRO . lOGIS 
QVIBVS . GVNGTOS . OBLEGTA 
BAT . SI . QVID . OBLEGTAMENTI 
APVD . VOS . EST . MANES 
tNSONTEM . REFIGITE . ANIMVLAM 
FAVSTVS . NVNG . INFAVSTVS 
PATER . FILIO . ET . SIBI . FECIT 



VIXI . DVM . VIXI . BENE . lAM 
MEA . PERACTA . MOX . VESTRA 
AGETVR . FABVLA . VALETE , ET 
PLAVDITE 

(i) Del genere infamatorio sono queste altre due ri- 
portate dal medesimo. 



ì. 



VIBIAE .C.L. GALYBENI 
LTBEKTAE . LENAE . AB . ASSE 
QVAESITVM : LVGRO . SVO 
SINE . FRAVDE . ALIORVM. 



laCRlZIONl ITAMAìVK aOf) 

Tutte e tre queste specie di titoli servivano 
air ammaestramento nella morale , ed in particolar 
modo Vonorario e Vinfamatorio ; da che con quello 
movevano l'animo all' amore e al desiderio della vir- 
tù , con questo , come abbiam detto , all' abborri- 
meuto del vizio. La costumanza moderna impedi- 
sce quest'ultima sorte d'iscrizioni, ne vuole che du- 
ri sulle tombe la memoria ignominiosa degli infa- 
mi. E pena fra noi a costoro il morire non desi- 
derati , non pianti , non ricordati. 

Ma ritornando all' eccitamento degli affetti che 
si ricerca nell'iscrizione , dirò eh' è opera piena di mol- 
ta difficoltk. Imperocché s'egli riesce malagevole all'ora- 
tore ed al poeta , i quali possono a loro beli' agio 
allungarsi nel discorso , quanto essi vogliano , pur- 
ché non cadano nello stemperato , ed è loro per- 
messo il valersi di figure rettoriche di qualsivoglia 
specie , come ne venga loro il destro ; quanto più 
sarà difficile all' epigrafista , il quale è obbligato a 
tenersi negli stretti limiti di una brevità quasi direi 
cA/aro-/aco/i/ca , spoglia di figure , di parole, e di 
frasi che abbiano del ricercato e dell' oscuro ? E 



PONTIA . T . PONTir . FILIA 

HIG . SVM . QVAE . DVOBVS 

NATIS . A - ME . VENENO . CONSVMPTIS 

AVARITIAE . OPVS . MISERAE 

MIHl . MORTEM . CONSCiVI 

TV . QVISQVIS . ES . QVI 

TRANSIS . SI . PIVS . ES . QVESO 

A . ME . OCVLOS . AVERTE. 

G.A.T.XXXVII. i4 



5 IO Letteratura 

dirò ancora , che l'oratore e il poeta possono dU 
sporre gradatamente l'animo , persuadendo Tintellet- 
to con antecedente ragionare , al movimento delle 
passioni t mentre l'epigrafista è tenuto a comraove- 
re gli affetti nel medesimo tempo eli' egli convince 
la ragione , disponendo ad Un tratto la mente e scuo- 
tendone il cuore. Egli debbe eccitar gli animi con 
una sola parola » od una sola sentenza. Al qual ef- 
fetto gli è d'uopo ( mi si permetta questa espres- 
sione ) di estrarre dalP anima sua l'apice , o il fio- 
re della passione eh' egli sente e vuol far senti- 
re agli altri , ed esprimerlo in modo breve ed ef- 
ficace. 

Da questo poco vede Ognuno , che il compor* 
te iscrizioni italiane, e specialmente sepolcrali, non 
è opera da prendere a gabbo. Ed io ho qui sol- 
tanto toccato brevemente un pregio essenziale di es- 
Sft , del quale hanno taciuto i sigg. Orioli , Silvestri ^ 
Rosellini e Malvica. Mi giova da ultimo il far riflet- 
tere , che l'epigrafia italiana non è da tutti. Mol- 
ti che si danno a vedere le cose alla superficie , 
n^ bene s' informa ùo di esse, avvisano stoltamen* 
te che non v' abbia componimenti pi ili facili delle 
iscrizióni italiane. Dond' è poi quel loro deridere , 
sempre che asóollino alcUna lode dell' arte di que- 
ste , e odano dai saggi a inanimare que' buoni 
che Cercano di avanzarsi nello studio di esse. E vi 
ha pur chi li dice neghittosa turba , sterili ingegni 
che vogliono scroccar fama di letterati con poche 
insipide parole accozzate a lor modo. Imbecilli! Egli 
è così malagevole il comporre , come Conviensi , un' 
iscrizione italiana ^ eh' io slimo per certo non po- 
terlo fartì se non coloro che si conoscono molto 
delU nostra lingua ; che hanno senno e perspicacia 
da sapere scerre parole e frasi ch'esprimano con bre» 



Iscni^IOWI ITALIANE ali 

vita , proprietà , ed eleganza le idee che voglio- 
no : che dotati di un sommo sentimento del bello 
e del suhiim'e nelle passioni , sanno il modo di de- 
stare rapiduTKMite gli affetti degli uomini. 

Ma intanto non per biasimo che ne venga da- 
gli stolti , non per istudio , e ingegno , e giudi- 
zio, e forte sentire che abbisogni a riuscir bene in 
quest' arte , s'inviliscano giammai coloro che ad es- 
sa intendono. Non cessino fatica per venire a loda- 
to fine in questa carriera. Se vi ha ancora molte 
diflfìcoltk a superarsi prima che si giunga a vera per- 
fezione , abbiano sempre in mente che chi vuole, 
e costantemente vuole, alla perfine ottiene. Studino 
spesso sulle grandi raccolte del Grutero,del Bianchini, 
del Mafifei , del Muratori , del Reinesio , del Marini ec. 
e su que' modelli antichi latini compongano le loro ila- 
liane iscrizioni con quella purgata lingua che largisco- 
no a dovizia i nostri scrittori del decimoquarto e doci- 
mosesto secolo. Sembra quasi destino delle belle arti , 
dice il Giordani , che debbano sempre torre il lo- 
ro principio dall' antichità. Ed è vero chi si al- 
lontana da que' nostri padri pieni di somma dot- 
trina e sapienza , fallirà senìpie allo scopo a cui 
intendeva. 

Vincenzo Emiliani. 



QVESr OR\TORTO 

GIÀ' VICINO 

ROVINARE PER VECCHIEZZA 

FV RISTAVRATO DEL SVO 

DA ANTONMARIA DOLCINI 

NEL MDCCGXXIir. 

i4* 



313 Letteratura 



( In Forlì ) 

QVESTO È IL RITRATTO 

DI QVEL GIVLIO PERTlGARt 

CHE NEL SECOLO XIX. 

t^I VENDICO' ALL' ITALIA IL NOME 

DEL SVO GENTILE IDIOMA 



( in Firenze ) 

AL CHERIGO GIVSEPPE ZANOBI 

DI CIRCA XX ANNI 

SPECCHIO A' CONDISCEPOLI 

lìIVERECONDIA,DILIGENZA,MANSVETVDINE. 

FECERO QVESTA MEMORIA 

GLI AMICI 

NELL'ANNO MDCCCXXIIL 

4 

( Ivi ) 

MDCCCXXVI. 

GIVSEPPE GOLMINI 

FV m SI RARA BONTÀ' 

CHE INGIVRIATO SPESSO 

DALLA MALVAGITÀ' DEGLI UOMINI 

NON SI DOLSE GIAMMAL 

VISSE ANNI XLVIII 

PAZIENTEMENTE SENZA VILTÀ' 



IsCpiZlOKI ITALIANE ai3 



ANDREA MOSCARDI 

EBBE ANIMA INFORMATA AD OGNI VIRTV 

FV SCHIETTO AFFETTVOSO DISINTERESSATO 

MANCO' ALLA MOGLIE VIRGINIA BVGINETTI 

Al FIGLI TEODORO EVGENIA ODO ARDO 

IL XXX DI MARZO MDGCCXXV 

ESSENDO D'AN, LVIIL 



( In Forlì ) 

QVI 

SONO LE OSSA 

DI LEONARDO COVELLI 

NAPOLETANO 

UOMO D'INGEGNO SOAVISSIMO 

E DI GOSTVMI INTEGERRIMI 

VISSVTO CELIBE PIO BENEFICO 

ANNI XXXXIII 

flAPITO ALLA TERRA IL X DI GENNAIO 

DEL MDGCCX^Cmi. 

7 
(Ivi) 

QVI SVLLE CENERI 

DEL SVO AMATISSIMO FIGUVOLO 

POSA IN PACE 

TEOPISTA GAVLLANDI 

CHE NON COMPIVTO PER ANCHE 

L'ANNO LX DI VITA 

ANDO' A RICEVERE IL PREMIO DI SVE VIRTV 

IL aC DI SETTEMBRE i8a3. 



2l4 LeaTEKlTllRA 



( In Firenze ) 

CATERrNA TONDVCCr 

AMMIRABILE D'INGEGNO E DI COSTVMI 

PIA DOCILISSIMA 

MORI' NEL COMPIERE IL IV LVSTRO 

A' XVI DI OTTOBRE MDCCGX:X.I. 

AHI CON QVANTO DOLORE 

DI LVIGI E DI MARIANNA 

GENITOHI INFELICI! 



A GIVLIA MAZZA 

MOGLIE CARISSIMA E INCOMPARABILE 

FECE QVESTA MEMORIA 

ANTONIO DONZINI 

CON LA QVALE VISSE XVI ANNI 

SENZA ALCVNA QVERELA. 

MDCCCKXVI. 



( In Forlì ) 

DAVIDE 

MIO CARISSIMO DAVIDE 

OH COME SE' PRESTO FVGGITO DAL SENO 

DELLA TVA POVERA MADRE 

QVITANA RERHEGCI ! 

TVO PADRE IN SEGNO DI DOLORE 

VOLLE MECO FARTI INSCRIVERE 

QVESTA MEMORIA. 

VISSE III MESI IX GIORNI. 

IL XIX DI SETTEMBRE MDCCCXXVI 

FV L'VLTIMP DI SVA VITA 



Iscrizioni itìliamk ^i5 



II 



QVI DORMO IO 

ALESSANDRO ZAMBONI 

DI ANNI VI GIORNI Vili. 

POSTOVI DA' MIEI GENITORI 

GIVSEPPE E ANNA 

A'QVALI FVI LETIZIA E SPERANZA 

FINO AL X DI LVGLIO 

MDGGGX.X.I. 



13 



ALLE GENERI 

DI MIGMELINO MARGONI 

SOAVISSIMO PARGOLETTO 

POSE QVESTA MEMORIA 

TITO PADRE 

AHI QVANTO INFELICE! 

VISSE IV ANNI XV GIORNI E VI ORE; 

MORI' A' XIII DI SETTEMBRE 

MDCGGXXV, 

i3 

( In Bologna ) 

ALLE CENERI 

DI CLEMENTINA LODI 

DI ANNI Vili 

FANGIVLLINA DOLCISSIMA 

IL evi INGEGNO AVANZAVA L'ETÀ', 

NEL X DI GIVGNO MDCCGXXVI 

I^ASGIO' PIETOSAMENTE MESTI 

:ìU\ ;ìJ GENITORI E I GQNOSCENTL - 



a I G L K 7 T K It A T U H A 

( In Cesena ) 

EVFROSINA MlLANF/ni 
VISSE Vn ANNI E II MESI 
FV BELLINA DOLCE INGEGNOSKTTA 
MORI' IL VI DI FEBBRAIO MDCCXX 
E FV QVf POSTA 
CON AMOROSO DESIDERIO 
DA ANTONIO E DA ADELAIDE 
GENITORI 



( In Fii'inze ) 

MDCCCKXIV. 

GlVSEPPt: BOZZA udì 

QVI COMPOSE LE OSSA 

DE'SVOI OTllMf PII E TEiVERl GENITORI 

PIETRO E MADDALENA 

ACCIOCCHÉ' FOSSERO SEMPRE VNITI . 

COME VIVI LO FVRONO 

NELL' AMORE. 



iG 



FVMMO 

OTTAVIO E PAOLO SPONTI 

CONGO RD ISSIMI FRATELLINI 

/ » NATI NEL MDCCCK 

E iN'EL MDCCCXVIII DAL SIGxNORE 

RIVOLVTI. 

O ANIME BEATISSIME PREGATE PER ME. 



ai7 



Intorno alle iscrizioni italiane. 
Al ch. sic. Salvàtoiis Betti. 
Onorando amico , 



A 



chi ben guardi nella storia della lingua nostra si fa- 
rà ben tosto palese quanti pregiudizj abbian fatto osta- 
colo al suo perfezionamento. Nata poco prima del i3oo, 
si tiniava abbietta e vile, solo atta a versi d'amo- 
re : e sebben V Alighieri con quel su divino lavo- 
ro mostrasse di fatto s'ella fosse capace a dire di 
storia , di politica, di religione , di teologia, in somma 
di tutto : quell' etk non ebbe quasi altro che crona- 
che , leggende ed altre siffatte umili scritture. E 
dopoché nel cinquecento fu conosciuta idonea ad 
ogni maniera d'opere d'ingegno , era tuttavia sti- 
mata inabile a vestir gli alti pensamenti degli sci- 
enziati ; e grazie al Galilei , che fé vedere s' ella 
sapesse trattare eziandio le scienze più ritrose , le 
difficili matematiche ! 

Un Redi poi diede a conoscere quanto ella va- 
lesse nelle scienze mediche e naturali , un Pallavici- 
no neir ascetica , un Segneri nella sacra eloquenza , 
Un Bartoli nel descriver cose lontanissime dai nostri 
costumi : insomma non v'« arte, non v'è scienza, che 
non sia stata nobilmente trattata nel nostro linguag- 
gio; tranne forse l'unica teologia , perchè sempre scrit- 
ta e studiata colla lingua del Lazio. - ''' ' ' '' ' 

Ma in tanta perfezione la lingua italiana era'pui' 
tenuta male idonea ali* epigiafla. L'et'a nostra avrà 



ai8 L E T T E R A T u n A 

gloria fra le generazioni future di averla emancipa^ 
ta da quest' ultimo pregiudizio , che , a Leu consi- 
derare , era forse il pm contrario a ragione. Perchè, 
che latine fossero le scientifiche scritture, che pur sono 
patrimonio di pochi dotti che intendono quella lingua, 
poteva in qualcUa modo soffrirsi; ma non però egual- 
mente delle iscrizioni, che poste pel popolo non si do- 
veano porre in un linguaggio dal popolo non inteso, 
E in questo avevamo l'esempio degli antichi, cioè l'au- 
torità , che pur tanto ha peso sulle cose umane. Con- 
ciossiacchè gli antichi greci non ponevano che iscri- 
zioni greche, latine i romani , etrusche gli etrusci, pu- 
niche i cartaginesi : e quando in Egitto si vollero por- 
re iscrizioni in lingua ignota al popolo, visi aggiun- 
se la traduzione, I colti popoli francesi, tedeschi, in- 
glesi pongono iscrizioni nel loro idioma, e taluna se- 
polcrale se ne legge qui in Roma ; e gli stessi bar- 
bari aral)i , chinesi, tartari, messicani adoperano si- 
milmente. Ma, la Dio merce, anche questo pregiudi^ 
zio è vinto , e in ogni parte d'Italia s'incidono , co- 
me conviene , epigrafi italiche : e speriamo che i prin- 
cipi vorranno proteggere questo nascente genere di let- 
teratura , e certi letterati che non lo amano , cesse- 
ranno almeno di fargli guerra. Come dire che la liu-? 
gua nostra , acconcia a tutti gli stili, non lo è poi per 
lo epigrafico , se (vedete, mio onorando amico, cu- 
riosa circostanza ) il più vecchio componimento in 
versi italiani che si conosca è appunto un' iscri- 
zione del duomo di Ferrara, tanto che potrebbe dir- 
si esser l'italiana epigrafia innata nella lingua ? Insom- 
ma que' letterati tengono a schifo l'epigrafia italiana, 
come nel trecento anche i più nobili spiriti tenevano 
a vile l'intera lingua , come voi ben sapete : ma se 
questi non s'ebbero la ragione (e nessun più lo nega) 
ìion se l'avranno manco quelli. Sia pure umile que- 



IscnmoNi ITALIANE aig 

sia maniera di lettere : diverrà noLilissima trattata 
da nobili ingegni. 

A me non piacciono nelle iscrizioni volgari le 
forzate trasposizioni alla foggia de' latini , tutte con- 
trarie air indole della nostra lingua , che vuole la 
costruzione diretta e secondo natura : non piacciono 
i latinismi soverchi, e voi già ne intendete la ragio- 
ne. Medesimamente non vorrei che un matto amor di 
novità introducesse in questo genere l'artifiziato e il 
concettoso, le molte miglia lontano dal semplice e na- 
turale tutto proprio di esso. Quanto alla forma este- 
riore , perchè quo' punti intermedj alle parole? per- 
chè non seguir l'ortografia della lingua , come fa il 
Giordani? Perchè quegli antefissi antichi senza alcun 
significato nella nostra religiosa credenza ? Guardate 
quanto è bello quello tutto nuovo del Mazzi e tutto 
cristiano -Gesù- Maria-, e l'altro così affettuoso - Ahi- 
mè, Ahimè. No non si dee cosi timidamente e colle 
grucce calcar 1;« orme degli antichi , e farci guidar , piii 
che dalla ragione , dall' autorità. 

Voi mi direte, onorando amico mio t A che tut- 
ta questa cicalata sopra cose che io so meglio di te? 
Eccolo. Io voleva mandarvi alcune mie meschinissi- 
me epigrafi, poiché avete fatto cosi buon viso a qup|- 
le ultime , e voleva innanzi cosi familiarmente di- 
scorrerla con voi sopra questo novello fiore doli' 
italiana letteratura ; perchè voi , che siete tanto dot- 
to quanto gentile , mi correggeste ov' io mi fossi fit- 
ta nel capo qualche torta idea. Del resto perdo- 
nerete tutto alla giovine età , al poco ingegno e 
all' amor grande che abbiamo comune per la bella 
lingua nostra. 

L'affino amico 
Cakloluigi MonlCHl^^ 



aaa L e t t e n a t u r a 



qvest (iratokio 

krbtto i>al card. scipione borghesb 

h arcicokfbaternita della b. vehgike dei. carmelq 

restauro' abbellì' 

primicerio e benefattori 

monsig. kicgola maria niccolal 

KBLI.' AHI»0 MDCCCXXtV 

5* 
ftESV MARIA 

LA BELl' ANIMA 
DI riLIPPOQIACOMO MARTINEL I ROMANO 

VOLANDOSENE AL CIELO 
JL GIORNO 27 DI NQVIJIVIBPJE DEL lS'>.6 
lascio' QVI la SVA SPOGLIA MORTALE 

COMPAGNA IN QVESt' ESILIO 

PER SOLI 24 ANNI 6 MESI 2^ GIORNI, 

SALVE O BENEDETTA 

P SII SEMPRE MEMORp DELl' AMICO 

CHE CON TANTE LAGRIME 

TI POSE QVESTA [VIKMORIA 

■■ '3; 
GESV MARIA 

NELLA QVIETE 

DI tJVESTO SACttO RITIRO 

DORME IN PACE 

ISABELLA SNEIDER VERG NE QVADRILVSTRK 

TORNATA A DIQ IGIfAIIA DEL MONDO 

IL DI VLT. DI NOV. DEL MDCCCXXVII, 

ANTONIO MIO nuLCE FRATELLO 

SE l'VOI 

WOM TVRBAR COL TVO DOLORE 

LA MIA LETIZIA 



ust 



Le stagioni di Giacomo Thomson tradotte da Pa" 
trizio Muschi di Siena. In 12 ptig' 4<*9' Firen- 
ze Ì%2tS. 



^^e giovane artista a ricopi afe si accinga un qual- 
che insigne quadro d'illustre dipintore, ogui suo stu- 
dio mettere ei deve , ne cessar fatica , acciò l'opera 
riesca il più che per lui si possa al suo esemplare 
somigliante : e quanto più a questo si accosta , tan* 
lo h più esatta la copia : e se niente havvi o tra- 
scurato od aggiunto , dire si può senza pericolo di 
errore essere lui al suo disegno felicemente perve- 
nuto. Siccome un traduttore è simile ad uno che 
ricopiò , in ciò specialmente , che come questi non 
deve cosa alcuna togliere od aggiugnere all' opera 
che imprende a ricopiara , cosi egli guardare si de- 
ve che la sua fantasia non lo trasparti altrove e dal 
suo prototipo non lo allontani di maniera , che seb- 
bene vi scoprisse qualche difetto o a lui alcun più 
bello pensiero venisse in capo , contnttociò se il no* 
me di traduttore vuol conservarsi , fa d'uopo che 
rilasci il difetto , e del suo pensiero si vaglia in al- 
tra occasione. Tutto ciò noi veggiamo eseguito dal 
signor Patrizio Muschi , nella traduzione, eh* egli non 
ha guari di tempo passato lia dato alla luce di una opera 
intitolata == Le stagioni =i: dell'immortale poeta inglese 
Thomson. Già ad altri non pochi e italiani e francesi 
venne talento di presentarci il medesimo autore tra- 
dotto ; ma gì' italiani dal loro estro poetico traspor- 
tati , ed i francesi dai vezzi della loro lingua , han- 



322 Letteratura 

no tralasciato di atteneisj al testo con esattezza. Ond'b 
che il sullodato sig. Muschi ha inteso egli mede- 
simo molti inglesi , dalla dolcezza rapiti del nostro 
linguaggio , bramare in prosa il loro Thomson. 

A questa non leggera impresa si è valorosamen- 
te accinto , ed hanne , come si vede , compiuta pal- 
ma ottenuto , tutti gli altri soverchiando oltre mi- 
sura. Di che (credo io) gl'inglesi confortati saraano- 
si dal dispiacere che il loro Thomson non fosse sta- 
to per lo addietro giustamente tradotto. Ed iu ve- 
rità t nulla dicendo dello adorno stile di cui si è 
servito il nostro Muschi ( il che pure deve ascri- 
versi a nostra somma ventura) , diamo solamente uno 
sguardo alla esattezza della traduzione , la quale ci 
mostra , come chiaramente apparisce a chi conosci- 
tore di entrambe le lingue voglia applicarvisi , la 
fortezza delle espressioni e de' sentimenti non solo, 
ma anche delle singole parole che nell'inglese au- 
tore ritrovansi. Come nella primavera fa risaltare 
la piacevolezza ed il contento del secolo d'oro con 
la dolcezza della nostra italiana favella , o la orri- 
dezza dell'universal diluvio con termini esprimenti 
terrore e morte ! Se il Thomson nell' estate s' innal- 
za al sole colla filosofica preghiera , che a lui indi- 
rizza , il nostro traduttore' lo pareggia conservando 
in essa interamente la dignità dei pensieri e dei 
motti , e con pari passo alla gloriosa altezza solle- 
vasi. Ma inutile qui sarebbe il volere riportare tutti 
i pregi per singulo , ne io quanto saggiamente egli 
abbia fatto intendo di più dimostrare. Se alcuni 
vorranno maggiori cenni legga i più illustri gior- 
nali d'Italia , come la biblioteca italiana di Mila- 
no , e quello de' letterati di Pisa , e vedrà avere i 
medesimi giustamente lodato l' abilità e la esat- 
tezza del nostro traduttore. Oltre a ciò non man- 



Le STAGIO:^! 233 

ea il parere di molti valent' uomini , che in fatto 
delle due lingue si deve grandemente apprezzare, 
i quali afFerft^ano null'altro potersi su di ciò desi- 
derare. Che se alcun piccolo difetto in questa tra- 
duzione ritrovasi , bisogna innanzi tratto conside- 
rare , non esservi tra gli uomini alcuno per quanto 
vogliasi dotto e di raro senno , a cui non isfuggi 
qualche errore dagli occhi t e di più , passare una 
distanza quasi direi infinita tra l'inglese e l'italia- 
no idioma. Da questo dunque certamente non ne 
viene che il tutto non sia Con giudizio sommo e 
somma diligenza eseguito. Il perche ognuno che t 
leggere s'applichi questo sublime poeta recato in no- 
stra lingua , non potrà fare a meno di tenere il 
sig. Muschi in qnell' onore che a buono ed esatto 
traduttore si deve. Ed oh volesse il cielo che tutti 
coloro , a' quali tradurre alcun celebre autore en- 
trasse in pensiero , a imitare si ponessero i pregi 
del sig. Muschi ^ il quale ha certamente fatto ol- 
tre a quello che sperar si potesse da persona , la 
quale h di nazione affatto diversa dal primo au- 
tore ! Certo è che grandi vantaggi ne risentireb- 
bero le arti belle e le lettere. Pur troppo a' gior- 
ni nostri havvi alcuni , i quali traducendo , ci 
danno i piti insigni autori guasti e corrotti per 
forma , che se gli stessi autori la loro opera in 
altra lingua leggessero , con grandissimo stento la 
riconoscerebbero .Di più il poema è stato dal 
Muschi corredato di note , le quali non che utili 
sono , ma necessarie alla più facile intelligenza di 
tante allusioni alla storia politica e letteraria della 
Gran-Brettagna. Rimeritar duncjue si deve il me- 
desimo di giusta laude e per la traduzione e pef 
le note , ambedue utili e piacevoli per gli ama- 
tori della nostra favella , e pe' coltivatori della 



334 Letteratura 

politica e della storia. Ponghiamo fine esortando 
tutti coloro , a cui piacesse di esibirci i classici di 
qualunque nazione egli siano nel nostro idioma tra- 
sportati, ad apprendere dal sig. Muschi e la chiarezza 
e la concisione e tutte le altre qualità che ritrovare deb- 
bonsi in esatto traduttore. Poiché seguendo ognuno la 
maniera da lui usata , possiamo essere sicuri di gu- 
stare , anche ignari di una lingua straniera , la bel- 
lezza che hanno nelle loro opere inserito i clas- 
sici della medesima. 



R. 



Inscrizione poetica inedita di Bartolomeo Ricci. 



K 



on lungi dal sito ove sorgeva il castello di Za- 
gonara celebrato pel valor de' suoi conti , tra il 
canal de* molini e il fìumo Santerno si distende la 
villa di Canal Ripato (i): una delle più amene e 
feraci del territorio di Lugo. Famiglie fiorenti di 
potenza e d'avere la tenevano : delle quali la più 
forte e numerosa fu quella de' Ricci o Rizzi , a cui 



(i) Caaal Ripato, detto ancor malamente herbaio, re- 
bato , rabalo , rabiato e perfino rubato ( Mota - pr. 6 lu- 
glio 1816 pag. 6a della tabella ) , conosce il nome an- 
zi lo stato suo dagli argini , onde le acque che discen - 
dendo senza integno inondavano la sua cam,pagna , fu- 
rono allontanate e ridotte a scorrere in un canale di 
cui restano tuttavia le vcstigie a traverso la villa me- 
desima . 



IfiCRlZIONB POETICA asS 

appartenne il rinomalo m. Bartolomeo Riccio fiore 
e delicie della facondia romana (i). Negli anni tl^l 
suo riposo s'elesse egli quivi la stanza in una vil- 
letta che ad Agostino Abiosi ( Ep. fam. lib. j. j^ ) 
egh descrive così : „ Mi sono acconciat o in una Lei- 
„ la e cara villetta distante due miglia dalla terra, 
„ e dal fiume 5oo passi solamente (3). Il poderuc- 



(i) Alberto Lollio neir orazione in laude della Con- 
cardia. 

(2) Za l'inetta e il podere ora appartengono al sig. 
Giacomo .Ilaria Micci di Lago , la famiglia del quale 
se non può darsi vanto di derivare per retta discen- 
denza dalV insigne letterato ( essendoché l'unico figliuo- 
lo di lui Camillo morì senza prole ) per diramaziun di 
collaterali può dir certamente di non essergli disgiun- 
ta Il fiume poi di cui parla il Micci in questo luogo 
altro non è che l'antico Y alveolo detto adesso Santerno, 
.fiume di s. Agata, e talvolta Jmme della rasura. Su la 
qualità e le varie denominazioni di questo fiume ci sia 
permessa una digressione, non forse opportuna al luo- 
go , ne gradita a tutti , ma che a'romagnuoti potrà riu- 
scire non dispiacevole-. Plinio il naturalista descriven- 
do il corso dal Pò nell' ottava region d'Italia ( H. N. 
Uh. IlL cap. XVI ) appresso all' aver notato che quel 
regio fiume per la fossa Augusta o Angusta traevasi a 
Ravenna, soggiunge: Proxiniurn iude ostium magnitudi- 
nem portus habet , qui VaCreni dicitur ... Hoc ante Eri- 
danum oslium dictum est ,• ab aliis Spineticum ab urbe 
Spma , quae fuit juxta . . . Auget ibi Padum Vatvenus aranis 
ex forocoi-neliensi agro. La bocca adunque del Po detta 
Endan.a o Spinetica , avendo acqua più grossa per fin. 
faenza del Fatreno .formava di se un ampio porto che 
ehiamavasi Porto di Vatreno. Il paese circompadano 
GA.T.XXXVII. ,5 



2a6 Letteratura 

„ ciò è fecondo d'ogni qualità di frutti , e mi ren- 
,, de grano e vino àppiinto quanto è bastevole 
^, al vitto : iihb ne polii dall' àja per tutta la state j 
„ nh uova dai nidi , tiè latte frésco di pecoi'a , nk 
■„ cacio d'ogni specie ibi niàrica. Se hai iriguardò 



era allora fiorente di eomniercii e di popolazione. F'eg-^ 
gasi la tavola Peutiiìgeriara ^ dove fra il Po corrente 
ed il mare da Adria a Ravenna si trovano notali pa- 
recchi nómi di popoli e di luoghi. Questo prospero sta- 
to di territorio durò fino intorno al 6òó delT era voi' 
gare : '{filando sopravvenne uri terrìbile diluvio di acque , 
a cui uà simile da più secoli noii s'era veduto ( sono pà* 
role del Muratori : Annali E. V. àn. 689 ) . Da s. Gre- 
gorio Magno , siccome aiicòrà da Paolo Diacono sappia- 
hio che pei* le Provincie della Venezia e della Liguri* , 
anzi per tutte l'altre d'Italia , si provò questo flagello. Por- 
lo esso con seco le lavine di moltissimi poderi e ville 
intere nelle montagne , ima gran mortalità d'uomini e 
di bestie ; e ne rimasero disfatte le strade. Questa sen- 
za dùbbio fu, V epoca in cui il nostro suolo , etrust:o e 
romàno successivamente , mutò .faccia per inselvatichirsi. 
Dalle opere dei vari scrittori , e dalle oscure memorie 
de" tempi spariscono ì nomi classici , e solahiente dopo 
un intervallò di molti lustri si lascia trovar gual- 
che nome antico corrotto , o affatto nuovo. In mezzo à 
quella barbarie il fiume Vàti-énó si cerca indarno. Nel 964 
esso chiamavasi Santerno ( FàUtùzzi Monumenti Raven- 
nati t. I. pag. 160 ) \ forse da una Massa San'tak-nese si- 
tuata pressala sua corrente', come nel i363 lo traviane 
detto fiume di s. Àgata \ ivi 7 Jll. pag. aSa ) dal ca- 
stello di questo nome posto a ipiedi delle sue alte ri- 
pe a sinistra. Nel ioo4 H Santerno e il Lamone { det- 
'tò anche fiùiìic della Ralfaiiaria da una Massa Ràftatìarià 



IsCRlZIO::fK POSTICA 2ÌJ 

„ alla terra , ti h noto che abbondante mercato vi 
„ si faccia di ogni cosa da' campagnuoli dell' inte- 
„ ra Romagna , e come a vii prezzo qui si spacci 
„ di tutto. Tanto è poi lungi che abbiam penuria 
„ di carne d'ogni specie , che le istesse vicine città 



o Decìmello che egli era presso ) Jbrmavano un cori/luen- 
te solo : leggendosi in una pergamena di quel tempo ri^ 
portata dal Fantuzzi ( T. 1 pag. 238) : una longaria 
terre in integrum cum ripa fluvio qui vocatur Alimone 
et Santerno, Il Senio fiume antico , ricordato da Pli- 
nio , notato nella tavola Peutinergiana , intermedio al 
fatreno e al Lamone <, scorreria allora confuso colle acqua 
dì questi^ ed era senza nome, appena nel io2i nomi- 
navasi distintamente Sinnus(Z'. VI pag. 2^y ) : ma nel 1087 
formava col Santerno una corrente sola z in flumine quod 
vocatur Senno et Santerno (7 11 pag. 72). Nel ii5f ab- 
hiam traccia finalmente della positiva lor disgiunzione ^ 
trovandosi nominati i fondi e casali di Fabriago mag- 
giore , Fabriago minore , e Massa Santarnese ad latei'a 
fluminum Senni et Santei-ni (it'i pag. 2G9 ) , che nel 1170 
il Senio chiamatasi Sìnna ; nel 1277 Senno ; e Jìnalmen- 
te nel iSSq flumen anriquum Senni : mentre il Santer- 
no nel i355 aveva preso il nome di flumen rasurae : nel i358 
era detto flumen Santerni slve Rasiule : e nel i5o5 San- 
terni sive Rasulae. yld onta di tante e così strane muta- 
zioni di stato e di nutni ci pareva incredibile che queir 
antica denominaziofie di VaUenus non dovesse ricor- 
rere pei tempi almen travisata. Indagando pertanto nel- 
le preziose memorie del Fantuzzi dal 943 al i4oo ne 
corse più volte alV occhio il nome d'un fiume detto Pa- 
torenus , Padorenus , Patarenus , Badarenus , Badareno. 
Vel noto agevole scambio delle lettere -z* , b^ p t fi a 
loro nella pronuncia dr'' popoli e nclT uso delle scrit- 



aa8 I Letteratura 

„ di molta e di buona si provveggono ogni otto gìor- 
„ ni al mercato di Lugo. Ravenna se non ci satol- 
„ la al tutto di pesce, non ce. ne lascia digiuni. Ogni 
„ giorno poi i pescatori ne apprestano dalle valli in 
„ abbondanza , e dell' eccellente salato ec „ Qui sog- 



turc , eravamo condotti a concludere facilmente che il 
B idareno fosse appunto il desiderato Vatrerio. Ma rile-' 
■vzndo app7^e.fso che quello era diviso in due rami , Vun, 
de" quali era detto Badarenus minor , Badarenus strictus ^ 
canale Badai'eiii ; e molto più in una carta d'assegnazioft 
di con/ini trovando circoscritta Vesistenza del Badareno 
nella situazione de'' fiumi acquaediictus et montoni {Tom. VI 
nag. 9.0"] ) <, ci svanì ogni speranza di buona congetturci 
suir identità del Vatreno e del Badareno. Non però egual- 
mente trapassò da noi la confidenza di ben indovina- 
re affermando , che Badareno o Pudoreno ( Padus et 
Renus ) fosse la denominazinn succedanea di quel brac- 
cio di Po , che convogliando il Reno e ordinatamente 
gli altri fiumi e torrenti inferiori fin presso Ravenna , 
declinava con essi in mare. Una lunga traccia del Ba~ 
dareno col nome di Badarino troviam segnata tuttavìa, 
nelle carte topografiche da Ravenna al Lamone ^ a tra- 
verso la valle Sai'arna tra la via del Bondanino e 
la via da S. Alberto a Ravenna. Né ci par tuttavia im- 
probabile che il Badareno attempi più antì,chi incomin- 
ciasse alquanto superiormente al Lamone. Questi cenni 
meglio determinati da persone delTarte potrebbero forse 
fornir nuove ragioni alla contrastata immissione del Re- 
no in Po ; per cui le due provincie di Bologna e di 
Ferrara stettero lunga pezza atteggiate ostilmente , jea- 
za che delle acerbe dissensioni nascesse finora j o nata, 
si mantenesse una risoluzione salutare agli uni o agli 
filtri , o più tosto a tutti : qiind ?st in TOlis. 



Iscrizione j'oetica. 329 

giorno il Ricci alcun tempo , e qui compose nel se- 
polcro le ossa del padre suo Melchiorre ; coprendo- 
le d'un marmo notato della seguente epigrafe ( in mi- 
nuto carattere quadrato romano della più nitida ele- 
ganza ) che al presente è posto nella parete esterio- 
re della chiesa arcipretale di s. Martino in Canal 
Ripalo (4). 



(4) ^epitaffio è soprapposto ad un' antica iscrizione 
letta male e peggio interpreta dal Bonoli ( storia di Lugo 
pag. 38 1 ) in questi termini. 

SEJTFS . EBIDIFS . CJI . FILIVS 

FOLLIA . CLIO 

SEPTIMU . CAI . FILIA . PRIMA 

SEXTFS . EPIDIFS . MAXIMFS 

FIFENS 

lo la rixndi sul luogo ^ e la trascrissi così» 

SEX . EBIDIFS . C . F . 

POL . CILO 

\ SEPTIMIA . C L . PRIMA 

SEX . EBIDIFS . SEX . F . MAXIMFS 

FIF . FÈC . 

rimettendola al eh. sig. Clemente Cardinali ., emulo de' Fa' 
eretti e dei Doni , se non de" Gruieri e de MuratQVl ^ 
perchè ne arricchisse la sua copiosa raccolta. 



33o Letteratura 

MELCHIOXl» . KICCll . OiffÀ. 

qVOii . KVRI , QVOD , nVR|COI>AE , CINIS . ISTI 

VIATOR 

Sir . BORA . ifB . TEMlfAS . DICZRE . VERBA , PRECQR 

SIC . TU . NON . FALLAISr . lACTQ . DE . SEMINE . MESSBS 

SED . CVMEROS . SVPERENT , DlC . BOXA , VERSA 

ET . ABI 

ai . t . xviii . Si. . AP. 
B . r . p 

( Bartholomaeus Filius Posili t ) 

Gli autori della vita del Ricci , anteposta all' 
edizione delle sue opere fatta in Padova nel 1748» 
assegnano per padre a Bartolomeo Ricci un Camil- 
lo ; e presero forse abbaglio dal nome del figliuolo 
di lui che Camillo appunto si chiamava. Se già non 
volesse dirsi che quello fosse errore di stampa : es- 
sendoché alla pag. 10 dell' istessa vita ne troviamo 
uti altro non troppo dissimile : poiché dove dice : 
u4lciatus mansit Ferrar iae quoad vixit , deve manife- 
stamente correggersi : Riccius mansit Ferrariae eie. 
Ove certamente ogni altro monumento mancasse, que- 
sta memoria potrebbe assicurarne che padre di Bar- 
tolomeo era un Melchiorre. Ma ciò si conferma al- 
tresì da un chirografo d' investitura de' i5 maggio 
i5Gi riportato dal Tiraboschi ( Tom. VII. P. III. 
pag 34fì ) in cui egli h detto : Bartolomeo figliuolo 
di Melcìiiorre de* Ricci. 

Anche il buou Bouoli non parlò piìi esattamen- 
te quando asserì ( St. di Lugo pag. 553. ) che il 
Ricci (nato nel 1 490 ) niorì nel i569 trovandosi 
neir età di settant' anni. Che dal 1490 al i569 cor- 
rono meglio assai di settant* anni. Però il Tiraboschi 



IjiCRIZIOKK POETICA 33 l 

più diligente di lui bene avvertì , che 'ìx'.^se Jìno aW 
età di 79 anni ( 1. e. pag, 3^^ ). Ne meglio avvisa- 
to si lascia quegli vedere rcII' euumeraiion delle 
opere del Ricci ( ivi ) , dando come un corpo d' o- 
pera di guest' autore Carmina nonnulla. Parlano del 
Ricci e delle opere sue il LiJDanorj Ferrara (T oro 
( P. III. pag. 54 ) : il Borsetti Histor. Gymn. Fer- 
rar. ( P. II. pag. 393 ) : Giuseppe Faustini nel suo 
Indice manoscritto degli autori ferraresi e delle 
opere loro , \\ quale conservasi ad uso di catalogo 
nella pubblica biblioteca di Ferrara : i| Barotti 
nelle Memorie storiche de* letterati forrare^i ( T. II. 
p. la ) : r Ughi nel suo Vizipnario d^uomi'ìi iHu^ 
stri ferraresi ; e il Barufaldi giuniore negli ninnali 
tipografici ferraresi ; manuscrittp esistente pressp il 
colto sig. Giuseppe Boschini a cpi dobbiam parte 
di queste notizie : ma nessuno notò distintamente il 
libro Carmina nonnulla. Solo il Borsetti diede cerjr 
no di alcune sije rime toccane sparse in varie racr 
colte del secolo X-YI* Possono» queste vedersi nej 
Tempio alla sig'iora donna Tullia d^ Aragona \ 
( p. 100 ) : nel Tttmpiq alla divina signora Gio-r 
Vanna d^ dragona ( Venezia per Plinio Pietrasant^ 
i555. p. }So ) : ed un sonetto nelle rime m^noscritr 
te dell' accademia degli Elevati ( nella quale egli 
aveva nome il 2''erso ) die è riportato nelle Itime 
de^ poeti ferraresi ( pag. 209 ). 

Avendo noi perlanlo dichiarato in modo più 
diligente il canno inesatto del Bonoli intorno a' lar 
yori poetici del Ricci j stimiamo di far cosa non in- 
grata ne inutile alla patria , soggiungendo ad uij 
tempo qui a piedi la l)iblÌQgrafia ricciana ordinala 
da noi sulle varie edizigni delle sue opere éfee ab- 
biara potuto finora avere sott' occhio. 



aBa L E J' T E R A T U B A 

BARTHOLOMAEI RIGGII 

f . De imitatione libri tres. Apud Aldi fllios , Vene- 
li is 1 5^1 5 8.° 

a. — ...■■ ' - . yenctiis per Petnitn et Joannenv Ma- 
riani fratres et ejii's nepotes de Nico- 
linis de Snhio 1549. 8.° (5) 

3. De iudicio. D:alo£[us. Ferrariae in aedih. Fran- 

cisci de lìuheis iSGa. 8.° 

4. De evitanda atque compescenda iracundia. Libel- 

liis'. Ijononiae : Pereiirinus Bonardus 
o 

excudebat. 8.** 

5. Apparatus latinae loca'ionis. yenetis per Joan- 

nem Antonium et fratres de Sahio 
anno domini MDXXX.riI. IX. Cai. 
Junias. ke^ p. 

6. - '« ■ ^'per Sebastianum Gryphium , Lugduni 

i533. ( A questa edizione allude il Ric- 
ci scrivendo a Gian Cornare ( Fam. 
lib. I ep. 55. ) : Ego valde doleo Ap- 
paratum rneuin , quem trans alpes alis 
gryphiis pervolitare , atque m tota 
Germania saepius publice descriptum 
esse sciebani , f^incentiam usque non 
pervenisse. ) 4° P*" 



(5) Aggiungi a queste due edizioni anche una terza 
la quale io possiedo , e che ha il seguente frontispizio. 
Christophori Lnagoiil epistolarum libri IIII. Bartholotnaei 
ìtem Riccii de imitatioue libri tres. A Io. Micliaele Bru- 
to emendati. Lugduni apud haered. Sebast. Griphii i553 
in t2. ( JVota di Salvatore Betti ) 



Iscrizione poetica. a35 

^. I. ■ ■ Coluniae apud 3 o annera Gimnicum i535 
in 8.^ 

6.' ' ' -Accessit index in Cic^ronem et alia non' 
nulla. Argentorati apud Mathiam Apia- 
ri/un i535 4° P' 

9. Epistolarum libri II. f^enetiis apud Pliniuuì Pe- 
tramsanctam i554 8." 

jo. Epistolarum familiarum libri Yìll.' Boriò nrae j56b 
in 8.° 

II. Epistolarum familiarum libri IIII. Ferrariae apud 
yalenteni Panizzam iSGa 8* 

la. Le Balie. Commedia. Ferrara pel Rtjssi i565 4° 
p. (L'Havm ne tla questo giudizio: Com- 
media da anncwi'rarsi tra le belle d'Ita' 
Ha : senza citare d'onde l'abbia preso ; 
ma h del Quadrio T. V pag. 88). 

e 3. Opera. Pafavi ManJ'ré »74'' Tomi UI in vo- 
lumi mi 8.° 

( Monsignor Tommaso Emaldi da Lugo , poi segre- 
tario di Benedetto XIV e di Clemente XIII pontefici 
per le lettere a'principi , ordinò e procurò quest'edi-' 
zione che può dirsi la principe delle^ opere del 
Ricci. Fu da lui dedicata al cardinal Francesco Rfc'J 
ci oriundo d'una famiglia di Montepulciano trasmi-l 
grata in Roma. La vita dell'autore fu composta dall'" 
Emaldi , ma fatta latina dal conte Ercole Dandirii 
di Cesena noto meglio per la versione latina d^ 
Galateo , e per alquante poesie. Succede alla vita 
il divisamento de' tre volumi delle opere ; e appres- 
so si' legge il Carmen di Giovan Antonio Volpi ili 
morte del Dandini medesimo : poi seguono le Anì- 
fnadversiones sopra ciascun* opera del Ricci dislese' 
da Antonio Zanolini professore di lingue orientali 
nel seminario di Padova. Ogni volume ha in fine 



a3| LlTTERATURA 

il suQ Index rerum lavorato con grande amore p 
diligenza ; e in calce al volume II si leggono riuni- 
te 22 lettere jlel Ricci che prima andavano sparse q 
inedite ). 

Luigi Crisostomo Ferrucci. 



Catone il vecchio ^ cioè della 'vecchiezza , dialogo 
scritto per M. Tullio Cicerone a Tito Pompo- 
nio Attico , Vanno di Roma DCCX , o poco 
prima , sicuramente dopo la uccisione di Cesa- 
re -, ma innanzi ai libri d^gli CJJp-Cìt 



s 



Proemio 



e dell'affanno, che ti sta fitto nei seno , e tj 
piacerà e infesta , jo ti porgessi , o Tito , alleggia- 
niento g conforto , phe merito nie ne dee seguire? 
Con que' yer^i stessi , o Attico , posso io J)ene a 
te favellare , co' quali a Tito Flarainino parla quell' 
uomo , che scarso fu delle cose del monclp , ma 
pieno di fede : con tutto che io per perto sap- 
pia , p Tito , che tu non sei , qome Flaminino, di 
e notte angosciato ; che ben conosco la temperan- 
za dell' animo tuo ; ne rpi fugge dal pensiero, che 
tu non solo il sopranpme , ma il senno ancora e 
la cortesia ci portasti d'Atene. 

Non però che io non suspichi dover te piiì 
duramente essere afflitto di quelle stesse cose, on- 
de io sono a quando a quanjdp turbato ; di che 
ne fa luogo maggipr consolazione , e da indugia- 
re ad altro tempp. Ora m'è venuto in talentp di 
alcuna cosa scriverli della vecchiezza. Perocché da 



Catone a35 

questo peso di vecchiaja « la quale ad amendue pa- 
rimenti o già ne sta sopra , o senza fallo si ap- 
pressa , mi corre per T aliimo di allievare te € 
me stesso ; non ostante che io viva sicuro che tu 
misurata e saviamente sostieni, e sosterrai questa, 
come sei usato di fare tutte le altre cose. Ma quando 
proposi di scrivere alquanto della vecchiezza tu rai 
ti parasti davanti , al quale dovessi donare un la- 
voro da essere per l'uno e per l'altro di noi usa- 
to in comune. E tanto piacevol cosa mi è stato il 
comporre questo libro , che non solamente mi sgom- 
brò tutti i fastidj della vecchiezza , ma molle e 
dilettevole ancora la mi fece divenire. Dunque non 
mai , quanto si conviene , sarà esaltata la filoso- 
fia , se chi la seguita , può qualunque tempo del- 
la et'a trapassare senza molestia. Ma delle altre co- 
se già molto altrove ho detto , e dironne ancora 
più volte. Questo libro della vecchiezza a te invio. 
Salvo che non ho , come Ariston da Scio , tutto 
il ragionamento attribuito a Titone, acciocché l'au- 
torità non fosse qui , come in una favola , di pò* 
ca forza: ma l'ho dato all'antico Marco Catone, 
perche maggiore autorità n'avesse il parlare. Dal 
quale introdussi Lelio e Scipione che maraviglian- 
si come si di leggieri egli la vecchiezza compor- 
ti ; e lui feci che ad amendue rispondesse. Il qua- 
le se con piiì dottrina , che non usò ne' suoi li- 
bri , parrà disertare , ne fur cagione le greche lette- 
re che nella sua vecchiezza furono senza dubbio suo 
grandissimo studio. Ma che più bisogna ? Già tut- 
ta mia opinione della vecchiezza per lo parlare del- 
lo stesso Catone sarà manifesta. 

CATONE 

Scipione. Maraviglia spesse volte suol essere a 
me , e qui a C Lelio , si la compiuta di tutte cose ed 



a36 L B T T. E R A T 1' R A 

egregia tua siapienza , o' M. Catone , e s\ maggior- 
mente il' vedere che; la vecchieiz,a non ti è para- 
ta mai grave .> là, quale è ài più de' vecchi in tan- 
to odio, che. affermano se maggior soma portare, 
che non e Etnia. Catona, Questo , di che voi , Scipione 
e'Lelio, niós.ti"'ai<^heyi niaravigUate, non è mica un gran 
fatto. Couciossiiachè ogni età pesi a coloro , ne'qua- 
li niuna foria è, 4i saper > bene e beatamente vi" 
vere: laddove, JgIiì ogni <>suq bene in se medesimo 
terqa , niente di ciò],', che da necessita di natura pro- 
cede , ha per male. Ed in questo dimora per pri- 
ma la veceiiie2?,a, alla quale brama ognun di ve- 
nire, e venuto se ^rammarica: si grande è la 
incostanza , la matliii!, e , la perversità della gente! 
•Troppo per tempo, più che essi non avvisarono, 
quella dicoab che ,Ji) sòpvapprende. Primieramente 
chi mai,; trasse ad «n ialso avviso costoro? Per- 
ciocché la vecchiaja carile' può sopravvenire più to- 
sto, alla gioventù, che la ^giovinezza alla puerizia? 
•Appresso , in che modo sareb])e lor meno faticosa 
la vecchiezza, a sofferire, se .ottocento anni vives- 
sero ^ fche se di .ottanta fossero , .non sarebbe ? Che 
la pi eterita eia f tutto che molto distesa , nessu- 
na consolazionenè refrigerio potrebbe , dileguata che 
si fosse , porgere • alla matta vecchiezza. Per la qual 
cosa s'egli è , che voi sogliate il mio senno am- 
mirare , il quale ben vorrei che convenevolmen- 
te alla vostra opinione ed al nostro cognome ri- 
spondesse; in tanto io savio sono , in quanto a na- 
tura eccellente conducitrice , non altrimenti che a 
ima deità , tengo dietro o obbedisco. La quale aven- 
do ben composte le altre parti , non si dee crede- 
re che abbia negletto , siccome alcuno tardo poe- 
ta , l'atto al dasezzo. Ma non si che alcuna estre- 
mità uoQ ci si convenisse porre ; e ne più , né 



Catone » «-i 387 

meno che nelle coccole degli alberi", 'é'' nelle bia- 
de de' campi lo avvizzare , e il cascare per soprav- 
venuta maturità: di che il savio si dee passare leg- 
giermente. Perciocché aver guerra a simiglianza dei 
giganti con gli dei , che altro è se non se a na- 
tura ricalcitrare ? Lelio» Ora, Catone , con noi , clic io 
di Scipione ancor mi prometto , tu molto graziosamente 
faresti , se , avendo noi speranza , che desiderio ne ab- 
biamo certo , di vecchi divenire, apprendessimo da te 
tanto prima gli argomenti pe' quali ne venga fatto 
di agevolmente sostenere l'età che si aggrava. Cat. Fa- 
rol volentieri , o Lelio , massimamente se a ciascu- 
no di voi , come tu di , dev' egli essere a grado. 
Lei. A noi sicuramente fia caro , purché a te non 
incresca , o Catone , di fare ; come quegli che hai 
consumata una lunga via , nella quale entrare bi- 
sogni anche a noi , sicché veggi amo , c!ie sia que- 
sta parte , alla quale tu sei giunto. Cat. 11 fa- 
rò , come potrò il meglio , o Lelio. Da che so- 
vente sono fra le lamenìauze stato de' miei coeta- 
nei ( perchè proverbio è che simili con simili di 
leggieri si accontano ) , alle quali C Salinalore e 
Sp. Albino consolari uomini , e poco meno che miei 
pari , solevano lasciarsi trascorrere; tra perchè eran 
loro venuti meno i piaceri , senza i quali per nien- 
te stimavan la vita , e perchè a tali , che onorarli 
solevano, erano in dispregio. 1 quali non mi facea- 
no sembianti di darne colpa a ciii l'ha. Conciofos- 
sechè se da difetto di vecchiezza cosiffatte cose le- 
vassero capo , dovessero elle incontrare anche a me, 
non che a tutti gli altri attempati , molti de' qua- 
li ho io conosciuti nella loro vecchiezza , senza ram- 
marichio farne , come quelli che né di essere sciol- 
ti dalle catene degli appetiti si afiliggevano , né da 
suoi erano disprezzali. Se non che la colpa di si-« 



a3S L U T T K U A T U U A 

mìglianti querimonie non ascondesi nella età, ma nei 
costumi. Cile temperati veccbj , e di buon' aria , e 
mansueti , passano una comportevole veccliiaja : lad- 
dove inquietudine e salvatidiezza in qualunque età 
sono malagevoli a sofferire. Lei. Egli è ^ Catone , come 
tu dì ; salvo se forse non voless*uonio affermare, le ric- 
chezze , gli agi , e la tua dignità far parere a te là vec«- 
cliiezza pili tollerabile ; il che non potere a parecchi in- 
tervenire. Cai. Per Certo alcuna cosa è, Lelio» cotesta; 
ma tìon ogni cosà in ciò dimora. Siccome di Temi- 
stocle si racconta , che in quistioiiando eoa certo 
Serifio , il quale gli avea detto, lui nort per glo- 
ria stia j nia della patria essere vertuto ili chiarita 
di fama j ed ei rispondesse : Ne daddovero » se io Se- 
rifio fossi , sarei divenuto mai nobile \ ne se tu fossi 
d'Atene , mai ti saresti fatto famoso. Il che della 
Vecchiezza si può dire similmente . Cortciossìachè 
ìrt disàgio di tutto non possa ella essere senza gra- 
vezza a persona quantunque savia ; ne essere lieve 
allo stolto , eziandio nel mezzo delle divizie. Le 
armi , o Lelio e Scipione , che stiano meglio alla 
vecchiezza , sono le arti e gli usi delle virtù : le 
quali in qualunque età coltivate , dopo in proces- 
so di tempo frutti rendono maravigliosi ; non so- 
lamente perchè non si dipartono » tiè eziandio in 
sii lo estremo dei giorni ( avvegnaché inestimabile 
cosa sia questa) ^ ma perchè ancora la coscienza d'una 
vita ben menata , e la rimembranza di molte e buo- 
ne opere, sono oltremisura soavi. Ed io garzone amai 
tanto Q. Massimo , quelli dico che Taranto rico- 
verò ^ quanto altri del mio tempo avrei fatto. Pe- 
rocché in quel grande era gravita di piacevolez- 
za condita ; con questo che la vecchia) a » non gli 
avea punto i costumi alterati. È il vero , che con 
esso lui non già pienissimo d'anni , ma pure anzi 



Catone iSj) 

àltémpatetto che no , cominciai ad usare. l?eroc- 
fliè fu la prima volta egli console un anno dopo 
fche io fossi nato ; ed io con lui ^ stato quattro 
fiate consóle , n'àndétti liom d'ài'me assai giovine a 
Capua ^ dòpo a Tal'lnto ^ e quindi iù capo di quat- 
tro anni fiii qiieslor fatto i nel qUal magistrato io 
isedetti nello esséte consoli Tuditano e Cétego ; 1 
quel tempo eh' egli vecchissimo fu della légge Cin- 
fcia su i preséilti e su i dóni Consigliatore. Qué- 
sti mentre eh' era Ì3ene in Ik cori gli anni ^ tra- 
vagliava le guerre come un giovine, ed Annibale 
gioveililménte imbaldanzito j colla sua soSerenza 
ammansava ; sicché di lui iióbilmente Ennio fartìi- 
igliar nostro scrisse^ 

„ Uno solo collo staile a bada nié icampò lo stato. 
,^ Perocché alla salute non pieponeva tumori. 

Onde adesso coglie più luce ogni d\ la sua gloria. 
Poi Taranto coti quali aCcOrgimenti riscosse egli, 
ton qual destrezza ? Ed allora io stèsso udii , quan- 
do Salinatore , il qùal pei^duta la terra ^ entro la 
rocca eJasi riparato , si vanagloriava dicendogli r A 
tnie cagioni , o Q. Fabio , riavesti Tarattto ; ed egli 
ridendo : S\ bene ; che se perduto tu non Io avessi , 
non l'avrei mai riacquistato. Non pertanto non fu egli 
da più in oste che in citta ; riguat-da'ndo che dive- 
nuto nuovamente console , mentre che il suo collega 
Sp. Garvilio non davasi briga , a C Flaminio tri- 
biino di plebe, il quale contro al voler del senato 
partiva per testa le terre picene e le galliche, egli, 
i(|uauto era in se contraddisse : e oltre a qviesto nello 
esser augure fu di tanto sicuro animo, che quelle cò- 
ìsé 'afferrilo procedere con ottimi auspicj , le quali si 



'2^0 Letteratura 

fanno per lo Lene Jel comune ; e quelle che contro 
il comune s'intraprendessero andare altresì contri gli 
auspicj. Di molle magnifiche cose ho io in quel for- 
te vedute : ma di nuli' altro io tanta maraviglia mi 
do , quanta del modo , con che la morte del suo fl- 
gliuol Marco, uom' illustre e consolare, egli sostenne. 
Sua laudazione avem tra le mani, la cui lettura qual 
filosofo non ne fa avere a vile ? Ne già egli alla lu- 
ce solamente, e nel cospetto dei cittadini fu grande, 
ma da più molto si parve appo se stesso , ed in ca- 
sa. Qual era il suo ragionare ? quali gli ammaestra- 
menti? quanta la contezza di antichità? quale scien- 
za della ragione degli augurj ? Ancora secondo uo- 
mo romano , lettorato era molto , e ricorda vagli dì 
tutte le guerre non che nostrali , ma eziandio fo- 
rastiere. Del cui sermone io si bramosamente pasce- 
vami , come se stato fossi di quello che avvenne 
presago , ciò era di nessuno , dopo sua morte , 
avere che mi dasse a imparare. Ed a che tante 
cose di Massimo ? Perchè ben vi accorgiate , che 
lo affermare quella cotal vecchiezza essere infeli- 
ce , è fieramente vituperevole. E il vero che Sci- 
pioni e Massimi non tutti essere possono , perchè 
le battaglie così in terra , come in mar date , e 
le guerre da se fatte , e i menati trionfi ram- 
mentino . Ancora vecchiezza di una età riposa- 
ta , pudica , e laudevolmente vivuta , riesce a pace 
ed a gioja ; quale di Plato raccontasi, che nell' ottan- 
tunesimo anno passò di questa vita scrivendo ; qua- 
le di Isocrate, che quel libro intitolato il Panatenai- 
co compose, corno hanno per fermo, in novant'anni, 
vivendone altri cinque di poi; al cui maestro, ciò fu 
Gorgia Leontino , cento e sette anni compierono sen- 
za eh' esso del suo studio mai , ne» della sua fatica si 
rimanesse. Il quale a certi , che il dimandavano de! 



Catone sf^T 

pcrd)ò gli calesse di allungare sua vita: Non ho, d'is- 
5e ,, di cl,ie incolpare la mia yecchiaja. Nobile rispo- 
sta e degna di scienziato uomo. Concidssia che gì' in- 
sensati rechino cagione dei lor vizj e dei lor difetti 
alla vecchiezza ; dal che si guardava bene quel , di 
Ci;if?ci di sopra menzipne , Ennio. 

,..„, Simigliante a forte destriero, il quale nello ul- 
„ timo arringo 
„ Vinse assai palme in Olimpia , ora vinto da- 
„ gli anni si posa. 

Alla vecchiezza di un cavai forte , e vittorioso 
pareggia egli la sua ; e voi di lieve potete a men- 
te recarlovi. Percioccliè il ventunesimo anno appres- 
so la morte di lui , questi T. Flamiiiiuo e Manio 
Acilio fur consoli, ed egli si morì nello esser con- 
soli Cepione , e secondamente Filippo , a quel tem- 
po che io di sessantacinque anni a gran voce e di 
buone latora avea persuasa la legge Voconia. Fino a 
settant' anni (che tanti Ennio ne visse) quelle due 
some che più ponderose stima la gente , povertà e 
vecchiaja , egli portava in guisa che per poco noti 
facea vista di dilettarsene. E di vero quando io pon- 
go ben cura , quattro cagioni ritrovo per le quali 
apparisca misera la vecchiezza. Prima si e quella che 
revochi altrui dagli affari , seconda che inferma ri- 
duca la persona , terza che di quasi tutti i piaceri 
ne svogli , quarta che non sia guari lontana alla mor- 
te. Delle ([uali cagioni consideriamo , s'egli v'aggra- 
da , quanto importi , e come sia giusta ciascuna. 

Dt'llo faccende ritrae altrui la vecchiezza ? Da 

quali ? Da quelle j)er avventura che per gioveiiludi- 

ne , e per polso si forniscono ? Adunque non ci lia 

senili bisogne , le quali nonostante la infermila dei 

G.A.T.XXXVII. i6 



a.ja Letteratura 

corpi si possano col senno spedire ? Niente dun- 
que adoprrava Q. Massimo ? Niente L. Paolo tuo pa- 
dre , o Scipione , e suocero di qui41o eccellente mio 
figliuolo ? E gli altri vecchi , i Fal)rici , i Curi, Ì 
Coruncani , quando di consiglio e di autorità facea- 
no schermo al comune, niente operavano? Appio Clau- 
dio a vecchiezza giungea l'esser cieco ; ne pertanto di 
meno egli , mentre che Tavviso del senato era in su 
lo accostarsi a pace e patto con Pirro , non si ten- 
ue , che non dicesse ciò eh' Ennio cantò : 

„ Ove le menti vostre , che per addietro soleva- 

„ no ferme essere e sane , 
„ Sonosi senza intelletto trasviate ? 

E cosi delle altre cose gravissimamente. Peroc- 
ché sono versi che voi ben sapete. Oltre a ciò , ri- 
mane una oraziort d'Appio slesso , la qual fece egli 
diecisette anni dopo l'altro suo consolalo , sendo va- 
licati dieci anni fra'l primo e'I secondo , ed egli sta- 
to censore innanzi al primiero. Il perchb si compren- 
de , lui molto vecchio essere stato nella guerra di 
Pirro : senza che per costante l'abbiamo dai nostri 
anziani. E imperò il negare che vecchiezza non s'in- 
trametta de' negozi , nulla monta -• e i negatori sorai- 
gliansi a coloro, che il maestro del timone affermas- 
sero niente operar navicando , e laddove altri salga- 
no sopra gli alberi , altri su e giti lungo le prode 
discorrano , altri sgombrino la sentina , egli in su 
la poppa , con la mano al governo , seggasi a suo 
grande e beli' agio. Non fa quello che i giovani ; ma 
molto più fa, e molto meglio. Ne con la possa, e 
con la velocita , o rattezza coi porale spacciansi gran- 
di cose ; ma con lo 'ntendimento , con l'autorità , e 
col consiglio : le quali cose in luogo di fallare i 



e A T O W F, 243 

mnUiplicir sogliono alla vecchiezza. Salvo se loi- 
se io , eh' uora d' arme , e tribniio , e legato , e 
console in diverse condizioni di guerre sonmi av- 
volto , non VI paressi al presente , che non fo guer- 
ra , cessarmi : ma bene ai senato che sia da fare , e 
che sia da tenere , addito ; ed a Cartagine , che da 
gran tempo mal pensa , molto avanti dinunzio guer- 
ra ; ne di temerne mi ristarò finche lei disfatta io 
non senta ; la qual palma a te gì' immortali dei guar- 
dino , o Scipione , acciocché quello che il tuo avo la- 
sciò , tolghi via ; dalla morte del quale volgesi ora 
il trentesimo anno : ma la memoria di quel | rode 
farà capo in tutti gli anni a venire. Egli l'anno pri- 
ma che io censor fossi , ne fu tolto , nove anni do- 
po il mio consolato ; quando egli , nello essere io 
console, era stato creato console un'altra volta. Adun- 
que se fino a cento anni fosse egli venuto , gli sa- 
rebbe per ventura doluto di sua vecchiezza ? Dove- 
te sapere che uè con gli scorrimenti , nò co' salti , 
ne da lungi con le aste , uè da presso co' brandi 
farebbe d'arme egli ; ma ragione , accorgimento , e 
sentenza userebbe. Le quali cose ove ne vecchi non 
dimorassero , non avrebher gli antichi nostri dello 
sommo consiglio al senato. li veramente coloro che 
il pili nobile magistrato reggono in Lacedemonia , si 
sono vecchi appellati. E se talento avete di leggere 
o udire stranieri fatti , vi si parano davanti grandis- 
sime repubbliche per li gar/.oni scosse , e dai vec- 
chi sostenute e riposte. 

„ Dimmi, com'è ciò.'* che la si grande vostra re- 
pubblica in si poca ora voi perdeste ? „ 

Questa questione fanno cola nella favola di Xevio. 
Delle altre cose , che rispondono la prima si è questa: 

„ Novelli oratori , e stolli garzon si levavano. „ 

iG* 



«|44 LETTfiRAruRA 

Che tanto è a dire , quanto temeritadè essere 
della fiorente etk , prudenza di quella che invecchia. 
Ma scemasi la memoria. Il credo, se tu non la usi , 
o se da te sei materiale. 

I nomi di tutti i cittadini aveva apparato Te- 
mistocle : or capevi nell* animo eh' egli * andato ia 
Ka con gli anni , suolesse un Aristide per un Lisi- 
maco salutare ? Quanto a me non pur quelli che 
ci sono t ma i padri ancora e gli avi loro conosco. 
Ne, come uora dice, nel riguardare i morìumenti te- 
mo di perdere là memoria ; perciocclic quelli stessi 
riguardando io, mi riduco a niente i sepolti. E cer- 
to non ho mai sentito un vecchio dimentico del si- 
to , ove il tesoro avesse ccdato. Di ogni cosa che 
abbiamo in casa si ricordano; e s\ delle statuite com» 
parigioni , e dei debitori , e dei creditori. Che di- 
rem dei legisti ? Che dei pontefici ? Degli auguri ? 
E dei vecchi filosofi ? Di quante cose lor non ri- 
membra ? Dura nei vecchi lo ingegno , si veramen* 
te che studio vi perseveri e sollecitudine. Né sola- 
mente agli onorati uomini e ragguardevoli ciò in- 
contra , ma nella privata eziandio e nella placida 
vita. Compose tragedie vSofocle nella più cadente vec- 
chiaja ; il quale conciofossechè a cagion dello stu- 
dio paresse non curar le bisogne domestiche , fu ri- 
chiesto per li suoi figliuoli al giudicio : acciocché , 
non altrimenti che fra noi soglia per costume esse- 
re interdetto il guidameli to di sue cose a chi gui- 
dar non le sa, cosi quei giudici a lui, siccome ad uomo 
di perduto senno , il freno della famiglia togliesser 
di mano. Avvenne che il vecchio , il quale , secon- 
do che narrasi , aveva per le mani una sua favola 
novellamente scritta, ciò era l'Edipo Goloneo, quel- 
la fece udire a' suoi giudici , e poi dimandoUi , se 
d'uotn dissennato paresse loro un componimento dei 



Catone s.\% 

cosiffatti. Il qualp recitato, egli per le sentenze^' j^iu- 
dici fu assolto. Oi- costui forse, o forse Omero, Esio- 
do , Stesicoro , forse Isocrate , e Gorgia , dc'quali è 
fatta di sopra menzione , forse i maestri di coloro 
che sanno, Pitagora, Democrito, forse Plato, o Se- 
nocrate, forse appresso Zenone, Cleante , o quel che 
avete ancor voi veduto in Roma , Diogene stoico , 
fur dalla vecchiezza costretti ad ammutolir negli stu- 
di ? O forse in ciascun di costoro non fu il pro- 
cesso degli studj e della vita , tutt'uno ? Ma questi 
divini studi saltando , posso dalle terre sabine ap- 
pellar que'romani lavoratori miei vicini e famiglia- 
ri, senza i quali non si fan quasi mai di grandi la- 
vorii ne in seminare, uh in ricogliere i frutti, ne in 
riporli. Avvegnaché questo in siniiglianti cose non 
sia troppo gran maraviglia , che nessuno h mai tan- 
to innanzi nel tempo , il quale non si argomenti di 
dovere ancora un altr'anno poter vivere; ma il piii 
è che questi medesimi , in quello che vedono a se 
niente appartenere , si faticano. 

Pone alberi da giovare coH'altro secolo i sicco- 
me Stazio nostro dice dei sinefebi. Onde il conta- 
dino tuttoché vecchio , chi gli chiedesse : A cui tu 
semini ; non dee stare intra due nel rispondergli : 
Agl'immortali dei, rlie non solamente a tai cose ri- 
cevere dagli antenati , Uìa a renderle ancora ai di- 
scendenti mi destinarono, Cecilio trattò del vecchio, 
il quale provede all' altro secolo , assai meglio che 
non è questo detto suo stesso, 

„ Per dio se nel venire la vecchiezza altro difetto 
„ In se non recasse ; questo è d'assai , 
„ Che a lungo vivere molte cose che non vuol , 
dee vedere. „ 



■2,6 Lette a a t u n a 

E nioltp peravvontura , cIk* vuole: lasciamo sla- 
re che ia ([nelle che non vuole , spesso fiate iucappa 
la iriorentù ancora. Ma via più da riprendere in Ge- 
cjIio si è quell'altro t 

„ Quivi io certo somma miseria nella veccliiezza 

giudico , 
„ Il sentirsi allora esser' odioso ad altrui „ 

Gradito piuttosto che odioso . Perocché aguisa che i 
giovanetti di buona natura e disposizione a' savj 
vecchi sono in piacere , ed allievaiio lor la vecchiez- 
za , come a coloro che veggonsi amare alla giovi- 
nezza e riverire ; non altrimenti sono i vecchi in 
grado ai garzoni , per gli ammaestramenti , co' qua- 
li allo studio d'ogni virtù s'introducono. E ben com- 
prendo che non sono io men caro a voi , che voi 
• • me. Ornai vi accorgete , come vecchiezza non pur 
ne languida , ne neghittosa , ma afiaticante è anco- 
ra , e sempre alcuna cosa fa e pensa , tal dico , 
quale nella preterita vita fu di ciascun la vaghezza. 
Glie poi diremo , se ancora intendano ad imparare ? 
Siccome Solone veggiamo che nei versi si loda dello 
invecchiarsi con apprendere ogni dì nuove cose : il 
che ho fatto io , che vecchio ho voluto sapere le gre- 
che lettere ; ed in quelle s\ cupidamente mi misi 
come se una lunga sete avessi dovuto saziare , per 
essere di quelle stesse cose informato , il cui esem- 
pio mi vedete seguire al presente. La qual cosa 
udendo io essere stata fatta da Socrate nella cetera ; 
vorrei averlari fatta ancor io ( da che gli antichi a 
studio di cetera davan' opera ) ; ma sicuramente nel- 
le lor lettere ho posta fatica. 

Ne le forze giovanili adesso ancora desidero ( pe- 
rocché questa era 1' altra parte dei mali della vec- 



Catone 247 

chiezza ) , se noti come giovane le forre del bue non 
desiderava e disilo elefante. Ciò che si ha si conviene 
usare , e che che facciasi , far secondo potere. Or (^nal 
voce può di maggior disprezzo esser degna, che quel- 
la di Milon da Crotone.!* Il quale , siccome è novel- 
la , gik carico d'anni , guatando gli atleti in lor 
campo fare alle braccia ; rivolse gli occhi alle sue , 
fi lagrimando disse ; Ma queste mie sono già morte \ 
Or non tanto esse , quanto tu medesimo , ciancion 
che sei ; che non per te stesso , ma por le tue brac- 
cia e per li tuoi fianchi acquistasti fama. Ne di 
siffatte lamentanze fece mai Sesto Elio , ne molti an- 
ni prima T. Goruncanio , ne teste P. Crasso , i qua- 
li determinavano ai cittadini i diritti , e prudenza 
fino allo estremo operarono. Sol temo , non per vec- 
chiaja indebolisca l'oratore ; ripensando il suo uffi- 
cio non essere di solo ing'giio , ma di coste anco- 
ra e di forze. Or non saprei dir come quel non so 
che risonante nella voce apparisce ancora in vec- 
chiezza ; uè io fin (|ui l'ho p rduto : e vedete gli 
anni miei. Ma nondimeno dignitoso è il sermone del 
..vecchio j e pacifico , e rimesso ; e le più fiate l'or- 
.nato e soave ragionamento d'un vecchio ben par- 
lante per se stesso procacciasi l'attenta udienza. La 
qual cosa se non puoi da te fornire , pure infor- 
marne uno Scipione od un Lelio non ti si toglie, 
E qual cosa è piacevole più che una vecchiezza di 
studiosi garzoni abbracci ita ? Forse a vecchiaja non 
vogliam queste forze almeno concedere di ammae- 
strare i giovanetti , di costumarli , ed al servigio 
dirizzarli di qualunque ufllcio ? Della quale opera 
puossi altra prestare più splendida ? Veramente Gn, 
e P. Scipioni , e si li due avi tuoi L. Emilio e P, 
Affricano , a me fortunati parevano per la conipa- 
pagnia che nobili giovani teuevan loro: ne dottore al» 



248 L K T T E n A T U H A 

cuno ha di buone arti chft fiori sia da stimar 'félicfSsi* 
mo , pogiiaino che invecchiate siano e l'isóluté le tofie. 
Senza che f|uesto colale ^fininionlo di forze più spesse 
volte dai vizi di gioventìi move, che da quelli di vec- 
chiezza. Gonciossiachè lussuriosa e stemperata giovi- 
nezza rechi il corpo alla vecchiaja macerato. E niei 
vero in quel sermone di Sen'ofonte , che Giro lienè 
in sul morire , sendo vecchisisimo , nega egli d'ess'ei'i 
si accorto che avesse avuta Una vecchiezza più- fra- 
gile , che la gioventù sua non fosse sta:ta. A me ri- 
membra di L. Metello nella mii firiciuHezZà (il 'qiiàle 
fatto sommo pontefice , quattro anni dopo il secondo 
suo consolato , soprastelte ventidue anni 'a quel sa- 
cerdozio), e servava fino all' ultimo spazio della' vi- 
ta si buon vigore , che niente alla ' giovinezza invi- 
diava.'Qui di me stesso toccare non li'a luogo , come 
che sia cosa da vecchi, ne punto alla nostra età si 
disdica. Non vedete in Omero come spessissimamente 
Nestore vanti le sue prodezze? Ghe gik vivea egli la 
terza età degli uomini , ne gli' era sospetto che il ve- 
ro di se predicando , troppo arrogante o loquace ap- 
paresse. Con ciòfosse che della sua lingua , come Ome- 
ro fa fede , stillasse via più dolce del mele il par- 
lare , alla cui soavità non gli eran bisogno le corpo- 
rali forze : e non pertanto quel gran duce de* greci 
mai non brama di aver dieci ad Ajace simiglianti, ma 
a Nestore sì. Il che se gli venisse fatto, ei senza dub- 
bio crede che Troja cascherebbe di certo. Ma ritor- 
no a me. Ottantaquattro anni ho addosso; e ben vor- 
rei di quello , che potè Giro , potermi gloriare : ma 
pur posso affermare che con tutto che in me quelle 
forze non siano , le quali ebbi uom d'arme nella guer- 
ra punica , o questore in quella stessa , o console 
in Ispagna, o quattro anni poi tribuno militare, quan- 
do combattei alle Termopile, sendo console Manio 



Catone 249 

Atiilio Glabrione; nondimeno la vecchiezza, come ve- 
dete , non mi ha dinervato al tutto , nh ain-auto: 
ne alla curia (o difetto delle mie forze , nh alle rin- 
ghiere , ne agli amici , ne a'clienti , ne agli ospi- 
ti. Non però che a me quello antico proverbio e 
■sì commendato mai piacesse, il quale vuole, che al- 
tri per tempo invecchi se lunga vecchiezza desidera. 
Ma io terrei meno a lungo esser vecchio , prima che 
innanzi tempo invecchiarmi. Sicché non venne mai vo- 
glia a persona di sapere da me a che mi fossi occu- 
pato. Bene h vero che le forze da voi due possedute 
mancano a me, ma voi pur non avete quelle di T. Pon- 
zio centurione. Per questo forse colui ila da pre- 
giar pili che voi ? Senza dubbio nessuno sark stret- 
to da questa grande brama di essere poderoso , so- 
lamente che ne abbia anzi che no , e tanto le usi , 
quanto esse gli bastano. E chi di Milo ne raccon- 
ta , che nel torniamento di Olimpia entrasse con un 
bue vivo in su gli omeri t che dunque , vorreste ave- 
re o le costui forze del corpo , ó quelle dello in* 
geguo di Pitagora .'* Insomma vuoisi adoperar que- 
sto bene se ci è, se non ci è, non se ne dee pa- 
tir gola ; salvo se per avventura i giovanetti non 
avessero la puerizia da richiamare , e saliti alquanto 
più oltre in età sospirare l'adolescenza. Determina- 
to è il corso della vita , e la via è una della na- 
tura , e quella è semplice ; ed ò posta a ciascu- 
na parte sua propria stagione , acciocché la fievo- 
lezza de' fanciulli , la baldanza dei giovani , la fer- 
mezza della età virile , e la maturità della vecchiez- 
za abbia certo naturai bene da ricogliere a suo tem- 
po. Io mi avviso , Scipione , che siatisi rappor- 
tato quello che lo avito oste tuo Massinissa di no- 
vant' anni al presente fa ; il che è questo , che en- 
trato per cammino a piedi , mai non richiede ca- 



a5o Letteratura 

vallo ; e cavalca nflo not) cala mai di sella : né per 
pioggia , ah per freddo die spiri , mai recasi a co- 
prirsi il capo : asciutto è di corpo oltreniodo ; e 
così egli adempie tutto quello , che ad uOlcio di 
se si appartiene. E questo è prova , che esercizio 
e tempiM-anza mantiene alla vecchiaja un poco del- 
la primiera robustezza. Non ha forze questa età; ne 
questa etk dimanda forze. Per la qual cosa tolgono 
1'^ leggi e gli statuti che gì' incarichi , i quali sen- 
za la fi)rza sostener non si possono , imposti siano 
all'etk nostra. Onde non pure a quello che pon pote- 
nio, ma a quel tanto che potemo ancora, non siamo 
costretti. E il vero che moki vecclii sono così ca- 
gionevoli , che non che alcuno servigio di ulTicio, 
ma nnssnno dnlla vita medesima non possono fa- 
re. Oujalo pi;rò non è proprio di vecchiezza , ma 
di mala sanità , general difello. Quanto non era ca- 
gionevole il D^liuolo di P. A^diicano, quel desso 
che ti adottò ? Di che sottile , anzi niun:^ salute ? 
Ohe se stato fosse altrimente , un secondo splendo- 
re della nostra città sarebbe egli apparito , sicco- 
me colili che alla paterna altezza di animo più co- 
piosa dottrina soprapponeva. Qual maraviglia dun- 
que , se alcuna fiata inferrai sono i vecchi , quan- 
do gli stessi giovani non si possono da ciò ripa- 
rare ? Contrastare, o Lelio e Scipione, alla vec- 
chiezza si vuole V e di sollecitudine metter compen- 
so ai difetti di qiiell:i. Come un morbo , così e da 
combattere la vecchiezza. Ragione si conviene della 
salute tenere, se esercitare misuratamente ; di cibo 
e di beveraggi laiil;) togliere quanto rinfranchi , 
e non opprima le forze Ne mica al solo corpo , 
ma più molto allo intelletto ed all' animo fa me- 
stier di soccorso; ch^ questi ancora , se non ri- 
giungi quasi coinè a lume olio, si consumano di vec- 



Catone q5 

cliiezza. E vcraraente i corpi per la esercitazione 
ci si accasciano; ma gli animi con lo adoperar si 
dirizzano. Perocché vecchi ridicoli ^ de' quali fa mot- 
to Cecilio , s'intendono essere i creduli , smemora- 
ti , trascurati ; le quali magagne non sono della 
vecchiezza , ma della pigra vecchiezza , e della co- 
darda, e della sonnacchiosa. Come ai giovanetti , 
più che ai vecchi , appropriansi protervia e libi- 
dine , non però a ciascuno di quelli , ma solamen- 
te ai mal disposti ; cosi questa senile stoltezza, che 
delirare suol dirsi , nei vecchi di piccola levatura 
si sta , non in tutti. Quattro figli bene aitanti del- 
la persona , cinque figliuole , e quella grande sua 
casa, e tante sue clientele Appio reggeva già vecchio, 
gii cieco* Conciofossechè egli l'arco tenesse dell* ani- 
mo sempre teso , nk per meno potere si rendesse vin- 
to alla vecchiezza. Ne la sola autorità, ma la signo- 
ria riteneva ancor sopra i suoi : temevanlo i servi ; 
riverivanlo i liberi : amavanlo tutti ; fioriva l'antico 
costume in quella casa, e la disciplina. In questa gui- 
sa dunque onesta è la vecchiezza , ove da se difen- 
dasi, conservi suo diritto, non diasi ad altrui in ba- 
lia , e sopra i suoi fino all' ultimo punto regni. Pe- 
rocché come un giovine ,j nel quale e alcuna seuil 
dote , così un vecchio che ha qualcbe pregio giova- 
nile , è da lodare : alla qual cosa colui che tien 
dietro, potrà del corpo, non mai d'animo esser vec- 
chio. Io tra mani ho il settimo libro delle Origini : 
tutte memorie ranno dell'antichità: di quante liti piiì 
ragguardevoli ho difese, adesso piìi che giammai ma- 
turo le dicerie: della ragion degli augurj , e dei pon- 
tefici tratto , e della civile : ancora molto alle gre- 
che lettere vaco, e a modo dei pitagorici , quel che 
ciascun d\ avrò dello , udito , operato , rumino la 
sera per esercitar la memoria, liceo uso dello ingegno * 



332 LkTTERATU K h. 

ecco scuola ddla nierit*». In ciò fatiicomi , e sudo; sen- 
za tanto né quanto le forze desiare del corpo. Soil 
preslo agli amici , vo iiiolLo spesso al senato ; e co- 
se lunga pezzi e molto pensate rócovi da me Stes- 
so :, e (juellei. per forzai non di corpo sostengo, ma 
di- animo. II.' che se venir fatto non mi potesse, 
pure il -mio letticello solazzerebbemi , quelle stes- 
se cose pensando , che oggi ni ai non potessi forni- 
re : nia ia rannata vita fai che io pur possa. Da 
che I noni che in siiì'atli studi e oc<2upazioni si vi-w 
ve, non sente quando ci' sottentri vecchiezza. Co- 
si passo passo la età sordamente declina ; nò si 
spezzi di' suiiitOj^ ma con lo andare in lungo si 
spegne. ■ i. ''-i •. ' ' • . , 

Siegue-la torza^ vituperazione 'della vecchiezza i 
psrchv , in quanto ne parlano , ella senza , piaceri 
sia. O dono: magnifico di eth !, sVgli è cosi, che quel- 
lo a noi tol^a che vi^zioso è fuor di modo in gio- 
ventìi! Udite adunque ,0 virtuosi giovanetti , un'an- 
tica diceria di Archita Tarenlino ,! uom d'alio af- 
fare più che ninno altro ,,• ej 'di chiaro nome; la 
qual mi fu raccontata in qu^l tempo che io gio- 
vane in Taranto era con Q. Massimo. Pestilenza più 
micidiale che il corporal piacere , diceva f^gli » non 
essere stata da nulura data agli uomini : del cui 
piacere gì' inj^ordi appetiti scoppiar fuori senza con- 
siglio ne freno , ad usurpare. Quindi radice avere 
tradigioni di pitria , mine di repubbliche, segreti 
parlamenti co' nemici : insomma ne scelleratezza mai', 
ne malvagia impresa operarsi, ove cupidigia del pia- 
cere non ispi'oiii 1,1 prpiiie ; oltre a ciò stupri , adul<- 
terj , e simigli ante bruttura da ninna esca , se non 
se del piacere, esser desta. E perciocché natura o 
alcuno Iddio ninna cosa più da pregiar che lo in- 
telletto infuse air uomo ; a questo dono e celesti a- 



' G A T O !♦ E 353 

le gVaxia niente essere cosi nemico come il place- 
re ; considerando niun luogo aver temperanza sot- 
to la signoria di libidine , ne virtù potere in al- 
cuna guisa nel reame del piacere dimorare. La qnal 
cosa , occiocchh meglio si potesse comprendere, vo- 
leva egli , che per immaginazione llgurassesi persona 
esser tanto nel piacere del corpo iafìnnmata quaii- 
to giammai se ne possa sentire ; ed allora dover es- 
ser certo costui , mentre che ne' suoi diletti jj;ioisce , 
niente volger nel!' animo , ne poter lo intelletto ad 
altra cosa occupare. Il percliè nulla essere più ese- 
crabile che il piacere, uè più pestilenzioso ; sicco- 
me quel male che essendo più forte e più lungo , 
ogni lume estingue della mente. Questi ragionamen- 
ti di Archita con G. Ponzio Sannita , padre di quel- 
lo , il quale sconfisse i consoli Sp. Poslumio e T. 
Veturio nella Gaudina baft.iglia , narrava Nearco 
da Taranto nostro oste , che nelT amistà del popo- 
lo romano si ritenne, a se essere stali ricordati dai 
suoi- maggiori ; soggiungendo come a ([uel parlare 
erasi avvenuto Plato ateniese , il quale io scopersi 
essere capitato a Taranto sotto L. Camillo e Ap- 
pio Claudio consoli. Ma dove intendo io ? A farvi 
avveduti , che se ragione e senno non fosser da tan- 
to , che ne facessero il piacer vilipendere , assai gra- 
do è da sapere alla vecchiezza , la quale adopera 
che non ne caglia di ciò che ne sconverrebbe. Gon- 
ciossiachè il piacere il consiglio attraversi , la ra- 
gione guerreggi , e gli occhi , a voler dir lo vero , 
abbarbagli dello intelletto ; ne a condizione alcuna 
conversi colla virtù . Certo il feci malvolentieri , 
quando L. Fiaminino , fratel di T. Flarainino più che 
valentuomo , del senato cacciai , sette anni dopo che 
stato era console : ma parverai libidine da vitupera- 
re. Perocché ueir esser costui console, in Francia 



254 Letteratura 

ricevette in un desinare preghi di una meretrice, 
perchè all' uno di quelli i quali per capital debito 
in prigione dannati erano , tagliasse la testa. Co- 
stui non incappò sotto Tito suo fratello , che ap- 
punto innanzi a me fu censore ; ma Fiacco ed io 
sofferir non potemmo , che tanta ribalda e sciagura- 
ta libidine alla privata vergogna Tonta dell' impe- 
rio aggiungesse. Molte fiate agli antenati udii ricor- 
dare di cosa che affermavano -se fanciulli avere dai 
vecchi apparata , come G. Fabrizio suolesse maravi- 
gliarsi di avere , quando egli ambasciador venne a 
Pirro , ascoltato dal tessalo Cinea , che in Atene 
era , che di esser sapiente vantavasi , ed insegnava 
tutte le cose che per noi si fanno , convenirsi ri- 
durre al piacere. Il che da lui sentendo M. Curio 
e T. Coruncanio , desideravan molto che ai sanniti 
ed a Pirro medesimo fosse ciò posto nell' animo ; 
acciocché involti nei piaceri , piìi leggermente supe- 
rar si lasciassero. Visse M. Curio con P. Decio , il 
quale, cinque anni prima che fosse egli console, bo- 
tò nel quarto suo consolato la sua morte per lo co- 
mune. Lo aveva conosciuto Fabrizio , lo aveva pur 
Coi uncanio ; i quali , tra per la vita di lui , e per 
lo boto del mentovato P. Decio , estimavano essere 
di certo in natura non so che bello e preclaro che 
di buona voglia appetiscasi , e cui ciascun' uomo da 
bene , negletti ed abborriti i piaceri , vada appresso. 
Or che tanto io del piacer vi ragiono ? Perchè non 
pur nullo biasimo , ma grandissima lode si vuol da- 
re alla vecchiezza , di non patir mai di niun piacer 
desiderio. È lungi da corti bandite , da solenni de- 
sinari , e da spesse gozzoviglie : dunque non soggia- 
ce ad ebrezza , a indigestione , ed a vegghia. Pure , 
se in alcuna guisa intendere al piacer bisogna , per 
la condizione che malagevolmente conlra sue lusin- 



Catone a55 

ghe siatn forti ( e però divino fu Pialo in chiamare 
esca il piacere , perchè come pesci all' amo vi si 
prendono gli uomini ) , tuUor.liè gli .strabocchevoli 
mangiari non abbia la vecchiezza , pur dilettare d(ù 
sobij coaviti si può. Vedeva io fanciullo il figliuo- 
lo di M. Cajo Daillio , che primiero ruppe in mar 
gli affricani « vecchio tornar .sov(vitc il i etnia , e 
piacevagli di andare a lume di torchio , e a suono 
di tromba , else fuor d'ogni esempio egli privato si 
appropiò : tanto allargare nel facea la gloria. Glie 
favello io dogli altri ? A me stesso rivolgomi. Già 
sempre ebbi compagni. Ghe compagnie furono ordi- 
nate sendo io questore , quando le sacre cose del- 
la Grande Madre da Ida furono accolte. Goi com- 
pagni adunque metteva io tavola appien temperata , 
salvo che alcun caldo della elk vi era , la quale 
venendo oltre , mitiga via via ogni cosa. Ma non 
che io il solazzo dei conviti più co' piaceri misuras- 
si del corpo che con la brigata degli amici , e coi 
ragionamenti. Ghe saviamente il vedere d'agli amici 
a desco , perocché ciò insieme congiunge il lor vive- 
re, fu Convivio dai magi'ior nostri meglio appella- 
to che dai greci , i quali a quel medesimo poser no- 
me quando Compotazione , e quando Goncenazione , 
come se dasser vista di apprezzar ciò che men si 
conviene in siffatte cose. Ma io per amor di ragio- 
nare volentieri uso i desinari eziandio lunghetti , ne 
solamente co' miei pari, 1*' q-i ili o nai pochissimi 
son rimasi , ma con la eth vostra ano >ra , e con voi 
stessi il faccio I e molto sono tenuto a vecchiezza di 
avermi l'avidità del ragionare cresciuta , e del man» 
giare tolta. Ghe se ancora persona di simigliatiti co- 
se dilettasi ( acciocché non paja che io abbia del 
tutto bandita guerra contra il piacere , del (jual 
forse qualche naturai misura ci ha ) , non intendo 



aSG Letteratura, 

come di questi piac>?r medesimi non possa gustar la 
vecchiezza. Ma io que' magisteri amo dagli antichi or- 
dinati , e quel ragionare , che giusta la usanza degli, 
antenati nel ber tiene il maggiore : e similmente i nap- 
pi che siano , come nel convito di Senofonte , picco- 
letti e colmi ; non che il fresco nella state , e talora 
il sole, e talora il fuoco nel verno. Le quali cose io 
sono usato di seguitare ancora in Sabina , ove ogni 
giorno a'miei vicini apparecchio; ed in sul desco eoa 
vario favellare , quel tanto della notte che più si 
puote per noi , lasciamo andare. Ma ne' vecchi non 
e cosi grande il diletto de' piaceri. Sii ma non è tan- 
to forte ancora il desiderio. E non desiderata cosa noa 
è molesta a sostenere. Senno fu , quando Sofocle ad 
un che il dimandava se i carnali diletti prendesse , 
rispose: Tolga Dio ; poi volentieri di la , come da 
furiosa e crudel signoria , mi son dileguato. E certo 
ai vaghi di cosiffatte cose e nemico e gravoso lo star- 
ne senza; laddove i satolli e contenti n'hanno piiì ca •« 
ro il difetto che la copia e avvegna che difetto non 
sia il non patirne gola. Il perchè conchiudo, pili gio- 
condo essere il non desiderare che il godere. Che s'uom 
ne'begli anni prende con più voglia questi piacer me- 
desimi , prima di lievi cose , come detto è, gioisce; 
e poi son quelle stesse di che la vecchiezza se non 
abbonda , non se ne spoglia del tutto. Come nel tea- 
tro se Turpione Ambivio dk maggior diletto ai ri- 
guardanti del primo giro , pur danne ancora a quei 
dell' ultimo , cosi giovinezza stando presso ai piace- 
ri , se ne appaga per avventura di più; ma ne gode 
ancor la vecchiezza, quelli di lontan , quanto basta, 
mirando. Ma quanto bene è quello di aver l'animo 
S(^co , e con se stesso, come dicesi , vivere; non al- 
trimenti che se accomiatato fosse dal servigio di lus- 
suria , di ambizione, di litigi, di nimicizia , e di tut- 



Catone ,-3^7 

te ciipifligia. Se hacci poi (jualclie pastura <ìi stiulio 
e di dotlrina , una riposata vecchiezza è la più di- 
lettevol cosa del mondo Quasi non sentire di se ci 
parca G. Gelilo famigliar del tuo padre , o Scipio- 
ne, entro lo studio di misurare cielo e terra. Quan- 
te fiate il mattino lo soprapprese in descrivere ciò che 
avea di notte incominciato : quante fiate lo incolse la 
séra in cosa che egli impresa avea la mattina? Quanto 
gli giovava di quello suo annunciarci , assai prima 
che fosse , l'ecclissi del sole e della luna ? Or che 
direra degli studi men gravi , ma noii men sottili ? 
Come sì compiaceva Nevio della sua guerra afFricnrtaP 
E Plauto del suo Truculento, e dello Pseudolo ? Hp 
conosciuto il vecchio Livio ancora, il quale avea fuor 
tratta la commedia , sei anni prima die io nascessi , 
avendo consoli Centone e Tnditano , e perdusse la 
età sua fino alla mia giovinezza. Che parlerò dello 
studio di P. Licinio Crasso nella pontificai ragione 
e nella civile ? O che di questo P. Scipione , dive- 
nuto non ha guari giorni sommo pontefice ? Pur ve- 
demmo tutti costoro, che ho nominali, già vecchj ar- 
dere in siffatti studi. Ma M. Cetego , che midolla del- 
la dea di persuasione fu per Ennio appellato , con 
quanto studio non vedemmo eseicitarsi in parlare, e 
vecchio ancora essere? Quai piaceri adunque di men- 
se , di giuochi, e bordelli son da comparare a que- 
sti altri ? E pure a dottrina appartengono tali stu- 
di , e nelle savie e costumate persone aumentansi con 
la età. Laonde bene sta quello che in certo suo ver- 
so Solon disse , siccome ricordato ho di sopra : Se 
diventar vecchio apparando ogni di qualche cosa; il 
quii dileLto della mente tutti gli altri senza fallo tra- 
passa. Allesso nei piacer dei lavoratori mi metto , 
de' quali oltre ogni opinione sono io vago : perchè ne 
per vecchiezza sturbati sono, e a panni venir mi sem- 
G.A.T.51XXV1I. jy 



2§à LETTEHATtàÀ 

brano alla vita del sapiente. Contlossiacli^ essi àÌ>= 
biario a far colla terra , la qiiale h iibbidientissiina « 
taè quel che ha ricevuto rènde mai senza giunta, an- 
zi talor con nieno , e le più volte con più d'usura* 
Senza che della terra norl solo il frutto ^ ma la po- 
tenza e la natura di lei mi diletta; la quale, rice-« 
vuto nel seno ammollito e disposto il gittato seme * 
quello ricoperto da principio in se stfigne; da onde 
lo erpicare che questo adoperi h disceso ; poscia in- 
tiepidatolo coii lo strignimento e col vapor suo fal- 
lo scoppiare , e la verde erba ispuntarué > la quale 
istandosi in su le fibre delle radici , a poco a pocb 
v.ien sopra, e sii per grinternodj del suo gambo le- 
vata , quasi come à pubertà sagliéndo , ammantasi 
di sue buccioline. Dalle quali poi sviluppatasi, pori 
fuori il frutto della spiga ordinato e composto ^ è del- 
lo schermo delle reste contro i moi'si la guérnisce de- 
gli uccelletti. Che vorrò sporre io della piantagio- 
ne , del nascimento , e della crescenza delle viti ? 
Tanto non posso di piacer saziarmi , che voi la 
pace di mia vecchiezza e i diporti intèndiate* E la- 
sciamo star lo stesso vigor delle cose che dalla 
terra germina , la quale d'un piccoletto granel di 
fico , d'un vinacciuolo , e di minutissimi semi di 
tante altre biade e sterpi, forma tronchi , e rami 
sì grandi : ma i magliuoli , i pólloncelli , i ser- 
menti , i pianton barbati , le propàggini non cm- 
pieno ciaschedun forse di dilètto e di maraviglia ? 
Certo la vite che di natura è cadevole j e sé nori 
ha sostegno si corica in terra, da se stessa Co* suoi 
viticci , quasi sue mani , che che le venga trova* 
to , per istare in pie , vi si aggrappa : cui per lo 
iserpere diversamente e vagare sparta che fa qui 
'e quivi , l'arte del vignajo raffrena , e stralcia col 
fèrro } acciocché non insalvatichisca di sermdiiti) iì^ 



Catone aSg 

cori troppo rigoglio d'ogn' intorno si spanda. Per la 
qual cosa al cominciar di primavera da quel tan- 
to che lasciato vi fu , nasce presso che ai nodi de'ser- 
menti quella che nomasi gemma ; la quale ingene- 
ra e porta la uva , che dell' umor terrestre e del 
solar calore ingravidando , è da prima duramente 
agra a gustare , poi col maturarsi indolcisce ) e sì 
vestita dei parapani , senza perdere del misurato suo 
caldo , dal soverchio ardor si ripara del sole. Del» 
la quale che può altro essere , o più lieto per Io 
frutto , per la vista più bello ? E nel vero in 
ciò non m'è all' animo la sola utilità , come Ipstè 
dissi, ma la cultura eziandio, e la natura medesima; 
ciò sono il palare a filo , il maritare le teste , il 
legare , il propagginare , e quello che toccai dei 
tralci , alcuni potarne , e certi lasciarne crescere. Che 
mi stendo io nello irrigare , che nel pastinare una 
ed altra fiata le possessioni , di che molto più frut- 
tificanti divengono ? Che del prode di letamare fa- 
vello ? Poi n'ho trattato in quel libro che delle co- 
se rustiche feci : e il dotto Esiodo , quando scri- 
vea della coltura del campo , non fece pur motto 
di ciò. Ma Omero, il quale, secondo che io av- 
viso , fu molti secoli prima , fa Laerte , per dar 
tregua all' affanno che del disiato figlio sentiva , in- 
teso a lavorar suo podere , o a letaminarlo. We mi- 
ca delle biade sole , e dei prati , e delle vigne , 
e degli alberelli ne contentano le cose rustiche , ma 
de' pomieri ancora , e degli orti , non che della pa- 
stura degli armenti, degli sciami delle api , e d'ogni 
maniera di fiori. E come dilettevoli sono le pian- 
tagioni, COSI le innestagioni , di che niun' altra cosa 
più artificiosa scoperse l'agricoltura. Altri trastulli 
ancora annoverar potrei della coltivazione , se ciò 
non fosse , che per quel tanto che parlato n' ho , 

'7* 



a6o Letteratura 

conosco avere il tlebilo segno travalicato. Ma Vo{ 
ini avrete per iscusato , si perchè nello studio del- 
le rustiche cose attempato mi sono , e sì ancora 
perchè vecchiezza è naturalmente anzi loquace che 
no : sicché non si creda che io d'ogni difetto la 
voglia scagionare. Adunque in cosifFitto modo di 
vivere M. Curio , poiché ebbe dei sanniti , de' sa- 
bini trionfato , e di Pirro , gli ultimi termini con- 
sumò della età sua ; alla cui villa quantunque vol- 
te io tengo mente ( perocché non è così lontana 
alla mia ) % tante ammiro * non così forse come è 
ragione» sì la temperanza di quel valentuomo, co- 
me la disciplina di quei tempi. Avvenne, che Cu- 
rio séggendosi al suo fuoco vide sanniti entrare , 
e se di gran carico d'oro presentare ; il quale egli 
tifiutò del tutto , rispondendo eh' egli magnifica Cosa 
estimava non lo avere oro , ma l'essere signore di 
chi oro avesse. E potea sì gran cuore fallire a gio- 
josa vecchiezza ? Ma rivengo ai lavoratori , accioc- 
ché me stesso non abbandoni. Nei campi allora i 
senatori , o vogli i vecchi , dimoravano . Laonde 
L. Quinzio Cincinnato mentre che arava ebbe il 
messaggio di essere stato dittator fatto , dal qual 
dittator comandato G. Servi lio Ahala capo de' ca- 
valieri sorprese Sp. Melio che di voler regnare at- 
tentavasi » e lo svenò. Per simile solevano e Curio 
e gli altri vecchi dalie ville essere chiamati al se- 
nato ; di che coloro , i quali a chiamar li veni- 
vano , viatori fur nominati. Fu dunque sventurata 
la costoro vecchiezza , se essi nell' agricoltura si 
diportavano ? Per fermo io non so , per quello che 
io avvisi , se altra ne possa essere più beata ; non 
solamente per l'ufficio , perché fa prode a tutta la 
umana generazione la coltura de' campi; ma per lo 
dilètto eziandio che ho finora lodato, e per la sudi- 



e A T O M E aCi 

clenza e sazietà di tutte le cose, le quali al soslcn- 
tamento degli uomini , ed al cultivamento ancor de- 
gli dei si aspettano : accioccliè , io sapendo esserci 
di quelli che queste cose disiano, mi rappacifichi og- 
gimai col piacere. Perocché buon signore ed attento 
ha sempre le volte del vino, la cella dell'olio, eia 
stanza della vittuaria ben fornita , e tutta la villa ab- 
bondevole: porci, cavretti , agnelli , galline, latte , 
cacio , e mele ha egli a gran divizia. Ancora l'orto 
seconda dispensa è chiamato per li coltivatori. AH' 
ultimo giunge a queste cose dolcezza l'uccellare nel- 
le avanzevoli ore, e'I cacciare. Che parole farò della 
verzura de' prati , o degli ordini degli alberi , o del- 
la forma delle vigne , e degli uliveti ? Troncherò : 
niuna cosa è a usare piiì ubertosa, ne più apparente 
a riguardare , che un podere ben coltivalo , a cui go- 
dere non pur la vecchiezza niente impedisce , ma in- 
vita eziandio , e inducevi altrui. Perocché dove al- 
trove può questa etk meglio riscaldarsi o al sole, o al 
fuoco? ovvero più salutevolmtmte rinfrescarsi per vi- 
cenda o air ombra , o al fonte ? Si abbian dunque 
essi le loro armi, lor destrieri, loro aste, lor maz- 
ze, lor palle, lor nuoti, e lor corsi; e di molti giuo- 
chi lascino gli scacchi e i dadi a noi vecchi , per tal 
convenente , che questo ne sia a grado ; perchè vec» 
chiezza può senza tanto ancora essere beata. Di mol- 
te cose molto utili si contiene nei libri di Senofon- 
te , i quali pregovi di leggere attentissimamente , co- 
me siete usati di fare. Con quanta larghezza in quel- 
lo , che della iconomica è intitolato, e che di guar- 
dar la roba pertratta, esalta egli l'agricoltura 1 Ed a 
questo che ionosciate,[ niuna cosa tanto parere a lui 
signorevole , quanto lo studio di cultivar la campa-, 
gna , Socrate nel predetto libro racconta a Critobu- 
Io come Giro il giovane, ve di Persia, sU\o per in» 



aGa liETTERATUlVA 

gej2;tio e per gloria eli potenza chiarissimo , quando 
a Ini venne a Sardi lo spartano Lisandro , uom di 
virtù grandissima , e i doni dei collegati gli portò ; 
ed egli , oltre all' avere nelle altre cose benignamen- 
te , e con cortesia trattato Lisandro , fecegli altresì 
vedere certo suo campo tutto assiepato , e inarbora- 
to assai diligentemente. Quivi Lisandro all' altezza 
degli alberi ponendo cura, ai diritti ordini incrocic- 
chiati a traverso , alla terra lavorata e rimonda, ed 
ai fiori che per indi soavemente olivano , disse ; che 
era a lui meraviglia , non che la diligenza , ma lo 
artificio ancora di colui dal quale era stato il luo- 
go così ben formato e disposto. A cui Ciro rispose : 
Ecco io feci a sesta ogni cosaj miei gli ordini sono, 
ed è mia la disposizione , perocché molti di questi 
alberi di mia mano piantati sono. Allora Lisandro 
riguardando la porpora del re , e lo splendore del 
suo corpo , e le adornamenta persesche d'oro piene 
e di gemme : Bene è diritto , disse , o Giro , che 
beato ti chiami la gente , poiché s'è congiunta alla 
tua virtìi la fortuna. Di questa fortuna dunque ai 
vecchi è conceduto godere , ne toglie la etk che Io 
amore come delle altre bisogne , così del coltivare 
fino alla estremità ne sproni della vecchiezza. E do- 
vete sapere che M. Valerio Corvo aggiunse a cen- 
to anni fra cosiffatti studi , sendo già diventato vec- 
chissimo nei campi, ed a quelli occupandosi : al qua- 
le erano quarantasei anni fra il primo e il sesto 
consolato trascorsi. Il perchè quanto spazio di età 
statuirono i nostri maggiori a cominciar la vecchiez- 
za , tanta per colui fu la strada degli onori ; an- 
zi però la sezzaja età sua più beata fu che la mez- 
zana , perchè gli cresceva autorità , ma gli sce- 
mava fatica : e l'altura della vecchiezza si è l'au- 
torità. Or quanta fu questa in L. Cecilio Metello?, 



Catone 303 

Quanta in Attilio Calatino ? A cui fatta fu queir 
Ja scritta : Più , e più genti si accordano ad uno 
avviso , costui essere stato Tuoni principale del poi? 
polo. Sanno tutti il verso nella sua tomba intaglia- 
to. E però debitamente autorevole colui e tenuto , 
alle cui lodi universal fama si consonava. Qual' 
uom non fu , noi veggenti , P. Crasso , non ha 
guari stato sommo pontefice : qual di poi M. Le- 
pido , che fu del raedesin)o sacerdozio dotato ? Che 
dirò di Paolo , e dello AfFricano ? o del mentovato 
Massimo ? L'autoritk de' quali non solamente nei lor 
giudizj , ma consisteva eziandio nei lor cenni. E tanta 
l'autorità della vecchiezza , e più di quella onorata , 
che vai più molto che tutti i piaceri di gioventù: 
ma non v'esca di mente , che in tutto questo raiq 
ragionare quella vecchiezza commendo , eh' edifica- 
ta è sopra le fondamenta di giovinezza. Di che n'ad- 
diviene quello , che con grande assentimento di tut? 
ti io già dissi ; misera vecchiezza esser quella, la 
qual col parlare si difendesse. Canutezza , ne ere-? 
spe di subito non possono autorità dare ; ma la pre- 
terita età onestamente menata i deretani frutti pi-? 
glia dell' autorità. Conciossiachè queste cose stes- 
se , le quali diventano lievi e comunali in ap- 
parenza , siano in se dignitose, siccome egli è l'es» 
sere salutati e ricerchi , il darcisi luogo , levarci^ 
incontro , aver compagnia nell' uscire , averla nel 
rientrare, ed essere di consiglio richiesti ; le qua- 
li cose tanto fra noi , quanto nelle altre ciltk , comq 
ciascuna è vneglio costumata, cos'i servate sono con 
più diligenza. Lisandro lacedemonio , del qual fé-» 
ci pur dianzi menzimie , suolova aflormare , secon- 
do che narrasi , Sparta essere l'albergo più onesto 
della vecchiezza , per la ragione che in niun' aU 
t;-o Ino^o si attribuisca Untg alla età , nh allvo* 



2^4 L E T T E K A T lì y A 

ve la veccliiezza è in tanto pregio. Oltre a questo 
in Atene , come bassi per fermo nelle memorie, uu 
vecchio entrò nel teatro a veder giuochi, e sendo su 
per tutti i seggi pienissimo di suoi cittadini , nessu- 
no trovò che gii desse luogo : ma capitato egli ap- 
po alcuni lacedemonj , i quali per essere ambascia- 
tori in un certo luogo sedevansi, questi su si leva- 
rono , e questo vecchio in mezzo di se stessi raccol- 
sero. In favor de' quali levatosi un gran rumor di 
mani da tutti lati, l'un di loro disse, gli ateniesi co- 
noicere sì , ma non voler fare quello che si conviene. 
Nel nostro collegio ha molte cose assai laudevoli : ma 
questo , onde noi favelliamo , è il più , che ciascuno 
come precorre in eth , cos'i precede agli altri nel prof- 
ferere; ne solamente a chi più degno è di onore, ma 
gli auguri che di più età sono, prcpongonsi a quel- 
li eziandio che tengono imperio. Quali adunque so- 
no i piaceri del corpo da pareggiare ai guiderdoni 
della autorità .'* I quali chiunque nobilmente adope- 
rò, costui mi fa vista di aver compita la favola del- 
la età , ne di essere cascato a guisa dell' ignorante at- 
tore neir ultima parte. 

Ma ritrosi , angosciosi, stizzosi, e fastidiosi so- 
no i vecchi ; anche avari, se più oltre chiediamo. Sal- 
vo che dei costumi sono , e non della vecchiezza co- 
testi vizj. Con questo altresì , che la ritrosia , e gli 
altri difetti che di sopra appellai , hanno alcuna ri- 
coperta , non dico giusta , ma quale disdegnare non 
par che si possa. Dispregiati , vilipesi , scherniti si 
credono essere : senza che ogni fuscello è trave agli 
spossali corpi ; quantunque tutte queste cose coi 
buoni costumi e colle arti si alleggino : il che 
puossi e nella vita conoscere , e nella scena di que' 
fratelli che son negli Àdelfì. Quanta durezza è nell' 
uno , quanta piacevolezza iiell' altro ! L' opera sta 



e A T O H K 2G5 

pur così. Cliè siccome non ogni vino , così non ogni 
etk con lo andar del tempo inagrisce. Commendo io 
nella vecchiezza una severità per tal conveniente , 
che quella , non altrimenti che le altre cose , sia mi- 
surata : ma dell' asprezza a nlun partito mi conten- 
to. L' avariiiia poi senile che si voglia non so ; pe- 
rocché quale altra follia può maggior farsi che il 
cercare tanto più di viatico , quanto meno di viag- 
gio n* avanza ? 

Rimane la cagion quarta , che più tribolare , 
e infestare « e puguere l'età nostra si crede ; e que- 
sta è lo appressamento della morte : la qual senza 
fallo non può esser guari lontana alla Vecchiezza. 
Ahi sciagurato quel vecchio , il quale lungo si pro- 
lissa vita non siasi accorto , che la morte si vuol 
dispregiare , come quella che se del tutto spegne 
l'animo , non è da curar punto , ne poco ; o an- 
cora è d'andarne alla cerca , se quello in parte 
ove eterno duri , dee traslatare. Ma qui vedere una 
mezzana via non si può. Dunque che ho io a te- 
mere , se di Ta dalla morte o non sarò misero , o 
sarò pure beato ? Non pertanto chi è si fuor d'in- 
telletto , tutto che giovine , il qxiale per certo sap- 
pia dover se vivere fino a sera ? Anzi i casi del- 
la morte abbondano più in quella che nella età 
nostra. I garzoni più di leggieri caggiono in infer- 
mità , più tortemente vi giacciono , e con più fati- 
ca si curano. Laonde a vecchiezza pochi n'appro- 
dano ; e s'egli non avvenisse cosi , miglior vita e 
più cauta s'avrebbe. Conciossiachè senno , argomen- 
to e provvedenza fiorisca ne* vecchi , i quali se sta- 
ti non ci fosser giammai , niente sarebbe delle cit- 
ta. Ma rivolgomi alla soprastante morte. Perchè al- 
la vecchiezza s'appropia un peccato , che alla gio- 
ventù vedete essere comune ,** Ho io sentito , così 



sGG Letteratura 

neir eccellente mio figlio , come no' tuoi fratelli ^ q 
Scipione , che ad allissimi gradi erano attesi , U 
morte non distinguere età. Ma spera di lungameu-» 
te Vivere il giovane ; la quale speranza non è àa,^ 
la ai vecchi. Mattamente egli spera. E qual' è pivt 
forte mattia , che stimar certe le cose dubbie, ve-» 
re le false ? Manca eziiandio da sperare al vecchio, 
Ma per questo è miglior partito il suo , che del 
giovine ; perchè egli già. ebbe ciò che quegli spe-» 
ra. Vuol quegli lungo tempo vivere; questi lo vis-' 
se. Quantunque , o santi iddii 1 ov' è lungo tem- 
po i» vita d'uomo ? 

Perocché , posto 1' ultimo termine , aspettiamo 
l'età del re dei tartesii. Conciossiachè io abbia 
letto essere stato in Gade certo Argantonio , il 
quale resse ottanta anni , e cento venti ne visse. 
Ma parrai , che ancora diuturna non sia cosa al- 
cuna , la quale abbia una estremità ; perocché que-. 
sta giugnendo , ciò che fu prima si è dileguato 5 
e tanto ne resta , quanto per virtù e per buon 
far si acquistò. Certo le ore passano , i di , i me- 
si , e gli anni ; ne mai lo andato tempo riviene ; 
ne antisapere ciò che siegua si può, Dee ciascuno 
allo spazio di vita, che porto gli è , star conten^ 
to. Che ne l'attore ha mestiere di tutta rappresene 
tar la favola , per piacere ; si però che in qualun- 
que s'è degli atti , faccia bene ; ne il savio ha bi- 
sogno di continuare fino al batter le mani , Per- 
ciocché ogni poco spazio di età è assai a ben vi- 
vere e onestamente, Se si va oltre , non è da ram- 
maricarsi , se non corno i lavoratori , che trapassa- 
ta la dolcezza di primavera , si dolgono della sta-' 
te , e dell' autunno sopravvenuto. Posciachè per U 
primavera s' int&nde una quasi gioventù , che fa 
mostra dei futuri frutti , e le altre stagioni a quel» 



Catone 2G7 

li mietere e raccogliere si prestano acconce. Ma co- 
me più fiate ho detto , divizia e rimembranza del 
bene per addietro adoperato , sono i frutti della vec- 
chiaja. £ veramente ogni cosa , che giusta natura si 
fa , si vuol tenere per un bene. Or che più incon- 
tra giusta natura , che i vecchi morirsi ? Il che pu- 
re ai giovani , contro il corso e piacer della natu- 
ra , interviene. Per la qual cosa il morir dei garzo- 
ni mi rende immagine appunto di una fiamma , che 
per alcuna furia di acqua s'estingue ; ove de' vec- 
chi non altrimenti parmi che avvenga , che di un 
fuoco , il quale egli stesso, non ricevuta violenza , per 
suo consuraamento vien meno. E come poma di alberi 
per forza , se stanno acerbe , si spiccano , e se mature 
sono e perfette , se ne caggiono ; così la vita cessa 
per forza ne' giovani , per maturezza ne' vecchi. La 
quale per siffatta maniera mi ricrea , che quanto più 
m'avvicino alla morte, tanto mi avviso meglio scuo- 
prir terra ; poco meno che se da lunga navigazione 
dovessi ultimamente afferrare al mio porto. Ha deter- 
minato confine ogni età ; ma non la vecchiezza ; e 
bene vivesi in lei per quanto adempiere , e tenere si 
può il proprio ufficio, e tuttavia dispregiare la mor- 
te. Di ch'egli avviene che vecchiezza è ancora più 
ardita , e più forte che gioventù. Questo è ciò , che 
a Pisistrato tiranno Solone rispose ; quando donian- 
datoglisi da colui di che speranza si confidasse egli 
mai per fare con tanto ardir contro lui ; ed egli , 
come si conta, gli disse; Della vecchiezza. Ma quel- 
la è la miglior finita del vivere , quando, con inte- 
grità della mente e degli altri sensi , natura per 
se ne dissolva la sua opera che aveva formata ella 
stessa : siccome agevolissimamente chi fece la nave 
e lo edificio , sa quella e quello disfare. Per simi- 
le, a gran pena la novella congiuntura ; di leggier 



268 Letteratura 

divellesi la invecchiata. P<?r la qnal cosa ne con- 
viene ai vecchi troppo esser cupidi di quel poco 
che lor della vita rimane , nfe senza cagione fug- 
girlo : e Pitagora vieta senza comando dello impe- 
ratore , cioè Dio , la guarnigione e lo stallo ab- 
bandonar della vita. Va attorno un motto del sa- 
piente Solone , con cui dice , non gli piacere , che 
gli amici non facciano il cordoglio e il corrotto 
grande nella sua morte. Egli , se non erro , vuole 
ai suoi esser caro. Ma non so dire , se non sia me- 
gliore quel d'Ennio t „ Di lagrime nessuno mi ono- 
ri , ne col pianto faccia l'esequie. Come h ciò ? Io 
volitando per le bacche degli uomini , vivo anco- 
ra. „ Non giudica egli che quella morte, alla quale 
seguita immortalità , sia da piangere. Oltre a ciò , 
se alcuna cosa può esserci del senso del morire , 
poco tempo egli basta , e via meno al vecchio : e 
dopo la morivi senza fallo desiderabile , o nullo è 
il senso. Ma fin da giovinezza dee l'uomo avere filo- 
sofato , tanto che non curi la morte; senza la qua- 
le meditazione l'animo non può riposare giammai. 
Che doversi morire h fuori di dubbio ; e quello è 
in dubbio , se nel di medesimo. Or chi trema della 
morte che d'ora in ora gli è sopra , come ave- 
re forte petto potrebbe ? Ne mostra che della mor- 
te con sì diffuso sermone sia da quistionare , a chi 
recasi a mente non pur L. Bruto , che in quello 
che liberava la patria , fu trapassato ; non mica i 
due Deej , che il corso dei destrieri a morte volon- 
taria spronarono ; non già M. Atilio , il quale per 
tenere la data f.-^de al nemico , andossene al suo sup- 
plicio ; non dico i due Scipioni , i quali si misero 
ad abbarrare agli afiricani la entrata eziandio co' lor 
corpi ; nh ancora l'avo tuo L. Paolo , che nell' ob- 
brobrio di Canne scontò la temerità del collega con 



e A T O N K 3C9 

ìa sua mòrte; uè M. Marcello, la cui perdita an- 
che il più sanguinoso nemico non solferse che sen- 
za onor fosse di sepoltura. Ma le nostre legioai 
( la qual cosa ho registrata io nelle Origini ) molte 
fiate con volenteroso ed incitato animo corsero in 
parte , onde non poter mai sé tornare avvisavano. 
Quello adunque che i giovani , e di questi non so- 
I-amente gl'idioti , ma i rustici ancora dispregiano , 
dee fare ai sentiti vecchi paura ? In somma per 
quello che a me pare d'aver compreso , sazietà di 
ogni studio genera sazietà della vita. Sono certi 
studi della puerizia ; questi son per ventura in di- 
siderio ai garzoni ? Certi sono altresì della prima 
giovinezza; forse richiedeli quella età già ferma , 
che mezzana si appella ? Ha li suoi questa ancora ; 
ne per tanto li desia la vecchiezza. Alcuni ultimi 
studj sono della vecchiaja ; e però cosi , come quel- 
li passarono all'età precedenti , anche a questa si 
dileguano. E tosto che ciò incontra, la sazietà della 
vita ne adduce il consumato tempo del morire. Cer- 
to io non so a che mi tengo , che a me non dia il 
cuore di quello , che io pensi della morte , ragio- 
narvi : il che tanto meglio mi par eh' io discerna , 
quanto meno son da quella distante. I vostri pa- 
dri , o P. Scipione , e tu C Lelio , chiarissimi uo- 
mini , ed amici miei fuor di modo , sono in vita « 
siccome io giudico , e veramente in quella , che so- 
la è da chiamar vita. Conciossiachè tutto il tempo 
ch'entro questa chiudenda corporal dimoriamo , qua- 
si servigio facciamo a necessita , di dura opera sde- 
bitandoci ; da che l'animo , il quale è celeste , vol- 
to è giù dall'albergo sovrano , e poco men che af- 
fogato in terra , cioè in luogo alla divina natura 
ed alla eternità contrario. Ma io porto opinione , 
che gl'iTiimortali iddii però ne'corpi umani abbiano 



270 LfitTERATUIlA 

infusi gli animi , perchè fossero abitanti in terra , 
e quindi speculassero l'ordine delle celestiali cose, 
ed a quello con la norma della vita , e con la co- 
stanza si concordassero. Né solamente ragione a ciò 
credere e disputazion mi condusse : ma la nobiltà 
ancora dei maggior filosofanti , e 1* autorità loroi} 
Udii , che Pitagora , e i pitagorici presso che no- 
stri littorani , sicché un tempo nomati furono filo- 
sofi italici > non istettero mai in forse di questo , 
che noi possedessimo animi della intera mente di- 
vina spirati. Ancora mi furono mostrati gli argo- 
menti , con cui nell'ultimo dì della vita provò la 
immortaliti degli animi Socrate , cioè colui , clie 
per l'oracolo di ApoUine fu sopra tutti giudicato 
sapientissimo. Che altro ? Io in questo fermai fede , 
questo io sento , che per fare sì grande la velocita 
degli animi , sì grande la memoria delle preterite 
cose e il discernimento delle future , tante le arti , 
tante le scienze e i ritrovamenti , non può essere 
mortale quella natura che tutto questo contiene t 
e perocché l'animo non ha mai posa , né principio 
alcun del suo moto , come quegli che se da se me- 
desimo muove , non deve ancora il fine del moto 
avere , perché non e disposto ad abbandonar mai 
se stesso. E la natura dell' animo che è semplice « 
non avendo in se mista veruna cosa dispari a se 
stessa , né dissomigliante , esso a mio parere non si 
può dividere ; e se ciò è impossibile , non può mo- 
rire. E di questo fa molto argomento , quel saper 
gli uomini assai cose prima che sian nati ; perchè 
sì tosto come divengono fanciulli , posti ad impren- 
dere le arti malagevoli , sì prestamente abbracciano 
innumerabili cose , che non fanno vista di quelle 
allor pigliare per la prima fiata , ma di rammemo- 
rarle , e ricordarsene. Tutto questo non forse altron- 



Catone a^t 

ée j die da Platon tolsi. Ma Senofonte fa Ciro in 
Gasò di morte , che dice : Carissimi fij^liuoli miei * 
tton voglio die vi facciate a credere , che io come 
da voi partirò , non sia in luogo , ne cosa alcuna ; 
guardando che mentre che io coti vosco era^ voi non 
Vedevate l'animo mio ; ma quello albergare in que- 
sto' ;corpo da ciò Solamente, che io adoperava, Co- 
noscevate. Adunque io vi assicuro quello esserci an- 
cora ^ come che di lui nietite veggialei E dì Vero noti 
terrebbero fronte gli onori de' chiari uomiiii appres- 
so la lor morte , se niente i loro animi procaccias- 
sero per più lungàmehte Conservare di se memoria. 
Nel giildicio però non mi potè mai capere , che gii 
anirtii finche stanziassero nei corpi mortali avesser vi- 
ti; e c|Uando di quelli si sviluppassero avesser mor- 
te ; a^ii tenni che l'animo non fosse disennato , ap- 
pena se n'uscisse fuor d'un Corpo senza senno ; ma 
(quando egli d'ogni corporal mistura purgato comin- 
ciasse ad essere sano e terso, allora diventasse sa- 
piente. Senza che nel disfarsi per morte la natura dell' 
uomo ) ben si comprende la ove ciascuna delle al- 
tre cose he vada: perocchb tornano quivi onde ven- 
nero prima ; ma l'animo solo ^ ne quando fa dimo- 
ila , ne quando fa partita , si lascia vedere. Dite og- 
gi'mai niuna cosa essere tanto simigliante , come il 
sonno ', alla morte. Or gli animi principalmente de- 
gli addormentati fauno fede della propria divinità ; 
come quelli , che quando disgravati sono e sciolti , 
veggono assai cose per entro il futuro. Laonde egli 
è chiaro quali dovranno essere , poiché dai legami 
del Corpo flano a tutto distrigati. Per la qual cosa, 
se' di questa forma è il fatto » voi onoratemi come uno 
iddio : e se pur l'animo una col corpo dee tornare 
niente , almeno voi reverenti agli dei che questa 
Universale bellezia guardano e governano , con pie-* 



172 Letteiiatura 

ta servirete e inviolabilmente la mia memoria. Co- 
si Ciro dicendo , si uscì di vita. Noi « se v'ag- 
grada , tocchiamo un poco le cose nostre. E a me 
nessuno dark ad intendere , o Scipione , che Pao- 
lo tuo padre , ovvero i due avi Paolo e Io Af- 
fricano, ovvero il padre dello Afiricano , ovvero il 
suo zio , ovvero molti eccellenti uomini , de' qua- 
li al presente non accade di recitare , si sforzas- 
sero a tante cose , le quali aspettavano alla rimem- 
branza dei discendenti , se con lo intelletto non 
avesser veduto a se stessi appartener l'avvenire. E 
( perchè , a modo de' vecchi ancora io mi glorio un 
poco di me medesimo ) parvi egli che io mi fos- 
si voluto mettere a tante fatiche di di e di not- 
te , in oste e in citta , se avessi creduto di chiu- 
dere la mia gloria entro i soli termini della vita ? 
E non mi conveniva per lo mio migliore trapas- 
sare piuttosto una riposata e dolce vita , senz' af- 
fanno , e senza contesa veruna? Ma l'animo, non 
so come , rizzando se stesso, così ficcava sempre 
l'occhio nel futuro , come se quando partisse dall& 
vita , allora ultimamente avesse a vivere. Senza dub- 
bio non intenderebbe con ogni sforzo ad immor- 
tai gloria l'animo di ogni persona da bene , se ciò 
non fosse che gli animi sono immortali ! Che di- 
remo , se volentieri muorsi il sapiente , e di ma- 
la voglia lo stolto ? Or non vi accorgete , che Tani- 
mo di chi pili sottilmente e piti lungi guarda, 
vede se essere al meglio inviato ; ma che non ve- 
de altrettanto chi ha corta la vista ? A me cer- 
to ogni d\ par mille anni , che io vada a vedere 
i vostri parenti , che usai ed amai tanto. Ne ar- 
do di rabbattermi in que' soli che io stesso co- 
nobbi ; ma in quelli ancora , de' quali ho udito , 
o letto , o scritto io medesimo. E se mai sarò mosso 



e ,1 T o N r 3»-3 

a quella volta , non fia di certo chi me ne ritra"- 
ga ; eziandio se come Pcjia mi ricuocesse. E sr 
uno iddio di tanto mi fosse cortese , che io da que- 
sta età ritornassi fanciullo , direi fermamente di no. 
Che già non mi piacerebbe , avendo quasi corso 
l'aringo , di essere da' piedi rivocato ai cancelli. Poi 
quanto agio ha la vita ? Anzi quanto disagio non 
La? Ma l'abbia o no, pur la sazietà v' e sicu- 
ramente, o la misura. Da che non sono io dispo- 
sto a dolermi della vita; il che molti eziandio de' let- 
terati fecer più volte. Ne d'aver vivuto m'increscc ; 
poscia che vissi in guisa, che non parrai d'esserci na- 
to indarno ; e dalla vita mi diparto non mica come 
da mia casa, ma come d'uno albergo ; cunsiossiachè 
ostello a soggiornare , non ad abitare qui ci presti 
natura. Oh ! benedetto il giorno , eh' io mi metta 
verso quel concilio e ceto di anime in via; levando- 
mi da questa turbolenza , e da questo fracidume ! Che 
io non andrò solamente fra que' sommi , onde di so- 
pra parlai , ma dal mio Catone ancora , del quale 
ne migbore ne più pietoso uomo ebbe il mondo ; 
il ciii corpo fu per me incenerato , laddove a lui si 
conveniva fare del mio ; ma l'animo suo non aven- 
domi abbandonato , anzi quaggiù riguardandomi , ri- 
coverò sicuramente in quei luoghi , ove discerneva 
che io stesso sarei di necessita pervenuto. E quella 
mia ventura io sembiante feci di sostener virilmente; 
non perchè di mio grado il facessi , ma perchè io 
stesso pensando non dover la dipartita e la lontanan- 
za esser lunga fra noi , mi dava pace. Son queste le 
cose,o Scipione, che mi alleviano la vecchiezza (pe- 
rocché di ciò dicevi sempre con Lelio farti maravi-. 
glia) ; e non pur la mi alleviano , ma solazzauo an- 
cora. Che se io sono erralo nel tenere che gii ani- 
mi sono immortali, voìeatiori erro ; né voglio, men- 

g.a.t.xx.n:viì. ,3 ^ 



tl'^ \ LlTTERATURA 

tre che io vivo , die di questo errore , il quale mi 
diletta , io per niua modo sia scosso ; e se , com« 
certi minuti filosofi avvisano , io morto non sentirò 
più ; son sicuro , che i morti filosofi non si faranno 
LsfFe di questo mio errore. Che se essere non dove- 
mo immortali , non pertanto si vuole aver caro, che 
l'aomo a sua stagione abbia fine. Perocché natura alla 
vita , non altrimenti che a tutte le altre cose, ha po- 
sto suo modo. Poi la vecchiezza e della età , quasi 
d'una favola, compimento; la cui stanchezza si con- 
viene cessare , massimamente se la sazietà sopravven- 
ne. Ecco quello che io aveva a dirvi della vecchiez- 
za ; alla qual desio che giungiate , acciocché le cose 
che avete da me udite , per esperienza possiate ap- 
provare. 



RAGIONAMENTI 

Del marchese Luigi Biondi intorno 
la divina commedia' 

RAGIONAMENTO IX. 

f^. il ragionamento F'IfL nel tom. XXX f^t 
pag. 389. 

Oecondo l'arbitrare di Dante, la sedia apostolica non 
solo doveva di necessita essere locata in Roma , ma 
doveva altresì riposarsi sotto le ale dell' aquila, cioè 
sotto la protezione e la difesa dell' impero. Le que- 
rele eh' egli moveva contra Clemente V, e le invet- 
tive che faceva contra Filippo il Bello , erano con- 



DlVI>A COMMEDIA 37$ 

seguenze che si partivano da quel principio : peroc- 
ché, giusta la opinione sua, papa Clemente era col- 
pevole della traslazione della sede di Roma in Avi- 
gnone; e Filippo re malamente arrogavasi di avere 
un diritto , che al solo imperatore si apparteneva. Il 
perchè dopo l'aver detto , che un drago o serpente 
aveva forata e rotta Varca di quel misterióso car- 
ro , nel quale egli simboleggiò la navicella di Pie- 
tro (i) , termina dicendo , che quella navicella era 
stata e non era pia (a); dacché sovr'essa sedeva una 
meretrice , la quale aveva per drudo e per tiranno 
un gigante. Dove il senso è questo : che dapprima la 
chiesa di Dio era stata dismembrata per malvagità del 
drago o serpente (sia esso il serpente infernale, come 
vuole il Lombardi; sia Maometto, come piace a mol- 
ti, sia qualunque altro operatore di scisma): dappoi 
tolta di suo loco, e posta in arbitrio altrui , aveva, 
per così dire, cessato di essere; perocché le antiche 
■virtù della donna che sedeva sovra le acque, cioè di 
Roma, o della curia romana, erano tramutate in vi- 
EJ : e ne aveva colpa il gigante , cioè Filippo : il 
quale , tenendola in sua baTia , la recava di tut- 
ta forza a'suoi malvagi voleri. Ma la chiesa, come 
cosa divina, ch'eli' era, tornerebbe in fiore, e rico- 
rrerebbe sua stanza ; e i sacri vanni dell' aquila la 
coprirebbero ; e la vendetta di Dio , contra la quale 
non è riparo ne forza umana che basti , scenderebbe 
sul capo di quel re, per la cui mala opera l'edificio 
santo ( cioè a dire l'arca del carro ) aveva perduto 
le belle forme. 'X 



(1) Purg. C. XXXII V. i3o e segg. 

(2) C. XXXIII V. 35. 



a'jG Lktteratura 

„ Sappi che il vaso che il serpente rupp«» 
„ Fu , e non è : ma chi n'ha colpa creda 
„ Che vendetta di Dio non teme suppe. 

Io lasciando indietro le moll;^ cose che dir potrei 
a raaiijgior evidenza di questa sublime allegoria , trat- 
ta in gian parte dal libro dell' Apocalisse, mi conten- 
terò per ora a diciferare il senso letterale della paro- 
la suppe , la quale non è stata bene intesa da nin- 
no , se bene molti ci abbiano posto l'ingegno. 

Molte sono le interpretazioni date alla voce suppe 
discordanti l'una dall' altra. La quale slessa discor- 
danza dimostra , come finora non vi abbia su ciò di- 
chiarazione da rendere paghi i lettori. Toccherò tre 
delle principali opinioni , e le andrò via via rifiutan- 
do. La prima opinione è dell' Anonimo, di Piero di 
Dante , del Boccaccio , di Benvenuto da Imola , di 
Iacopo della Lana , di Francesco da Buti , del Lan- 
dino , del Vellutello , del Venturi , del Volpi , del 
Torelli , del Costa , del Cesari : e certo che questo 
drappello , forte di dottrina e di numero , parre])be 
tale che non gli si potesse far fronte, se non si con- 
siderasse , che la falsa credenza di uno di que' più 
antichi trasviò poi tutti gli altri che lo seguirono. Ba- 
sterà dunque che per amore di brevità si riferisca- 
no le parole di un solo : dove parmi cosa ragionevo- 
le che la eletta cada suU' Anonimo , eh' è riputato 
l'antichissimo di tutti. Egli dichiarando il verso 

„ Che vendetta di Dio non teme suppe , 

dice cos'i : „ Questo e tratto da una falsa opinione , che 
„ le genti aveano , le quali credeano, che se lo rai- 
„ eidiale potesse mangiare entro celli d\ una suppa 



DlVI^'A conwEDtA an-j 

,t in sulla sepoltura dell'ucciso , che di quella moi- 
„ te non sarebbe mai vendetta. Onde l'autore dice : 
„ Iddio non ite cura di tali suppe. „ Non h mio in- 
tendimento l'investigare , se la detta costumanza del 
mangiare la suppa sulla sepoltura degli uccisi sia 
verità storica, o piuttosto favola trovata per avven- 
tura da chi non sapendo difinire un vocabolo fin- 
gesse un tatto ; il che pure avviene a' di nostri. Sia 
pure che il mangiare siffatte suppe fosse consueto agi* 
italiani di que' tempi : sia che gli uccisori , invece 
di darsi a fuga per causare la pena dovuta al delit- 
to loro , attendessero a mangiar suppe ; e ne aves- 
sero agio; e potessero violare e dissacrare la religio- 
ne de' sepolcri ; sia infine che fossero que' buoni an- 
tichi d'ingegno grosso e rude da poter credere, die 
una suppa fosse impedimento di vendetta. Questa 
una cosa addiinando : che avrebbe mai a fare co- 
testa storia col caso nostro ? Qual' era l'uccisore? 
quale l'ucciso ? Ove il sepolcro sul quale si avesse 
a mangiar la suppa ? Ed oltre a ciò fortemente 
improprio sarebbe il verbo temere: conciossiachè l'in- 
zuppare il pane nel vino o in qualunque altro li- 
quore non sia cosa per se stessa pauio-.a e temi- 
bile. Laonde il Biagioli non volle piegar la mente al 
manicar delle suppe : e scrisse con parole asprelte 
anzi che no , conosco un amico , // qucde per aver 
tanto riso , quando lesse la prima volta qwìle 
tanta/ere , ne ha ancora le mascelle sgangherate. 
Il Daniello si pose per altra via , e disse co- 
sa disonestamente scandalosa. Ecco le parole di lui : 
„ Che vendetta di Dio non teme suppe , cioè , che i 
„ sacrifici , che sì fanno con l'ostia e col vino , 
,i non sono bastanti a fare che la maestà di Dio 
„ s'astenga per essi dalla vendetta , che ha desti- 
„ nato far contra quelli , che cosi male hanno la 



^7^ Letteratura 

„ sua chiesa trattata , e trattano. „ Chi è mai a 
cui Tanimo non fugga in udendo tanta bestemmia ? 

Corto il dire , a maniera di sentenza , che Iddio 
no;» teme il sacrificio del corpo e del sangue sa- 
crosanto di Gesù Cristo , è più bestemmia che er- 
rore. Ne io tanto mi maraviglio del Daniello , il 
quale potè essere traviato dall' amore d' invenzione 
e di novitk, quanto maravigliorai del claustrale Lom- 
bardi , il quale si mostrò inchinevole alla sentenza 
del Daniello , e si valse ad avvalorarla in qualche 
modo di due passi di Dante , che tanto si conven- 
gono al proposito , quanto il mare alle stelle. 

Esca ora in campo il Biagioli : egli chiosa co- 
sì : „ Sleppe dal latino supiis , onde il francese sou" 
„ pie , pieghevole , cedevole, sottile, s'usa dal poe- 
„ ta in sentimento di blandimenti , lusinghe , pa- 
„ role , tratti , o fatti , intese ad addolcire l'ira al- 
„ trui , o ad ingannare ricoprendo sotto quel ve- 
,, lo la verità. ,, E soggiunge: Ecco il senso di que- 
sta frase , la quale ha fatto dar nelle girelle tutti 
quanti gli spositori di Dante- Ma in qual auto- 
re ha egli trovato mai che supus abbia significa- 
zione di soffice , pieghevole ? Tutt' altro è il si- 
gnificato di quei vocabolo : esso è abbreviativo di 
supinus , e non altro dinota che l'atteggiamento 
di uomo , il quale tutto si riposi sul dorso. E fin- 
gi pure , che supus tanto valga , quanto pieghe- 
vole e soffice : e poni , se cosi ti aggrada , l'una 
di queste voci in luogo di suppe. Ecco bel con- 
cetto che tu ne avrai : Vendetta di Dio non te- 
me soffice o pieghevole : parole al tutto prive di 
senso. All' ultimo ne io so intendere , ne il sapra 
certo ninno , come dal soffice si abbia di un sal- 
to a passare ai blandimenti , alle lusinghe , alle ar- 
ti liciatc parole. 



Divina eoMMKDiA 379 

Adunque rifiutate queste tre opinioni , e tra- 
lasciatene altre , meglio ingegnose che vere , mi fa- 
rò ardito di manifestare la opinion mh. Su pp a , sìc" 
come appresso dimostrerò , aveva al tempo di Dan- 
te significazione di sago, i'este militare', ed era 
propria dei soldati francesi. Dunque sustltuendo al 
vocabolo suppe la frase che gli è sorella , dirai : 
che la vendetta di Dio non teme i saghi militari'. 
cioè non teme gli eserciti del re di Francia : po- 
trà Filippo con que' suoi soldati a quella foggia 
vestiti farsi da tutti temere , fuori che da Dio : ne 
passera guari di tempo , che la divina vendetta lo 
colpirà. Veramente io mi confido , che se mi con- 
durrò a dimostrare che suppa avesse la detta si- 
gnificazione , tutti meco si converanno nel dire, elio 
niun senso meglio discorra e sia più bello ed ac- 
concio alla materia che questo. Discendo adunque 
alle prove. E perchè il ragionamento acquisti evi- 
denza ^ toccherò di tre cose e sono» 

/ Onde abbia ai'uto origine la voce suppa. 

// Come ne' secoli che corsero fra il cadere 
della lingua latina , e il nascere della italiana , la 
detta voce tanto significasse quanto sago militare. 

II Quali reliquie della medesima avaiìzino a 
giorni nostri. 

I. La voce suppa si derivò nella lingua italia- 
na dal vocabolo latino supparum o supparus. Era 
il supparo una maniera di veste bianca di lino , 
la quale soprapponevasi ad altra vesto chiamata in-> 
dusio quanto alle donne, e subucula quanto agli 
uomini : e dagli omeri e da sopra il petto discen- 
deva fino ai calcagni ; ed era stretta al corpo , e 
eoa maniche. Varronc parlando del capitizio dice ? 
Capititium ab eo quod capit peetus , idest , ut an- 
tique dicebant, indutu comprehendit ; alterum quod 



sSo Ti E T 7 E n A T V, K A 

■suhtus ^ a (juo sabucalu ; alter iiin quod saprà , a 
ffuo supparum (t). Vero è che a questa sentenza 
di Varrone sembrò contraddire Nonio, il quale no- 
tò : Supparum dicium , quod. suhtus apparerai (2). 
Ma è da sapere , siccome scrisse dottamente Aldo . 
figlio di Paolo Manuzio , la ove toccò del vestire 
delle donne romaue , che il suppuro era uua veste 
di mezzo , la quale , come stava sopra l'indusio o 
intusio , cos\ rimanevasi sotto la stola , ed appa- 
riva fuori di quella (3). Potè dunque dir Varrone , 
che il supparo così nomavasi , perchè stava sopra 
&\V ìnduóio ovvero sopra alla subucula , e potè egual- 
mente dir Nonio che gli fu dato quel nome, per- 
chè appariva sotto alla stola; se bene l'autorità di 
Varrone è da doversi antiporre a quella di Nonio. 
E sta pur bene che il supparo potesse apparire sot- 
to la stola : imperocché furono i suppari una tale 
specie di vestimenti, che scendevano fino ai piedi: 
di che ci faccia fede lo stesso Nonio che disse: Sup- 
parum linteuin usque ad talos pendens- Erano inol- 
tre i suppari vestimenti stretti , bone assettati alla 
persona , e con maniche ; come chiaramente il dimo- 
strano le parole di Lucano Ta dove parlando di Mar-. 
eia moglie di Catone dice : 

Humerisque haerentia primis 
Sappara nudatos cingunt angusta lacertos (4). 

Le quali parole mostrano pure come andasse er- 
rato Festo allorché definì il supparo : vestimentum 

(0 De ling. lat. Uh. IF. 
(■2) Non. ad voc. 
(3) De tunica ranianorum. 
{{) Lib. IL 



Divina commedia aSi 

pjnellarum lliìì^am (i): imperocché Marcia non era 
fanciulla , an,:i matrona. Ed olire a ciò il supparo 
non solo vestiva le donne, o fanciulle o matrone che 
le fossero, ma eziandio gli uomini. Laonde potrai leg- 
gere in Varrone: Hic indutui supparo coronam ex 
Olivo et ^emmis Jìtlgentem gerit (2). Troverai men- 
zionato il supparo anche da Plauto (3) , da Afra- 
nio (4)» da Pedione (5) e da altri. Ne' tempi di Pe- 
sto il supparo aveva ricevuto pure il nome di subu- 
cula , quantunque in origine la suLucula fosse veste 
assai ; diversa dal supparo. Scrivi adunque nella tua 
mente , o lettore , che il supparo fu sopravveste di 
lino, comune così agli uomini come alle donne, 
lunga dagli omeri e da sopra il petto fino ai cal- 
cagni , e stretta al corpo , e con maniche. 

IL Come Feste aveva notato , che a' suoi tem- 
pi il supparo aveva ricevuto eziandio il nome di 
suhucula , cosi Paolo Diacono notò , che nel seco- 
lo in che egli viveva , il supparo, senza perdere il 
primo nome , ne aveva acquistato un terzo ; e que- 
sto era camisia (6). Imperocché alle parole di Fe- 
sto : Sapparus vestimentum puellarum lineum quod 
SLibucula dicitur: aggiunse questa dichiarazione, idesi 
camisia ; e disse il medesimo che Papia ed Alcui- 
no , de' quali il primo scrisse : Supparum , quod vul- 
go,,^icitur camisia (7)5 ed il secondo : Camisia , seu 



(i) Fest. ad voc. 

(a) Eumenid. apud JYon. 

(3) Epid. 22 4^' 

(4) Apud Non. i4 num. 20. 

(5) Apud Noni ihid. 

(6) In epìtome Festi. 

(7) Ex scholiaste Lucani. 



282 Letteratura 

srtpparum (1). Questo supparo o camicia diyenne nel 
primo fiorire tlella religione eziandio vestimento sa- 
cerdotale. E sono ben chiare le parole, con che ci 
venne descritto da s. Girolamo : il quale parlando 
de' quattro vestimenti usati da' sacerdoti dice così : 
„ La seconda veste (posta sulla prima che cuopte 
„ la pelle ) è di lino detta TloM^i^ cioè insino ai 
„ piedi ... si accosta al corpo , e in tale modo è 
„ stretta , e con maniche strette , che in tal veste 
„ non è alcuna piega, e discende gii!i alle gambe (2). „ 
Ne sono meu chiare le parole dell' anonimo sposi- 
tore de' divini ufici , il quale dice ; „ Poderis ca- 
„ misia linea , quae alba , vel pectoralis , vel ta- 
„ laris nuncupatur , quod ad modum corporis acta 
,, (correggi apta) totum corpus absque ruga ope- 
„ rit (3). „ E lo stesso potrai leggere in Papia , 
in Rabano Mauro , e nelle glosse bibliche , e altro- 
Ye (4). Adunque il supparo , o camicia , o poderis , 
usato in que' secoli da' sacerdoti , era , egualmente 
che l'antico supparo , una seconda veste soprapposta 
a quella che tenevasi sulla carne : e , come il sup- 
paro antico , era di lino , e bianco : e, non altra- 
mente, che quello , era stretto , e con maniche : e 
ricopriva il petto , il perchè dicevasi pectoralis : e 
dagli omeri scendeva fino ai piedi , onde si dice- 
va "TTOcAìf^is cioè talaris. Queste parole , che non sen- 
za ragione ho mosse intorno la veste sacerdotale , 
giovano a mostrare che di que' tempi solevano 1« 



(1) De divin. o{Jic. 

(2) In epist. ad Fabiolam de Vcst. Sacerdot. 

(3) j4d calcem libri Joannis Abrinc. de off. Eccles. 
pag. 4 16. 

(4) ^. Du Cangc ad voc. Camisia, 



Divina commidia 285 

genti d'arme yestire una camicia , un podere , o sup- 
paro per nulla affatto diverso da quello che vesti- 
Tano i sacerdoti : sia che gli uni e gli altri aves- 
sero ereditato dagli antichi quella foggia di vesti- 
mento , sia che la chiesa avesse dato ai sacerdoti 
quella veste per farli accorti e ricordevoli che pur 
essi militavano per la citta santa edificata da Ge- 
sù Cristo. S. Girolamo dopo le parole riferite , eoa 
che descrive la seconda veste sacerdotale , a maggio- 
re dichiarazione dei detti suoi , aggiunge queste altre 
parole degne che si considerino attentamente: ,, Io 
,, voglio usare il parlare del vulgo per facilita di 
„ chi legge. Sogliono i militari avere panni di lino , 
„ i quali chiamano camicie , in tale modo atte ai 
„ membri e assettate ai corpi , che sono espediti e 
„ a correre alle battaglie , e a lanciare , e a te- 
„ nere lo scudo , e a menare la spada , e a fare quel- 
„ lo che il bisogno richiede. Adunque i sacerdoti ap- 
„ parecchiati al servizio di Dio usano questa veste. „ 
Ecco dunque dimostrato , che ne' tempi in che fiorì 
s. Girolamo , il supparo o camicia era vestimento o 
sago militare ; e soprapponevasi alle altre vesti : on- 
de leggerai : Camisiae saga militaria , quae armati 
milites superinduunt (i): e scendeva fino ai calca- 
gni : onde troverai scritto : 

Fluitantque per imos suppara talos: (a) 

ed era foggia di vestitura propria particolarmente 
de' galli : il che ti verrà testificato da (3) Isidoro. 

(i) Du Cang. ad voc. Caììiisia. 

(a) Odo in carni, de varia fortuna Ernesti ducis Ba^ 
aiariae apud Marten. t. 3 col. 545. 
(3) Lib. 19 Orig. e. 24. 



384- ]j E T T E P. A T U R A 

E di vero il sago , che fu vestimento non diverso nel- 
la forma dal supparo , siccome quello che soprap- 
ponevasi alle altre vesti, era usato fin' ab antico dai 
soldati delle Gallio : e il testimoniano Varrone , 
Diodoro Siculo, Nonio, ed anche Virgilio (i). 

Come il masculus si mutò in maschio , il domi- 
nus in donno eie, cos\, nel volgersi la lingua dal suo- 
no latino nell'italiano, il sapparus accorciossi, e dap- 
prima si cangiò in suppar (2) dappoi in suppa, o zup- 
pa , essendo la S e la Z due lettere che sorelleg- 
giano. Laonde ne' tempi più prossimi a Dante , e in 
quelli stessi ne' quali egli fiorì , la siippa altro non 
era , che un sago militare avente origine e forma dal 
supparo degli antichi. Su che sono di tanta eviden- 
za le parole di Sanuto , che indurrebbbero persuasio- 
ne anche nell'animo del più indurato fra gli scettici: 
e sono queste : Est necessariam , quod quillhet ho- 
mo ARMATAE PRAEDICTAE HABE4T SUPPAM UNAM 
APTAM ET DEXTRAM PROTINUS AD FERIENDUM (3). 

Le quali parole sembrano tolte da quelle di S. Gi- 
rolamo - atte ai membri e assettate ai corpi - on- 
de i soldati sieno espediti a menare la spada. Negli 
statuti di Piacenza è fissato il prezzo da pagarsi per 
la cucitura di una suppa - item de auqua zuppa 

AB nomine CUSITA PER LONGUM SITE TRAFER- 

suM cuM CÉPPO X SOL. (4) Ora dimando io potrà piij 
dubitarsi, che suppa a que' tempi non significasse sa- 
go militare , anzi sago militare alla maniera fran- 
cese ? 

(0 Aeneid. FUI 660. 

(2) V. Du Cange ad voc. 

(3) Lib. u pan, 4 <^^P- 8 F. il Du Cange alla voce 
Zuppa . 

(4) Lio. FI fogl. 81. F. Du Cange ad. voe. 



DiViNA COMMEDIA a85 

III. Da suppa o zuppa nacque lappa , o ^ìnp- 
pa. E questo voce si djminuì in j'uppellits, e in j'up- 
perellus , e si accrebbe in jupponus , o vogliam dire 
giupponus. Quanto al giuppello Alessandro papa VI 
comandava : In hellis autem sive in praeliis iitan- 

tur lUPPELLlS ET ALIIS SU PERINSIQN IBFS MILITA- 

RiBus (i) : dove vedi sempre stampata Timniagine del 
sago militare, quale per me si è descritto. E per 
quello che si appartiene al ginpperello trovasi nel- 
la vita di Cola di Rienzo (2) , come esso vestiva 
appunto uno suo iupparìpllo. Dell' accrescitivo ju^i- 
ponus troverai esempi nel glossario del Du-Cange (3) , 
e lo vedrai descritto come vestimento militare: pe- 
rocché leggerai in un luogo : jupponos , hermos , cly- 
peos: e in un altro: arniatus de juppone^ de tunica 
ferrea . jaque de velato . . . ense cultelUs , etc. 
All'ultimo il vocabolo giappa si volse in giubba , 
e ne' derivati giubhello , giabberello , giubbone , 
giubboncino &c , che vivono tuttora , e sono reli- 
quie del sapparo dei latini. Anzi può dirsi viva 
eziandio la voce giuppa vicinissima di suono e di 
lettere alla voce suppa ; dacché ne fece uso l'Ario- 
sto nel verso (4) : 

„ Giappe trapunte , e attorcigliati drappi : 

e dacché in Roma è una contrada, che dicesi de'giup- 
panari , cioè de' facitori di giuppe , i quali ne' se- 



(.) Lib. V Ep. 172. 

(2) Cap. I. 

(3) Ad voc. Jupo^ Jiiponus. 

(4) C. XFI 5o. 



a86 Letteratura 

eoli di mezzo si nomavano appunto zupponarii , o 

supponarii ( i ) • 

La camisia o camicia , che già era sinonimo 
di suppa , ora è veste piìi corta che si porta so- 
pra la pelle. Non però di meno abbiamo l'uso de' «ap- 
pari , o suppe , o cornicie antiche : e a distinguer- 
le dalle camicie moderne, che sono più corte, le chia- 
miamo camicioni , o camiciotti : e sono vesti da con- 
tadino , ed eziandio da soldato. Il Boccaccio parlan- 
do di frate Cipolla che segnava co' carboni una 
moltitudine di contadini e di contadine , dice : 
„ Frate Cipolla recatosi questi carboni in mano , 
„ sopra i lor camiciotti bianchi , e sopra i farset- 
„ ti , e sopra i veli delle donne cominciò a fare le 
„ maggior croci che vi capevano. ,, E Franco Sac- 
chetti distingue chiaramente queste vesti soprani dal- 
le sottane scrivendo così : 

Con vestimenti strani , 
Zazzere e capei piani , 
Camiciotti e sottani. 

Nb lascerò indietro un bel passo del Decame- 
rone citato dal Pergamini alla voce camicione , da 
lui definita sopravvesta dei contadini : ed è la do- 
rè narrasi del marito di Peronella , il quale „ ispo- 
„ gliandosi in camicione si fece accendere un lu- 
„ me e dare una ramadia , e cominciò a radere 
„ il doglio. „ 

I soldati , massime ora i tedeschi , vestono que- 
sta maniera di suppe o camiciotti, e quando sono in 
marcia , e quando si affaccndano negli apparecchi del 



(i) Du Cange ad noe. 



Divina cOmmudu 387 

desinare, e quando mangiano; e il fanno si per es- 
sere più espediti e sì per non imbrattare le loro ve- 
sti sottane. E qui mi nasce un pensiero che sarh per 
avventura tenuto strano e bizzarro. Ed è die la mo- 
derna significazione della voce suppa o zuppa abbia 
forse avuta l'origin sua dal mangiare de' soldati , il 
cui nutrimento altro non era se non che una zuppa, 
cioè minestra , a preparar la quale e a mangiarla in- 
dossavano la suppa , o vogliam dire il camiciotto : 
onde prendere la suppa era lo stesso che fare gli ap- 
parecchi del desinare. Questa congettura potrebbe 
acquistare alcuna forza dall' antico verbo supper , o 
zupper , che usavasi a significare il confuso e disor- 
dinato schiamazzio di piìi genti unite , e massime di 
soldati (i). 

Pili altre cose potrei ragionare a dichiarazione 
di questa materia. Ma dai pochi semi che ho gitta- 
ti , ciascuno potrà raccogliere questo frutto : che la 
voce suppa^ quale essa viveva nel 3oo , aveva avu- 
to origine dal vocabolo supparum , che le fu avo , 
e dall'altro suppar ^ che le fu padre: che in proces- 
so di tempo nacquero di lei successivamente le voci 
giuppa t e giubba , le quali tuttora vivono : che sup- 
pa significava nel 3oo sago militare , ed era vestimen- 
to proprio de' soldati francesi : che perciò , condan- 
nate a perpetuo bando le strane interpretazioni da- 
te finora al verso, 

Che vendetta di Dio non teme suppe , 

potrà sembrare non ispregevole questa mia; cioè che la 
vendetta divina non teme gli eserciti del re di Fran' 



(t) y, Du Gange alla voce Suppa. 



288 Letteratura 

eia. Veramente è bella sentenza il dire', die eon- 
tra la vendetta di Dio non lia riparo che vaglia : 
perocché essa non teme possanze umane : intorno \x 
qual sentenza vedi s. Agostino nella sposizione al 
salmo "74» 



Biblioteca scelta di orazioni sacre , ossia collezio» 
ne di panegirici ec. Como coi tipi di C Pie" 
tro Ostinelli iSaS - 2G - 27, in 8. ( Art. ///. ) 

Vedi i fascicoli di gennajo e di febbrajo 182 j, 

P 

Voi. XI. JL er la festa del corpo del Signore viene 
prima un' orazione inedita di mons. Conati , dove 
con molto di affitto , ne con meno d' ingegno , ci 
si espone come raraantissirao nostro Dio a quanto ci 
aveva dato colle sue opere aggiunse il colmo nell' 
ultima cena col darci tutto se stesso : e come per 
essere a tanta prova di amore indifferenti od in- 
grati è forza rinunciare o alla ragione o alla fede. 
Viene appresso una orazione del Frey de Neuvil- 
le , alla quale non ci fermeremo, contenti a quella 
che segue : è del p. Grossi , e nulla ci lascia de- 
siderare di ciò che bisogna ad isvelarci l'amore di 
G. neir eucaristica istituzione , e a ben disporci al- 
la sagramental comunione. Che se alcuna cosa man- 
casse , ci abbiamo qui nella solenne esposizione del 
Ss. Sacramento per le quarant' ore dodici orazioni 
in quattro tridui distiate . Le due prime inedite 
sono del Galli , il quale bellamente ci mostra come 
G. un mirabile compendio de' suoi prodigj ben ci 
lasciò nella eucaristia , e come nel sacramento egli 



BlIìLIOTECA SCELTA 38() 

e amante insieme e geloso. La terza pur»? inedita è 
dell' Atiuco , che ne fa intenti al fine di G. C 
dimorante fra noi nella divina eucaristia. Seguono 
tre belle orazioni del Niccolai , che meglio d'ogni 
altro ne addita a tutte le passioni generalmente , 
ed alla superbia ed alla concupiscenza singolarmen- 
te, rimedio l'eucaristia: se dirittura di raziocinio, 
che è fondamento di ogni discorso , se proprietà 
di locuzione non senza eleganza ricerchi , non pas- 
sar oltre così leggermente : clie se alcun che di 
trasposizione al modo de' Ialini ({ua e la ritrovi , 
ciò non ti gravi pensando la dignilk del subbicl- 
to , al quale par non disdica (jucsto segno ezian- 
dio di antica gravità , che bene usato cresce magni- 
ficenza. Seguo una orazione del Canovai , la quale 
passiani volentieri per udire dal Salvini (jual sia 
l'amore di G. G. nella eucaristia , e dai P( deroba 
come nel sacrifizio dell' altare supplisce la chiesa a 
quanto nel sacrifizio della croce parea mancasse. Due 
orazioni poi sono del Malacrida , che nella prima ci 
spone come il nostro araabilis iiuu Rfdentore facen- 
dosi cibo dell' uomo Jia rinnovale mirabilmente le 
umiliazioni , che già mostrò sul Calvario , per cam- 
biare COSI in nostri consolazione quel sacrifizio , che 
a lui fu colà di tonnciito : nella seconda ci schiera 
innanzi gli effetti della santissima eucaristia Delia 
eccellenza ed estensione di (jnesto dono dico ezian- 
dio il p. Barnaba da Caprile : ne altro piti cerchi 
su quel sublime argomento. 

Voi. XII. Ma perchè in siffatta materia è bello 
ancora il trasricchire , abbili in luogo di caro do- 
no altre dodici orazioni in quattro tridui pure di- 
stinte . La prima e del p. Filippo di Rimeìla , il 
quale tocca del culto della s. eucaristia : la secon- 
da e la terza sono del Trento , il quile mostra 
G.A.T.XXXVU. uj 



290 Letteratura 

com' è da lui , l'eucaristia mistero di fede , paradi- 
so de' viatori. Poi vengono tre orazioni del Salas , 
che dice come a tal sovrano o a tal padre , che ci 
si mostra continuo da' sacri altari , si dee da noi 
riverenza di sudditi , si dee fiducia di figli : segue 
sponendo felicemente come G. nel divin sacramento 
e sollievo , è rimedio a' nostri mali : finisce confor- 
tando i fedeli a toccar con frequenza la mensa eu- 
caristica. Ed ecco il Valsecchi venir provando , che 
quanto nel sacro cibo è piiì oscuro alla ragione , tanto 
è pili chiaro alla fede; quanto è più insensibile ai sensi, 
tanto è più sensibile al cuore : poi eccolo venire cercan- 
do » con quell'acume che è tutto suo, perchè sommo es- 
sendo l'amore di G. nel sacramento a noi si diede coper- 
to : e quando tale si diede, come mostrò si chiara quel- 
la pienezza d'amore. Ed al Valsecchi viene compa- 
gno il Billot ; ma in tanta afiluenza de' nostri a che 
guardare cotanto gli estrani ? Ancora il p. Barnaba 
da Caprile mostra l'eucaristia fonte di felicita , di 
dolcezza : e dopo il Billot , che ne invita a venire 
con frequenza a quelle acque di eterna vita, il p. 
del Borghetto quasi epilogando il già detto ne mo- 
stra nel sacramentato signore un Dio consolatore , 
proteggitore , benefattore. 

Per la festa del S. Cuore di Gesù è prima 
un' orazione inedita del Carli , dove dice cotal divo- 
zione la più valevole ad unirci a G. C. in amore, 
onde la eccellenza di lei : e cosi a fare che G. ser- 
bi e rinforzi siffatta unione , onde la somma utilità» 
Poi è il discorso del Roberti , che egli stesso indi- 
rizzò nel 1783 a Lodovico Preti , postavi innanzi una 
lunga lettera , dove veniva in questa conchiusio- 
ne I non avere allora 1' Italia predicatori abbastan- 
za. E sì ne fiorivano di quelli che erano e sono in 
voce di prestantissimi ; ma egli è vero pur troppo 



Biblioteca scelta 3qi 

quello ella a' giorni nostri sentenziò Pietro Giordani: 
che l/i passata età „ quanto fu copiosa di opere tan- 
to fu scarsa di stile :„ di che (in conferma ezian- 
dio di quello che noi stessi qua e là abbiamo innan- 
zi, toccato in queste carte) è bello vedere le cagio- 
ni accennate nelle memorie di religione di morale e 
di letteratura (i) che oggi giorno escono in Modena, 



(0 Ecco alcuni tratti delle citate Memorie , dove 
ragionasi dell' eloquenza italiana { Tom. XI pag. 497 e 
seg. ) . 

„ ^d alcuni di quegV insigni predicatori { del se- 
„ colo XV lU ) manca la purità o la naturalezza e 
„ l'eleganza della locuzione ; ad altri , e sono i più . 
„ quello stretto collegamento o lume scambievole delle 
„ immagini e dello stile , che formano r ottimo eloquente 
„ dicitore. In somma , o perchè abborrissero da qualun- 
„ que fonte del secento , o perchè si sentiyan da tanto, 
„ pensarono levarsi da se , senza non pure , o per pò- 
„ co fissar gli occhi nel Segneri . . . Un altro non me- 
„ no grave pregiudizio arrecò all' eloquenza una smo- 
„ data vaghezza di ostentare nelle prediche la scien- 
,y za . . . Nessuno ignora i danni recati all' arte del 
„ dire dagli ardimejiti , e fino dai modi e dai vocabo- 
„ h di straniera favella mescolati al nazionale idioma. 
„ La celebrità di orazioni panegiriche e di elogi fran^ 
„ ceji, i quali abbondavano di nuovi e fantastici pen~ 
„ sieri , forse non repuqnanti agli spiriti di quel popo- 
„ lo vivacissimo , invogliò molti infra gT italiani a se- 
„ guire le loro vestigie. IVè più ricordarono , che i mae- 
„ stri principatissimi e più conficevoli agi' italiani so- 
„ no i greci , i latini , e gli stessi italiani. „ 

^9* 



•aga Lr. ttkhatura 

Ta dove il Hobeiti teune appunto quel suo ragiona- 
mento, in cui la divozione al S. Cuore di Gesù pro- 
vò solida , e nella sua sostanza proposta a tutte le ani- 
me cristiane : sublime, e nella sua perfezione serbata 
a certe anime elette. Quanto allo stile, se ne togli una 
soverchia lindura e l'accostarsi più volentieri a'mo- 
dfilli stranieri che ai nosLri , non avrai di che fare 
<{uerela. Segue un' orazione , dove coiichiudesi l'idea 
del cuore di Cristo non potersi disgiungere dall' idea 
d'dla diletta sua sposa , la chiosa : pensiero ben de- 
gno della mente e del cuore del Canovai. Ma per ra- 
gione dello stile noi preferiamo il discorso del Nic- 
colai , dove sono vinti gli oppositori e confortati i 
fedeli a tal divozione verso il santissimo cuore. Una 
bella semplicità , che innamora , troviamo poi nella 
orazione di un anonimo , la quale lodando il nome 
di Gesù è tutta in dichiarare quel detto dell* aposto- 
lo Paolo ai filippensi : „ Dunavit illi nomen , quod 
„ est super orane nomen ; ut in nomine lesu omne 
„ genuflectatur celestium, terrestium, et infernorura. „ 
E così è posto fine a questo vuluine, che è l'ultimo 
dei misteri di N. S. A dire de' quali ci sarebbe pia- 
ciuto , che fra gli altri distinti oratori avesse avuto 
luogo eziandio l'egregio D. Gherardo Pennazzi de' Ses- 
si di Parma , che della coronazione di spine, e del- 
la crocifissione di G. C. ha due discorsi tra quelli pub- 
blicati in Riraini nel 1707 per cura del p. Bonaven- 
tura Daltri M. C. , svegliatissimo ingegno rapito hai f 
troppo presto per morte alla religione e alle lettere: 
il quale ad un amico cosi ne scriveva: „ Voi deside- 
,, rate un sicuro esemplare , su cui apprendere l'ar- 
,, te difficilissima di tessere elogj saeri : io ve lo pre- 
„ sento in questa egregia operetta. „ Speriamo che 
gli editori di questa raccolta, i quali vanno cercan- 



Biblioteca scTti.TA 2.o3 

do qiù e Ta il tneglio , o ciò clie ili mogi io ha s(»m- 
hianza , vorranno almeno in appresso donaici alcun 
fiore di cosi raro giardino nialf^ finora dimenticato. 

Voi. XIH. Per la festa dell' arcangelo s. Miclie- 
le viene il Monlerossi , e dice di lui , clie vincitore 
di Lucifero mostrossi già in cielo a gloria degli an- 
geli , e tale da ultimo in terra si mostrerà a gloria 
pur degli eletti: vi<^nR il Zanolli ,e preudendo a Da- 
niele le immagini esalta in Michele l'occìiio il braccio 
la voce di Dio m'^desirao: viene il Ciacco , ma non 
ci contenta gran fatto- 

Per la festa dell' arcangelo Raffaele passiamo il 
p. Geminiano da s. Mansueto, contenti del Salas, die 
semplicemente ci dice così : „ Sapete che mi soa 
„ proposto mostrarvi ? eccolo : che quel che fate 
„ e ben fatto. Non confessate voi tutto giorno di 
„ tributare al grande arcangelo tutte le vostre ado- 
„ razioni piij ossequiose e tutti gli affetti vostri più 
„ teneri ? Or io vi dimostrerò , essere appunto il 
„ grande arcangelo meritevolissimo e delle vostre 
„ adorazioni più osse(juiose e de' vostri niù teneri 
,, affetti. „ Cosi egli , e adempie a maraviglia quan- 
to promette. 

Per la festa de' ss. Angeli Custodi non ci ar- 
resta ne il p. Torriaui da Mendrisio , ne il Guen- 
zi , ma il Gabrielli , che bellamente ci espone ciò 
che abbiamo ad aspettarci dagli angeli santi , e ciò 
che loro dobbiamo pf?r parte nostra. 

Così a udire del Battista non tanto ci allet- 
tano il p. del Borghelto ed il Ciacco , che assai 
più non ci alletti il Paoli , il quale ci cljiarisce 
questi due veri : il i.** che fu il Battista trascel- 
to a perfezionare la costanza de' profeti , perchè l'ul- 
timo a nascere vicino a Cristo ; il a.° eh' egli fu 



2[)\ Lktteratu k k 

eletto a superare quella de martiri , perchè il pri- 
mo a morire per la fede evangelica innanzi a Cri- 
sto. E passiamo di volo Renato de Latour-Dupin; 
che assai ne abbiamo de' nostri. E senza molto ar- 
lestarci nel Carli , che tra la schiera de' martiri 
Giovanni ci addita gran difensore dell'onesta, ci vol- 
giamo con amore al Salvini , che viene in pochi 
tratti mostrando felicemente come la decollazione 
di Giovanni fu a lui di piìi gloria cagione, a' suoi 
devoti pegno di eterna vita. 

Voi. XIV. Le lodi di s. Giuseppe dicono il 
Canaveri , che mostralo amatore custode proleggi- 
tore della verginità cristiana : e il Pellegrini , che 
viene esponendo com' ebbe il santo a godere i pri- 
vilegi di vergine portando i pesi di conjugato : e 
il Salvini , che mostralo uno de' più gran santi sic- 
come quello che fu dimestico e famigliare di un 
Dio , e sposo di una vergine , e tenuto padre di 
un Dio : e il Vettori per ultimo , che viene cer- 
cando se Giuseppe abbia a slimarsi piiì ammirabi- 
le per que' doni celesti che ne prevennero , o per 
que' meriti che ne formarono la santità. Ne il tran- 
sito di si gran santo è senza elogio. Il p. da Lo- 
jano leva la voce , siccome suole , e dice la vita 
di s. Giuseppe un penoso travaglio : la morte un 
doloroso martirio. 

Nelle lodi del principe degli apostoli entra il Ce- 
sari , e ne fa intenti all'altissimo grado ed al singo- 
larissimo privilegio , di che G. C onorar volle il suo 
Pietro , mettendosi nella sua persona egli slesso per 
forma , che dove G. è la prima pietra fondamentale , 
Pietro fessegli unito per fondamento , sopra del qua- 
le si reggesse tutta la chiesa. Poi il Benaglia ne mo- 
stra come s. Pietro amò G. C. di amor puro , ma- 



^ 



Biblioteca scelt4 295 

gntnimo, liberale; ond' ebbesi il sommo di onore tra 
gli apostoli , di podestà nella chiesa , di gloria per 
tutto il mondo. Ultimo il Canovai è tutto in dichia- 
rare , secondo il suo stile , quelle parole del sal- 
mo a6 : - la petra exaltavit me. - 

Le lodi dell' apostolo Paolo in questo raccol- 
te , che fu servo di G. C. , ci abbiamo magnifiche 
dal Bourdaloue. Ma più volentieri noi ci volgiamo 
prima al Salvini , che ne accenna , come nel pas- 
saggio avventuroso che Paolo fece alla grazia sta 
il meglio del suo valore , quando Iddio lo elesse a 
strumento di scelta e d'onore , a vaso ornalissimo 
e sacrosanto , colmo di venerazione e di pregio : 
poi al p. Barnaba da Caprile , che dice come nel- 
la conversione di Paolo la grazia onnipotente di 
Dio fu e parve singolarmente gratuita , efficace , co- 
piosa. 

In fine le lodi di s. Andrea ci abbiamo dal 
p. Gerainiano da s. Mansueto , che ad ammirare c'iu- 
vita tale discepolo , apostolo , e martire di G. C. 

Voi. XV. Qual prodigio di obbedienza , di ze- 
lo , d'intrepidezza s. Giacomo maggiore ci è messo 
innanzi dal Malacrida, quando nella vocazione, nell' 
esercizio , nel compimento dell' apostolato segui, pre- 
dicò G. C , mori per G. C. 

Qual esempio , qual gloria del clero s. Gio- 
vanni apostolo , vangelista , martire , profeta ci è 
mostro da G. F. Renato de Latour-Dupin , che sa 
bene proporlo non solo all'ammirazione, ma alla imi- 
tazione primieramente de'sacerdoti, poi di tutti quan- 
ti i fedeli : cos\ dalla lode si ha frutto , e questo 
noi abbiamo raccomandato piii innanzi , e lo vor- 
remo raccomandato mai sempre a quelli de' nostri , 
che studiano alla sacra eloquenza. Ma che ? volge- 



af)0 Letteratura 

rannosi adunque con tulio l'animo a' modelli stra- 
nieri ? Mai no ; che farebbero quanto colui che na- 
to nel bel seno d'Italia volesse gire oltremonte e 
darsi tutto colà ad usanze non sue, dimenticando 
la nativa grandezza : brutta dimenticanza , massime 
trattandosi della lingua , che è figlia primogenita 
della latina , onde i padri nostri gik comandarono , 
ed insegnano ancora a tutto il mondo. 

Viene l'apostolo s. Tommaso , e l'elogio di lui 
anzi della divina misericordia ci pone innanzi il Fle- 
chier , e ci riempie di confidenza in G. G- 

Viene l'apostolo e martire s. Bartolomeo , di cui 
il Groce tiene ragionamento. Meglio noi ci arre- 
stiamo alla orazione che segue ; raccomanda la di- 
vozione a tutti i ss. apostoli , ed è del Bassani « 
fior di sapere. 

Le Iodi poi di s. Stefano protomartire dice il 
Ciacco : e noi più volentieri le udiamo dal Pao- 
li , che la fortezza ne prova magnanima nel veni- 
re al cimento , costante nel sostenerlo ; e tutto die 
può va cogliendo qua e là per moverci ad una 
santa imitazione : le udiamo dal Berti , che con bel- 
la semplicità dice di Stefano come fu ripieno di 
grazia , e cioè nella sua elezione in cui fu scelto 
da Dio al più onorevole ministero , nella sua men- 
te in cui fu adorno del più sublime conoscimen- 
to , nella sua volontà in cui fu acceso dell' amo- 
re più ardente. 

A dire del martire s. Lorenzo poi vengono un 
luganese , e mostralo qual prodigio di fede e di 
carità : il Vismara , e mostralo eroe di carità cri- 
stiana pe' suoi fratelli e pel suo Dio , versando pei 
primi le ricchezze affidategli ; pel secondo la vita, 
che n'ebbe in dono : il Pederoba , e mostra clie^ 



Biblioteca scilta 397 

Dio provò il gran martire nella vita, lo visitò col- 
la grazia , lo esaminò nella pena. 

Il levita e martire s. Vincenzo ha in fine le de- 
gne lodi dal Berli , che Len seguendo il grande Ago- 
slino ne dice come l'eroe vinse in ogni luogo e in 
ogni modo ogni nemico. 

( Sarà continuato ) 
D. V. 



agS 



- 'CI R T I 

BELLE-ARTI. 



lettera deW wvr^ocato Giacomo Mancini patrizio dì Cit- 
tà di Castello al sìg. marchese e commendatore An- 
drea Bourbon del Monte , ove non solo del duomo di 
detta città ragionasi , la cui fabbrica vuoisi eretta 
con disegno del celebre Bramante , e coll^ assistenza 
di Raffaelle d'Urbino ; ma fra le altre eziandio le di- 
pinture imparzialmente si descrivono della cupola , e 
de^ laterali voltoni dello stesso tempio eseguite dal fu 
cav. Tommaso Conca. 



CARISSIMO CUGINO 



Ve 



Città di Castello 3 gennajo 1828. 



oi spesso eccitato m'avete a descriver l'opera gran- 
diosa delle dipinture dal fu cav. Tommaso Conca ese- 
guite nella cupola e ne'laterali arconi , o sieno vol- 
toni del nostro magnifico duomo. Al presente eh' io 
godo d'un ozio moderato , eccomi ad ubbidirvi , 
non solo perchè i vostri desiderj sono per me pre- 
cisi comandi , ma eziandio perchè non è giusto che 
le gloriose fatiche de' valentuomini sconosciute e 
sepolte sen giacciano nella polvere dell' obblio. Non 
istimate però eh' io esser voglia uno di que' yen- 



Belle-Arti 299 

duti otl appassionati elogisti che tutto sconsigliata- 
mente esaltano che da valente artefice operato sia. 
Quindi è che per quanto le deboli forze mie mei 
permetteranno , le principali bellezze io ve ne ac- 
cennerò , non meno che i difetti con quella pura 
schiettezza, con quella fredda imparzialità che da'buo- 
ni critici utile , anzi del tutto necessaria stimasi all' 
avanzamento delle arti. Prima però d'entrare in ma- 
teria spero non isdegnerete ciie io vi ragioni di ciò 
cli'evvi di più interessante intorno al bel tempio. 

Se fede prestar si dovesse ad una lapide che 
già al di fuori leggevasi del medesimo , lateralmen- 
te alla porta principale , prima che monsig. Raca- 
gna vescovo di, questa citta vi facesse la tuttora 
imperfetta facciata , la sua antichità , od il luogo 
almeno ov' esso esiste al presente , al primo secolo 
della Chiesa risalirebbe ; giacché il medesimo al- 
tra cosa non sarebbe che il tempio che da Plinio 
il giovane dicesi alla Felicità eretto , maltrattalo 
poi dalle gotiche irruzioni , e quindi al sesto seco- 
lo della Chiesa ristabilito , ed al Dio vero consegra- 
to dal santo vescovo Florido , cittadino e protet-r 
tore di questa cittk , il quale visse amico del ma-* 
gno pontefice S. Gregorio , che della sua santità gran- 
di cose scrisse ne' suoi notissimi Dialoghi. Ma lapide 
SI fatta , e per farvisi menzione del vescovo Pietro che 
al suo tempo il fece di nuovo , e dell'altro vescovo 
fra Alessandro Filodori che nel i54o solennemente 
il consagrò , tosto per moderna si dimostra ; e di 
una tal quale generica tradizione in proposito fan- 
ne soltanto fede. Non isgradirete che a maggior chia- 
rezza e prova io qui della lapide stessa il conte- 
nuto vi arrechi. 



300 BEtLE-ARTf 

VETVSTISSIMVM . HOC . DELVBRVM 

A . PLINIO . SECVNDO . EXCITATVM 

ET . SVPERSTITIOS\ . POMPA . CONVIVII 

FELICITATI . DICATVM 

A . GOTIS . DIRVTVM 

DI WS . PLORI DVS . VERO . NVMINI 

EVERSIS . IDOLIS . SACRA VIT 

PETRVS.EPISCOPVS.VT.VIDIT.COLLABENTEM 

NOVITER . RESTITVTVM 

ANNO . MXII . ENCENIIS . DECORAVIT 

IN . NOBILIOREM • FORMAM . REDAGTVM 

ANNO . MDXXXX 

FRATP:R . ALEXANDER . FILODORVS 

ORDINIS . PREDICATORVM 
EPISCOPVS . GIVISQVE . TIFERNAS 

SS . FLORIDO . ET . AMANTIO 
DIE . XXII . AVGVSTI . DEDICA VIT 

Ma intorno all' anlicliita eli questo tempio con- 
vien riflettere , che sebbene certo sia , secondo ogni- 
buona critica , la nostra chiesa tifernate aver avu- 
to V 'scovi fino dal primo secolo della Chiesa ( per- 
chè non è verosimile che l'apostolico zelo la cri- 
stiana religione tosto non introducesse nelle cittk 
spcicialraente al romano impero piià centrali ) , con 
tuttociò a' primi cristiani non fu permesso di paci- 
ficamente , e stabilmente , e cos'i allo scoperto ave- 
re chiesa di sorte alcuna ( Georg. Valch. Antichit. 
Eoclesiast. Uh. i. cnp. i. pag. 4« ) ì ^ molto meno 
chiese cattedrali. Che però tali esser non potea- 
no che que' vani a guisa di cappellette che in tem- 
po di persecuzione ne'cemeterj , od j4ree cosi dette , 
andavan essi scavando , ed eziandio ni'Ue caver- 
ne , ed arenarie i o sibbene quelle case ed oratorj , 



Bellk-Aht! jur 

ancor appellali ^rta^//^/ , chiese ^ e e )ti\>entic()li ^ che 
nella pace di cui talvolta godea la chiesa ( come 
specialmente sotto Ner<^a e Tnijand ) eziandio allo 
scoperto andavano essi feceado , e più frequente- 
mente presso la sepoltura de' martiri ( Mam, de 
CitStuni. de* piiriiit. crist. lib. i. cap. lf^> §. li. 
prig. 3oo. ) . E però sebbene da' tempi di ^■llasan- 
dro Selcerò incominciassero i cristiani ad aver delle 
chiese propriamente dette , conluttociò stabili e pa- 
cifiche non poteionsi da' medesimi fabbricare che al 
quarto secolo , al salire cioè nel trono del gran Cw 
stantino : al qual tempo la cristiana religione addi- 
venuta la dominante del Irono e dell'impero, fece si 
che i cristiani generalmente nulla o poco più aves- 
sero che temere dagl' idolatri , il cui numero erasi 
ristretto a pochi agricoltori che miseri alla cam- 
pagna vivevansi ; ed a questi tempi appunto io ten- 
go per certo che della nostra chiesa cattedrale possa 
risalire l'antichità , non disgiunta però da molti ri- 
stauri , cangiamenti , ed innovazioni dall' edacita 
del tempo , e dal decoro rese necessarie. 

Che la medesima nel luogo stesso esista , e 
quella stessa sia che fino dal loii fu dal vesco- 
vo Pietro rinnovata , tutti come cosa innegabile ac- 
cordano que' tifernati scrittori che nelle loro si stam- 
pate e sì manoscritte memorie hanno su tale ogget- 
teo ragionato ( 2'lii Guid. di Roma , ediz. del 1G8G 
pag' 43^ ■) Certin. memorie delle chiese e monast. 
ti/ernati). Inoltre che l'anzidetto Pietro quello stes- 
so tempio rifabbricasse che già dal VI secolo in 
cui visse avea egualmente di nuovo riedificato il 
santo vesco^'O Florido , chiaramente il rammenta- 
no le antiche lezioni che del medesimo leggevansi 
già dalla Une del Xf secolo. Or nulla di più pro- 
Labile e di più verosimile , per non dir di certo , 



303 B E L L E- A R T I 

che lo stesso S. Florido quella medesima catte- 
drale rifabbricasse, iagrandisse forse, ed abbellisse, 
usata già dagli altri vesco'>>i suoi antecessori .. Seb- 
bea poi la nera caligine de' tempi abbiaci i nomi 
nascosti di si fatti vescovi , fra alcuni altri però 
che detto S. Florido precederono noto è Eubo- 
dio ( Ughel. Ital. sac» Lazz. serie de* vesC' tiferà 
nati pag. a6 ) ; ma questi visse gik nel quinto se- 
colo della Chiesa , e però con esso solo TafFacciala 
antichità del nostro duomo al nomato quarto seco- 
lo assai facilmente giunge. E qui per incidenza a 
meno io far non posso di non rilevare quanto d,al 
di sopra ragionato risulti del tutto improbabile , es- 
sere stata la cristiana religione in questa cittk in- 
trodotta ( dopo avere ucciso un fiero drago ) dal 
romano cavaliere e martire S. Crescenziano , il 
quale ottenne la palma del martirio sul principio 
del secolo quarto cioè del 3o3 ; giacche , lo ripe- 
to , ad epoca si tarda non eravi cittk , e massime 
al romano impero si centrale come questa , in cui 
la cristiana religione gik penetrata non fosse ; co- 
sicché il prelodato martire non gik come introdut- 
tore , ma soltanto come della medesima confessore pa- 
tire dovette. 

Ma tornando al nostro duomo , se oltre alla sua 
antichità , eziandio la vetusta sua forma architet- 
tonica saper si volesse , sarebbe un afiatto tentar 
l'irapossibile. A mille forme avrallo assoggettato , a 
mille cangiamenti e ristauri il tempo che tutto divo- 
ra , non che le barbariche irruzioni. Le soprannotate 
lezioni alla protezione di S. Florido attribuiscono , 
che i longobardi dopo avere assai maltrattato que- 
sta cittk illeso serbassero il tempio suo. D' antico 
al presente nulla piìi vi si vede , eccettuato l'orna- 
mento esterno della porta laterale detta di mezzo , 



Belle-Arti 3^3 

di gotica architettura ornata, e di scullure che do- 
vendosi al Xlli secolo riferire sono assai pregievoli 
e distinte. Io minutamente le descriverò nelle i1/e- 
morie che sto ora tessendo di tutti i pittori , scul- 
tori , ed architetti che questa mia patria ha in di- 
versi tempi prodotto. Ragionando il Tiii , nella de- 
scrizione ch'egli fa di questo tempio , delle ultime 
variazioni , e de'cangiamenti , a cui esso è andato sog- 
getto , affidato ad una memoria , com'esso l'appella , 
che dice esistere in una pietra della muraglia che 
il vescovile palazzo riguarda , asserisce , che oltre 
il rinnovamento che del 1012 a' tempi di Benedet- 
to Vili per opera accadde del nominato vesco- 
vo Pietro , fu di piiì in gotica architettura rifab- 
bricato nel 1457 essendo tal fabbrica durata fino 
all' anno 1492 , cioè il lungo spazio di anni tren- 
tacinque ; e che nel i5o3 fu il medesimo in mi- 
gliore , cioè nell'attual forma , nuovamente da' fon- 
damenti innalzato ( Guid.di Roma del iG36/?(7P'. 4^7 ). 
Ma egli è ciò del tutto insussistente ; giacche ben 
si sa che dalla rifabbrieazione effettuata dal loda- 
to vescovo Pietro alla presente riforma , non fu 
questo tempio ad altra variazione soggetto che a 
qualche parziale abbellimento , o necessario ristau- 
ro ; come nell'anno i356 , allorché dal tifernate con- 
siglio sotto il di 16 dicembre ordinato venne , che la 
tribuna dov'erano i Corpi Santi con cancellata di 
ferro si chiudesse; che le due finestre che all' al Ire 
tribune corrispondevano , -da doppia ferrata difese 
restassero unitamente a quelle che a detti Corpi 
Santi riuscivano ; che di questi sopra l'altare un 
quadro di alabastro , o marmo si collocasse con bel- 
le e divote immagini ; e che insieme un ottimo e 
celebre dipintore a le mura dipignere ed istoriare 
si destinasse , od uno scultore ad egualmente or- 



3o4 BKtLR-ARTl 

narle ; e di pia che le mura della chiesa di qu'aidrate 
pietre si rivestissero. Come nell'anno stesso , ma sot- 
to // dì 5 1 gennajo , fu egualmente dallo stesso con- 
siglio ordinato che ( ritrovandosi di quel tempo l'ai- 
tar maggiore dell' attuale assai più innanzi tirato ) 
tosto dietro il medesimo , ossia , come appellavasi , 
nella retrotribuna una bella sedia di marmo , come 
per l'innanzi eravi sempre stata , per lo trono del 
vescovo si facesse , che nel mezzo di essa collocato ve- 
devasi ; ed allorché eziandio altri simili ornamenti fu- 
rono eseguiti, de' quali ora non rimane vestigio, e 
de' quali tutti veniamo istruiti da un frammento di 
questi Comunitativi Annali del dett' anno i356 e 67, 
in altro riportato del 1471 pa§. 173, 181 , e i83. 
Un necessario ristauro fu poi a questa chiesa fat- 
to nel principio del secolo XV, cioè nel 1410 {citai. 
Annoi, ad ann. i4'o )• Meno ciò , rip<ìto , verun'al- 
tra innovazione , e molto meno l'accennata riedifica- 
zione da' fondamenti, la medesima sostenne, siccome 
il detto Titi suppone. 

Ne questa da esso affacciata opinione può in 
modo alcuno essere mantenuta dalla pretesa memo- 
ria , a cui egli unicamente affidasi ; perchè questa in 
altro non consiste che in una misera quadrata pie- 
/razzrt , nella quale unicamente inciso leggesi l'enun- 
cialo anno 1457 ; che però vedendosi la medesima 
nella sommità posta d' un' incrostatura a simili qua- 
drate pietre , di cui tutl'ora scorgesi il muro fino ad 
una certa altezza rivestito , dico quindi , a qualche 
, scliiarunento , che la nominata pietruzza l'anno piut- 
tosto accenni in cui detta incrostatura fu riassun- 
ta; giacche sebben questa fino dal i356 ordinata fos- 
se , come di sopra avvertii , contultociò quandoché 
sia incominciata , dovettesi facilmente sospendere per 
le patrie disavventure , e per gli sconcei lamenti di 



Belle-Aiiti 3o5 

que'l«mpi dal Fortebraccio cagionati, da Niccolo del- 
la Strilla , dal Piccinino , e dal Raspanti in quella 
peruginesca fazione che la citta fino al tempo tri- 
bolarono , in cai Eugenio IV accordò la liberta a 
tifernati. Sembra pertanto che disavventure si fatte 
del tutto cessate , della predetta incrostatura all' an- 
no 1457 il lavoro si riassumesse dalla sopraddetta pie- 
truzza indicato, il quale forse per l'orribile ter- 
remoto del seguente anno j458 fu del tutto abban- 
donato ; ond' è che detto muro parte , come sopra , 
incrostato reggasi , e parte nudo , cioè a soli mat- 
toni rimasto. Questo stesso muro , e dalle finestre che 
vedonvisi serrate in antico , e dal farsi queste luogo 
parte nel rivestito muro , e parte nel nudo , per as- 
solutamente vecchio si dimostra , ed all'aatico tempio 
appartenente , poscia ristaurato, ed alla moderna chie- 
sa accomodato. 

Ma ritornando all'affacciata opinione del Titi ^ 
oltr' essere la njedesima d'ogni valido appoggio pri- 
va , è poi eziandio del tutto inverisimile ; perchè 
se nel detto anno 1457 realmente si fosse in gotica 
architettura un novello tempio eretto, e sì dispendioso 
quanto il lasso de' iiomiiiati anni 3") il dimostrereb- 
be che a terminarlo fuvvi impiegato , certamente che 
senza la pii^i urgente necessita pensato non si sareb- 
be, dopo soli anni undici, cioè del i5o3 ad eriger- 
ne altro in miglior forma da' fondamenti ; ed in un 
tempo in ispecie in cui tutto le italiche cittk avendo 
lo stato loro repubblicano perduto , e l'antica loro 
vivacità di commercio, erano però alquanto più pò-, 
vere divenute. 

Sebbene l'insussistenza della -narrata assertiva 

vieppiù si dimostra dalle providense che di ridurre 

l'antico tempio nell' attuale moderna forma , non già 

dall'anno i5o3, ma sibbene dal 1466, a prendere in- 

G.A.T.XXXVII. aó 



3o6 Belle-Arti 

cominciaronsi , fitio dal tempo cioè in cui, secon- 
do il Titi , con gotica architettura già stavasi fab- 
bricando il nuovo tempio da esso immaginato; giac- 
che primieramente ao^li eletti economi della fabbri- 
ca , onde questa si potesse incominciare e termina- 
re in modo che vi stia il decoro , ordinasi che ne 
faccian fare agli architetti i disegni per poi eseguir- 
ne il più conveniente («««a/. Coinun.2^ rnnrz. 14G6). 
Cinque anni però trascorsero senza che si ponesse 
mano all'opera ; e rilevandosi nuovamente che que- 
sta cattedrale improportionata sit , scabra, male or-" 
dinata ^ et sino ornatii aliquo , novella insistenza fe- 
cesi per la sua riforma , e consiliarmente si sta- 
biPi che della medesima il peso sotto l'imposizione 
di un dazio al Comune addossar si dovesse it e ciò 
a persuasione di Niccolò della nostra celebre e guer- 
resca famiglia ditelli , di cui ora dovrò nuovamen- 
te parlare {ibid. a4 marz' i470' Q"'»'^' l'anno se- 
guente quattro soprastanti elessersi al futuro edi- 
fizio, ed ordinossi che l'imposto dazio si dovesse in 
tre anni esigere « onde potere al medesimo dare il 
desiato inconiinciaraento {Jbid, 7 febb. i^']'ì)' Sareb- 
besi pertanto dopo tal tempo , cioè nell'anno i475> 
posta mano all'opera suddetta; ma non si rése altri- 
menti possibile per le tante patrie turbolenze, e per 
l'esilio degl' individui tutti della nominata casa'Vitel- 
li, della fabbrica stessa insigni benefattori , come ap- 
parisce dall'armi loro che tuttora vi si veggono : e 
vieppiù per l'assedio con cui Sisto ly questa patria 
cinse, già valorosamente difesa dal prelodato Nic- 
colò Vitelli chiamato pater patriae ; il quale asse- 
dio con eleganza fu latinamente descritto da Ro- 
berto Orso Jriminese (che in allora era vi potestà) 
nella storia che scrisse De obsidione tifernatum , dal 



Bbli-k-Arti 3o7 

celebre Muratori fra gli scrittori riprodotta delle ita- 
liche cose. 

Giunto frattanto Pottobre delPanno i48i , e ad 
ogni conto insistendosi sulla rinnovazione di questo 
duomo , fu , unitamente al consiglio , deputato alla 
fabbrica il cardinal Savelli in allora legato qui dimp- 
rantie, clie all'oggetto volle che per ogni^ormo su i sa- 
lar] un bolognino si ritenesse, (ibid. 21 ottobre e 4 <le- 
cembrei48i).Ma nel seguente giugno del 1 48' con raju» 
to della repubblica fiorentina rientrato in patria detto. 
iV/cco/o Vitelli , quindi nell'anno prossimo i4Sa reial- 
mente si diede , sebben languido principio alla mede- 
sima ; come apertamente risulta dal primo libro che 
apparisca de' conti relativi alla fabbrica stessa in- 
titolato Conto degli amministratori della fahhri" 
ca dal novembre 1482 al noi>embre idQ^ » inserto 
nel cosi detto Libro nero del Castello , ossia del 
dare ed avere di questa comunità , ove alla pagi- 
na i44 diversi pagamenti veggonsi registrali , fat- 
ti agli artefici della medesima. Finalmente per l'an- 
zidetta rientrata in patria del ditelli ristabilitasi 
circa r anno i484 ^* pace col papa , con attivi- 
tà assai maggiore si attese alla fabbrica del duo- 
mo ; e si sa che all' anno i494 vennero non solo 
alla medesima assegnati fiorini mille {lib.. del cassie- 
rato i494 ) » ™«i ^ sollecitarne la fine, e ad alleg- 
gerirne la vistosa spesa che voleavi per la gran 
quantità delle pietre , fu nell' anno stesso espressa- 
mente ordinato eh' eziandio stimare e vendere si 
dovessero tutte le cappelle da costruirsi , ai mol- 
ti cittadini cbe per divozione a S. Florido com- 
prar le volessero , e ciò ut qui possit cmere abi- 
lius , et ecclesia construatur , et Jiat citius etc> 
{^Ann. Comunit. a8 dicembre i494)* Si sa ancora, 
che del i499 era la fabbrica nel maggior fervore 

20^ 



3ttS BKLLt^AKTt 

( e f u qwftsto torse ài tempo in cui abbandonatosi 
il recchio disegno , un nilovo pii^i magnifico addot- 
tossi , di Cui Or ora parlerò), giacche scorgasi in 
Lombardia qual procuratore spedito maestro Pietro 
lombardo a procacciare de' muratori per detta fab- 
brica ( //7>. del Proviilor. anri. i499 P' ^^7 y* ) • 
Si sa di più che nel i5i8 Giulio de Rinaldi di 
Firenze per cottimo accettò fiorini "-roo di mo- 
neta castellana per fare i tre arconi della crociata 
( Rogit. di Ser Pietro Laure ni pag. 89 ). Si sa che 
nel i52a a spese del proposto Giulio f^itelli ve- 
scovo eletto della patria fu della tribuna termina- 
to il gran voltone , in mezzo al quale eravi però 
l'arme Vitelli , ed intorno a grandi lettere , come 
dice il Certinii inciso Julius f^itellius anno i5aa. 
Si sa che per apposito breve Clemente yil nell' 
anno i524 rilasciò fiorini 3oo con altra somma ar- 
retrata, ed alla camera dovuta a tutti gli anni i5a3 
e 24 ; con che si spendano nella fabbrica del duo- 
mo (^ annal. comun* 1. marzo i524)' Si sa che al- 
la medesima fu dato perfezione e compimento nell* 
anno iSac), come chiaramente indica una lapide che 
gik stava lateralmente alla porta principale d'ingres- 
so prima che si fabbricasse l'attuale facciata , e che 
or murata scorgasi nel muro laterale di questo tem- 
pio che guarda il vescovile palazzo. Eccone il tenore : 

TEMPLVM . DOMINI 

ET . DIVI . FLORIDI . EST 

FLORENTE . INCLITA . VITELLIORVM . PROLE 

DIVO . FLORIDO . ET . AMANTIO 

PVBLICO . PRIVATOQVE . AERE 

JVLIVS . VITELLIVS . PRAESVL 

GVM . CASTELLANIS . GIVIBVS 

SAGRVM . A . FVND A MENTIS . RENOVAVIT 

' ANNO . DOMINI . MDXXIX 



Belik-Arti 3of) 

Si sa finalmente clie tem[iio si maestoso , ornai del 
tutto finito , dal vescovo fra 4lf'Ssandro Filodori 
fu il ari agosto dfelT anno i54o solennemente con^ 
segnato ( Lnzz. ser. de* i>escov. Certiri. ed altri. ) 

Egli è questo pertanto a croce latina , consi- 
stendo in una grande navata con sei cappelle sfon- 
date per parte sulla foggia di cotesto s. Andrea 
della pialle, ed il suo ordine è composito. Tutti 
gli architettonici membri e lavori sono in pietra 
bigia , o peperino , eccellentemente scolpiti. Fra le 
altre cose sonovi non meno di 33 capitelli che per 
entro il cornicione sostengono , essendovene altri tre 
( e ben si conoscono ) i quali furono a' nostri tempi 
aggiunti sfigurando 1' antica bella tribuna per for- 
marvi tre grandi quadroni. Or desta veramente ma- 
raviglia il vedere gli anzidetti capitelli, tutti l'uno 
dall' altro diversi , di tale squisito disegno che ben 
gli aurei tempi ne ricordano di Augusto; ma viep- 
più eccita stupore l'osservare nell' enunciata sorte di 
pietra , con tal finezza e precisione di lavoro , con 
sì bei trafori , eseguite e maschere , ed animali , e tral- 
ci , e foglie da cui vengono i medesimi capricciosa- 
mente composti ; che il tutto sembra pii!i in molle cera 
fuso che in ordinaria pietra scolpito. È stato più volto 
detto che sarebbero essi degnissimi' di essere pulitam(!n- 
te incisi, e tal raccolta agli studiosi d' archi te itii- 
ra , ed agli architetti stessi assai più vantagijiosa 
sarebbe di qur'Ue che alla luce sonosi fino ad ora 
vedute . Si sa che alla testa di questi scultori in 
pietra , o scarpellini , era un fiesolano cioè Leoridr- 
do , alias Geremia ; ne perciò mi maraviglio dell' 
eccellenza degli enunciati lavori. Egli è stato avver- 
tito che r antica ed ora distrutta citta di Fiesole 
presso Firenze , sopr' alto monte è situata , e l'aria 
essendovi sottile e perfetta , vivaci ingegni produce 



3io Bkllk-Auti 

in quegli scarpelliiii , che vi abitano ( Botfar. not. i 
pag. 45 «(/ Vasar. vit. (V An(lr> da Fies. tom. VI 
fidiz. sanes. ). Onci* è che fra i meclesimi ne sono 
molti riusciti eziandio buoni scultori , come Mino , 
Jndrea , Michele Maini , Andrea e Francesco 
Ferrucci^ ed altri. Ma oltre il sudelto Leonardo ^ 
il quale di tutti fu capo , lavorovvi eziandio Gian 
Matteo da Setti gnano , maestro Chimenti di Tad- 
deo da Firenze , maestro Giuliano de Rinaldi pur 
da Firenze , ed altri ( citat, lib. nero del castello 
pag. 144 rogit» di ser Gentile Buratti dell* an- 
no i499' altro di ser Pier Laurenzi del i5i8/?. Sq). 

Ma il nostro tempio e inoltre d'un vasto o son- 
tuoso sotterraneo corredato, con isfondo di più cap- 
pelle da ogni lato , con in mezzo assai grossi e toz- 
zi pilastri, e mezzi pilastri al muro fra Tuna e 
l'altra di dette cappelle , cui le raddoppiate volte 
sono imposte che il suo piano superiore sostengo- 
no, or isolati pilastri e gli sfondi delle nominate 
cappelle fanno secondo la posizione del riguarda- 
tore sì bel giuoco e pittoresco contrasto , che il ben 
noto sig. Granet, venutovi , fecene schizzo a corre- 
do del suo portafoglio. Questo duomo pertanto e 
una di quelle sontuose fabbriche che fanno onore ali* 
Italia nostra , anzi all' architettura stessa , se co- 
si siami lecito dire. Ond' è che il medesimo con tult* 
onore starsi potrebbe in cotesta stessa capitale , ed al 
tempo medesimo rivaleggiare coi Gesù , co' s. Ignazj y 
ed i s. Andrea della Valle , non già per la celebri- 
tà delle scolture , per la finezza de' marmi , e pe' do- 
rati bronzi ; ma bensì per l'assai più valutabile sem- 
plicità e sodezza della sua architettura. 

Il nostro T'iti ^ continuando a ragionare di que- 
sto tempio, eoa tutta franchezza diverse altre pro- 
posizioni azzarda relativamente a tal fabbiica (Gm/V/* 



Belle-Arti 3ii 

di Roma , Inog, e pag, sopra cìt-)- Primierament»? as- 
serisce , essere la medesima stata da' fondamenti rin- 
novata con disegno del famoso architettore Braman- 
te Lazzari ; quando che ciò non risulta da alcu- 
no , almen conosciuto documento , che nell' archivio 
si serbi della stessa chiesa cattedrale , o di que- 
sta comunità. Che però dee il medesimo l'accenna- 
ta sua proposizione unicamente avere appoggiata a 
quella che qui ha veramente regnato , e regna an~ 
tica e non interrotta tradizione . che della medesi- 
ma il disegno al detto Bramante appartenga ; e ciò 
ad onta del Lomazzo che dice , aver questi usato 
fare i suoi templi piuttosto a croce greca {Trattai, 
della pitt. lib. i cap. a8 pag. 47)' Ma questa tra- 
dizione non può essere efficacemente atterrata da 
si fatta assertiva del Lomazzo ; giacche non resta 
escluso cir egli talvolta alcuno disegnare non ne po- 
tesse» volesse eziandio a croce latina^ come ap- 
punto nel concreto caso. La storia poi sembra che 
tradizione si fatta piuttosto favorisca. Che a que- 
sta fabbrica con un disegno si desse incominciamen- 
to , e che quindi , come già motivai , assuntasi più 
grandiosa idea con altro assai più splendido con ad- 
dattato modo si terminasse , pare non siavi alcun 
dubbio ; il primo fino dal di sopra avvertito an- 
no i46(> ordinato, in cui la generosa risoluzione ad- 
dottossi d' innalzare un nuovo tempio ; e dì que- 
sto l'andamento dovea per avventura essere molto 
simile all'antico; dacché in un istromento con cui 
conducesi lo scarpellino Gian Matteo da Settignano 
a tutti scolpirne in pietra gli architettonici mem- 
bri , si stabilisce che questi simili esser debbano 
a quelli che si veggono per la chiesa dipinti , (cioè 
nel vecchio tempio) accordandoglisi soldi quindici 
per ogni piede ( Rogit. di ser Angelo di ser Bat" 



3l2 Bki>i.k-àkti 

tista ann. i474 P^g' ^l^)- Ma fattosi poi , come fu 
detto , da Niccolò Vitelli la pace col papa , e quin- 
di gì' individui tutti di questa famiglia (per insi- 
gni benefattori di questa fabbrica di gik enunciati) 
ricondottisi in questa citta , sembra clie piiì l'opera 
fervendo , si ordinasse , e si eseguisse un disegno del 
tutto diverso e più magnifico , con cui or vedesi 
questo duomo compito. Tultociò tanto più certo si 
rende eziandio per la diversità stessa delle misure 
che passa fra gli architettonici membri che al pre- 
sente veggonvisi messi in opera , e quelli che dal no- 
minato Matteo da Settignano già si doveano scol- 
pire, le cui misure, e i respettivi prezzi dal sopra, 
citato istromento minutamente risultano. 

Or nulla di più facile ciie per questo nuovo 
disegno si ricorresse a Milano , ove la magnificen- 
za di Galeazzo Visconti avea gik i migliori ar- 
chitetti ragunato per quel magnifico duomo innal- 
zare : ed iw tal caso nulla eziandio di più proba- 
bile che detto Bramantesche fino dall'anno i^'jG 
'j'j vi si ritrovava , ne fosse specialmente richie- 
sto : primo ,.i^erche fra tutti egli erasi reso famoso, 
e come tale vivevasi poi ai servigi del nominato Gian 
Galeazzo e di Lodovico il Moro , d'onde per recarsi 
in Roma non parli , se non , secondo il Vasari ^ l'anno 
santo del i5o»., o più veramente alla caduta di det- 
to lìforo successa all'anno ii\gQ (Consig. de Pagav. 
not. alla vii. di Bram. tom. 5 del Vasar, pag. i58 
ediz. sanes.) : secondo , perchè su ciò che principal- 
mente la fabbrica del nostro duomo riguardava, chia- 
ra si ravvisa la parzialissima stima che verso de* 
lombardi e milanesi artefici questo comune di quel 
tempo nutriva ; cosicché lombardo , o milanese era 
Elia capo mastro architettore , ed esecutore del- 
la fabbrica ( citat. lib. nero del castello , e cit. 



pag. i44)= 'f* Lombardia si andò per avere de' mu- 
ratori ad aftVettamento della medesima , essendo co- 
là stato spedito il nominato maestro Pietro pur 
lombardo; terzo finalmente , perchè ornai essendosi di- 
mostrato con originali matioscritti , esser Bramarne 
non già in Urbino nato , ma bensì nella villa di 
Stretta due sole miglia distante da Castel Dtirante, 
ora Urbania , e però in luogo assai vicino a que- 
sta citta e territorio , quindi un uomo di tal fatta 
perciò solo dovea facilmente essere conosciuto da 
questo comune piìi di qualunque altro , ed ezian- 
dio pe' templi e palagi da esso innalzati ne* cir- 
convicini luoghi della Romagna che fama grande 
aveangli procaccialo ancor prima di recarsi in Lom- 
bardia ed a Milano {De Pagav. not. al f^asar. vii. 
di Bram, tom. 5 pag- »57 citai, ediz-) ; e ciò tan- 
to pili , se oltr' essere egli vicino , eziandio quasi 
concittadino , o da questa città . originario riputar 
si dovesse ; disceso cioè da questa patrizia , e già. 
estinta famiglia Lazzari , per mezzo di queir Angio- 
lo di Giovanni d'Angiolo Lazzari nemico di BraC' 
ciò Fortebaccio ^ che l'anno 1^21 impossessatosi do- 
po un lungo assedio di questa città, il mandò con 
altri in esilio ; per il che egli ricovrossì prima in 
Fuligno , e quindi stabilissi in Castel Durante. {Laz" 
zar. ser. de vesco\f. tifernat. pag. i3q). Ciò poi 
ammesso , nulla di piii facile che acquistandovi qual- 
che possessione , se n'andasse ad abitare in detta vil- 
la di Stretta. Ma invero egli è notissimo che non 
fu che una vanita di famiglia che il nostro Laz- 
zari sedusse a fingere co Lazzari di Castel Durante 
o di Stretta un attacco , avendo loro eziandio tra- 
smesso il da esso inventato albero genealogico con 
l'arme gentilizia all' altra de' medesimi ben accomo- 
data. Giacché quell' Angiolo di Giovanni d^Jngio- 



3l4 BlLlB-AllTI 

lo , che il preteso attacco ne formerebbe , da inne- 
gabili documenti , che qui inutilmente arrecherebber- 
si , risulta essere della nobile estinta famiglia PaS' 
scrini y il quale lungi dal recarsi nel detto Castel 
Durante, sempre in Fuligno fermo e rifugiato si stet- 
te per tema di Fortebraccio , ed in questa stessa cit- 
ta passò eziandio all' eternità. Egli è vero che fosse 
tradizione nella famiglia di questi nostri Lazzari di 
essere gli stessi con gli anzidetti ; ma il laborioso 
Certini con ischiettezza la dice a suo tempo uni- 
camente nata : senza però che siasi mai sapulo es- 
sere in antico passato fra le due famiglie officio 
di ricognizione scambievole, come fra veri agnati più 
spesso si pratica. 

Ma tornando al Titi , altra proposizione in se- 
condo luogo con tutta franchezza avanza , che que- 
sto duomo cioè, oltr' essere stato dal nominato arte- 
fice disegnalo , fosse eziandio nella fabbrica assisti- 
ta da Raffaelle d'Urbino di lui scolare in aschitet- 
tura {luog. sopra cit. pag. 4^7); ed a conferma di 
ciò adduce le prime opere da esso qui dipinte, e da 
me precisamente indicate nella mia lettera a voi di- 
retta nel aG di aprile dell'anno scorso , inserta gik in 
cotesto Arcadico Giornale , alla pag. 216 volume di 
maggio. Ma oltre che in veruno di questi archivi non 
esiste all' uopo alcun documento , subito la medesima 
si dimostra per del tutto erronea , tanto nell'enun- 
ciato caso di un primo disegno con cui dissi esser- 
si la fabbrica nell' anno 1482 incominciata ; quanto 
eziandio nell' altro di un nuovo e pili magnifico 
disegno con cui fu essa terminata. Nel primo caso , 
perchè la medesima incominciata si sarebbe un an- 
no prima che Raffaello stesso nascesse : nel secon- 
do , perchè sebben qui supporre si volesse , come il 
Titi asserisce, principiata nell' anno i5o3j contut- 



Belle-Arti 3i5 

tociò l'anzidetto divino artefice non le avrebbe po- 
tuto la pretesa sua assistenza prestare ; perchè egli 
per la prima volta mise piede in questa citta al- 
lorché Pietro suo maestro (già da Roma tornato a 
Perugia) volle a Firenze nuovamente recarsi , cioè 
intorno all' anno i5oo { Autore della oit. di Pietro 
pag. 9 ) , vale a dire quando secondo il detto Titi non 
erasi ancor messo mano all'opera. Ma doveltene «gli 
tosto partire , eh' ebbe dipinto in dett' anno le tavole 
rammentate dal frasari del s. Niccola da Tolentino 
iella soppressa chiesa di questi agostiniani , e del Cro- 
■?i/isso nell'altare di s. Domenico; e ciò ad istanza del 
Pinturicchio che dal cardinale Francesco Piccolomi- 
ni, poi Pio Ut incaricato a dipìgnere la celebre li- 
breria di Siena , d'ajulo il richiese. Ond'è che il me- 
desimo ritrovavasi nel predetto anno i5o3 nella no- 
minata citta, ed in fretta poi partendone recossi 
per la prima volta a Firenze ad osservare i celebri car- 
toni a gara dal P^inci e dal Buonarroti eseguiti ; come 
dissi in altra mia lettera del i3 decembre anno scorso 
a voi egualmente diretta , e nel citato arcadico Gior- 
nale inserta , volume del mese anzidetto. L'eruditis- 
simo padre mz-aslro Pungileoni<, in una sua che di costi 
mi diresse fino dal 3 aprile scorso , opina che Raf' 
faello nel i5o3 rimpatriasse , e che per quel suo 
duca Guid' Ubaldo alcuni quadretti dipingesse ; ma 
sebben ciò al mio assunto non oppongasi, non ostan- 
te posso non fare a meno di qui per incidenza ri- 
flettere , che quando egli a prova della sua opinio- 
ne alcun sicuro e preciso documento non abbia, 
mi sembrerebbe non aver potuto Raffaello rimpa- 
triare che o nel i5o3 , od al piiì per brevissimo 
tempo in alcuno de' primi mesi del nominato an- 
no i5o3; giacché verso la meta di questo stavasi dal 
Pinturicchio ancor dipingendo l'accennata sanese li- 



3 1 6 B K T, L B - A R T I 

breria , come dimostra il testamento del lodato car- 
dinal Piccolonùni ^ rogato V ultimo cf aprile dell' 
anno medesimo ( f-^asar. proem. alla vit. di Raffi 
tom. y pag. 238 ediz. sanes.). Onde Raffaello che 
secondo il detto frasari ^ ed a comune* opinione, ne 
lo ajutava , non potea , quasi sfaccendato , starsene 
in Urbino a dipingere leggieri cose per lo detto 
duca ; e vieppii!i sapendosi eh' egli era realmente in 
Siena, quando corse a Firenze per osservare i nomi- 
nati cartoni. 

Ma tornando alla pretesa assistenza ài Raf" 
facile alla fabbrica del nostro duomo , prosieguo a 
dire che s'egli nel i5o3 non vi potè assistere , nep- 
pure nel venturo anno i5o4 potè ciò fare; giacche 
sebben vero sia che nel decorso di questo egli qui 
tornasse a dipingervi il si celebre sposalizio della 
Madonna in questo s. Francesco , contuttociò egli è 
altresì vero che subito partir ne dovette , trovandosi 
nel corso dell'anno stesso in Perugia a dipingere nella 
novella maniera fiorentina la tavola deW Assunta per 
Maddalena degli Oddi; indi nella citta stessa a colori- 
re per le monache di s. Antonio la B. Vergine tenente 
in i^rombo il bambino Gesù con pm santi per parte, ed 
in allo il divin padre; e nella predella tre storie di Gesii 
Cristo, nelle quali specialmente fece spiccare il suo mi- 
glioramento {cit.aut. della vit,di Pieti\pag.^\i). Inol- 
tre videsi nel castello della Pieve aiutare a Pietro 
suo maestro nel beli' affresco de'' re magi esisten- 
te nella chiesa di s. Maria de* Bianchi ( proem. 
alla i'it. di Raff. Vasar. citat. ediz. tom. 5 pag. 228); 
e finalmente, e sempre nell'anno medesimo, in Ur- 
bino : ove sotto il dì I ottobre , ottenuta dalla du- 
chessa di Sora Giovanna della Rovere una commen- 
datizia per lo gonfaloniere Pier Soderini (Lett. pittor. 
lett, \) a Firenze per la seconda volta restituissi; 



BblIe-ArtI 317 

tóme slmilmente rammentai nella citata mia Iette- 
rà inserta nel nominato Giornale , volume di di- 
cembre. 

Neil' anno seguente poi i5o5 dovett' egli sica- 
famente ai Perugia tornare , sapendosi avervi fra e 
altre cose dipinto queir affresco in i. Sr-^'cro , ov' 
espresse il Salvatore in gloria eoa Dio Padre , e 
molti santi attorno da nuvole sostenuti , con la data 
del detto anno i5o5 (Orsin. QiiicL de Perug. p. a40ì 
e quindi poi per la terza volta a Firenze recosjsi , 
da dove, secondo il Lanzi, nel i5o8 sen partì alla 
volta di Roma senz' essersene più mosso. Dopo tutto 
il fin qui ragionalo, la pretesa assistenza di lìaf/rtelle 
alla nota fabbrica del duomo ( meno , se cosi pur 
si vuole , di {jualche ora ) non può altrimenti ri- 
guardarsi che qual mera fola , o sogno di non abba- 
stanza istruito scrittore. Ma , a vieppiù toglier di 
mezzo si fatta opinione , notar deesi che sebbene 
Raffaele ( quando nel i5o3 incominciita dal Ttti 
si suppone la nostra fabbrica ) qui realmente trova- 
lo si fosse , con tutto ciò non era egli di quel tem- 
po architetto tale , ne di quel sapere , credito , e fa- 
ma in quest'arte godea , che andato a Roma acquistos- 
si poi sotto la scuola di Bramante , cosicché elet- 
to verisimilmente esser potesse ad assistere qual 
direttore all' anzidetta fabbrica sontuosa , che as- 
solutamente un ben valoroso ed esperimentato ar- 
chitettore e maestro esigea. Ma ciò che finalmen- 
te ogni questione in proposito del tutto a mio pa- 
rere distrugge , egli è il di sopra nominato Elia di 
Bartolomeo lombardo , che in questi comunitati-' 
vi annali qual capo mastro architettore ed esecuto- 
re della fabbrica sembra ravvisarci , e come a ta- 
le si fa un pagamento a conto di lire "721 ( citat. 
lib. ner. del Castell. pag. i/\2 ); ed il quale in. vi: 



3l8 B K L i E-A R T X 

Sta della jua archittonìca bravura unitamente a tut- 
ta la sua famiglia da ogni peso esentato fu si per- 
sonale e SI civico (citai. annaL 29 agosto i49')' 

L'ultima proposizione che il Ttti rapporto a tal 
fabbrica con egual sicurezza avanza si è , che Rqf" 
facile stesso degli enunciati bellissimi capitelli fos- 
se il disegnatore ( citai. Quid. pag. 439 ) . Ma seb- 
bene la medesima fra i possibili sia , rendesi però 
gravemente sospetta di falsità ed inverisimile , qua- 
lora ben si noti che quello stesso eccellente archi- 
tettore che SI maestoso tempio seppe disegnare, 
eziandio dovea saper disegnare , e avrà i detr- 
ti capitelli allo stessa tempo disegnato : se neppur 
qui si perda di vista , che Raffaele di quel tempo 
non era sì fattamente nell' architettura versato da di- 
segnare tanti , sì belli , e sì varj capitelli con quell' 
attico gusto e sapore che solo col lungo studio at- 
tinger poteasi dalle architettoniche ruine della latina 
magnificenza , com' esso poi potè , come dissi , fare 
sotto la scuola di Bramante . 

Ma sia chiunque esser si voglia del maestosa 
tempio Tarchitettore , de' delicati capitelli il dise- 
gnatore , certo è che il medesimo di primitiva sua 
costruzione non avea 'cupola di sorte alcuna ; ma 
lih semplice alquanto sfogato catino ; allorché a' tem- 
pi di monsignor Giuseppe Maria de' Sebastiani , 
che la tifernate chiesa resse dall' anno 16-72 al 
1689 , vennesi col disegno del nostro concittadino 
e valoroso architettore Niccola Barbioni alla fabbri- 
ca!zìone d'un* assai sfogata cupola che infinita bellez- 
za al magnifico tempio accrebbe ( Tit. Quid, di 
Rom. pag. 439 )• Disadorna peraltro questa si stet- 
te fino stila meta circa del secolo trascorso , in cui 
fu a compimento di sì beli' opra stabilita di non 
sola far dipingere questa , ma eziandio il gran voi- 



Bell E- Arti 319 

tone , e i di sopra enunciati tre grandi quadroni 
della tribuna. Le pitture di questa tutte dal cava- 
lier Marco Bene/ìale furono a buon fresco colori- 
te , che nel detto voltone , in mezzo ad un aper- 
to cielo , rappresentò 1' Assunzione di Maria Vergine 
con bellissimi svolazzi de' suoi panni da molti begli 
angioli sostenuta, che un gruppo formano assai rispet- 
tabile ; quindi a di lei corteggiamento pose in giro i 
tanti protettori ed altri santi di questa citta , uni- 
tamente ad un coro di pili angioli che varj istro- 
menti toccando applaudono a tanto trionfo. Il Bene- 
fiale , non bea pratico delle grandi, macchine , a di- 
pignere incominciò questo voltone dal suddetto grup- 
po di mezzo , ed invece di toccarlo con leggiere 
tinte ed isfuggenti , siccome nella più alta parte col- 
locato , caricoUo all' incontro un pò troppo ; cosic- 
ché per poi mandarlo in alto , ed ispingerlo, fu co- 
stretto nella più bassa parte a gettare assai di scu- 
ro nelle grandi nuvole che i nominati santi sosten- 
gono. Per la ragione stessa di poca pratica in sì fat- 
to genere di lavori fece il Benefiale qualche erro- 
re di disegno , come in quelT angiolo grandissimo 
ch« la cittk sostiene , a cui fece una gran coscia e 
schiena , ed una assai piccola testa. 

Fra gli spazj poi delle due finestre, che sono al 
di saprà del cornicione in ciascuna delle tre pare- 
li che la tribuna circoscrivono , finse pendenti tre 
arazzi , ed in quello di mezzo , ossia di faccia , rap- 
presentò il martirio di s. Lorenzo , cui fu questo tem- 
pio fin dal principio dedicato , come lo sono quasi 
tutte le piùantiche cattedrali : e lateralmente a det- 
te finestre dipinse s. Paolo : figure di tutta bon- 
tà , ed in ispecie il s. Pietro che già meco altamen- 
te lodarono eziandio gli eccellenti inglesi dipintori 
Gavino Hamilton e Dumo « allorché , sono gi'a molt' 



330 B«LtK-A.rvTi 

anni , qui recaronsi, Neil' altro arazzo a cornu eran- 
gelii operò la regina Ester che vien meno alla pre- 
lenza di Assuero , ed a' lati delle finestre due de* 
quattro dottori di s. Chiesa; e nell' altro opposto co- 
lorì Giuditta , che presso Betulia mostra il capo 
d' Oloferne , e dalle bande delle finestre medesime 
gli altri due dottori di s. Chiesa. Queste due storie 
e questi dottori sono assai belli , e di [bel caratte- 
re le loro teste. Finalmente nei tre nominati qua- 
droni , al di sotto dell' enunciato cornicione , espres- 
se in quel di mezzo s. Florido che accompagnato da* 
suoi canonici e da altri osserva la pianta della nuo- 
va citta che da una inginocciata figura gli si mo- 
stra , r antica supponendosi da' goti rovinata. Da 
una banda di detto santo si ^ vivamente rappresen- 
tato il Benefiale ; e le teste s\ del santo medesimo 
e SI del suo capitolo sono altrettanti ritratti di quel- 
li che quando dipingessi vivevano : siccome quella di 
s. Florido è il ritratto di monsignor Gasparini ve- 
scovo della citta : quegli che nel dinnanzi vestito 
di una tonicella di lama d'oro gli tiene un pò al- 
zato il piviale , è il canonico Giulio Paolucci uom 
dottissimo : quegli che in nera niantelletta sta dall* 
altra banda dietro a s. Florido-, è il proposto Gian' 
notti eccellente mistico del suo tempo , come dall' 
opera che in tal materia in tre tomi consegnò al- 
le stampe. Sonovi eziandio i ritratti al vivo de* ca- 
nonici Manucci , Fucci , ed Jbbizzini , alla cui fami- 
glia già appartenea la celebre tavoletta dello sposali' 
ZIO della Madonna di Raffaello d'Urbino ( a questa 
chiesa di s. Francesco rapita ed alla citta) che, sebben 
con ingiusto ed infetto titolo , tuttora esiste e si ri- 
tiene \\e\[^ pinacoteca del R. palazzo delle scienze ed 
arti di Milano. In distanza poi veggonsi muratori ed 
altri artefici aver gik la riedificazione incominciata delle 



Belle-Arti Sai 

nuove mura della città, ed al proprio lavoro ciascuno 
attendere. Nel secondo degli enunciati quadroni a 
eornu evangelii colorì il martire s. Crescenziano 
nell'atto che con l'impugnata lancia uccide un fie- 
ro drago , alla cui vista inalberato ed ardente ve- 
desi il cavallo sopra il quale egli è montato ; ne 
veruno speri di vederne uno piìi bello e più ben 
mosso: in dietro poi scorgesi gran quantità di po- 
polo che il felice esito attende della zuffa. Nel ter- 
zo in fine rappresentò s. Florido , il quale in mez- 
zo aduna foresta libera un ossesso, ch'è una ben musco- 
lata ed espressiva figura ; ma altresì è da ogni costu- 
me del tutto alieno , solo che si consideri in detta 
selva e di pontificali abiti rivestito il gran santo. 
In questi tre quadri sono delle teste assai pronte e 
vive ; e si fatte dipinture tutte diede il Benefiale 
compite neir anno 1749 ; come dall' iscrizione posta 
nel fregio del cornicione che gira attorno alla tribu- 
na stessa. 

Venendo ora a ragionare della cupola , dalla 
pili sensata parte di quel capitolo ad ogni patto 
volevasi che dallo stesso Benefiale fosse colorita : 
ma come assai spesso accader suole , i meno sen- 
sati prevalsero , che a tal' opera destinarono il me- 
diocre pittore , ma per essere uscito dalla scuola 
del Bacicelo , buon frescante e coloritore , cavalier 
Lodovico Mazzanti che diverse gerarchie di santi vi 
espresse co' nostri protoparenti Adamo ed Eva in- 
nanzi al Redentore prostrati , che invero erano due 
belle figure ; cosicché quesl' opera per essere con 
assai vaghe e brillanti tinte colorita producea nel 
tutt' insieme un ottimo , e piacevole efletto. Io non 
istarolla a più minutamente descrivere perchè più 
non esiste : l'orribile terremoto del 3o settembre 1789 
tutta intiera la fece a terra miseramente crollare con 
G.A.T.KXXVII. 3J 



Saia BittE-ÀATt 

avere a tutte fortunatamente perdonato le sopra de- 
scritte dipinture della tribuna , ed anche ai quat-' 
Irò evangelisti che il ridetto Ma-zzanti ne' quattro 
peducci avea dipinto della medesima cupola . Fu 
questa tosto rifatta , sebbene dèlia descritta alquan- 
to pii!i bassa ; e varie indagini premesse sulla ri- 
cerca d'un buon frescante a dipigaerla unitamente 
a' laterali voltimi , fu all' uopo finalmenle prescel- 
ti) il già passato agli eterni riposi sig. cav. T^onx' 
maso della tutta pittrice famiglia Coicn , che due 
altri insigni artefici già diede alle arti ed alla pit- 
torica storia i cioè l'assai più celebre Sebastiano « 
e Giovanni di lui fratello. 

Accettatasi pertanto dal medesimo un' opera sì 
grandiosa , primieramente per rispetto alla cupola , 
Vira divina volle rappresentarvi placata da' meri- 
ti del Redentpfe ^ e dall' intercessione di Maria Ver- 
gine t e di altri santi conciUadini ^ e specialmente 
di j. Florido vescovo , come dissi , e protettore di 
questa città; ed all'uopo nel bel mezzo, e nella più al- 
ta parte del cielo empireo , collocò l'eterno Padre che 
già placato , una mano stende in segno di pace e d'ami- 
cizia , siccome quel greco artefice fece al stto M- 
Aurelio di campidoglio all' oggetto stesso disten- 
dere. Al destro lato del medesimo in piano un po- 
chetto più b^sso pose il Redentore che a mitigarne 
lo sdegno , de' suoi meriti fagli offerta accennando- 
gli gì' istromenti dell' amara sua passione, e la cro- 
ce de' peccati degli uomini espiatrice che inalbe- 
rata , appiè da Un grand' angiolo si regge , ed in 
cima da altri angioletti volanti t a destra del Sal- 
vatore inginocchiata si scorge la Vergine , che in at- 
to umile e supplichevole mis(iricordia egualmente ne 
implora. Dalla sinistra poi del Dio padre due grand' 
aingioli inferiormente pose della divina vendetta ese* 



Belle- Arti 333 

cutori , armjlo il primo di scudo e spada , ed il 
secondo di lancia , che ratti già sulla terra piomba- 
no ad eseguirla : cjuando un allr* angiolo h già ve- 
loce corso , ed uno di essi per un* ala graziosamen- 
te preso lo arresta , e dell'ottenuto perdono gli av- 
verte accennando loro V eterno misericordioso pa- 
dre. In piano poi , ancor più airoccbio vicino , di- 
versi santi in circolo rappresentò che lutto occu- 
pano il giro della cupola ; cioè a destra , e più al- 
la nomata croce del Salvatore vicino , pose insieme 
uniti il patriarca s. Giuseppe, ed il precursore s. Gian 
Battista ; indi i dodici apostoli con s. Giovanni evan- 
gelista, e finalmente diversi santi e sante tiferaa- 
ti , alla cui testa scorgesi il prelodato vescovo s. Fio-- 
rido ; dietro poi a questi santi alcuni altri scorgon- 
si in giro superiore. Finalmente sotto la lanterna fe- 
ce un festone che attorno le gira , da diversi scher- 
zosi e nudi angioletti sostenuto ; e secondo il co- 
stume sotto il voltino della medesima espresse il San- 
to Spirito in forma di colomba. Nel fregio poi del 
primo cornicione sotto il tamburo della cupola stes- 
sa leggesi questo sacro motto: Cum iratus fueris mi' 
sericordiae recordnberis. 

Venendo ora agli speciali meriti di queste dipin- 
ture , deesi fra le principali cose in primo luogo os- 
servare la testa dell' eterno Padre. È questa di bel 
carattere con la dovuta variazione presa, come il CVm- 
ca stesso dic-^va, dal celebre Giove in semibusto eh' è 
in campidoglio , detto il Giove della Pialle , per- 
chè già a questa famiglia apparteneva : ben disegna- 
te , ed in espressivo atteggiamento sono le figure del 
Redentore e della Vergine , che gli stanno vicine : 
corretti e scherzosi gli angioletti che tengono la som- 
mità della croce ; ma sopra tutto belli gli accenna- 
li dua armali angioli vindici degli oltraggi divi- 
ai* 



3^4 Belle-Arti 

m. 11 gruppo eziaiulio degli apostoli merita loJe , 
ed i/i ispecial modo il s. Bartolomineo , ed il s. An- 
drea che da una Lauda stagli dietro : il primo con 
testa assai bolla ed espressiva , che guarda in su ^ 
ricoperto in parte da bianco panno che assai bea 
rompe con la bronzina carnagione di quel santo pe- 
scatore : ed il secondo avente il corpo tatto nudo , 
e le braccia , ciie del Conoa V anatomico sapere 
8pj)alesa. Finalmente ì)en dipinti , ed a rigoroso sot- 
to in su assai ben disegnati, ed in capricciose e belle 
altitudini situali sono i molliplici angioletti che tut- 
ti nudi, il sotto la lanterna nominalo festone sosten- 
gono. 

Ma se il curioso ed intelligente osservatore del- 
le dipinture stesse si fa in secondo luogo a conside- 
rare i difetti , a prima vista offeso rimane dalla 
povertà, dell' in<^enzione e del composto , per cui 
si è fatto un inconveniente e soverchio risparmio di 
figure; ond' è che si ravvisino degli spazi eccessiva- 
mente ampli, ov' altro di dipinto non evvi che una 
insignificante nugolaglia , e de' vapori ; cosicché qui 
ben calzerebbe quel verso di Virgilio : Apparent ra- 
ri nantes in gurgite vasto. Che però questa cupo- 
la manca del tutto del contrapposto di que' gruppi, 
di quelle figura , di qiie' piacevoli giuochi di luce 
e d'ombre , che con artificioso avredimento degra- 
date , apparir fanno nelle speciose volte e cupo- 
le de' Lari/ranchi e dei Cortona quell' inìinensita , 
e quella vastità de' celesti spazi che Tocchi o rapi- 
sce , e la mente solleva dello spettatore. La figu- 
ra del Salvatore con la sua croce , se si riguardi 
dal miglior punto che sceglier si dovea, ch'è quello 
del mezzo della chiesa ( e che fu forse scelto , seb- 
ben con infelice riuscita ) sem])ra che cada , e che 
un pò storta nella sommità sia la crcee ; onde per 



Bklle-Arti Saj 

ben vcdoila conviene latfialmente molto acco'^^.ai-si 
alla cappella di s. Anna , o porsi sotto all' arcone 
dalla banda della sagrestia. Sonovi diverse figure 
che di mera pratica ravvisansi tirate ; come special- 
mente il s. Donino , ed il b. Benedetto di Pace ge- 
suato , die si osservano un pò piìi alti collocati fra 
s. Gioan Battista ed il coro degli apostoli. Vuoisi 
generalmente che a diversi di questi apostoli , ed in 
ispecie al s. Pietro , al s. Andrea, ed al s. Barto- 
lommeo, abbia il Conca si la barba colorito lateral- 
mente alla bocca , che questa del giusto assai più 
lunga e larga apparisca : ad occhio ciò non ostan- 
te pili istruito non sembra tanto notabile tal rile- 
vato difetto. Di più la prospettiva aerea evvi po- 
co rispettata ; cosicché le figure dell' eterno Padre , 
del Redentore , e della Vergine , sebben collocate in 
piano alquanto superiore , e più dall' occhio distan- 
te, contultociò sono di grandezza , o eguali , od ezian- 
dio miggiori , e le carni e i panni loro tinti di colo- 
ro più risentito e robusto di quello che il sieno tut- 
te le altre nominato figure : quando che le anzidet- 
te alquanto più alte conveniva tenere , ed in mo- 
do degradate ed isfuggenti , che il magico effetto 
producessero d'innalzare la gran volta al di Ih del 
vero. Non tutte poi , come pur doveasi , le figu- 
re di questi santi che alla santissima Triade fanno 
devolo corteggiamento , alla grand' azione della di- 
vina misericordia, che in questo momento visi rap- 
presenta , sembrano interessate ; siccome per esempio 
quel sant' apostolo che fortunatamente da una mas- 
sa d'ombra oscura ricoperto incubo si giace , se co^ 
SI siami lecito dire , sopra una uuvola , voltando la 
testa addietro , e le spalla al Padre eterno , ed ai 
Salvatore ; così la s. Teresa che con eguale indifl'e- 
renza sdraiati di troppo sopra altra nuvola si ri- 



3aG B >: t. 1, e - a r t I 

posa; cos'i il nominato s. Donino clic in giù pie- 
gata la vita e la testa , cioè verso il piano della 
chiesa , sembra quasi affacciato ad una finestra di- 
scorrere con alcuno che quivi sia. Il colorito final- 
mente di queste dipinture , sebbene in genere armo- 
nioso , va del tutto privo di quel morbido , di quel 
lucido e brillante che nasce non solo dal contrasto 
ed avvicinamento de' colori , ma eziandio dalli buo- 
na fìsica qualità e scelta de' medesimi , sebbene a 
farla avesse il Conca il dovuto compenso ricevu- 
to ; ed a vieppiù rendere sensibile tal difetto con- 
corre l'esistenza ed il paragone dei quattro evange- 
listi ne' peducci di questa cupola dipinti , come dis- 
si , dal detto cav. Mnzzanti , che di colorito sono 
assai vaghi. Ad onta di tuttociò questa stessa cu- 
pola nel tutt' insieme un piacevole efFetto produ- 
ce per le lodevoli sue qualità in primo luogo rile- 
vate. 

Passerò ora a descrivere le altre dipinture dei 
sopra nominati voltoni. In ambidue finse il Con- 
ca un soffitto , nel mezzo rotto da un gran vano ro- 
tondo di finta cornice fornito che l'aperto cielo ne 
mostra , e lateralmente da due più grandi quadro- 
ni finti di basso rilevo a stucco , che similmente con 
la loro finta cornice sopra il cornicione del tempio ven- 
gono immediatamente a posare. Nel primo di detti 
VDltoni, dalla banda delle sagrestie nel mezzo dell* 
enunciato vano rotondo , sopra nuvole sedente e da 
diversi angioletti sostenuta rappresentò la s. Chiesa 
di pontificali abiti rivestita con triregno in testa , 
la quale con mano alta tiene le chiavi, e con l'al- 
tra il pastorale. In aria devota e riverente sonovi 
attorno due grand' angioli vestiti: altro ve n' è che 
le tavole mostra dell' antico testamento ; altro che 
aperto solleva sopra del suo capo il libro della s. scrit- 



Bkl]lk-Arti 327 

tura , e due Infine insieme agruppati che una gran- 
de stola tengono scherzosamente in mano. In uno 
poi de' laterali quadroni rappresentò lo spesso no- 
minato s. Florido, che alla presenza del pontefice 
s. Gregorio narra la storia del martirio sofferto dal 
perugiiio vescovo s. Ercolnno con da una banda il 
tavolino, i notai, e i testimoni che gli atti ne registra- 
no ; ed evvi sotto quest' iseri^ioue : Sanctus Grc-^ 
gorìus magnus Runam ad se accersivit s. Fiori-' 
dum , ut ah eo disoeret martiriiim s- episcopi pe-> 
rusiìii. Neil' altro figurò l'estrema conaunione del pre^ 
lodato moribondo santo da tre vescovi assistito, cioè 
dal perugino , dall' aretino, e dall' eugubino , con ap- 
piè quest' altra iscrizione : ^S". Floridus moriens , cui 
adstant tres epitcopi ad hoc caritatis (>fflciun% iin~> 
plendum cnelosti inonitu convocati. 

Fra le finr!stre poi della crociata a quf^sto vol- 
tone stesso sottoposte colori due delle cardinali vir-f 
lù , cioè la Giustizia e la Fortezza^ che sedule, im-^ 
mediatamente posano sopra il cornicione della chier» 
sa: la prima tenente con una mano la spada, e con 
l'altra la bilancia : e la seconda , che ad un tronco 
di tolonna appoggiasi con lancia in mano , e scudo 
a piedi. Dall' altra ])anda poi delle ridette fiiK.vstre 
presso la Giustizia fii^urò un grand' angiolo nudo che 
porta i fasci consolari , e dall'altra presso la Foriez-^ 
za egualmente espresse un putto che con una mano 
per lo collo tiene un leone , e con l'altra prende un 
rosso e lungo cingolo che per legamelo gli porge 
uà angiolo che volante stagli al di sopra. In alto 
poi fra le medesime nominate finestra uu gran me- 
daglione ovale finse di chiaro scuro a stucco , retto 
non solo da alcuni celesti geni , ma f:ziandio da una 
specie di dipinta cornice che diritta esce dagli archi - 
Jravi delle dette finestre , e che ovalmente piegando 



3a3 Belle-Arti 

abbraccia e sostiene il nominato medaglione. Espres- 
se in questo inginocchiato , ed orante innanzi ad un 
crocifisso , il b. Buccio Bonari gesuato nostro con- 
cittadino , eletto a vescovo della patria l'anno i354, 
il quale al dir del Lazzari^ nel suo vescovile pa-' 
lazzo albergò il b. Giovanni Colombini fondatore 
de' gesuati , il quale qui fondò un convento che fu 
il secondo del suo instituto ( Lazz. ser. de vesc. 
tifer. pag. ii3). 

Passando ora all' opposto voltone , nel già av- 
Tertito vano circolare in figura di dignitosa matro- 
na da nuvole sostenuta , e da angioletti in pie , co- 
lori di sott' in su la j. Religione di candide e ma- 

o 

gniflche vesti ricoperta , le quali nell' estremità da 
due angioli devoti tengonsi aggruppate e raccolte ; 
ed essa tiene con la mano destra alzata il calice 
con l'ostia sacrosanta , e con la sinistra il vessillo 
della s. croce , aiutata da altri angioletti a soste- 
nerne il sacro pondo; e ne sono altri due assai gran- 
di vestiti, uno de' quali a rigoroso sott' in su dise-' 
gnato , che riverente l'adora. In uno poi degli enun- 
ciati quadroni, finti a stucco, un s. Crescenziano 
operò compatrono di questa cittk , che innanzi al 
giudice ricusa di adorare la statua di Giove , e perciò 
ne viene da quegli sgherri battuto ; con appiè quest' 
iscrizione: i^a/zc^M^ Crescentianus dum corani judice 
idoliim contemnit. Neil' altro poi vedesi il lodato san- 
to martire nell' atto che con l'amputazione del capo 
il suo martirio consuma, con sotto quest'altra iscri- 
zione : Sanctus Crescentianus et sodi actu marti- 
rium subeuntes. 

Fra le altre due finestre , sotto di questo vol- 
tone esistenti , espresse le rimanenti due cardinali 
virtù egualmente sedenti , cioè la Prudenza con lo 
specchio in mano , ed un teschio di morte accan- 



Belle-Arti 029 

tó ; e la Temperanza col solito freno , o briglia- Dal- 
le parti quindi laterali delle finestre medesime co- 
lorì dalla banda della Prudenza un putto sedente che 
tiene una colomba , ed un altro ritto in pie che 
tiene il serpe : e dietro vedesi una colonnetta , so- 
pra della quale è situato un orologio a polvere ; 
dall'altra poi della Temperanza un putto espresse che 
con le tanaglie in mano tenendo un ferro , cli'egli ha 
già infuocato ad una fiamma eh' arde nella sommila 
d'altra colonnetta , piegasi a temperarlo in un vaso 
d'acqua che tiensi da un altro nudo putto ; e fi- 
nalmente neir ovale medaglione , situato e sostenuto 
come il di sopra nominato , due altri santi veggon- 
si di questa cittk , cioè il vescovo s. Albertino con 
dietro ritto in piedi il suo diacono s. Brizio. 

Neil' ora da me descritte dipinture di questi 
voltoni , confessar bisogna che le bellezze di molto 
i difetti superano che pur vi sono ; giacche nel si- 
nistro de' medesimi è assai ben disegnata e colori- 
ta la s. Religione , e del tutto bello è il di sopra 
notato grand' angiolo a rigoroso sott' in su che l'a- 
dora ; siccome nell* altro dalla banda della sagrestia 
assai lodevole è la figura della s. Chiesa , e del tut- 
to raffaelleschi quegli altri due angioli , che di sottili 
e svolazzanti panni rivestiti , alla medesima fanno l'av- 
vertito devoto corteggiamento. Di buona invenzione , 
disegno, e colorito sono eziandio le nominate virili 
cardinali , meno la Temperanza che l'occhio ancor 
meno istruito offende con quel suo lunghissimo brac- 
cio con cui tiene il freno ; generalmente quasi tutti 
gli angioletti, che qua e la veggonvisi in azione, sono 
egualmente graziosi e ben coloriti. Quel gran putto 
però, che dalla parte bella Prudenza tiene il serpe , 
è SI statuino , dirò così , e stassi cotanto a gam- 
be pari e strette ritto in pie , che sembrano quasi 



33o Bellr-Akti 

una dritta canna che ad ogni leggier vento debb» 
»:adere. Inoltre assai mediocremente condotti , e di 
poco o niun rilievo sono i due medaglioni fra le 
finestre ; e vieppiiì le storie espresse nei quattro 
quadroni finte di mezzo rilievo a stucco. Se // Con- 
ca avesse saputo , o piuttosto voluto avvedutamente 
porre a profitto il lume delle finestre stesse che a 
ciascuna di dette istorie lateralmente esiste , dando 
però alle medesime de' lumi vivi , e de' gagliardi scu- 
ri ne'soltosquadri , non disgiuntamente da una tinta 
più vera e piiì a luogo al luogo morbidamente ma- 
neggiata , avrebbe a' suoi bassirilievi dato quell' ef- 
fettivo rilievo , e quel magico risalto da' cui l'oc- 
chio rimane piaeevolmeote ingannalo ; siccome in 
Firenze una sala terrena del palazzo Pitti già fe- 
ce il valente artefice Giovn?ini da s. Giovanni , 
il quale a maggior illusione la polvere eziandio 
avendovi dipinta che sopra lavori di tal rorte suo- 
le cadere e posarsi , arrivò quindi ( e da distan- 
za assai minore di quella di cui or trattasi ) tut- 
ti ad ingannare , e fra gli altri il Passignano pit- 
tore distinto , che a disingannarne l'occhio die di ma- 
no ad una canna per toccarli ( Baldin. vit. di Già, 
da s. Gio. decad. II. pari, I. secol. V ). Si sa però che 
i detti bassirilievi non il Conca , ma due suoi crea- 
ti ad inopportuno e non richiesto affrettamento ese- 
guirono. Finaimente quel riunire gli architravi delle 
suddette finestre della crociata per mezzo di un fin^ 
to cornicione che fassi da' medesimi uscire , e nel 
mezzo ovalmente ripiegare ad inutile sostegno de'no- 
ti medaglioni (perchè già da alcuni angioli sostenu- 
ti ) egli è dirò così un' imperdonabile architettonica 
eresia , di cui non può essere esempio alcuno. Dal 
fin qui detto pertanto risulta, che sebbene nella tota- 
lità di quest' oper* grandiosa qua e ik sparso ed 



Belle-Ahti 33 1 

il buono eà il hei/o abbondantemente si ritrovi , con 
tuttociò non sembra che dalla medesima possa il 
Conca la siu maggior gloria ricavare , ed essere 
p3r la stessa fra i più distinti artefici collocato. 

Dovrei ilopo ciò qui veraiiì'^nte dar fine a que- 
sta mia , eziatidio perchè avrovvi bastantemente an- 
nojato con Tcccessiva lunghez?a della medesima. Con 
tutto ciò prima eh' io vi lasci non isgiadiiete per 
avventura, nò del lutto inopportuno riputerete l'aver 
contezza di alcuni altri pochi quadri , eh' egli di- 
pinse nella lunga stazione che in questa cittk far 
dovette , onde delle opere tutte , che si fatto artefi- 
ce nella medesima lasciò , abbiale completo rag- 
guaglio. Lgli duuque un gran quadro d'altare colo- 
rì per la chiesa di s. Francesco de' PP. conventuali , 
ove espressela. Bernardino da Siena che prostrato 
innanzi al pontefice Martino V, l'approvazione im- 
plora della sua riforma ; evvi da una banda un pre- 
lato, ed è il ritratto di raonsigonr Bartolomeo Lopez y 
Royo , di (juel tempo governatore di questa citta , 
a spese ed istanza del quale fu fatto. Altro poi si- 
mile ne dipinse ove la nostra b. Veronica Giu- 
liani rappresentò genuflessa innanzi alla Vergine che 
il divino Infante le mostra , il quale dritto in pie tiene 
con ambe le mani ; e nella parte superiore una plc- 
ciola gloria d'angioli. Tal quadro in questa catledral 
chiesa è stato collocato alla cappella della gik estin- 
ta famiglia Guazzini , eretta ed ornata da Camillo 
fratello del dotto criminale giurisprudente Sebastia' 
no Guazzini assai noto pel famigerato suo trattato 
j4d defensam reorum . E questo in luogo della Nuv- 
ziata gik dipintavi dal Pomarancio , la quale uni- 
tamente a due altri quadri , uno del cav. Cagliar ~ 
di , e l'altro in tavola da Ridolfo Ghirlandajo di- 
piuto per il sig. Alessandro della soprannomata estin- 



->32 B E T. I, E - A R T I 

ta famiglia Vitelli , fu involata nell' oscura e pio- 
vosa notte del dì i(j germnjo dell'anno 1809, senza 
che altro più siasene saputo , ad onta delle circolari 
qua e la spedite per iscuoprire il furto , ed i sacrileghi 
involatori arrestare. Or gli anzidetti due quadri del 
Conca ^ a dire il vero, sono alquanto deboli , e pel 
disegno e pel colorito , e condotti di mera pratica. 
Lavorò finalmente il medesimo più Madonne per 
diversi particolari ; ma tutte egualmente dipinte con 
la stessa pratica. Una soltanto fra queste merita a dir 
vero la più alta lode e stima , la quale egli operò per 
farne regalo all'in allora vescovo di questa citta monsig. 
Pietro Boscarini. Vedesi in questo quadro la Ver- 
gine , eh' alto tiene ed al suo volto vicino in atto 
di volerlo baciare il bambinello Gesù , a riserva del- 
le tenerelle braccia, tutto di candidi lini fasciato, 
che saporitamente sen dorme. Non è possibile putti- 
no alcuno più di questo piacevole di volto , e me- 
glio dipinto immaginare. EU' è una maraviglia vedere 
il tenero capo di bionda lanugine ornato , qua e 
la di ricciolini sparso , e perfino delle chiuse palpe- 
bre i delicati peli con tanta finezza , diligenza , e 
verilk espressi, ch'egli non dipinto sembra , ma in- 
tieramente vivo e spirante. Questo bel quadro fu 
ad un incanto venduto , e non mi è riuscito poi sa- 
perne il compratore. Altro più qui non dipinse il Con- 
ca , ne però altro a me qui resta a dire , se non, 
che il vostro afletto mi conserviate. Mi ripeto al so- 
lito con sincera stima ed amicizia 

Vostro ec. 



333 



Notizie delle pitture in majolica 
fatte in Urbino. 



G 



Tio. Battista Passeri, autore di più opere trasmes- 
se con plauso alla posterità, si fece un pregio di far 
conoscere al pubblico la storia della pittura in majo- 
lica di Pesaro , cillk da lui prediletta qual nuova sua 
patria , che fu ed è patria d'uomini dottissimi (»). 
Ricorda pure con lode altri lavori di tal fatta esegui- 
ti in Gubbio ed in Urbania , ed avrebbe potuto ac- 
cennarne in pii^i altre citta d'Italia se il suo scopo glie- 
lo avesse richiesto (2). Egli non ebbe in mira che di 
mostrare il meccanismo di rjuest' arte portato al mas- 
simo grado di floridezza ne' paesi suggelti alla domi- 
nazione di quel Guid' Ubaldo Feltrio della Rovere , 
che a tale effetto profuse somme vistose con regia 
liberalità. Duolmi solo che il Passeri sullodato non 
abbia fatto che brevi parole di quelle d'Urbino (cit- 
ta che per affetto d'animo grato venero ed amo qual 
seconda patria mia) benché ve ne sieno per tutta Ita- 



(1) // celebraiissimo sig. Giambattista Passeri {Rac- 
colta di opuscoli^ Venezia per Simone Occhi i^o8, di- 
scorso sesto delle pitture in majolica ) fa vedere come 
quesC arte fiorì in Pesaro nel i5oo, e propende a crede- 
re che ii>i abbia avuto principio da Luca della Robbia, 

(2) Cesare Cesariano Vilrn\>io . . . . pag. 1 1 2. dice : 
„ Si comoda noi si fanno li vasi di terra egregiamen- 
te pincti et victreati conio si fanno in la Romaqna 
in alcuni loci dela Marchia anconitana . „ 



334 Bklle-Arti 

lia (i). Egli è perciò che io col prendere l'Imparzia- 
lità a guida della penna imprendo a trattare di que- 
ste ultime uscite dalle olTicitie d'una famiglia, sotto le 
cui mani prese non poche e tutte eleganti forme l'ar- 
gilla. Moltissimi fatti presi da' libri santi delineati su 
d'essa con forza d'immaginazione , e con verità nel- 
le mosse delle figure , basterebbono anche soli per 
farne negar fede a chi osò dire che allo sparire del- 
la mitologia venne meno al genio delle arti il vigore 
d'animar la natura. Per non parlare che dei vasi con 



(i) Fra i mss. esistenti nella biblioteca deW ertii- 
nentisiimo principe Giuseppe Albani^ porporato distinto 
assiduo coltii'atore de'' buoni studii , eyt^ene uno cui sta 
scritto in fronte ,, Antonii fannutii Tìieatrum Urhina- 
tense in quatuor partes disiributum „ ia foglio. 
„ Sub urbinatensi caelo patriae exornatores viri non 
defuere cleri , qui nednni ex nobili vìrtute illustrati , sed 
pingendi arte . . . Jlorucre multo eoruni splendore et pa- 
triae gloria etc. „ 

Nella prima parte del ms. vannucciano evvi inse- 
rito il seguente elogio lapidario : 

,, Guidus Ubaldus Monfeltrius a Ruvere Urbini dux 
quintus romanae ecclesiae , hispaniarum regis , venetae 
que reipublicae exercituwn imperator swnmus , magna- 
nimitate ac liberalitate adeo excelluit ut eum regia cum 
mnjestate aliis potius profuisse quam praefuisse dixeris. 
Obiit huinanum diem sexagenarius anno domini MDLXxmi ,,. 
Favorì egli Varte de^ vasai ^ vietando ^ con rescrit- 
to a favor loro (i552 aprile 27), il vendere , tranne iltem,' 
pò di fiera , vasi lavorati fuori di Pesaro. Sono però 
da notarsi in esso rescritto le seguenti identiche paro- 
le ,, eccettuando gli historiati d" Urbino et li bianchi di 
Faenza e d' Urbino , „ 



Bellk-Art! 335 

Sómma ibravura lavorali in Urbino , sono d'avviso che 
paragonati ai vetusti di Etruiia, o posti a confron- 
to di quelli elio tutto di si ritrovano nello scavamen- 
to di sepolte città nella Magna Grecia, non farebbono 
misera comparsa. Nulla dirò de' vasellaj esistenti in 
Urbino nel secolo decimo quinto , percliè eglino nort 
si occupavano che in lavori di giortialieio guadagno 
per supplire ai bisogni della vita. Su!o presso al fi- 
nire di quel secolo cominciarono a far cose degne 
di qualche plauso Giovanni di Donnino , e Fran- 
cesco, che forse gli era fratello. Neil' anno i5oi il 
dottore Alessandro Spagnoli di Mantova , vicario ge- 
nerale di monsignore Giovanni Maria Arrivabene ve- 
scovo d'Urbino , gli diede una commissione la qua- 
le ne indica che questo Francesco esser doveva non 
poco esperto nel suo mestiere , trattandosi di un as- 
sortimento di vasi che servir doveva pel cardina- 
le di Capaccio (i). Tra i vasi che gli furono al- 
lora ordinati si annoverano de'rinfrescatoj , confet- 



ti) Rog. Nicolò Bonaìuti 1477 agosto xt, 
„ Mag. lo. Donini Gardutiae figulus de Urbino etc. ,) 
Jiog. Federico di Paolo i5oi pog. 2. 

,, Mr. Franeiiis Gan datine . . . promette al dottore Ales- 
sandro Spagmioli e al detto notaro accettanti a nome 
del card. Caputaquen. di fare i vasi come da nota ec. „ 
Fra i testimonii „ D. Io, Maria Arrivahene epis. Urh. „ 
In casa Bonaventura fu veduto un gran piatto aven- 
te a tergo due sigle in tal guisa. 



), Evvi in esso rappresentato s. Girolamo nel deserto 
sedente sur un sasso con libro aperto in mano e la ero- 



336 B K LL E-A n Ti 

tiere , bacili grandi aventi al centro l'arma del por- 
porato , boccali da acqua con piccolo leone in sul 
coperchio , e pili altri piatti di varie grandezze j 
con patto espresso che il tutto esser dovesse lode- 
volmente condotto , e per tale giudicato ed appro- 
yato da un perito dell' arte. 

Degno di piiì estesa opinione esser doveva , se 
giuste sono le lodi che gli si danno , nel pittu- 
rare quei vasellami Francesco di Xante domicilia- 
to in Urbino (i). Non so quanto valesse in tal me- 
stiere Cesare di Faenza contemporaneo al pittore 
di Xante , che operava nella bottega di Guido Mer- 
lini vasajo urbinate , secondo il prezzo di che eran 
eglino infra loro convenuti (2). Lavori di tal fat- 
ta fabbricavansi dal Merlini perchè fossero messi 
in commercio, in quella guisa che gli venivano com- 
messi di belle forme coloriti e figurati con buo- 
na intelligenza (3). A que' dì Servivano di ornamen- 



ce di faccia. Il paese è montuoso con piante che mo- 
strano d'avere largamente resistito alla furia del ven- 
to 5 fra quei dirupi balza e si spezza un torrente. 

(i) Rog. Vincenzo Vanni i539 maggio 29. 

„ Franciscus Xatis fictilinus vasorum pictor egregius. „ 

(a) Rog. Franciscus Fazzini i536 Gen. i. 
„ Caesar Care Carii faventinus . . . promixit mtro. Gui- 
doni Merlini figulo urbinati stare prò eius famulo ad 
pingendum vasa etc, „ 

(3) Trovo un accordo del seguente tenore. „ i538 de- 
ceiti. 4- Magister Guido Benedicti Merlini figulus de 
Urbino . . . promixit . . . Vincentio , Carolo et Ambrosio 
Pendolo de Palerono praesentibus , . . dare omnia su- 
prascripta vasa qualitatis , modi continentiae et picturac 
suprascriptae . . . 



Beli, K- Arti 337-, 

to alle mense de' ricchi ', ora messi in disuso per 
dar luogo alle porcellane chinesi piene di sconcia- 
ture, perchè meglio feriscono le pupille quei colo- 
ri luminosi e vivi , e perchè hanno il merito di 
farsi pagare di più e di avere valicato il mare. 

Non sarà inutile il notare qui di passaggio che 
da poco in qua si è scoperta un' anfora sotterra 
nella villa di Gaifa presso l'Isauro , fiume che di- 
vide l'agro urbinate dal pesarese. Nei proseguire 
lo sterramento si trovò una fornace , la cui strut- 
tura ne l'indica fatta a bella posta per cuocere va- 
si di creta. Per essere allora molti vasaj in Ur- 
bino non si può conghietturare chi ne fosse il pro- 
prietario. Ma ciò a nulla monta , non essendo di 
questo luogo il farne parola. Se all' egrjegio avv. 
Passeri fossero caduti sott' occhio queste ed altro 
autentiche scritture del pubblico archivio d'Urbino, 
non avrel)be di buona fede ridotto quasi al nien- 
te i lavoii ivi entro fatti per eccellenza , né avreb- 
be creduto s\ ristretto il numero di quegli artisti 
da compararsi co' migliori di que' tempi (i). Su tut- 



J^axi a triangolo con sei figure depictae. 

Vasetti con li manichi antichi e figurati. 

Tazzoni storiati e belli 

Vasi con fioretti antichi ec. 
ed altri simili lavori come appare da lista originale in- 
serita nel rogito^ non ho memoria se del Fazzini a d'al- 
tro notaio urbinate^ nel cosi detto Bastarde/lo segnato 
C. a e. •j.\i. 

(i) Negli atti di Diotalevo Giusti notaio d'Urbi- 
no i5ai aprile io si notano ó^ pezzi di lavori sottili di 
creta con figure e colori diversi. 

G.A.T.XXKVIl. aa 



338 Bbllk-Arti 

ti primeggiò la famiglia Fontana, da cui riconosce 
Urbino il perfezionamento di quest' arte per quel- 
la magica vaghezza die regna nelle majolichc da lei 
figurate, cosi datle dall' isola che Dante nominò nel 
canto vigesimo ottavo dell' inferno : 

Tra l'isola di Cipri e di Majolica. 

Se non per valore suo proprio , almeno per 
la bravura de' figli merita di vivere nella storia 



Nel rogito di Marc Antonio notaro urbinate sì trova 
quanto segue'. „ Cuni sit et fuerit quod magistri Jiguli dixO' 
runt quod interlaboratores artis Jiguli habitatores in prae- 
sent. ci\^. Urbini. Cutn Io. de Codignola . . .fuerint facta 
quaedam pacta illicita super auguineiitum mercedum ipso- 
rurn laborant . , .in darnnum publicuni, Federicus lo» Anto- 
nii^ Guido de Durante^ Guido Merlini , Nicola Gabrielis , 
lo. Maria Mariani convcnerunt .... quod nullus possit 
vendere vasa . . . 

lYiarcus Antonius rog. i53o august. 5. 

Bog- Giulio Corvini 1Ó69 Sett. 22. 
,, Petrus de Mazzolinis de Ravenna Jigulus Urbini ,} 

Rog. Francesco Fazzini 1544 sett. 7. 
,, Mag. Lucas q, Bartolomei figulus Urbinas „ 

Rog. dello stesso Fazzini i54^- fobr. 4» 
„ Simon Antonii Mariani Vaghari figulus Urbinas „ 

Rog. Felix Marci iSo^J giugno 6. 
,, Laurentius Federici figuli Urb. „ 

Db. della confraternita di s. Croce d'' Urbino. 
,, 1544 giugno 9 a in- Bernardino pittore in s. Polo 

per un fi'igio „ 
Roq. Francesco Fazzini 1002 gen. i6. 
,, Mr, Ascanius q. Guidunis pictor Urb. „ 



B E L I. E - A K T I 33(> 

Gui'lo eli Niccolò Fontana nativo di Castel Duran- 
te (i) ora Urhania , patria di Tommaso Amantitii 
buon plastico o di rinomati cultori della pittura , 
tra' quali si distinsero Ottaviano figliuolo di Ber- 
nardino , Giorgio Fichi e Giuseppe Episcopio de' La- 
volini discepolo del gran Raffaello. Piantò Guido 
la sua famiglia in Urbino e pose ogni cura nel for- 
nire i figli di tutto il bisognevole , ond' eglino si 
potessero addestrar bene e drizzare gli occhi e l'ani- 
mo a ciò che nell' arte figulinaria, nobilitata dalla 
pittura e dalla plastica, poteva renderli ai meglio 
istrutti piuttosto primi che secondi (2) . Ne aiidò 



(i) 1620. agosto i5. Testamento di Simone Ciarla, 
Rog. Matteo di Cerio degli /Iccùmàndi. 
„ Fra i testimonj : Guido Niccolai Pelliparii figlilo de 
Durante. 

i547 "^^f^o '9 Rog. Francesco Far.zini. 
„ Mag. Guido Nicolai de Durante Jigulus Urbinas . . . se 
constituit debitorem Isahac Aebrei Urb . • . in Jlor. 28 
et bonon. 14 prò libris 65 stagni in virgis et libris 266 
plumbi et libris ì5 peltri einptis , habitis et receptis etc. 
i^f\^ febbr. 8 Rog. Battista Gueruli. 
,, Mag. Guido Nicolai figulus de Durante civis Urbi- 
ni , prior fraternitatis s. Jo. Baptistae de Urbino, etc. 
(3) Rog. Battista Gueruli \S^'] febb. 27. 
„ Tractatus contrahendae parentelae inter Hyeroni^ 
munì Thoniae de Spellis de Urbino ex una et niagi- 
strum Guidonem q. JMc. figidum de Durante civem Urb. 
ex altera de dando . . . dom Ludovicam filiam dicti 
Hy-eroniiiii in uxorem Nicolao fil. dicti mag. Guìdo- 
nis cuiìi dote Jlorinorum trecentorum etc. 

Rog. Francesco Gerio degli Accomandi i549 nov. ^ 
,, Marcus Antoniusq. Thome de Spellis rx una., et mag. 

22* 



34o BKLLS-Antl 

egli fallito nelle sue brame. Per là diritta via del- 
la virtù si rendettero ia breve prestanti per modo 



Guido q, Nic. de Durante vasarius civis et incoia. 
Urbini ex altera , constituerunt in siinul affinitateni et 
parentelam . . . dictus Marcus prontisit et conv>enit dicto 
mag. Guidoni et mihi Not. . . . prò Camillo fll. ipsius 
tftag. Guidoni absente . . . ut do. Margarita ejus Marci 
Antónii fd. legitima et naturalis accipiet in ejus spoH" 
sum et maritum dictum Camillum etc. ,) 

Il detto Guido nel i^'jojece il suo primo testameti' 
to f in che leggesi t ,, Mag. Guido q. Nic. de Durante 
nuncupatus Fontana figultis Urbini reliquit jurc restitU' 
tionis do. Joannae ejus priniae ux. Jlor. loo... item 
reliquit jure restitutionis dotìs do. Agnesùiae ux. Ho- 
ratii fll. ipsius testatori^ Jlor. loo . . . item reliquit jure 
restitutionis dotis doi Elisabeth ejus uxori de Calilo 
fior. ICO... iteni reliquit jure legati fior. loO. do% Do- 
mitillae ejus nepti et filiae q. Nicolai fd. ipsius testa- 
toris . . . item reliquit jure institulionis do. Arsiliae fd. 
leg. et nat. ipsius testatoris fior. \on . . . et dictis ^oo fior, 
reliquit et dare voluit dictae do'. Arsiliae proiit dedisse 
dixit do. Victor iae fd. ipsius testatoris quando nupsit Jo. 
Ant. Federici prout dixit constare manu ser Francisci 
Gerii ... In omnibus autem ejus boiùs . . . suos haeredes 
esse voluit Horatium Camillum et Nicolaum fdios legiti- 
mos ., nec non Flamini um fil. Nicolai q. filli ejusdem te- 
statoris praedefuncti , cum hac conditione . . . quod Ho- 
ratius sit haeres . . . de rebus haereditariis^ prout . . , re- 
periebantur tempore emancipationis et non de rebus quae 
acquisitae fuerunt post dictam emancipationem . . . teneatur 
et obbligatus sit communicare cum dictis coheredibus Ugna- 
mina sibi tradita ... prò conficiendo unomolendinoadequum^ 
et sitnt de casiagnolis et slanguilis èmplis a Jo, Fetro 



Bellc-Aiìti 341 

da superare le sue stesse speranze. Sebbene Ca- 
millo atto fosse e per ingegno e per istudio a fa- 
re opere lodatissitne , nientedimeno Orazio merita 
su d'esso la preferenza. Non so se questi fosse po- 
vero d'invenzione , servendosi per quanto pare de- 
gli altrui disegni nel rendere i suoi lavori di ter- 
ra cotta altrettante maraviglie : è certo però ch« 
senza sapere la parte meccanica del disegno e sen- 
za aveil- presente la natura agli occhi, non avreb- 
be potuto giugnere a tanto. Mario Crescirabeni lad- 
dove parla del museo Strozzi attribuisce al nostro 
Orazio il segreto di dare un colore vermìglio ai 
vasi , segreto che vuoisi nato e morto tra i figli 
ed i nipoti di Guido. Il sullodato Passeri glielo 
contrasta, e ne ascrive il vanto a Giorgio Andreo- 
li gentiluomo pavese , statuario e pittore di ma- 
iolica in Gubbio , e ad essi associa diversi altri 
pittori che si distinsero in Pesaro nel mischiare in- 
sieme più colori per formarne degli altri bellissimi. 
Ignaro qual mi son io di un tal magistero mi guar- 
derò del ripetere quello che ne dicano i pratici 
della maniera di formare il rosso , perchè alcuno 
non abbia a giltarmi in faccia quel motto di Apel- 
le , eh' e venuto in proverbio : ne tutor ultra ere" 



de Ravenna et de Iignaininiòus et tabulis condiictis a 
tcrris maiiritanis ad effecium praedictum etc. „ 

Rog. Marcus Antonius Theophilus 1670 decem. 29, 
Tornò poi a testare nel i5y6 nel monistero della Trini' 
tà^e in questo secondo testamento ^^fecit suos haeredes . . , 
Camillum . . . Do. f^irginiam, . . , fdiam q, Horatii . . . Fla- 
mìnium Jil. q- Nicolai . . . et Nicolaum /il. ex dieta testa- 
tore, et ex do. Elisabeth dicti testatoris secunda uxo- 
re , . . Rog. Gabriel Hantinellui i5j6 oct. 16. 



'^J^2 Belle-iVrti 

pidam. Dove Orazio seppe singolarizzarsi , melten- 
tlo all' uopo in azione le forze dell' ingegno , è nel- 
la invetriatura che dava ai suoi vasi, ingegnoso ri- 
trovamento di che appo gli antichi , a detta del Va- 
sari , non eravi idea. Lontano dall' impegno d'isti- 
tuire confronti « a me basta di rammentare , che gli 
addottrinati confessano eh' egli ha saputo contempe- 
rare l'accordo de' colori vicini , onde l'occhio nel 
passaggio dall' uno all' altro non abbia ad iscor- 
gervi spiacevole disunione . Seppe di più calcolar 
Lene gli effetti delle tinte ne' vasi che si doveva- 
no esporre al fuoco , ed assembrarle di guisa che 
non avesse a soffrirne l'armonia del colorito. Nin- 
no fu più diligente nel dipingere su la superficie 
della creta vaghi paesi , rusticani abituri , avan- 
zi di vecchia architettura , rigoglio di foglie e in- 
treccio di rami. Ciò può osservarsi in tutte le co- 
se sue , specialmente in quelle fatte con più stu- 
dio , delle quali molte rimangono dentro e fuo- 
ri d'Italia. Non fu ' senza merito nel figui*a re, aven- 
do riguardo alla qualità della materia su cui di- 
pingeva , ne le sue pitture mancano di espressio- 
ne , primario fine delle due arti sorelle che si di- 
sputano la maggiorità (i). Non già in Castel Du- 



(i) Horatius Fontana Urbinas vasorum pictor ce- 
leberrimus Inter peritos in arte . . . magniun vasorum 
abacum a Taddeo Zuccari pletore peritissimo multo stu- 
dio et sedulitate delineatuni prò Guidone Ubaldo Urbi- 
ni ducè pinxit , Philippo His. regi ejus nomini dono . . . 
missum etc. 

Nel discorso sesto su le majoliche dello stato d'Ur- 
bino e Pesaro deiV uditore Gian-Battista Passeri, tra* 



B E L r. E-A K T I 34'^ 

rante , come scrisse il Passali , nh in Fermignano, cor- 
ine afFeimò il Vernaccia , ma tra le mura di Ui- 



snoi opuscoli impressi in Bologna nel 1773 pctg' 3i3, sì 
trovano entro ovato di questa grandezza 




Federico Bonaventura nel suo trattato del parto dì 
otto mesi libro 5 cap. 35 lo chiama „ verus fictilium pi- 
ctura ornandorum et primns auctor. „ Il eelcbre Bernar- 
dino Baldi nell'encomio della patria credette, clic le ca- 
sella di costui si potessero antiporre a quelle di Nau- 
crate e di Samo . Giovanni Blenu : Jlieatrum civita- 
tum et adniirandorum Italiae [Amsterdam iH6'3): „ Anti- 
qidtus ars plaslìces in tanto pretio fuit ut catholico re.' 
gì Guid' Ubaldus dux IK vasorum abacum a Fontanis 
illic historicorum dono miserit , duretque in Jiaec usque 
saecnla , sed non tanto studio et tam egregiis coloribus. „ 
In Zibaldone esistente nella libreria di S. Em. il princi- 
pe Giuseppe Albani legato a latere in Bologna trovasi 
quanto segue : ,, Cipriano Piccolpasso da Durante scris- 
se un libro in Jbglio delle piante e delle città e terre 
deir Umbria sottoposte al governo di Perugia . . . Cam dio 
da Pellicciaio et Oralio Gai faglia tutti due d" Urbino , 
benché oriundi da Castel Durante . . . furono superati 
da Giacomo di s. Angelo di Pesaro . . . da Francesco 
Guagni da Castel Durante che fu il servìtor del du~ 
ca di Savoja ai tempi di Francesco Maria pi'imo della 
Rovere. Narra tutto ciò Cipriano Piccolpasso nel pri- 
mo libro delle piante delle città dell' Umbria al foglia 
100 atc. „ L udilor Passeri ebbe sotC occhio un libro di 



344 BlET^LE-AnTI 

Lino ebbero i Fontana tlue grosse ofllcine. Io bene 
mi avviso che l'eruditissimo Passeri , se fosse anco- 
ra tra noi , non prenderebbe sdegno di questa pic- 
cola contraddizione , sendo pregio de' veri dotti il 
correggere se stessi dove trovano i fatti in opposi- 
zione di quanto avevano eglino pensato e scritto. 
Il nome di Orazio non istette ristretto in Urbino , 
ma dilatatosi al di fuori, gli vennero affidati impor- 
tanti lavori. Dirò in breve di que' soli die sono a 
mia notizia. Ebbe commissioni per lavori di mollo 
prezzo per varie citta del Piemonte , e ciò cred* io 
per favore del suo conciltadino Francesco Pacciot- 
ti stante allora al servigio della corte di Torino. 
Questi era un celebre architetto civile e militare , 
lodato a cielo da Annibal Caro con dirnelo del- 
la razza di Rafìaello » cioè nato Ta dove ebbe la 
culla l'italo Apslle. (i) 



questo Piccolpasso pittore di inajoliche sopra V arte di 
t'usai , e vide tra i disegni di quel libro la forma di 
un piatto dipinto a trofei. Se il Piccolpasso merita pie- 
na fede.) Giovanni e Lazio Gatti lavorarono in Corfà , 
Guido dì Savino durantino aneli esso portò l'arte in, 
inversa. Ma in quel libro si desiderano , per confes- 
sione del sig. Passeri eli ebbe tutto l'agio d'esaminar- 
lo allorché trovatasi in mano deW eminentissimo Stop- 
pani legato d'Urbino., notizie istoriche esatte ^ e segre- 
ti che non fossero tritissimi. 

Leilere . . . Roma i65i aprile io. 

(i) Prefazione al tomo XI delle vite del Frasari 
stampate in Siena etc. Francesco Pacciotti studiò sot- 
to Girolamo Genga architettura civile e militare , co- 
me può 'vedersi presso il eh. autore del comentario de- 
gli uomini illustri d'Urbino P. Carlo Grossi della com,-y 



Bkile-Arti 345 

Due granchi prese il P. dalla Valle veggendo in 
sogno nascere il Pacciotti nella capitale del Piemon- 
te , poi farsi grandicello discepolo dell' urbinate un 
anno dopo che questi nella verde età d'anni 3i ave- 
va cessato di vivere fra noi. I sogni, perchè appun- 
to sono sogni , non ne lasciano vedere le cose ne qua- 
li sono in se ne dove sono. Altre vantaggiose in- 
combenze date furono al Fontana fuori del luogo na- 
tale, ed avrebbene avute delle maggiori se carità di 
patria non gli avesse fatto antiporre a tutto la quie- 
te della propria casa , moltissimo impiegato dal suo 
principe naturale. Per quale motivo avesse egli cer- 
cato non senza pietosi sentimenti di filiale rispetto 
d'essere dal padre emancipato , noi saprei dire di cer- 
to ; bensì mi do a credere che ne fosse cagioue il bi- 
sogno di disporre con maggior larghezza de' fruiti 
de' suoi onorali sudori. Sappiamo bensì che a ma- 
turo giudizio segui tale emancipazione, nel cui mi- 
nuto racconto non e necessario d' entrare (1). Ve- 



pagnìa di Gesù. Il Caro scriveva al vescovo di Pola i55i 
agosto 5, che il Pacciotti ad istanza sua aveva fatto un 
disegno pel deposito che doveva farsi a Paolo terzo da 
fra Guglielmo della Porta , che piacque assai. Morto Bar- 
tolommeo Genga in Malta il Caro stimolò per lettera 
il Pacciotti a portarsi colà per la fortezza che voglion 
fare. Pubblicò il Pacciotti nel 1 557 '^ pianta di Roma 
disegnata da lui e dedicata al duca Ottavio Farnese 
intagliata in rame e vendibile presso Antonio Lojrerio. 
(i) Estratto dello istrumento di Girolamo Fazzi- 
ni i565 novembre 8. „ Cum sit quod versa fuerit et vertatur 
extraiudicialis differentia intes mag. Guidonem q. Nicco^ 
lai de Durante figulum et habitatorcm Urbini ex una^ et 
mag. Horatium ejus flium ex altera , causa et acca- 



34^) Belle-Arti 

niamo a sapore di più die i Fontana avevano forna- 
ce magazzino e casa nella contrada di s. Paolo in 
Urbino , che teneva una delle facciate a ponente , 
dall' altro lato era rivolta alla parte orientale e di 
fianco a mezzo giorno , appo cui eravi l'aia o vo- 
gliam dire spazioso cortile per mettervi all' aria e 
al sole le cose da ultimarsi per indi ridurle nella 
fornace a perfetta cottura. Sebbene Orazio partito fos- 
se dal focolare domestico con la moglie ed una fi- 
gliuolelta di pochi anni , ed avesse fatto acquisto 



sione honorum mobilium et supellectilium domiis et ajw 
thecae mag. Guidonis et uasorum ut 'vulgo dicitur ,, tan- 
to crudi quanto cotti . . . et pLumhorum et stagnorum et 
arenae , . . et etiain creditornm factorum per dìctum mag. 
Guidoneni et Horatium, et specialiter credilnm quod dicti 
mag. Guido et Horat. habent cum illustrissimo et excellen- 
tissimo domino nostro Urbini infidissimo duce et quod ha- 
bent in Pedemonte, prout apparere dixerunt in lista capita- 
ni Franeisci Pacciotti, et quia dictus mr. Jioratius allega- 
hat prout allegai dieta eredita ad ipsuni spectare . . .et vel- 
ie de cetero suam artem ejceicere . . . promette e si obbliga 
tenere presso di se per 3 anni prossimi la Domitilla et Fla^' 
minio figli di Niccolò fratello di esso M. Horatio . . . non 
s'intendono dati al detto M. Horatio i lavori bianchi e 
i lavori alla venetiana., lavori dozzinali cotti e da cuO' 
cere rena feccia et terra che si trovano al presente in 
casa et in bottega . . . doi quadri grandi a pacli., doi qua- 
dri piccoli con una Madalena di Raffaelle d"" Urbino .... 
dictus M. Guido et M. Horatius dixerunt et iuraverunt , . . 
vera finisse etc. 

Jiog. Francesco q. Gasparre Fazzini. 



Bklle-Akti 347 

<ì\ina casa situata a lato della paterna (1) , nutlri 
.sempre sensi d'animo riconoscente e sommesso ver- 
so coloro ai quali egli era debitore della vita e del- 
la educazione , due beneflcii pe' quali un animo sen- 
sitivo non farà mai troppo per contracambiarli. Con 
questi documenti alla mano possiamo accennare con 
certezza il luogo ov' egli maneggiò la creta e le die 
nobili forme , e convincere d'abbaglio chi ha spac- 
ciato per cosa niente dubbia clie i Fontana più che 
altrove in Castel Durante esercitarono 1' arte. Dove 
parlano i fatti , 1' autorità de' biografi è nulla (2) . 



{ I ) Ven. V. D. Caesar Marini . . . dedit mag. . . . Hora- 
tio Fontanae . . . unum domum . . . in burgo s. Pauli iuxta 
slratam . . . bona mag. Gnidonis Fontanae . . . prò praetio 
floren. i5o quos solvit in contanti etc. „ 

(2) Annilal Caro scriveva da Roma alli io di gen- 
naio i563 alla duchessa Vittoria Farnese. 

„ // sig. duca suo consorte fece fare qui molti di' 
segni di varie storiette per dipingervi una credenza 
di maioliche in Urbino , la quale è finita e gli disegni 
sono restati in mano di quei maestri ec. „ Io tengo per fer- 
mo che il Passeri abbia equivocato attribuendo questa let- 
tera al Casa riportata , die'' egli , dal vocabolario della 
crusca alla voce maiolica , dove si ritrova di fatto neWediz. 
del ly/^i . . . Cas. lett. 2. 201 con che viene indicato il 
Caro ... e vi si cita rettalm. 8. 22. 
Di maiolica nobil di Faenza. 
Ivi le foglie etc. 
Sono ancora d'avviso che il can. Vincenzo Vittorio ( Os- 
servazione sopra la Felsina pittrice , Roma 1707 ) prendes- 
se un granchio alla faccia 124 ove dice:,., Seppi in Ro- 
ma per testimonio dei signori Lodovico Davide e Giu- 
seppe Montanari celebri nella pittura aver essi veduto 



343 Belle - A r t i 

E tra la polvere «JeglI archivi, su la porta de'qua- 
li sta scritto „ Non entri chi non è eli pazienza ar- 
mato „ dove si conservano obliate notizie atte ad 
isgombrare da ogni nebbia la storia delle arti che 
servono al diletto. Non so dove abbiano desunte le 
prove quegli scrittori che lo fannno molto sperto 
nelle moresche e nel suono di vari strumenti , nfe 
molto calmi ignorarlo, per essere queste nozioni estra- 
nee air arte. Di due cose nie convince la somma non 
piccola dovuta ai Fontana dalla camera ducale. Ecco- 
le in breve. La prima si è, che lo splendido Guid' 
Ubaldo ne fondò ne mantenne la fabbrica delle sto- 
viglie dei Fontana , mentre in tutto in tutto fu ope- 
ra dell' industria loro che metter seppe i talenti a 
profitto. L'altra , che i migliori vasi non sono altri- 
menti quelli di Castel Durante , checche taluno die- 
tro al Vasari si è preso la briga di scrivere. Que- 
sta notizia collegala ad autorità di molto peso ne 
offre una novella prova per credere usciti dall' am- 
pia oOìcina loro i vasi che ora nella spezieria Lau- 
retana (i) formano la sorpresa e il diletto dell' ani- 



in Venezia appresso il sig. barone Ottavio Tassis una 
lettera manoscritta di Raffaello^ nella quale re?ideua rag- 
guagliata la duchessa di Urbino di avere terminati lì 
disegni per le maioliche della di lei credenza. Da tut- 
te queste cose risulta esser l'ingiuria di boccalaio urbi- 
nate fatta a Raffaello tanto più enorme quanto più bu- 
giarda. „ Questi può essere Raffaello dal Colle ^ ed an- 
co Raffaello Ciarla , e direi anche Raffaello Ghiselli^ ma 
non so quanto fosse egli sperto nel disegnare. 

(i) Ab. Vincenzo Murri descrizione della Santa Ca- 
•^^ '79' P^S' '5'- 11 ^^ amììiirano tra grandi mezzani e 
piccoli trecento vasi {nella spezieria) delineati e figura- 



Belle-Arti 3,49 

mo delle persone di buon gusto. Nella superficie di 
questi vasi si veggono effigiati gruppi bellissimi clie 
rappresentano diversi fatti si del nuoyo come dejl 
vecchio testamento , famigerate imprese di qualche 
ei^oe dell' antico Lazio , metamorfosi ovidiane , giuo- 
chi fanciulleschi assai commendati dai veri conosci- 
tori. Per amore di brevità si preteriscono gli assorti- 
menti da credenza commessi dal duca Guid'. U.baldo 
per farne un presente a Filippo secondo rjp,di Spa- 
gna. Non v'ha dubbio che per brillanti colori ^ per 
soavità di pennello e per finitezza di manifattura non 
fosse il dono degno del donatore che offerivalo ad 
un re in omaggio. Possiamo ancora conghietturare 



ti del famoso Raffaello , ma però ne'' primi anni del suo 
sapere. Il padre suo esercitava il mestiere di vasaro e te. „ 

P. Ippolito Maracci { Princìpes Mariani. Roma 1660 
pdg' 160) : ,, P'asa e maiolica eximii pictoris Rapimeli s 
Urbinatis manti pietà, „ 

Baldassare Bartoli {Storia del Santuario di Loreto): 
^y Vasi maravigliosamente delineati e figurati dal famo- 
so Raffaello , . . di tanto prezzo stimati che il gran du- 
ca di Firenze gli avrebbe contraposti con altrettanti di 
argento. „ 

Ab. Pietro Martorelli ( Teatro storico della santa 
Casa tomo terzo pag. i38 ) 

„ La regina di Svezia Cristina stimò più i vasi dello 
stesso tesoro e disse che vasi tali non si trovano altro- 
ve^ e gemme non mancano. „ 

Indicazione al Jbrastiere delle pitture . . . della 
ss. basilica di Loreto. Ancona 1824 p(ig' '34- ?> I^^ <^l~ 
cuni vasi vediamo copie di carte inventate da Raf- 
faello e intagliate da Marc' Antonio , Agostino venC' 
zia'io ce. „ 



55o Belle-Arti 

che la duchessa Vittoria commettesse una certa quan- 
tità di vassellami ad Orazio da regalarsi al cardina- 
le Farnese di lei zio : ma questo racconto non è 
appoggiato a documento irrefragabile. È ben cerio che 
moltissime cose egli fece , alcune delle quali si tro- 
vano ancora nell' alta e bassa Italia , ed altre in mag- 
gior numero non si trovano piiì in essere. Per aver 
egli avuto alle mani ìnolti disegni e molte stampe 
de' quadri di Raffaello e per essersene giovato a ma- 
raviglia, vi fu chi osò scrivere a pie del ritratto del 
pittore d'Urbino „ Boccalaio urbinate.,, Chi tanto osò 
non pensò in quel punto che quand' anche Raffael- 
lo fosse nato dall' infimo garzone di vasellaio , as- 
serzione che punto non regge a fronte dei documen- 
ti che qui metto in luce , non sarebbe per questo ad 
aversi meno in istima (i). Preso nel 1671 da ma- 



(i) // conte Carlo Cesare Malvasia ( Felsina pit- 
trice , opera mista di erudizione e di favole , parte III 
pag. 471) •• • De* grandi e purgati ingegni di uri Giovici 
di un. Tolomei di un Molza e simili dir si potrebbero 
quei sublimi e peregrini pensieri della scuola del ss. Sa- 
gramentOf della scuola di Atene . . . ardire così estatico 
et elevato crederò io fosse mai per essersi arrischiato «n- 
trare nella savia per non dire umile idea d'un bocca- 
laio urbinatense etc. „ Avvedutosi dell' errore , ristampò il 
foglio sostituendo alle non ben pesate parole le seguenti'. 
,, Nella dotta peraltro e ferace idea del gran Raffaello. „ 
Obbliò in quel momento il conte Malvasia che lo studio 
e non la nascita fa Vuomo veramente grande : del resto 
non è lontano dal vero che Raffaello ne* suoi primissimi 
' anni o per puerile vaghezza o per altro motivo non ab- 
bia potuto far qualche dipintura sui vasi di creta senza, 
meritare il rimprovero di boccalaio. IT uno di questi va- 



Belle-Arti 35i 

lattia mal conosciuta o di natura immedicabile si 
diede coli' assenso del padre a disporre legalmente 
degli averi che diconsi di lortuna. Assegnò alla mo- 
glie sua Agnesiiia Fraijchetti veneziana quattrocen- 
to scudi da lei ricevuti in dote , non che l'usufrut- 
to de' fatti acquisti. Lasciò ad arhili io di lei il re- 
stare o no in società nella fabbrica de' vasi col ni- 
pote Flaminio, a condizione che soddisfatti gli ope- 
ra] del negozio , tutto si dovesse conservare inden- 
ne a vantaggio dell' unica sua figlia Virginia , la 
quale da li a pochi anni andò a marito in casa Giun- 
ta . Dichiarò di lei curatori ed esecutori lestamen- 
tarii Annibale Albani e Fabio Landriani conte di Mon- 



si che sì voglion dipìnti da Rr.-Jfaello esiste lettera di An- 
ton Vitale Montani di Boretto a D. Giovanni Punti 
del i6S'ò giugno lò nelT arcìiivio di s. Prospero in Reggio. 
„ La prego dimostrare al sig. Oliviero Marign ani il piat- 
to di maiolica dipinto da Raffaele , come ancora la broc- 
ca di maiolica dipinta da altro virtuoso a fine detto sig. 
Marignanì possa favorirmi di procurare là vendita di 
detto piatto a prezzo di a5 doppie ec. „ 
Ms. antico intitolato : 
- Nota dì uomini illustri d' Urbino dei quali si trova- 
no ì ritratti nella medesima città. - 

„ Orazio Fontana inventore del ben dipingere le ma- 
ioliche , come si vede da tante sue opere e massime la 
spezieria di Loreto. „ 
Rog. Francesco Fazzini 1071 luglio l'i. 
„ 3Iag. Horatus Fontana figuliis . . . constitnit se veruni 
debitoram Do. Camillae Anconitanae relictae Per-Anto- 
nii Batisteri de Urbino ec. ,- 



353 B S L L E-A R T 1 

te Felcino (i). Morì con quella fermezza di animo 
che tutta è propria della cristiana pietà. Il padre 
suo gli sopravvisse sino al iS^i, nel qual' anno pri- 
ma di terminare ai 24 di luglio la sua mortale car- 
riera , esorlò gli eredi a tenere la vaselleria fornita 
pel commercio di esportazione. 

Camillo che sino da giovanetto si era applicato 
al mestiere del padre , dopo d'avere servito il du- 
ca di Ferrara Alfonso II coli' introdurre in quella 
citta l'arte di pitturare i vasi di creta , ripatriò : eb- 
be in sua donna Margherita di Antonio Spelli (2) che 
a conto di dote gli assegnò un poderelto ed una ca- 
^a in Urbino. Non so se fosse da compararsi al fra- 
tello Orazio ; so però che in Ferrara introdusse il 
buon gusto neir arte lìgulinaria in compagnia di un 



(i) iVè/ 1571 agosto 3 infermò e fece il suo testamen- 
to rogato per mano del notaio Francesco Fazzini, 
„ Iure restitutionis reliquit D. /égnesinae eius uxori fi. \oo 
mon. vet. quos confessus fitit habuisse in dote . . . in omni- 
bus autem suis bonis niobilibus et iminobililibus . . . h,ae~ 
redent universalem instituit et fecit pieno jure puellani 
Firginiam eius filiam legitiniani et naturalem . . ' confes- 
sus flit esse satisfactum a Cesare Antonii figulo de SCU' 
tis 25 . . .iteni dixit D, Angelum . . . habuisse ab ipso te- 
stai ore vasa prò scutis i(o . . . dixit esse creditorem fra- 
trum abbatiae de Gaifa in scutis duobus ac paulis duo- 
bus prò vasis . . . dixit se creditorem esse ili. et excell. 
d. n. ducis Urbini et eius camerae in quantitate pecu- 
niarum de quibus apparet in libris cancelleriae ducalis 
et per apocas et bolletas . . . mandavit quod dieta d. Agne- 
sina possit contrahere societatem cum Flaminio eius ne- 
pote super exercilio de vasi etc. 

{1) Rag. Francesco Cerio i549 novembre 3. 



Bkllk-Arti 353 

Giulio urbinate d'ignoto casato. Il Vasari e più al- 
tri parlano vantaggiosamente di lui (i). 

Flaminio Fontana mantenne l'arte in vigore del 
modellare e del dipingere vasi , che regger potevano 
fors' anco a confronto de' piìi belli in bontà. Fu ca- 
ro a Guid' Ubaldo che di lui molto si valse , caro 
al gran duca Francesco che seco il condusse a Fi- 
renze per fare colà degli allievi in quel genere di 
pittura), carissimo a Bartolomeo degli Ammannali, ar- 
chitetto e scultore di molto grido. L'abate Lanzi lo 



(i) Giuseppe Pelli Bencivenni descriz. della galle-- 
ria di Firenze. 

„ Nella segreteria veccfiia vi è una lettera di un Cani- 
giani dei 25 agosto 1567, nella quale parta di un cer- 
to Camillo da Urbino ritrovatore della porcellana il qua- 
le stava presso il duca di Ferrara. „ 
„ Camillo Durante maestro nel lavorare di porcellana 
servì il duca di Ferrara in compagnia di Giulio da 
Urbino. „ 

„ Guido Durante de Camillo pittore da Castel Duran- 
te intrò in la compagnia a dì u6 gen. tSSi. „ 
,, Obiit die nona iulii i6o5 „ 

Il frasari chiama Giulio da Urbino , dove parla degli 
accademici del disegno : „ eccellentissimo . . . che fa cose 
stupende {in Ferrara) di più sorte e a quelli di porcel- 
lana dà garbi bellissimi. „ 

„ Socium Julius Ferrariae hahuit apnd principem ad 
enunciata vasa paranda Camillum Durantem urbinatem 
in eodem divino opere praestantem etc. „ 

Rag. Gabriello Beni 1689 genn. 3i. 
,, In domo Camilli Fontanae sita in hurgo s. Pauli 
Jo. Constantia ux. Rainaldi . . . cum consensu dicti sui vi- 
ri . . promisit solvere dieta Camillo Fontanae . ..fior, aio ,. 
G.A.T.KXXVII. a3 



364 Belle-Arti 

ha creduto fratello di Orazio , ed è-^d iscusarsi per 
non aver egli messo piede giaiiiinai entro l'archivio 
d'Urbino Va. dove si conservano documenti autenti- 
ci che non si possono consultare a grand' agio sen- 
za una buona dose di sofferenza (i). Soggiornò per 
a:ini ed anni in Firenze, impiegato per la miglior par- 
te del giorno in cose di sua professione e nello in- 
seijuarne con amore l'artifizij a chi se gli mostrava 
voglioso d'apprenderlo. Stando di piò fermo in quell* 
itala Atene non so se per commissione di lavoro ò.pér 
altro motivo gli venne fatto lo sborso da ([uel sagro 
monte di Pietà di scudi cento di oro affidatigli su 
la fede di Bartolommeo Ammannati marito di quella 
Laura Battiferri , il cui nome qual si ebbe ai 
suoi giorni è degno a' di nostri ugualmente d'aver- 
si in grandissimo onore. Alla valoi'ia della mano unì 



(i) Lanzi stor. pitt. tom. a. Scuola romana. 
„ Operava con luì {Orazio) Flaminio suo fratello che 
chiamato poi a Firenze , v introdusse la buona maniera 
di dipingere i vasi., notizia che ci dà ora il sig. Lazze-r 
ri e dee sapergliene grado la storia fiorentina delle bel-^ 
le arti. „ Questi è nions, Andrea Lazzari di Urbino po^ 
nente di consulta amantissimo delle cose patrie , di cui 
ne ha compilati sei volumi e messi in istampa. Di lui fa 
menzione in più luoghi l'anonimo autore della descrizio- 
ne delle rarità che sono nella santa Casa di Loreto pub-* 
blicata in Ancona nel 1824. 

Ho avuto sott" occhio un ms. della biblioteca di S. Eni. il 
sig. card. Giuseppe Albani in Moma di Luc^ Antonio Giunta 
intitolato : Abbozzamento della città d"" Urbino sua pa- 
tria ;* in cui leggo : ,, Flaminio Fontana pittore di maioli^ 
ehe fu dal gran duca Francesco condotto a Fiorenza. „ 



Belle-Arti 355 

Flaminio la reltiludiiie del cuore : onde si rese m-- 
ritevole d'essere onorato si fuori e si in patria , do- 
ve fu creato del numero de priori per un bimestre, 
come a quei dì si costumava di fare. Trasuiise alla 
posterità le sue opere ed il suo nome (i). É proba- 
bile ch'egli avesse a condiscepolo, sotto il magiste- 
ro del sullodato suo zio paterno , Kaffaello Ciarla. Igno- 
ro quanto sia vero , che per ordine del più volte nomi- 
nato munifico Guid' Ubaldo portò il Ciarla in Ispa- 
gna un assortimento di vasi , da lui stesso dipinti , in 
regalo al rinomato Filippo II, i» q„ale benché inte- 
so a reggere più regni ed a pesarne in su la 
bilancia il destino, fece lieta accoglienza alle arti del 
disegno e ne fu zelantissima promotore. La gita del 
Ciarla in Ispagna , e la sua capacita nella dipintura 
deVasi , sono cose probabili , ma non fuori di dub- 
bio. Maggior incertezza s' incontra nel ricercare sa di 
Giambattista o di Agostino Ciarla fosse egli figlio, tro- 
vandosi due Raffaelli contemporanei dello stesso co- 
gnome (2). Narrasi che le cose di questo Rafiael- 



(1) Orazio Fontana si può dire che fosse un Raf- 
faello e un Barocci in quelV arte , poiché Raffaello 
principiò ne^ piatti i suoi disegni , come anche oggi 
se ne vedono alcuni di sua mano corniciati d" oro nel- 
le gallerie di Roma e inispecie in quella del card. Lu- 
dovisi di gloriosa memoria. 

(2) Rag. Francesco Fazzini i555 decem. 12. 
„ Antonius Maria q. Augustini Ciarla suo nomine et no- 
mine Raphaelis eius fratris . . . etc. „ 
Rog. Battista Gueroli ìò^j Seti. i<f. 

„ In domo Antoni Mariae et Raphaelis Ciarla posita in 
burgo s. Bauli iuxta bona Jo. Battistae et ser Jo. Fran- 
cisci q. Simonis de Ciarlis. „ 



2J' 



356 Bellu-Arti 

io fossero atte a sosleaere il paralello colle miglio- 
ri di queir età : ma per non essermi giammai ca- 
duto sott' occhio alcun lavoro marcato con sigle 
che me ne indicassero il nome , resto col desiderio 
di vedere questa asserzione appoggiata a più saldo 
fondamento. Tra i fabbricatori e dipintori di por- 
cellana si distinse un Rovigo da Urbino , testimo- 
niandocelo il prestantissimo Passeri degno d'essere 
descritto al copioso novero degli illustri urbinati 
che vivono immortali nella memoria de' posteri. Non 
cessarono in Urbino , morti i Fontana , diversi operai 
di minor fama d'adoprarsi in sì pregievoli mani- 
fatture : ebbero buona volontà di sostenere la pa- 
tria gloria , ma non forze bastevoli per non rima- 
nere al di sotto di qu(n primi maestri. Neil' offrire 
alla memoria loro un tenue tributo di lodi non 
ebbi ad iscopo d' instituir paragoni cogli altri ar- 



Rog. Frane. Fazzini i555 ott. 2. 

,, Raphaelus q. Augustini Ciarla de Urb. in presen. Ro" 
niae coinorans. „ Ro^- BapdsLa de Guerolis 1069 aug. 8. 
„ Tractatus contrahendi afjìn. int. Jo. BapU de Benis de 
Urb. ex una , et Raphaelem qiion, Aiigtistini Ciarla ex 
altera., de dando . . . Leonorani Jil. dicti Jo. Bapt. in uxo- 
rein dicto Raphaelo . . . cwn dote Jlorenorum mille mo- 
netae 'veteris etc „ 

Rog. Diotalevus Bonaìnti lòyG aug, 3f. 
„ Raphael q. Jo. Baptistae Ciarla etc. „ 
Rog. Diotalevus Agniolinus not. Urbinas iSSj oct. 7. ,» 
,, NÌ€olosa . . . constituit suum procuratorem magistrunt 
Raphaelem pictoreni et habitantein Pisauri presentem et 
acceptantent etc. ,, Il Passeri rammenta due piatti del no- 
me di mastro Rovigo urbinate , ed un altro di Alfon~ 
^o Palanazzi parimenti d'Urbino. 



BELLK-AuTf 357 

tefici, che in questo genere di lavori si occuparono in 
piià d'una citta delle raetaurensi provincie , ed in Pe- 
saro specialmente, gentile ospizio di colti ingegni. 
Questo solo ebbi in mira, di provare con sicuri 
documenti alla mano che il sommo letterato Giam- 
battista Passeri , non per difetto di esattezza ma per 
mancanza di materiali , non diede ad Urbino quella 
lode che anche sotto questo punto di vista non se 
gli può contrastare (i). Dove parlano i fatti , quan- 
tunque svestiti dai prestigj dell* eloquenza , è forza 
che ad essi si arrenda chi ama di stare con tut- 
to l'animo attaccato alla verità. 

P. Luigi Pungileoni Min. Cokv. 



(i) La memoria del celebre Giambattista Passeri 
sarà sempre onorata e cara a^li urbinati appo de'' qua- 
li , pltre air aversi in istima le sue dotte produzioni , 
è utile e dolce casa V avere ad ora ad ora sott" occhi nel m.u- 
seo esistente nel palazzo ducale , ora pontificio , una te- 
stimonianza perenne della grandezza d'animo del car- 
dinale Giambattista Stoppani e della vasta erudizione 
del Passeri , che seppe ivi in giusto ordine disporre l'ani - 
pia raccolta d'iscrizioni greche e latine e d'altri v/o- 
numenti insigni d'antichità. Ai lati della scala che met- 
te in uno de' quattro corridori del museo suddetto sì 
veggono ancora due iscrizioni in marmo composte dal- 
lo stesso letterato , una in lode del magnanimo porpo- 
rato , l'altra contro gli struggitori di qualche pezzo an- 
tico , scritte amendue con quella schiettezza e con quel' 
la eleganza che proprie sono della gravità latina. 



358 



Della cattedra deW ornato. 



Q 



uesta cattedra è tanto necessaria, quanto quella del 
coFoiito (i) ^ inutile e forse pericolosa : anzi essa è 
indispensabile , sì per gli artisti e sì per gli artigiani , 
che ne hanno maggior bisogno pel buon gusto e 
per la precisa esecuzione di quanto occorre all' ab- 
bellimento delle parti interne ed esterne dei monu- 
menti delle chiese e delle citta. 

Ma questi ornamenti non devono essere fantastici 
ne capricciosi. Essi vogliono essere appoggiati sopra 
le basi , che dalla geometria devono in parte dipen- 
dere per la regolarità delle proporzioni , e per l'unita 
delle sagome. 

In quanto all' armonia ed alla eleganza delle 
forme , il cattedratico ha certo poco da insegnare. Il 
t;usto fortificato dall' esercizio delle belle proporzio- 
ni potrà contentare Toccliio di chi è ben' organiz- 
zato , e così toccar, come si dice, il segno, fine indi- 
spensabile di ogni produzione delle belle arti. 



(i) Questa cattedra per insegnare il colorito , benché 
di uoa antica data , ha potuto farci vedere quai frutti ha 
portata nll* avanzamento della gioventù nel culore , non 
dico soltanto in Roma, ma dapertutto. Oh se Tiziano , Ru- 
bens , Vandick e tanti altri grandi , che tali divennero , 
senz' altra cattedra che quella dello studio delia natura , 
potessero tornare a vivere , quanta sarebbe la loro ma- 
raTÌglia nel veder sì fatte rinnovazioni ! 



Bill K -Arti 35; 

Noi pertanto noa possiamo club-Lare, che i mo 
delli i quali in questa parte decorativa ci hanno la- 
sciato i greci e i romani, raassirae i primi , non siano 
stati inventati ed eseguiti su queste basi , e non 
casualmente , come pur troppo si fa ordinariamente 
fra noi : e ciò per non aver ne meditato ne inve- 
stigato abb istanza i monnor^nti antichi , ne misura- 
ti i medesimi , per conoscere la ragione del piace- 
re che agli occhi essi producono , nel modo mede- 
simo che si pratica sulle antiche statue , per cono- 
scere le varie loro pi'oporzioni. 

Senza queste condizioni la cattedra dell' ornato 
viene ad essere affitto inutile. Eh ! di qual frutto sa- 
rebbe per la gioventù , che un professore cattedra- 
tico mettesse avanti gli occhi un pezzo di orna- 
to qualunque da copiarsi , senza farle dapprima co- 
noscere la ragione anatomica ( per dire cosi ) delle 
sue proporzioni ? Da una tale lezione non potrà il 
giovane fare altro che apprendere un mero mec- 
canismo , u;ia certa quisi inutile diligenza ; di modo 
die dopo aver perduto molto tempo in simile insul- 
sa pratica, non avrà imparato nulla , e resterà come 
era prima , cioè incapace di creare , e di eseguire un 
ornato qualunque : o se 1' inventerà ed eseguirà , 
sarà un suo capriccio ad uso dei rabeschi moderili 
dei depravati tempi. 

Bisogna dunque premettere , che gli antichi ave- 
vano canoni anche pei diversi generi di ornalo , 
1 quali erano adattati non solo ai diversi stili e or- 
dini , ma eziandio alla situazione degli edifizii , più 
o meno distanti dalla visuale ; talché un ornato , che 
da vicino potrà far bene , da lontano o non si ve- 
drà , o farà male. Non so se in alcuna accademia 
d'Europa l'insegnamento dell' ornato sia fondalo so- 
pra base normale e positiva , o sopra i] solo capric- 



3(3o Bei^i-k-Arti 

cLo. Per me credo , che in genere quest' ultimo pre- 
valga pii o meno; ed ancorché esemplare per que- 
sta scuola , dubita che esse siano prive di quell in- 
segaameato , e di quelle regole, che probabilissima- 
menle hanno dovuto servire di scorta agli antichi: 
r.-eole , che dovrebbero rintracciarsi sopra i monu- 
menti originali , per poi formarne delle norme Sicil- 
ie d'applicarsi e variarsi secondo i diversi carat- 
teri , e la fisonoraia , che devono avere le cose ar- 
chitettoniche , delle quali vengono fregiate. 

Cav. Wicak. 



3C, 



VARIETÀ' 



I 



scrizione posta in Venezia nella chiesa de' Frari sul ino« 
uumento ivi eretto all' immortale Canova. 

ANTONIO . CAMOVAE 

PmifCIPI . SCVIiPTOROM . ABTATIS . SVAB 

COtlEGIVM , VENUTVM . BOSIS . ARTIBVS . BXCOLBVD . 

SODALI . MAXIMO 

«X . CONLATIOKE . EVROPAE . VWIVERSAE 

A . MDCCCXXVH 



Poesie sacre tolte flalla Bibbia e recate in rime dal 
marchese di Afontrone , colla giunta di alcune rime 
sacre di esso traduttore. 8 Napoli dalla tipografia di 
Paci 1847. ( Un voi. di carte xxiv, 159.) 

■/ibbiamo altre volte parlato del sig. marchese di Mon- 
trone , e reso a lui quella lode che somma se gli con- 
viene. E certo pochi poeti ha V Italia moderna , le cui 
opere al pari delle sue sicno tinte dell' oro purissimo de' 
nostri classici : pochi , che meglio intendano alla vera di- 
gnità ed efficacia delle lettere nostre. Talché fra quegli 
spiriti cortesi , che a questi tempi valsero potentemente a 
far cessare la vergogna dello stile ossianesco e frugonia- 
no , una chiarissima sede si ha pure il sig. di Moutrone. 



?^>2 Varietà' 

Parecchie di queste poesie sacre erano già conosciute ; 
ma i salmi e gli altri volgarizzamenti biblici giacevano 
tuttora inediti , benché alcuni ne corressero fra le mani 
di varii amici del sig. marchese. Quindici sono i salmi 
da esso tradotti, cioè il a , 9 , i3 , i8 , 5o , 67 , 78 , 78 , 
&^» 97' 98» 109, ii3, 129, i36; quattro i cantici, cioè 
i due di Mosè , quello di Bacchia, e quello di Giuditta; 
cinque le profezie , cioè quelle de' capi 34 , 47 , 52 , 58 
d'Isaia , e del cap. 5 di Baruch ; indi seguono le lamenta- 
zioni e l'orazione di Geremia. 

Tutti grave semplicità sono i versi del sig. di Mon- 
trone , proprii appunto della grave semplicità del divino 
originale. E già Dante ne aveva dato sì beli' esempio ! 
Ma i balordi poeti hanno per lunga età creduto , che 
ninno fosse men degno di essere imitato che il gran prin- 
cipe dell' italiana poesia. Aggiungi un altro pregio del 
traduttore , pregio tanto maggiore quanto piii difficile ad 
ottenersi , cioè l'essersi egli tenuto strettissimamente fe- 
dele al lesto , e l'avere spesse volte con magistrale faci- 
lità conservato fino il suono , il numero e la collocazio- 
ne delle parole che si hanno nella volgata. Chi ne voles- 
se un sagi^io , eccolo ne' volgariziaraenti del Miserere e 
del De profundis. 

SALMO L. 

Miserere di me , signor , per quella 
Tua boutade infinita : e per l'elfetto 
Di tua clemenza i falli miei cancella. 

Fammi di mia nequizia ancor più netto , 
E del peccato mio tutto mi monda 
( Gh' io '1 conosco , e mi sta sempre al cospetto : 

In te solo ho peccato , e 'l mal che abbonda 
Innanzi a te commisi ì , acciò compiuto 
Sia '1 tuo detto , e' giudicii uman confonda. 



Vari e t 4' 363 

Io ne le inicjm'tà son conceputo : 

Partorì ni mi la madre nel peccato 
In che lo primo padre fu perduto. 
Ecco a te eh' ami il ver non ho celato 

Le colpe mie : tu a me l'incerto e scuro 
De la tua sapienza hai disvelato. 
Mi aspergerai d'issopo , e sarò puro : 
Spero dì tarmi più che neve bianco 
Se tu mi purghi d'ogni affetto impuro. 
Oh come sorgerà l'animo franco 

Se udirà la tua voce di letizia ! 
Quest' umili ossa esulteran pur anco. 
Signor , la faccia tua da la tristizia 

De' miei peccati fa che si rimova : 
E del cor mi cancella ogni nequizia. 
Grazia che '1 mondi nel mio petto piova : 
E per entx'o le viscere, o Signore , 
Uno spirito retto mi rinnova. 
Non iscacciar me miser peccatore 

Da la presenza tua t né farmi privo 
De lo spirto che accese il primo amore. 
Rendimi l'allegrezza che dal rivo 

Chiaro si spande de l'alta salute s 
E m'avvalora del tuo spirto vivo. 
Signor , per le tue vie mal conosciute 
GÌ' iniqui io drizzerò , sì che le menti 
Perverse renderansi a te pentute. 
Libera me da' stimoli pungenti 

De la carne, mio Dio, .Dio di salvezza, 
E dirò tua giustizia in lieti accenti. 
Donami a favellar tutta baldezza : 

E la mia lingua con perpetue lodi 
Farà nel mondo sonar tua grandezza. 



364 Varietà' 

Se vittime d'agnelli o d'altri modi 

Volevi , io te ne avrei sacrificato : 
Ma so che d'olocausti tu non gojii. 

Il sagrificio accetto è il tribolato 

Spirito : e tu , mio Dio , degni aver cura 
Del cor contrito e bene umiliato. 

Signor , benignamente rassicura 

La tua Sionne , acciò con fausto auspizio 
Sorgan di Gerosolima le mura^ 

Allora accetterai il sagrifizio 

Di giustizia , e olocausti e ofFerte insieme ; 
Allor sopra gli altari a te propizio 

Porrà vitelli chi ti adora e teme. 

SALMO CXXIX. 

Dal profondo ho chiamato a te , Signore : 
Signore , esaudi la mia voce , e intendi 
Le orecchie tue benigne al mio clamore. 

Se tu le nostre iniquitadi attendi , 

Signor , chi salvo fia ? ma tu se' buono : 
E so che vano il mio sperar non rendi. 

Io con l'anima tutta m'abbandono 

A tue misericordie , o Signor vero ; 
Tu de* mici falli mi darai perdono. 

Da la prim' alba adunque in sin che '1 nero 
Vel de la notte il mondo abbia nascoso , 
Nel nostro Dio con Israelle io spero. 

Però eh' egli è il Signor dolce e pietoso , 
E tanta in lui misericordia abbonda , 
Che a salvare Israel non fia ritroso : 

E purgherallo d'ogni colpa immonda. 



Varietà' 3G5 

Ragionamenti filosofici sulV uomo considerato relativa" 
mente allo stato di natura e relativamente allo sta- 
to dì società , del cardinale Giacinto Sigismondo Ger- 
dil : dal francese prima versione italiana del mag- 
giore Luigi Bavari romano , cavalier- professo nella 

■ s. religione ed insigne ordine de ss, Maurizio e Laz- 
zaro. 8.° Roma presso Vincenzo Poggioli 1828. ( So- 
no pag. XX , 21 i. ) 

v^uatido si è detto , essere quésta un' opera del cardi- 
nale Gerdil , si è detto abbastanza. Quelì" uomo fu vera- 
mente de' più cbiari intelletti che ci fiorissero ,' talché per 
la grande dottrina sua , non meno che per la sua pro- 
fonda e sincera umiltà , meintossi la riverenza anche di 
colóro che non bene sentivano nelle còse della religione. 
Nitin filosofo fu di mente più retta , fu più dolce , fu 
più amabile del Gerdil : niuno diede più splendido esem- 
pio di cristiana moderazione lino in mezìo lè dispute più 
importanti e severe. Quindi una bella lòde si vuol dare 
all'egregio sig. maggiore cav. Bavari , perchè abbia fatto 
italiano uno scritto gravissimo , da cui ogtli persóna po- 
trà ritrarre moltissima utilità. 



Della elocuzione , libro uno di Paolo Costa , da esso ri- 
veduto e ampliato. 12.° Bologna presso Riccardo Ma" 
si 1827. ( Sono pag. 228.) 

X ochi ignorano ì sunti cbe di questa celebi'C opera fece 
il conte Giulio Perticari ne' volumi di febbraio e di mar- 
zo 1819 del nostro giornale. E certo noi non crediamo 
che in tale materia l'Italia abbia libro migliore di questo 



3G3 V A R I ir T a' 

sia per bontà di stile , sia per gravità di giudizio , e 
per isquisitezza di gusto veranieate italiano : degno in lut- 
to dell' aito fil')soft) e poeta chi; lo lia dettato. Oh vo- 
gliano àtteatamente leggerlo e meditarlo tutti coloro , che 
*^!?S' parteggiano con non so quali mistri venutici di là 
dall'alpe e dal mare : m )stri di si strana natura , che noi 
non tapremmo a quali bestie rassomigliarli : quando non 
fosse al minotauro , il quale secondo Euripide era un* 
unione di sembiinze diverse', el un parto informe in cui 
vedevasi stranamente confusa la natura d'uomo e di to- 
ro. E di tal fatta a un di presso sono le cose di che al- 
cuni nostri cìurm Ito ri , i quali senza saper che dirsi van- 
no esclamando abbisogni della nazione ( bisogni di non aver 
più ordine e legge nello scrivere, e di sostituire alle 
favole almen graziose e ridenti della mitologia i sudici 
racconti di magie e di streglie ) , vogliono pi-esentarci. In- 
torno ai quali ( perchè il luogo ci pare acconcio) amia- 
mo di riferire un brano di lettera scritta al sig. barone 
D. Ferdinando Malvica da uno de' più solenni letterati dell* 
e^à n^ostra, da Carlo Botta. 

„ Signor mio pregiatissimo , , ,,„ (,o,.tj,,, 

„ Parigi 4 gennaio iBa8> 

„ Gaudeo me laudari y pater., a te laudato viro - 
„, cosi diceva Ettore a Priamo , quando il lodava : ed io 
„ così dico a lei , carissimo e pregiatissimo signor Mal- 
„ vica. Io la ringrazio della sua cortesia : e sebbene so 
„ di non meritar tanto , pure ne godo , perchè tutto pro- 
„ cede da radice di benevolenza. Tanto poi maggiore coa- 
„ tentezza ho ricevuto dell" onorato concatto eh' ella ha 
„ fatto di me , eh' io ho in odio peggiormente che le 
„ serpi , la peste che certi ragazzacci , vili schiavi delle 
„ idee forestiere , vanno via via seminando nella lettera- 



Varietà' 867 

„ tura italiana. Io gli chiamo traditori dell* Italia , e re- 
„ vainenle sono. Ma* ciò procede parte da sùpei-bìa , par- 
„ te da giudizio corrotto ; superbia in servitii di Galedo- 
',, nia e d'Ercinia , giudizio corrotto con impertliiénza e 
^, 'sfacciataggine. Spero clie mercè delie fatielie dei giova- 
„ ni italiani forti , qnal ella è , signor Malvica , questa in- 
^j'fartiè contaminazione sfumerà , e che fitfcnrà vedremo 
„ nel debito onore Virgilio , il T^a'^so Vi' Alfieri. 'Non le 
„ posso esprimere il piacere che provai nel leggere le 
,, tóse che ella dice del grande Alfieri: proprio mi 
„ hanno toccato l'ugola, e iacciam pure le bette ai spr- 
f, uum peciis dei mostri caledonici ed éi-cìin'ci . - Molto 
,', volentieri vedrò ec. ec. c^ìioiì». .ta i 



-.! 



^ • ' „ Servitore' aflPé>;im!iatO 

-'V{''tì'i'B't'o'BoTTAV^'"'1 »*^ '' 

Si certo, Carlo Bòtta ^ xfnmèi-à questa infame riln- 
tàrhina zion e ìXem^o verrà , né torse è lontano , che gP ita- 
liani- si vergogneranno di tanti romantici vituperii, levati 't)ra 
alle stelle dai gofH imbrattacarte e ciarlatani di certi giornale 
lì: * frutto di (juesla vergogna sarà il gittare sdegnosamente 
alle fiatiime tutto in un fascio quel bastardume A^ infìì ^ 
di tragedie , e di romanzi , di che ora parte ridono e par- 
te fremono i veri sapienti della nazione. Si che già go- 
diaotìci ripetere con Gaspare Gozzi ( Serm. XVil )t\ 

''•'■'!'„' -Ad ^0;mero , a Virgilio , al^Dante; a lui 
■'■ ',^iChe tanto amò l'avignonesei dònna , . j' , cisu ,. 
'; ^, Spesso si oppose tal maligna peste; , 1"i srt ,. 
i ! ,,' Mai non li estinse. A poco a poco al mondo 
„ -Dier di nuovo salute. Si vedranno 
,, Tai meraviglie ancora. Io son profeta. 



36d Varietà' 

Laudatio funehris in Johannem VI Lusitaniae rcgem 
fidelissiinum et Brasiliae iniperatorein , habita in sacel- 
lo vaticano V Kal. iulias ann. M. DCCCXXFU ad 
Leonem XII P. M. ab Angelo Maio Sanctissimì Do- 
mini praelato domestico , vaticanae basilicae canoni- 
co , et bibliothecae praefecto. ^. Romae typis vatica- 
nis 1827. ( Souo cart. 5o. ) 

JLja vita di Giovanni VI re di Portogallo e imperador 
del Brasile fu,- come ognua sa, da grandi perturbazioni 
agitata : certo è però , che né le guerre intestine , né 
l'invasione e la perdita del suo regno di Portogallo , né 
le rivoluzioni e le fellonie de* suoi poterono abbatter mai 
quel suo nobile animo , e fargli dimenticare la benignità 
e la prudenza, 11 celeberrimo autore di questa orazione 
ricorda con facondia e con eleganza , com' è da lui , le 
cose fatte e sofferte da quel piissimo re , ed ora ci fa 
tremare il cuore di tenerezza , ora ci fa fremere d'ira , 
e sempre c'innamora delle singolari virtìi del defunto. Ec- 
cone un beli' esempio : „ Age vero translatam in Ameri- 
„ cee oras regiam sedem , magna statim regionum illa- 
„ rum felicitas subsecuta est. Quippe rex prudentissimus 
„ quam libertatem commerciorum securitatemque lusita- 
,, nis nuper conciliaverat , eamdem brasiliis tribuit ; quo 
„ facto , omnis illieo opulenti» ex latissimis terrarum ma- 
„ risque tractibus derivai-i in Brasiliam coepit, Laudatur a 
„ divo Angustino gratissimum Antonini Caracalli decre- 
„ tum , qui civitatem romanam cunclo orbi sponle largi- 
,, tus est, quam antea senatus ne ìtalicis quidem sociis 
„ petentibus belloque atrocissimo vindicantibus concedea- 
„ dam putaverat. Post Antoninum , ecce alterum hoc est 
„ exemplum communis iuris remotissimis etiam gentibus 
„ indiscretim concessi , cum Joliannes rex brasilios , gu- 
„ yanos , paraguaienses , afros , indos , multis regnis in* 



V A K ! E T a' 3G() 

„ sulisqtie quain late patet orbis disjiersos , lusitana ci- 
„ vitale parique legiitri aequitate donavit. Quia adeo maa- 
„ cipia etiam , quae plunma in Brasiliani e regionibus 
,, barbaris develiebantur , dedit operam ut minore pan- 
„ latim numero essent ; secutus , credo , Synesii consiliura , 
„ qui Arcadium caesarem vehementer olim admonuit ne 
„ golliica scrvitia in imperii romani provinciis multiplica- 
„ rentur : praeter quam quod liberis magis ho minibus , 
,, quam servis , imperare gloriosum est ; boausque rex 
„ mavult sibi parere homines , quam servire. Optatit igi- 
„ tur Johannes rex ut mancipiis afris conditionis liberae 
„ homines substituerentur , religione , litteris , arlibus a 
,, puei'ilia innulfiti : qui et publica opera melius curaitnt : 
„ et agros , cjui sui essent, libentius colerent : et patriam , 
,, cuius aequabili iure utebanlur , ornai genere officiorum 
,, demerereatur. Haec munifici regis fama excitatae artes , 
,, quae politiorem vilam ac bealinrem efficiunt , in Bra- 
„ siliam certatim properaverant ; forum Themis , acade- 
,, miam philosophia , suggestum eloquentia , Minerva ofB- 
„ cinas , pharraacopoeiam medicina , agrum geopoaica oc- 
„ cupavit. Tum ipsa demum Brasilia , quae actenus colo- 
„ nia faarat , aobilissimum regni nomcn et dignitatem ac- 
„ cepit. „ 

Splendida e nitida è l'edizione , ed ornata dì tre ri- 
tratti in rame : di quelli cioè di D. Giovanni VI, di D. Pie- 
tro I imperador del Brasile , e di D. Isabella Maria reg- 
gente del Portogallo. 



Tragedie di Euripide. 

Il sig. Felice Bellotti , celebre volgarizzatore di Escbilo 
e di Sofocle , è sul tradurre anche Euripide : e già sap- 
piamo essere sotto il torchio le iraduziuii dell' ìppali- 

G.A.T.KX:XViI. 2| 



3^0 V A n r E T .0 

io , dell' /ihc.\tc , dcir AnJi-oinacn^ delle Supplici ^ t dell' 
ìli^enia in Aulide. Dona iinporlaiilissiniO eh' egli fa all' 
il'tliaaa letteratura. 

S. B. 



il Catilinario eri il Giitgurtino , libri due di C. Crispo 
Sallustio volgarizzati per _/)•» ììartoluinnieo da S. Con- 
cordia , in questa seconda edizione nuovamente con- 
fioriti col testo latino ed a migli' >r lezione recati con 
r aiuto di due codici fiore» Uni. 8. Napoli della stam- 
peria francese 1827» { Sono cart. XVI e 3Gi. ) 

Una sola edizione, quella e un'; di Firenze del 1790, 
avevanlo di questo testo d'italiana eleganza : ma era essa 
divenuta si l'ara , che sola potPva essere nelle mani dì 
pochi. Ridondava inoltre di tali erravi , quali non potè- 
▼ ano cadere in ménte se non delF acicndeniico della cru- 
sca , che per la prima Volta la pubblicò : perchè grazie 
a Dio tutte le edizioni Fatte sotto gli auspicj di quell' 
onorando consesso sorto così spropositate , che nua fati- 
ca d'Ercole richiéderehbèsi , clii mondar volesse quella 
vera stalla d'Augia. E nondimeno alla presuntuosa igna- 
via di alcuni pare un non plus ultra il poter dire : Que- 
sta è un'edizione di crusca. Il che per noi tanto vale, 
quanto il dire : Questa è un' edizione pietìa xcppa d'er- 
rori sbardellatissimi. Ora il sig. mai-chese Basilio Puoti , 
cullissimo cavaliere napolitano , ha preso con grande amo- 
re e con somma pratica di queste cose a darne una se- 
conda edizione, nella quale giovandosi di due codici del- 
la Laurenziana , e pivi del suo egregio critei'io , ha po- 
tuto lor via tutte quasi le mende fattevi correre dall' edi- 
kólf fiorealino. Di che vuol davsegli una lode singolarissi- 



V A R I « T a' 371 

ma , incoraggiandolo a fare il simile anche con altri clas- 
sici nostri , i quali non meno di fra Bartolommeo da s. Coii- 
cordio hanno mestieri d'una mano pietosa ed esperta che 
imprenda a curare tante loro bruttissime piaghe. 

Il sig. Puoti premette all' opera la vita di fra Barto- 
lommeo : cosa accuratissima , e diremmo anche leggiadra- 
mente sci'itta , se l'autore avesse saputo qua e là scher- 
mirsi da qualche affettazione. Le note brevissime eh' egli 
appone al testo sono assai giudiziose : avremmo a dubi- 
tare però della esattezza di una , sottoposta a questo pas- 
so del e. Vili della Congiura di Catiìina : Ma il bi ouo 
si briga in ciò per diritta via : il cattivo y perocché gli 
inanca arte di bene , si contende con inganni e con fal- 
sità. Al verbo si contende notasi dal eli. editore : Nel 
vocabolario si trova contendere per adoperare o infor- 
zarsi ^ ma non è notato in /òrma neutro passiva. Non 
polrebb' esser però che il si fosse qui quella particella 
affermativa , di che tanto spesso usarono i nostri del se- 
col d'oro , e singolarmente il grande da s. Concordio ? 
Ne giudichi il sig. Puoti medesimo , a cui volentieri ci 
appelliamo. 



De optima latìnos scriptores explanandi rat ione , Fran- 
cisci Guadagna Adv. acroasis. Facta est in urbano eoe- 
tu litterario latinis litteris èxcolendis. 8. Roniae 18^8 
apud Franciscum Bourliaewn. { Sono pag. 29. ) 

vJhi volesse qui restringere tutte le cose egregiamente, 
al suo solito , disputale dal dottissimo autore in questa 
grave ed eloquente lezione , imprenderebbe a far opera 
difficilissima. Essa non è cosa da sunto , ma tutta vor- 
yebbesi riferire. Il che non essendo possibile, solo dire- 



^7:2 Varietà' 

mo , che questo seri tXo è d'oiior sommo all' italiano giu- 
dizio , e dimostra come giustamente dal Periicari fosse 
rliiamato il sig. arv. Guadagni pater etegantiavuin. 



Ambasceria di Teodosio il giovaiìe ad Attila re degli 
unni , descritta dalV isterico Prisco , ora per la pri- 
ma volta dal greco in italiano recata da Pietro Man- 
zi. 8. Roma per la società tipografica 18-47. ( Sono 

l sig. aTV. Manzi non cessa di arrioeliire colle opere 
»ue , e singolarmente colle sue traduzioni dal greco , Ti- 
taliana letteratura. Avemmo già il suo volgarizzamento di 
Erodiaiiò , che meritò luogo nella nuova collana degli 
«lorici greci , la quale si slampa in Milano ; avemmo il 
suo volgarizzamento del trattato di Dionigi U Alicarnas- 
so intorno i modi e lo stile di Tucidide , libro che in- 
vo<^liò l'immortal Perticar! a scrivere una delle più gra- 
vi ed eleganti opere sue: avremo fra poco il volgariz- 
zamento di Q. Curzio. Ecco intanto quello eh' egli novel- 
lamente ci ha dato di uno scritto a pochissimi noto , e 
da niun altro tradotto mai nella nostra favella : scritto 
per molti titoli importantissimo e curiosissimo , narran- 
doci molte minute particolarità del paese scitico, e del- 
ia vita di quell' xlttila che fu si audace e terribile con- 
quistatore , e nemico del nostro imperio, N' è autore lo 
storico Prisco , che andò alla corte di Attila accompa- 
gnando Massimino uomo consolare , il quale fuvvi man- 
dato ambasciadore da Teodofio il giovane. Lo stile del 
sig. Manzi è sempre puro e gentile , e mostra in ogni 
.luogo un seguace caldissimo de' be' modi di dire, ch-e 
Sfiorirono le carte de' nostri padri. 



Varietà' 373 



JLjo sciioprimento di una insigne statua di Tito Vespa- 
siano , fattosi a questi giorni presso la Basilica Latera- 
nense , ha dato motivo ad un chiarissimo letterato , il 
sig, ab. Loreto Santucci custode generale dì Arcadia , di 
scrivere il bel sonetto che ci pregiamo di qui riferire ; 

Sei tu , buon Tito ! asta ed usbergo il vero 
Signor de le battaglie a te porgea , 
Eletto a vendicar duce e guerriero 
Il gran misfatto della gente ebrea : 

E Roma forse per tua man vedea 
Ricomposto il civile ordin primiero , 
Se consanguinea fraude ahi ! non rompca 
Nel fior la speme del benigno impero. 

Oh quanto ancor la immagin tua favella ! 
La guardo e ammiro , intatta dallo scempio 
De gli anni , e da la gotica procella. 

Deh ! aggiungi onor de le belle arti al tempio s 
Entia , 11 più augusto regnator ti appella , 
E d'un Tito miglior vedrai l'esempio. 



Memoire sur les anciens iiionuments de Rome par rab- 
hé Bnrtellièinj. - Lettre sur Rome par M. le vi coni te 
de Chateatitriand . Nouvelle edition avec des notes par 
M. le eh. P. H. V. - Pesaro chez Annesio Nobili 1827, 
( U« voi. in la di pag. 1:22, ) 

JLia ristampa di queste due utili e gentili operette , co- 
sì decorose a Roma e all' Italia , si deve alle cure dell' 
egregio sig. cav. Pietro Ercole Visconti , il quale ha di 
più Yoluto ax'vicrhirlt? di varie importanti sue noie, (Jele-i 



37 i V A. R I IT T à' 

bri sono in Europa i nomi di Barthélcmy « di Chateau- 
briand , e quindi non hanno mestieri di nosire lodi. Sa- 
no due dotti ed eloquenti uomini : ed il sig. Chateau- 
briand potrebbe facilmente paragonarsi a' pia. solenni scrit- 
tori della Francia , se non mostrasse cosi spesso e pa- 
ìesemente il suo studio di dir cose nuove e piene di spi- 
rito, imitando piuttosto Seneca che Cicerone. Deh ! per^ 
che non ha egli seguito meglio il precetto del suo mas- 
simo Fenelon , che nelle auree Considerazioni sulla poe~ 
tica ci lasciò scritto : Le godi exquis craint le trop en 
tout f sans en excepter Vt^sprit mente. I^ esprit lasse he- 
ancotip , dés qu on Vaffecte et qu on le prodìgue. 



Eusehins sive de Christiana educatione poema Floren- 
tiae edituni typis Molini 1824 - libri quatuor ec. - Eu- 
sebio , ossia della cristiana educazione , versione in ver- 
so sciolto italiano di Filippo Tarducci romano P. A. - 
Libri quattro. - Roma per la società tipografica 1828. 

Jl iacesse al cielo che tutti que' che si accostano ai sa- 
crarli delle muse , vi fossero tratti da una virtuosa in- 
tenzione \ Imperocché sebbene stimiamo che non v' abbia 
poesia vera , laddove non sia forza d'invenzione , vivez- 
za d'immagini, movimento d'affetti: ciò non pertanto cre- 
diamo che il vero e il retto vestito di molli versi debba 
sempre tornar utile agli uomini e lodevole. Quale argo- 
mento più importante per la pubblica morale che quello 
della cristiana educazione? Esso ci è cantato nel linguag- 
gio e nello stil di Virgilio ne' quattro libri dell' Eusebio, 
Ma perchè le cose scritte latinamente sono patrimonio di 
pochi ; e dall' altra parte importava molto che si cono- 
scesse da tutti un' opera di così utile argomento , il eh. 
sig. ab. Filippo Tarducci ne diede la versione. E bello e 



V A r, I K T a' 37"» 

lodevole fu il diviv-sniento , sì perchè la versione venne 
chiara , semplice , disinvolta; si perchè quel buon iVesto- 
re dell' Arcadia iiosira non isdej^nò durare la lunga fatica 
che richieggono i volgaiHzzamenti , e ciò per solo pubbli- 
co vantaggio. Noi racqoniandiamo a tutti la lettura di 
guest' opera , e specialmente a que' giovanetti , i quali 
secondo l'anlichissimo nostro costume si esercitano a coni- 
porre nelle scuole , perchè essi vi apprenderanno come 
occultando le fole mitologiche possano ingemmarsi gli scri^r 
li delle vere mai'aviglie de' libri santi. 

G. L. M. 



A Claudia Borzaghì nella letizia delle sue nozze eoi 
dottor Giuseppe P'esi ^ versi del dottor Ignazio Bar- 
zaghi, S"* Bologna dalla stamperia delle t^use 1828. (Di 
pag. -4,) 

i. 1 oi ci rallagriamo co| sig.Borzaghi di questi suoi vén- 
ti sonetti. Sono tutti secondo l'egregia scuola de' classi- 
ci , e spirano it» ogni loco soavità e gentilezza. Se anche 
non si $ap«sse d' onde essi vengono , da se flessi ci di- 
rebbero : Noi venia rjin di Bologna , là dove le italiane 
lettere hanno più che in altra parte conservato 1' «bitq 
loro di eleganza e di leggiadria. E che tale sia il veio ^ 
eccone un esempio : 

Pnvi'ra «: ignuda Verità sen giva 

Quaggiù ranjinga , e , non che farle onore , 
Ciascun r avea in dispregio e la fuggiva , 
Che in miseria yivlù non ha valore. 

Belli Menzogna, in ricca veste, e diva 
Salutala da lutti , wd ogt;i corf 



3;(j Vari e t a' 

Coir ornato parlar la via s'apriva, 

Che sernprf- lia graia udienza un grato errore, 

A costei raccontò sue dure olFese 
La Veritade, e sì pregolla umile 
Che de' suoi panni a lei fosse cortese. 

Gli ebbe , se ne vestì , cinse la chioma 
DI fior leggiadri , e in vago atto gentile 
Or va pel mondo , e Poesia si noma. 



l'elogio dal cav. ayv, Giuseppe Bertani , letto im^cce dì 
prolusione alla scuola di codice civile dal eh. profes- 
sore Ferdinando Maestri nella sala delV università di 
Parma il 19 novembre i8s>.5. - Parma coi tipi Bodo- 
niani i8?.7. 

T 

X etragono ai colpi di ventura il professor Maestri at- 
tende con tranqnillo animo , che spenti gli odj e gli sde- 
gni risorga più bella la verità , e ch'egli sia restituito 
all'antico ufficio. Giùnge infatti quel giorno da tutti 1 buo- 
ni desidei'atissìmo , e il Maestri da quell' uomo saggio 
che egli si è, per tutto rendimento di grazie, per tutto 
cantico dì esultanza inodesto di se non parla , della sua 
scienza non fa motto , ma tesse 1' elogio di quell' uomo 
grande , che da quella cattedra istessa innanzi a lui ha 
dettato quegli immutabili princlpj di pubblica e comune 
jjin stizia , per cui sola sta la società , e per cui solo il 
vivere sociale è tranquillo e sicuro. E daddovero egregio 
fatto rÀ è questo : polche per tal modo egli ne insegna , 
che a tutl' altro alfetto dell'animo dee anteporsi la grati- 
tudine e r amicizia ; che più presto dell'elogio della sci- 
enza e delle discipline, cui uno insegna , dee tessersi Te- 
logio di chi seppe quelle insegnare ; e che meglio si 
j.strutsce e si anima a ben fare la gioventù, col mostrar- 



Varietà' S-yy 

le l'esempio (l'';>!i egregi uomini , di quello die far si 
possa con i^ll aridi pi-ecetti delle scuole. 11 Bertani fu uno 
di quegli uomiui rari , che avendo sortito dalla natura 
un animo e un cuore al ben fare disposti , hanno sa- 
puto in ogni tempo e in ogni occasione prospera o av- 
versa ch'ella si fosse , trovare il vero e il buono , e l'u- 
no e 1' altro rendere a tutti caro , e meritarsi così la 
più luminosa gloria , a cui è dato quaggiù di giugne- 
re , quella io voglio dire di essci-e chiamato e stimato 
uomo saggio e virtuoso : e di esser come tale compianto 
dagli amici non solo , ma da' tutto il comune , che co- 
me pubblica calamità reputò la morte di lui. L'elogio è 
quale si conveniva al soggetto ; dignitoso , semplice , ve- 
ridico , e pieno di belle considerazioni senza affettazione . 
Non lascia a desiderare , che lingua e stile più puro. 

G. S. 



Coniponiinenti in argomento di sincera esultazione al neo~ 
. filo Benedetto Formigini , il quale colla moglie e co'' 
i figli riceve in Modena il santo battesimo nel dì 17 
aprile i8'i8- 

v-iom«chè non troppo amici di quelle raccolte poetiche , 
che tutto giorno escono in Italia per ogni minima occa- 
sione festiva in onta del buon gusto e della buona poe- 
sia, abbiamo creduto di far cosa grata annunziando que- 
sti componimenti stampati in Modena pel battesimo di 
un'intera famiglia ebrea : poiché vi abbiamo trovalo di 
assai buoni versi, e su tutti ci piace un «««o del chiaris- 
simo fprof. Marc' Antonio Parenti , nome sì care alle lettere 
italiane , il quale vogliamo qui solamente ricordare in ar- 
gomento della stima grandissima , che abbiamo del suo 
ingegno e delle, cose sue, 

G. S. 



:^^8 Varietà' 

S<ig,.2[io intorno le pì'ttnre" /ii F. Filippo Lippi e di mas-^ 
Siro Giovanni Ispano , esistenti in Spoleto . Air illu- 
stre ed eccellentissimo magistrato della città , Pompeo 
Benedetti duca di Ferentillo. Pesaro 1827 coi tipi di 
Annesio Nobili. ''' 

* Jaldo amatore il duca Benedetti delle belle arti e dell* 
gloria di quegli egregi italiani , che tanto hanno contribui- 
to n l'endf've iu fatto di atti la nostra Italia di ogni altra 
nazione maesti-a , ha tolto a scrivere questo saggio intor- 
no F. Filippo Lippi , e maestro Giovanni Ispano , per- 
chè gli spoletìni conoscano appieno quali tesori racchiu- 
da la loro città , e quanta sollecitudine e diligenza essi 
debbano avere per conservarli intatti contro 1' ingiuria 
del tempo. E ad aggiugnere il suo scopo parmi che ab- 
bia ben fatto nel descrivere con molta evidenza i bei di- 
pinti di qiio;i due valenti uomini, die si veggono in Spo- 
leto, Né semplice descrizione è il suo saggio ; perchè 
C)n buono intendimento egli fa di tratto in tratto molte 
giuste osservazioni e sulle pitture e sulla vita dei di- 
pintori : sicché io giudico utile e piacevole questo suo 
piccolo saggio. Oltre modo ne piace quel paragone , che 
egli istituisce fra il Buonarroti e F. Filippo Lippi , per 
cui a ragione questi è chiamato il Michelangelo del suo 
secolo : e 1' accurato esame , che egli fa sullo Spagna , 
per cui bene conclude , che questo egregio pittore seppe 
tratto tratto accoppiare con sovrana maestria alle Jine 
bellezze delV Angelico da Fiesole il più elei^ato e gran-: 
dioso stile dì F. Filippo Lippi. 

G. S. 



V 4 R I E T X' 379 

Compendio critico di ogni filosofia. Del conte $• A- 
Roma 1827 , presso Antonio Boulzaler. 

XÌ titolo di questa operetta sì raccomanda di per se stes- 
so , e non ha bisogno che si vada in molte parole a dir 
quanto può essere utile e piacevole questa fatica , se be- 
ne sia condotta a fine. Fra tanta farragine di prolegome- 
ni alle istituzioni filososofiche , fra tante istorie e ristret- 
ti , fra tanti filosofici dizionari , che finalmente uscisse un 
buon compendio critico , era questo il desiderio dei buo- 
ni. Ci giova credere , che il conte S. A., giovine di mol- 
te cognizioni , adempirà questo santissimo desiderio : e ne 
abbiamo buona caparra in questo primo volume , ov* egli 
tratta della filosofia degli antichi popoli. In seguito il N. 
A. trattei-k diffusamente della filosofia de' greci , e quin- 
di più parcamente di quella de' romani , perchè dai gre- 
ci solamente attinta ; e della nostra , poiché ne abbiamo 
in pi'onto le opere , e perchè vi sarebbe a entrare in 
tante dispute. Il metodo scelto dal N. A. ci sembra buo- 
no ; proponendosi di seguire i tempi e le dottrine: sic- 
ché lo lodiamo , e lo incoraggiamo a compire la bella 
opera incominciata. 

G. S. 



Dei longobardi in Italia , lezione del conte Federigo 
Sclopis. Torino dalla stamperia reale. 

„ Jl oco accurato , dice il N. A. nel dar cominciamento 
„ alle sue lezioni , parmi il metodo di coloro , che vo- 
,, lendo discorrere la storia del medio evo in Italia non 
„ si soffermano quanto si conviene nel rischiarare l'epoca 
„ de' tempi barbarici , ma , toccandoli quasi di volo , ven- 
„ gono subitamente al regno degli Ottoni , ed al rina* 



38o Varietà' 

„ seere ddl' umana civiltà. ,, E certo egli dice cosa ve- 
ra :■ e sano ìiileiidimiMito ìì stato il suo , quello cioè di 
andaj- dettando alcune dissei-tazioni , o come egli le cliìa- 
nia , lezioni , intorno i longobardi , onde mettere un com- 
penso a questo difetto generale degli storici. In questa 
prima lezione c^li imprende a trattare dello Stabilimen- 
to della dominazione dei longobardi in Italia , e degli O/*- 
di/}i del loro goveiiio. Per quanto ne pare la buona cri- 
tica e la sana ragione gli sono di scorta , sicché possia- 
mo ben con lui congratulaici , che finalmente per que- 
ste lezioni recherassi qnrdche luce in tanta oscurità , e 
meglio potranno da qui in avanti gli storici discorrer© 
le cose italiche, 

G. S. 



Congiura de'' Pazzi , e guei'ra. della repubblica fiorentina 
s astenuta contro gli stati romano e napolitano daW an- 
no 147B al \ /\9iò ^ e stratta dai codici della repubblica 
me de si n a da Scipione ammirato canonico della me- 
tropjlilana fiorentina. Con illustrazioni di F. D. S. 
- Firenze presso Leonardo 3Iarchini 1826. 

IM oi annunziamo questo libretto solo per dimandare ai 
signori editori fiorentini , se la manìa romantica , che 
tutto rovescia , cangiando il bene nel male , il bello nel 
turpe , abbia fra le sue stravaganze anche quello di stam- 
pare uno scritto con quanti più spropositi possano mai 
a bella posta immaginarsi , siccome son quelli , di cui è 
pieno zeppo questo libretto. Veramente sembravami , che 
ciò fosse un vituperio per Firenze ; ma ripensando , che 
colà tutto ornai dee prender forma e abito romantico , 
cioè a dire , tutto va bene quando il ifatto è narrato , sie- 
no pure i pensieri e le parole erronee e bruttissime, ho 



Varietà' 38 i 

ben capilo , che anche yli stampatori non devono più ba- 
dare alla correzione delle parole , e anche le tipograiie 
debbono essere romantiche. 

A. N. 



Dell* istoria del 7'ecchio e nuovo tesUunenlo , U'oi'i 

dieci di D. Pellegrino Fnrini. T'olitine prinio. 

Rdifeniia per Antonio Roveri e figli 1827. 

1.1 essuna istoria è tanto a noi necessaria quanto quella 
dell' antico e del nuovo testamento , siccome quella da 
cui procede tutto ciò, che importa non solo a conosce- 
re a fondo la nostra religiiiue santissima , ma anche a 
conoscere la storia di tutto l'uman genere ,-e di tutte le 
umane cognizioni. A buon diritto questa ò la prima sto- 
ria , che a' fanciulli s'insei^na , e quasi loro col latte si 
fa succhiare : ma fra tanti lihri , compendi , e ristretti 
che a questo intento si sono finora dettati, nessuno ve 
ne era , che avesse anche il pregio della buona lingua e 
della buona dizione. Era veramente un gran fallo per noi 
italiani , ì quali la prima volta che si poneva in mano 
della giovenlii un libro , e nn libro tale da mandarsi tut- 
to alla memoria , ci trovavamo costretti a usare non buo- 
ni volgarizzamenti , e ad espor loro le cose in isconce 
e disadorne parole. Oltre che parmi assai disconvenire , 
che tanto studio si ponga a bene scrivere gli umani pcn- 
sierie , e nullo poi a bene scrivere i divini concetli. Ma 
la Dio mercè il celebre ed egregio scrittore signor doa 
Pellegrino Farini ha provveduto , che per lui si riparas- 
se a questo tallo ; e dandosi tutto a si bella e santissi- 
ma opera , ha già pubblicato il primo volume dei dieci 
libri , in che partisce tutta la storia sacra , avendolo 
dettato con quella purità di lingua e di stile tutta vera- 



383 Varietà' 

mente italiana , e degna dell' invidia di chiunque abbia 
nome di ottimo nella difficile arte di bene scrivere l'idio- 
ma Italico. Egli è già noto pe' suoi discorsi di yario 
argomento , in due volumetti , non ha molti anni , pub- 
blicati in Bologna : sicché non useremo più parole a lo- 
darlo per questa parte. In quanto poi alla parte storica , 
perito come è il Farini nelle scienze sacre , ha pari- 
mente ben corrisposto all' intento che si era preCsso , 
seguendo su tutti le sicure orme del Calmet , e bene l'o- 
pera per libri , per capitoli , e per certe epoche divi- 
dendo. 

SiLVAGIfOLl. 



y4d praeclariim italici Parnassi prospecfus aiictorem epi^ 
stolae tres paraenelicae Tiherii Ripamonti advocati. 
- Laureti ex typographitt Magelli et Giostra 1827. 

J. roppo ha da scrìvere il signor avvocato Ripamonti , se 
pretende di addirizzare tutte le torte opinioni del Torti. 
Ma quand' anche poco egli avesse a faticare , io non so 
vedere , che utile possa venire alle lettere da questa 
impresa ; che certo utile non è il battersi coi morti , sic- 
come morto del tutto può in quanto a' suoi letterari giu- 
dizi considerarsi quel da Bevagna , avendo sempre scrit- 
to cose tali , di cui direbbe il Menzini , Che pria del' 
lo scrittor lo scritto more. Non ostante merita lode il 
Ripamonti per la sua retta intenzione , e pel suo retto 
modo di ragionare : e più ne meriterebbe , se non avesse 
tolto a confutare un libi'o italiano con parole latine; le 
quali a dir vei*o son poco latine , siccome poco italia- 
ne , anzi punto , son quelle del bevagnese. La pri- 
ma di queste tre lettere parenetiche purga il Petrarca 
dalle accuse d'immoralità , che twn falso qnidem ium 



V A U 1 K T a' 383 

palilo licentius tortamente gli dà il Totli. La seconda ven- 
dica il divino Oiioslo dall' infamia di averlo tatto peggio- 
re dell' autore dell' Adone. Oh veramente tortissimo giu- 
dizio ! La terza finalmente mostra quanto sia falsa assur- 
da e ingiuriosa, specialnienle all'ordine cberìcale , la torta 
opinione del bevagnese ^ il quale discovreudo del Minzo- 
ni , dice che egli avrebbe molto progredito neìla carrie- 
ra poetica , se lo stato ecclesiastico che avtìiìa abbraccia- 
to non fiivenisse un ostacolo alla libertà del suo talento 
( voleva dire: ins;e8;no ) , e ne circoscrivesse rimpie^o. Noi 
non possiamo , che ammirare il Ripamonti di avere avu- 
to tanta pazienza. 

A. N. 



La perdita delC Anio , del sì^'ìor De Laniartine : versio- 
ne italiana non letterale ^ - Firenze - tipografìa Sa* 
lucci. 

wuesto componimento, per quante bellezze possa egli 
avere , è tutto fondato sul falso , non essendo in jverua 
modo l'Auiene perduto ; che aucor le sue acque dalle 
cascate di Tivoli scorrono ad aver pace nel Tevere, In 
conseguenza non essendo vera La perdita dell' Anio , io 
ci"edeva perduto e il tempo speso nel compor questi ver- 
si , e quello che spendevasi a parlar dell' uno e dell' 
altro lavoro. Ma avendomi un amico dell' autore e del 
traduttore con tanta importunità pregato a riflettere , che 
se erano pei'-duii i versi , i quali la perdita dell' Anio 
descriveano ,/noa erano affatto perduti quelli , che in que- 
sto compuulmeuto lodavano l'Italia ^ e che in qualche mo- 
do faceano ammenda delle ingiurie i che altra volta 11 signor 
De Lamartine avea ingratamonle contra l'Italia vomitale; 
mi sono Gaalmentc iudutlo , e cìq con molto piacere , ad 



384 V A U l E T a' 

annunziare questo compouinieiiio , e a dargli quella lode, 
che appunto gli si conviene. E perciò dico , che debbesi 
dar lode al poeta francese por aver saputo trarre mol- 
te belle verità da cosa non vera , e per aver saputo espri- 
merle con assai di poetico garbo : e perciò dico , che deb- 
besi dar lode al signor Leopoldo Ferroni fiorentino per 
aver saputo dar quella veste italiana , che a queste rime 
francesi si addiceva , e per aver saputo in sì piccolo cam- 
po tanto spaziare colla sua immaginazione , e (ìnalmeute 
per aver saputo meritar la lode de' suoi concittadini , si 
fini conoscitori delle buone cose , e sì bravi seguaci^del- 
Ic classiche bellezze. 

Salvagnoli, 



JVuoi^a biblioteca dì componimenti drammatici d'' origina' 
le italiano , ovvero tradotti dal francese ^ dal tede- 
sco ^ e daW ungherese ^ non mai stampati^ ne sulle sce- 
ne esposti , con notizie storico-critiche , rami rappresen- 
tanti il costume delle nazioni , e relativa ragionata 
spiegazione. Voi. i. 2, 3. Roma 1827 1828 presso An- 
tonio Boulzaler. 

Vjerto fra le cose piìi utili , a cui possano porre il lo- 
ro ingegno i letterati , tiene uno| dei primi luoghi la 
commedia : e noi non sapremmo abbastanza lodare chi 
desiderando veramente il pubblico bene si faccia ad ar- 
ricchire il nostro teatro di tali componimenti , che il 
dolce air utile bellamente uniscano. Por ciò fino da 
quando il sig. conte. Luigi Raspi di Ferrara si pro- 
pose , di dare in luce una Nuova biblioteca dramma' 
tica , ci alFrettammo a incoraggiarlo ad opera sì bella , 
ed anche il solo intendimento volemmo che per noi fps- 



Varietà* 385 

stt in questi fogli commendato. E per questo ora annun- 
ziamo i tre volumi , che testé sono usciti di questa Bi- 
blioteca dramatica. Per ciò che riguarda l'estrinseco 
di questa collezione , il Raspi editore merita ogni enco- 
mio : nulla egli ha lasciato , perchè nitida sì per la car- 
ta si per la stampa riuscisse V edizione : perchè buoni 
ingegni fossei'O gli autori dei nuovi componimenti da lui 
pubblicati : perchè parecchi letterati questi giudicasse- 
ro , e approvassero t perchè hello fosse il rame , che 
rappresentante i costumi di qualche nazione va in fronte 
ad ogni volume : e perchè finalmeute esatta e istiaU'iva 
fosse la spiegazione , che di questo rame e dei costumi 
antichi egli «tesso (il Raspi) ne ha scritto. E molto giu- 
diziosa fu certo 1' idea di unire le nozioni dei vari co- 
stami a cose , che solo intorno i costumi si aggirano. 
A tutto questo arroge l'incoraggimento , che egli porge agli 
sci'ittori proponendosi di dare in premio a chi sarà giu- 
dicato il migliore una medaglia d' oro di a5 zecchini : 
utile pensiero ! Beati gli scrittori se il suono dell* oro si 
accordasse al suono delle nudi voci e delle mani ! Diasi 
dunque ogni lode al culto e diligente editore per tante 
cure, e per tante fatiche da lui durate a condurre a buon 
fine r ottimo suo proponimento. Possa il suo esempio 
esser da molti seguito , e possa egli esser proletto dai 
molti , a cui fortuna pose in mano ì mezzi di rendere i 
beni del corpo a chi sì affatica dì dare altrui quelli del- 
l'intelletto. Lo scopo, che ci siamo prefissi di solo an- 
nunziare questi tre volumi , e la brevità di un annunzio 
non ci permette dì esaminare se i componimenti dram- 
matici pubblicati dal nostro bravo editore abbiano rispo- 
sto ai suoi intendimenti , e alle nosti'c speranze. E forse 
quand' anche il volessi , non sarebbe certo peso dalle une 
spalle dopoché tanti dotti uomini ogni commedia han 
giudicata e lodala. Dirò solo, che l'editore nel pro- 
porsì di pubblicare compouinienli , che non abbiano vi- 

G.A.T.XXXVII. 25 



Ito mai la luce , e , ciò che più merita , noa sieno sttt* 
li mai recitati , ha fatto cosa direttamente opposta al suo 
intendimento, e alla natura istessa dt.'i teatrali componi* 
menti. Le commedie son fatte per essere recitate , e non 
pel tavolino , e finché non haiino il sulTraoio del pubhli» 
fco , invàno Aristofane e Plauto si affaticherebbero a dirle 
buone. Il Baretti menava botte da orbi sul povero Gol- 
doni : e il popolo ; che ne sa lìii poco più di lutti i let- 
terati di quésto mondo, faceVà l'apoteosi di quel sommo 
ingegno italiano. Aggiungerò ancora , eh* io fino ad or» 
non conosrexa di contponimeoli pel teatro altro che la 
tragedia , il dranima in musica , la favola pastorale , la 
commedia , e la farsa : che a niuuo di questi generi mi 
sembia appartenere il così detto (Iraitima sentimentale ^ 
e che niiiìin di questi drannii ancor non ho visto che 
sia non dirò buMiio ^ ma sofFribile. Sarebbe tempo una 
volta , che il teatro f )sse , come si debbe , al suo scopo 
resliluilt) , che si lasciasse agli stravaganti ed ai lur- 
chi abitatori del nord il coliivarti queste piante eteroge- 
nee , che povere di froaJi e di fiori, e prive d'ogni frut- 
to ,t,allro ofin fanno, che aduggiare , isterilire, e reudux'6 
iiifuttJ qualunque terreno j in che si educhino. 

G. S. 



La villa di CamaldoU al P'omèro , polìmetrà del 
cav. Angelo Al. Micci a Fille. 1827. 

iJa vena inesauribile del cav. Ricci ogni giorno più ver- 
sa di sue acque nel !)'>! giardino di Flora , e molti fio^ 
i^i e inollv erbe ììo^kìÌIs vanno crescendo méntre passan 
^'ìtails. Q.ieslo polimeiro , con cui il Ricci descrive la 
\ÌÌÌÀ a il :giai'dincì di GaiMaldoli j^fcsso Napoli apparte- 



Varietà* ^87 

dente al conte Francesco Ricciardi, è quale sì doTca aspet- 
tare dall'autore della Ceorf^lca de fiori ^ e dell' Orotof^ìo 
di Flora : se non che ftlcuui non trovano molto rrin- 
meiiJabile questa sì vaiiala disposizione di meiri , e in 
conseouenza aiiclie di siile , trattandosi d' una cosa coti» 
iinuata e anìformc. Un bel poemetto in versi sciulli sa- 
rebbe stato forse pili acconcio al subietto. 

L' istesso piccolo volume contiene ancora un' episto- 
la latina del cav. Giacomo Farina indiritta a Ciistiano 
Federico principe di Danimarca suU' istesso argomento 
della villa del Vomero. loutile fatica ; che certamente 
questi cosi detti versi latini non possono fruttare né qui 
né in Danimarca alcun nome uè onoi-e a quella delizio- 
•e villa. 

G. S. M. 



Della vulgare eìoqucnza , libri due del cavalere Angelo 
M. Ricci del S. O. Cr. Tomo I. Rieti dalla tipogrU' 
fia di Sull'alare Trinchi i8i8. 

X l'ofessore un giorno di eloquenza nella reale universi- 
tà di Napoli il cav. Ricci ben si avvisò di non poter mai 
del tutto adempire il suo debito , che seguendo le trac- 
ce degli antichi maestri , e specialmente di Aristotele : 
i quali dallo studio delle umane passioni , e dall' osser- 
vazione di ciò che aveano fatto quei sommi invegm,al 
cui sguardo tutta nuda si offerse la bella natura , tras- 
iero i precetti e le regole. Per questo le sue lezioni piac- 
quero oltremedo , ed il chiarissimo Lnmpredi volle , che 
1' autore ne pubblicasse a utile della gioventù un ragio- 
nato compendio ,'che fece nascere in molli il desiderio dì 
vedere piìi allargati i sani principi , su cui si basavano 
1« regole , e di vedei*li corredati degli opportuni esempi 

35* 



388 Varietà* 

ilei classici , che a pvova e confo ilo di quelle aveva V 
autore con la viva voce dalla cattedra recitali. Questo 
desiderio finalmenie si è ora adempito ^ e 1' opera cosi 
perfezionata vede ora la hue per le core del nuovo tipo- 
grafo di Rieti Salvatore Trinchi , il quale ha voluto con 
la pubblicazione di quest' opera dare un ben augurato 
principio alla sua stamperia , cui nulla manca per istare 
a fronte delle più accreditate ancora nelle città capitali. 
11 pubblico vorrà saper buon grado al chiarissimo e cui- 

lissimo autore per aver condotto a fine la sua opera , ed 
al tipografo per averla sì bene stampata. Noi per ora con- 

leutandoci di averla annunziata,, ci riserberemo a darne 
^indizio , uscito che sia anche il secondo volume. 

G. S. 



Jl conforto , canne dell' avv. Domenico Missiroh* 
Bologna i8a8 per Giovanni Bortolotti. 

„ X oichc cantando il duol si disacerba „ ha voluto il Mis-^ 
siroli con questo carme temprare un poco il dolore , da 
che era oppressa una madre per la perdila del suo fi- 
gliuolino : e i versi son tali da recare veramente alcua 
dolce conforto : e comechè abbiano sempi-e un non so 
che di troppo ricercato sì nelle parole sì nelle frasi , e 
nelle trasposizioni : essi però sono di assai più naturali 
e più semplici di quelli , che fino ad ora ha scritto que- 
sto culto romagnuolo , cha però mai non si diparte dalla 
istrada dei veri classici e degli antichi nostri maestri. 

G. S. 



V A R I K T a' 



Raymundi Cunichìi rngu.nni epigrammata mine piiiniim 

in lucem edita. Rctgusii typis Antonii 

Marlecchini 1 827. 

vJli epigrammi del celebre Gunich non abbisognano di 
lode alcuna : che non avvi fra gli amanti delle latine bel- 
lezza olii non sappia esser questi dettati dalle grazie di 
Catullo e di Flaminio ; sicché il pubblicarne anche uno 
solo è il più caro e prezioso dono che far si possa alle 
lettere. Perciò il nostro giornale , che di questi gioielli 
si è tanto per 1' addietro arricchito , affrettasi di annun- 
ziare la bella raccolta di quegli epigrammi , che finora 
erano rimasi inediti , e che per cura dei dotti ragusei 
or vengono finalmente alla luce. Se per essi non ne ver- 
rà maggior gloria all' insigne autore , che più ornai non 
può acquistarne , certo non poco utile ne avranno i cul- 
tori delle latine muse , e non poca lode dovrassi a quei 
gentili, che di sì cara cosa ci han presentati. Onore sia 
dunque <il chiarissimo Raffaele Radeglia raguseo , che sì 
tenero della gloria della sua patria e del suo immortale 
concittadino ha dato mano con tanta diligenza a questa 
non piccola raccolta in nove libri divisa a seconda dei 
vari argomenti , su cui gli epigrammi aggiravansì. Noi 
Pon faremo , che trascrivere le rubriche di questi nove 
libri a' compimento di questo annunzio : che per levar- 
ne un saggio farebbe d'uopo di nuovamente qui publ)ii- 
care tutti quei leggiadrissimi versi. Gli epigrammi dun- 
que sono ordinatamente registrati sotto questi nove ti- 
toli : sacra : votiva : moralia : encomiastica : satyrica : 
ludrica : varia : sepidcralia et lugubria : ad Lydam , Ly- 
daeque familiatn. 

Nel mentre che scrivevamo queste poche parole ci 
gìugne un' bttOn sonetto del chiaris. U. Lampredi , con 
cui egli volgarizza un buon epij^vamma del Gunich in- 



^Q^ Varietà* 

torno PAlighìeii. Crediamo di far cosa grata ai lettori , 
e di dare una testimonianza della nostra stima al volgariz- 
zatore , q-.u trascrivendolo , siccome facciamo , col testo 
latino mcdeàlmo. 

Ad Florentiam , de Dante Aligherio. 
Epigramma Cunichlì. 

Te fraudum sedem ac scelerìs , Florentia , Dantes 

Ille tnus dixit; nsc tanien eripuit 
Splendoris tantum , quantum dedit. Illa delentis 

Credita non ulti vana querela jacet ; 
Sed magis atque magis tua laus viget ; esse fereris 

Quod óemper thusci patria niaeonidae. 

Versione di Urbano Lam predi. 
Sonetto. 

Te già di frode e di nequizia sede 
Chiamò , Fiorenza , Dante tuo ; ma tanto 
Splendor nell' ira a te non tolse , quanto 
Nel sacro suo poema egli tcn diede. 

O forte immaginando ci volga il piede 
All'atre bolge dell' eterno pianto, 
O fra l'alme purganti , o al regno santo. 
Sempre sfoga il gran duol che il cor gli Cede. 

Compiauga il mondo ai giusti acerbi lai 
Di sì gran figlio , e A bando suo severo ; 
Ma tu priva di gloria non n' andrai. 

Anzi il tuo nome viepiù chiaro e altero 
Sempre risuona ancor; sempre sar«ì 
Nomala patria del toscano Omero. 

G. S. 



Varietà* 3gi 

tfe vita Tltomae Cliersae rhngtisinì commentarìuni Aìi" 
tonìi Cesari sodalls philippìaììi v:'roiiensis italica ah 
eodeni conversimi. Fcroiiae ex officina libantca aii. 182J, 

VJomocliè questi fogli aLbinno giìi dello il d('l)ito onore 
al cliinrissiiiio lelli-rato vaoiuco Toininaso Chers.i , e del-! 
la sua vita e de' suoi scritti non poche parole di lode 
abbiano già dette , pure c^li avcfi si bene meritato del- 
la slima dei buoni e dd letterali , clie certo non sem- 
bra di troppo il tornar nuovamente sull' istcsso subietto. 
E ciò fiiccjamo tanto più volentieri quanto più conslderia- 
trio , clic |a nuova lode data al Chersa n.u -ve da uomq 
lodatissimn quale si è il P. Cesai , clic con la solita sia 
maestria si è piaciuto di scrivere ja vita deli' olii mn ra- 
guseo in latina favella , e in italiana di per se stesso an- 
che recarla. Glie se egli non ba detto alcuna cosa di nuo- 
vo , clic del Clicrsa non fosse già nota , ba almeno fat- 
to manifesto , cbe rencomialo era ben degno di qnell* 
Onorevole memoria , che di lui si era fatta , e maggior 
nome col suo elogio ha dato alla fama di lui e alle pa- 
role nostre. Seguissero si beli' esempio i letterati tulli ; 
ponessero, io voglio dire, l'ingegno a veramente lodare chi 
vive aqcora , pomechè nxorto , e per l'utilità recata alla 
patria , e per raffeltuoso amore , ghg portò alla vex'a sa- 
pienza , p non prostituissero la penna ad adulare chi di 
niuna verace laiide sia meritevole. II commentario del P. Gc- 
«ari è scritto con puro ed elcgj>nle latino , e con um sii- 
le quale al soggeito addiceyasi ; solo ci ha maravig'iata 
il trovare : Qiiare in arcqdum coetitm , q,tqite ah laùna 
acadeniia inter illoruni socios adlectus est ; per di re , cbe 
il Chersa fu ascritto fra gli aycadi , e dalla latina ac- 
cademia fra i suoi soci. L'avere qsato illonim invece di 
tuos vorrebbe dire cbe i) Chtr^if dalj' accademia latii:^ 
fi» «Ki'itlO fra i «oci 4^ gtfeUi , pioè degli arcadi U>slè 



S.QT Varietà' 

nominati. Il volgarizzamento italiano , comechè scevro da 
ogni errore ^ non è si bello come il commentario latino , 
e troppo risente di quel modo tutto proprio del P. Ce- 
sari , che soventi volte crede gemme anche le sozzure 
del ti'ecento. Meno questi nei , l'elogio di assai risplende 
per elegante .semplicità tutta classica , e non quale si pi'C- 
tende dai romantici , i quali credono di esser semplici ed 
eleganti alloi'chè in qualche disordinata cantafavola fra una 
folla di personaggi autorevoli , che tutti tengono il secon- 
do luogo , fanno levare alto la testa , siccome a pralago- 
nisti, a due miseri contadini , e danno loro quelle pas- 
sioni f per meglio dire quella espressione di passioni , 
che sta in contraddizione colla loro selvaggia e grezza 
natura. 

G. S. 



Sermoni sacri in terza rima di Gian Carlo \di Negro. 
- Parte seconda. - In Genova dalla tipografia PoH' 
tenigr 1827. 

V^uindici sermoni leggonsi in questo secondo volume , 
che il chiarissimo Di Negro ha poco fa dati alla luce. 
Siccome quelli , che componevano la prima parte , son 
questi tutti sacri , e tutti han per oggetto di vestire i 
precetti di nostra i*eligione santissima , e i dettami del- 
la naturale onesta con poetiche grazie , affinchè piìi fa- 
cilmente rimangano impressi nel cuore dell' uomo , e lo 
ritraggaua , per usare le parole istesse del nostro poeta , 

„ Dalle fallaci vanità terrene , 

„ Ond' è breve la gioia e lungo il pianto. ' 

Parimente siccome i primi , han questi sermoni quella na- 
turalezza e quel dir- piano , che .ali' .argo meiilo.conviea-/ 



V A R 1 E T li* 3{>'5 

si : ed hanno quella grazia e quella venustà , che tla fa- 
cile poesia si deriva , tal che vanno dirittamento al loro 
scopo. E questo, senz'altro dire pai-mi di assai ; poiché il 
Di Negro è cosi giunto a conseguire almeno in gran partfe 
quel bene , che a pochi il ciel largo destina , di recare 
cioè ad un tempo dolcezza ed utilità. 



G. S. 



Sonetti funebri del conte Ferdinando Pasolini faenti- 
no. Faenza per Montanari e Marahini i8a8. 
( Un ■voi. in 8° di pag. 20 ) 



U, 



no di que' cortesi , che tanto di onore procacciano ai 
buoni studj quanto ne ricevono essi medesimi , si è il 
sig. conte Ferdinando Pasolini di Faenza, Egli si piace 
di ogni maniera di erudizione , ed a ristoro dell' animo 
viene dettando sovente de' versi in quello stile , che sa 
non poco della vena beata dell' Alighieri. Di che fanno 
prova questi sonetti in morte de'suoi piìi cari , dell' cmi- 
nentissimo .Severoli , di monsignor Bonsignore , e di al- 
tri degnissimi di esser lodati e pianti da tale, che ai pre- 
gi dell'ingegno accoppia felicemente quelli del cuore. Giù 
porrà gli occhi su queste carte , se non è nuovo ad ogni 
affetto di figlio di padre di cittadino , le avrà per caris- 
sime ; e molto piìi se amico delle dolcissime lettere , veg- 
gendo che in fronte al libretto è il nome di quella gem- 
ma degli archeologi, il professore Filippo Schiassi. L'au- 
tore a lui ne dona il titolo in testimonio del grato ani- 
mo, che serba ancoi'a a così degno maestro; e si con- 
fida che r argomento tuttocchè funebre non sarà cerio 
discaro a chi nella dotta Bologna in auree epigrafi viene 
consegnando alla posterità le schiette virtìi de' trapassa- 



3^4 V A R » E T A* 

ti. E già vorremmo por fine alle nostre parole ì se tton 
che avendo quivi l.i vera lezione del sonetto in morte del 
professor Torriggiani , crediamo dì non lasciar V occasio-. 
ne di darla qui sotto : e sarà eziandio siccome qn sa^'. 
gio dello scrivere del nostro autore, 

Alma, che del tcrren laccio disciolta. 
Poggiasti lieta nell' eterno Sole , 

Do ' 

Batta fuggendo la caligin folta 

Del mondo tristo , che yirtìi non cole ; 
Là del bel loco ove ne fosti accolta , 

Di chi pel tuo partir forte si duole 

Benignamente le querele ascolta 

la suono di mestissime parole. 
Finché sarà nel tuo suolo natio 

Petto , che incenda del saver la face , 

Di te si rimarrà caldo desio ; 
Tu beata però ti godi in pace, 

Tua mercè degna ; solamente in Dio 

Ogni aspra cura di quaggiù si tacc- 

ViccotiM, 



V A R I e T a' ZqS 

'. del eh. sig. conti 
Asquini di Udine. 



Due iscrizioni del eh. sig. conte Girolamo 



CINERIBUS . ET . MEMORFAE 

THERESIAE . GALLAE 

DOMO . PARMA 

MATRONAE . SPEGTATISSIMAE 

COMI . BENEFIGAE . SOLERTI 

QVAE . DEVM . SVMMA . RELIG . GOLVIT 

VIX . ANN . P . M . LXXX OB . KAL . DECEMB. 

A . MDGGGXXVII 

CO . HIERONYMVS . FAB . F . ASQUINIVS 

DOMO . UTINO 

F.C. 

CVM QVA CONGORDISS . VIX ANN. XXV. 

AVE . ET . VALE 

ANIMA . DVLGISSIMA 



THERESIAE . GALLAE 

MATRONAE . PRAESTANTI 

DOMO . PARMA 

COMI . BENEFIGAE . RELIGIOSAE 

UXORI GqNGODISS . BENE . M. 

Vili . AB . INFERIIS . ElVS . DIE 

HIERONYMVS . ASQVINIVS . COM. 

PIACVLARIBVS . HOSTIIS . 
PARENTAT , 



3()G Varietà' 

1^ eli' inaugurazione che l'accademia di Pesaro li a fatta 
soleonemeate del semibusto del celebre conte Giulio Per- 
ticari , il eh. monsig. Carlo Emmanuele Muzzarelli ha man- 
dato questi due sonetti , i quali per la riverenza che ab- 
biamo al lodato ed al lodatore ne piace qui riportare, ^ 

SONETTO 

Poiché spirto gentile , avverso il fato , 

Te non vidi , né udii l'aurea favella , 

Per cui ti siedi al Gertaldase a lato , 

E l'Italia è per te fatta piìx bella ; 
Dal sommo delle spere , ove beato 

Miri queir uno che le cose abbella , 

Qui volgi il guardo , e del favore usato 

Pfnia all'Isauro tuo prova novella- 
Vè come per rapii-e al tempo ingiusto 

I suoi trionU , e far men gravi i danni 

Marmoreo sorga il tuo sperato busto. 
Or tu parla da quello alle parole. 

L'Itala gioventìx tolta agl'j inganni 

Crescerà degna delle antiche scuole. 

Al conte Francesco Cassi, 

SONETTO 

\ 

Cassi , cui preme il sen cura molesta 
Ner la memoria dell' amico estinto , 
E il duol perenne il molto amore attesta 
Con eh' eri un giorno a quel divino avvinto ; 

Cassi, ti allegra, che il tuo Giulio ha vinto. J 

Tolto a un mar di periglio e di tempesta , \ 



V A IV I E T A* 397 

Vive beato , e della luce e cinto 
Che la grazia di Dio fa manifesta. 

E a render mite della morte il danno 
Sorge il suo busto , che al terren natale 
L'opre ricorda di quel sommo ingegna. 

Che s'ei mi arrida dall' eterno soanuo , 
Potrò, r,on tcco del desio su l'ale 
Giungere ardito della gloria al sej^iio. 



La Farsaglia di 31. Amico Lucano vols;o.rì zzata 
dal conte Francesco Cassi. Fascicolo IL 



vJiò che Virgilio dic.ea della fama , parmi che a buon 
dritto dir si possa di quest' c^^rcgio volgarizzamento. Cer- 
io egli coU'andar piìi innanzi acquista sempre pili for- 
za , cioè a dire piìi purità e più bellezza. Pregio ine- 
stimabile è questo in simili ardue fatiche , che aper- 
tamente significa di quanta forza d'ingegno , e dì quan- 
ta perizia delle due lìngue e delle due poesie sia for- 
nito il nostro ottimo Gassi , e di quanta verità furono 
piene le nostre parole allorché in questo giornale po- 
nemmo a disamina ì due primi libri. Si ,, questo vol- 
garizzamento andrà del pari con quelli , dì cui tanto si 
onora il parnaso italico ! Altro non aggiungiamo ; poi- 
ché , come di per se vede il lettore , il lavoro è dì tal 
natura da potersi bene applicare agli altri libri ciò 
che de' primi abbiam detto. Solo ringrazieremo il Cassi 
delle gentili parole , che ci ha scritte , e vivamente lo 
pregheremo a mostrare , che egli sinceramente ciò scris- 
se , tenendo fede alle sue parole col cessare all'atto di 
macchiare tante sue classiche bellezze con l'uso trop- 



305' V A A 1 K T x* 

pò frequente di sregolale trasposizioni , non usate mai 
dai nostri maestri , perchè direttamente in opposizione 
all' indole della nostra gentile favella, la cui dolcezza vici» 
per queste cangiata in un ceri» hirbarico strepito clic 
propriamente ti strappa gli orecchi, e ti lacera l'anima. 

G. S. 






i 



399 

INDICE 

bÉGLI AIXTICOLI CONtENUTI NEL TOM. XXXVIt 
&EL ÒIORÌ^ALE ARCADICO. 

SCIENZE 

Piancìani , Osseroazioni snl trasporto di ma" 
ferie ponderabili col mezzo di scariche elet" 
triche. . . . p. i 

Brera , Annotazioni cliniche sulV oftalmia con- 
tagiosa de^ soldati , . . p. g 

Dtl-Bae j Nuoi>i lai'ori chimico-analitici so- 
pra la massa cerebrale deW uomo . . p. 26 

iìertoloni i Descrizione di nna nuoi'a specie di 
linoè .....*/;* 58 

Mutthey , Risposta aW accademico filarmonico 
di B'ilogna sul purgativo Lè-PiOj ec» -. p. Ci 

Hodg/xin , Lettera sopra un argomento pato- 
logico. ........>..., p. loG 

Purgotti y Teorie della combustione., e loro in' 
Jluenza nelle chimiche classificazioni. . p. lìS 

Dall' Armi , Osservazioni su i paragrandini. p. 1 5a 

Camilli 1 Due esperimenti fisici . . . . /;. iSg 

LETTERATURA 

Biondi^ La riedificazione della basilica di s. Pao- 
lo f terzine. ........,» p. 164 

Costa , Sposizione di una delle canzoni del 
conte Giovanni Marchetti . . . . . ^. 1G8 

Martucci f Nola spettante alla Cina. . . p. 183 

Beiti , Prose. . ^ . p. 191 



4qÒ 

Manuzzi , Iscrizioni italiane. - \ • • • /?• '99 

Morichini , Lettera intorno alle iscrizioni ita^ 

liane /?. 217 

Thomson , Le stagioni tradotte dal Muschi, p* aai 
Ferrucci , Iscrizione poetica di Bartolomeo 

Ricci é . . p. aa4 

Cicerone , // trattato della vecchiezza volga" 

rizzato p* 23|ì 

Biondi , Ragionamento IX intorno alla divina 

Commedia p» ai4 

Biblioteca scelta di orazioni sacre (art. 3.) p, 188 

ARTI. BELLE-ARTI 

Mancini , Lettera sulle pitture del duomo di 

<^: Città di Castello ec. ....... /?. 298 

Pungi leoni , Notizie delle pitture in majolica 

fatte in Urbino p- 333 

TVicar f Sulla cattedra delV ornato .»./). 358 



NIHIL OBSTAT 
Abb. D. Paulus Delsigriore Gius. Tlieol. 

Petrus Lupi Med. Colleg. 

NlIilL OBSTAT 
Lauretus Santucci Gens. Philolog. 

IMPRIMATUR 
Fr. Dom. Buttaoni Ord. Praed. Rev. Mag. 
S. P. A. Socius. 



IMPRIMATUR 

Joseph Della Porta Patr. Constantinop, 



yìcesgerens. 



Osser^'azioni Meteorologiche. )( Collegio Romane Gennajo iSaB. 



Ore 



ma. 



'4 



Baronict. 


remi, 

PSl. 


Igro. 
a cap, 


Vento 


Pioggia 


Evapor. 


St.del Cielo 


28 


P-0 

11 

9 
8 

9 


i.8 
6 
8 

9 
3 


~ O1 

tSi 

4. 


5 
2 


7. 
i5, 

7i 



6 



JV. deh. 

1» 1» 






lin. 
0, 8 


chiarisaiino 
il 


3 

9 
5 




5 



4 

IO 

5 

18 
6 

T 


9 

3 


• 

5 





y. d. 

yy.E.d. 

y.O.cj, 




2 l3 


0, 8 


coperto 

ser.nuv.spa. 

chiarissimo 
„ i^a. aWor. 
„ nu.airor» 


!1 
• > 




3 

7 


3 

7 
5 


a 




rugiada 
2 00 


0» 7 


»1 


8 


ti 


7 


7 


s. (j. 




ian>oloso 


»» 


7 


5 


9 
4 



8 


8 
:o 






1, mod. 

»1 51 



y.ErjT 


p.con tu. 
5 00 


o,85 
3, 1 


se. u. all'ori, 
chi.nutoriz' 

ser.nui'.spa. 


»" 


10 
1» 




4 


8 
4 
3 


5 


5 

2 


24 
^8 
i5 


6 







,^ 


^^ 





6' 









coperto 


11' 


9 
8 


6 


5 

4 


3 
5 


4 








9 "° 


0, 6 


11 


»» 

28 


10 
11 




7 


i 
5 

1 




4 
11 


1 1 

34 

-5 



8 




1,55 

gelo su- 
perfici. 


chiarissimo 


1) 


1 
•1 


7 




4 


5 


9 

-7 








nuvoloso 


■« 


1» 


2 


3 





=«4 


9 



E.N,E. m. 

E.jy.E.m, 




"' 9 


coperto 


=^7 


11 


6 
3 


4 





3i 

Kg 
.i 1 


u 







2, 2 


nui'olo 


28 





8 


1 


"7" 


S 


8 


y. d. 






chiarissimo 


11 
1» 


1 


3 
t 

2 
5 

4 


9 
4 


5 


3o 
8 








^.i-.O. d. 

y. q. o~ 


11 1» 


p di /tot. 
2 i3 


I, 3 


„ i>a. all'or, 

mn>oloso 

11 

11 


11 


3 
>» 


1» 





8 


4 
6 
5 







0, 6 


J> 


11 


7 


,^ 





„ 


4 


11 11 






1» 


11 
2 


_4 
7 


11 

8 




5 


■4 

6- 







11 " 


pocgod. 


0, 5 


coperto 


n 


7 





,, 


2 


11 it 


„netla li' 


ser. nu^spa. 


♦ 1 


11 


5 


11 





12 





<$". q. 




1, 25 


nu\>oloso 


1» 


11 





9 





5 


<i 


-, r/. 




0, 8 


se. Il, all' ori. 


11 

11 


1 

11 


11 
7 
5 


5 
1 1 

8 






6 
1 1 

5 


6 






S. m. 

S.f. 
„ 7- ° 




iiui'oloso 
ser. II. all'or. 

nuvoloso 
se. II. all'ori. 


2; 



1 1 

• 1 


1 
8 


7 

IS 

10 



6 



6 
i5 
8 




7 




2, 2 

























o 

i3 
i6 

»7 
i8 

'9 

20 

21 

22 

23 

24 

25 

2? 

27 
28 

29 

3o 


Ore 

ma. 

gì- 
scr. 

ni. 

s- 

s. 

m, 

S' 
s. 

m. 
fef- 

III. 

s. 

ni. 

S- 

s. 

ni. 

§• 
s. 

m. 

s. 
ni. 

s- 

s. 

ni. 

S- 

s. 

in. 

S' 
s. 

m. 

S- 

s. 

ni, 

S- 
s. 

in. 

S' 
s. 

m. 

S' 
s. 

m. 


JBaroDiet» 


Te 


• est 


igio. 


Vento 


PiosS'» 


ìL\ayor% 


St.del Ciein 

nuifoloso 

coperto 

se .nuv..ori. 


28po.«>li.5 
j» ». 6 
'» >» 1» 


5 
li, 
9 





5 



8, 8 

7. ° 






0. 8 


28 
1» 


• 7 
a 3 

„ 5 


7 

10 

8 

5 

7 

2 






3 

7 
4 


i3 

15 

25 

47 5 
40 


A-, q. 




nebbia 


0, 6 


nebbioso 
ter. vaporo 
chiarissimo 


11 


4 7 
6 i 


N.f. 
,,Joriis, 

jv'e.d. 





2, 5 


nuvoloso 
chi.vap.ori. 


»» 


7 A 
M 3 

M 7 



2 



5 




32 0, 

45 
24 




a, « 


,, va. all'or. 
„ pie. n. fri. 


V „ 3 
» 6" 


-0 
t7 


3 
5 



i5 

DO 5 

3y 

12 

25 
'9 8 


iV. y. 
„ ci. 






0, 9 


ser. nu.spti, 
chiarissiiiin 
,, vaporoi" 


1» 


4 7 

„ 2 

1, 5 


1 

8 

7 







jv.' ,1" 


nebbia 
rugiada 


1, 35 


vapt all'ori» 
se.iiebbaaa 


» 


5 2 
„ 


IO 

8 



8 



4 " 

32 

12 


11 1) 
»' '» 
S. d. 


1, 2 

1 

0, 9 


chiarissimo 
,, vaporai 


'' 


4 6- 


X 

10 

5 







5 
20 3 

'4 <j 


IV, d. 

S.E. d. 


1» 


ser.nU'oriZ) 

■ 


!,' 


4 


4 

12 

9 


3 



n 


6 
35 

5 
3_7 

7 « 



JV.E. d. 

s. „ 




<• 3 


,, vap. oriz. 
chiarissimo 
,, vaporoso 


" 


5 9 
" 4 


I 

la 
9 

r 
9 


8 





7 



iV. d. 

0. m. 




" 


I, 5 


»♦ '• 


" 


V 3 
4 8 
„ 6' 

„ 8 
4 6 
3 8 


6 

29 
3i 


TV. d, 
0. q. 
iV. rf. 


0. d. 




■>• 


0, 9 


,, vap.oriz. 


2 

»o 


5 




7 9 
28 
i8 2 


»i 


1,36 


,, 
„ 


» „ 3 

„ a p 
,, „ 8 



to 

7 


4 




2 
3i 3 1 

7 \ 


S^.E.^d. 


1» 


>» > 


„ vap.oriz- 
,, nuv.spar, 
„ 


" 


4 5 

« 4 


2 
IO 

7 





5 


5 
3o 
Il 


„ q. 




«, 5 


„ 
„ 




3 8 

4 


1 
7 



5 



3 5 

25 

i5 6 


Il 11 


iV. d. 
Il 

.V. d. 


nebbia 


0, 65 


ser.iiuv.sput 
chiarissimo 
nuvoloso 


3i 


" 


il 1' 

., 3 


5 

IO 

8 


3 

5 




8 
34 

■10 8 




"%" 


- 





■Én 


















Osservazioni Meteorologiche. 


)( (^"ollcffi 


> Romano Febbri 


/yo i8>8. 








a 

e 

i 

3 
4 

5 
6 

> 

« 
9 

IO 

11 

13 

i3 

'4 

i5 


Ore 

ina 

s. 
ma, 

s. 

mu. 

if'' 
s. 

ma» 

«■'■ 
s. 

ma. 

ma. 

8'' 

s. 

ma. 

§'• 
s. 

ma» 

si' 
s, 

ma, 

S'- 
s. 

ma. 

§•' 
s, 

ma. 

s. 

ma. 

s. 

ma. 

s. 

ma. 

j' • 

w«. 

s. 


fiartmiet. 

38/».4^'»9 
11 »> 8 

1» 11 1» 

11 n " 

.1 3 9 

» 11 11 


'IVim. 
est. 


Igro. 
a cap. 

3x, 


Vento 


Pioggia 


Evapor. 


St del Cielo 




9. 8 

5 

Il 3 

7 




w.y.o.m 

0. „ 



S. deb. 






li* 
». 5 

0, 9 
0, 6 


seré.HU.spa. 

»i 11 
coperto 

ser.mi.oriz. 

V V ." 
Chiarissimo 

nuvoloso 
Coperto 

1» 1» 

nuvoloso 
i> 

11 




7 
'9 

IO 






11 t 
27 II 8 
,1 9 -2 


1» 

1 

6 


1» 

3 


6" 

3 

1 


- /. 

»i 11 


pif» pio. 




„ 'o 5 

,1 1, 8 

,1.1 4 


5 

7 
5 








3^5 
33 

27 
58 
40 

32 

33 


.i il. j:> 


3, 




1, 11 5 
,. 1, 8 
u8 4 


3 

7 

5 


8 
4 



" 11 




5, a 


chi.vap.ori. 
1» 11 
1» 

chiarissimo 
ìì po.nu.or 
ser.iiu.oriz. 




,1 » 4 
" 1» 
.« 6" 

.. 1. 

37 11 2 

•1 1» 1» 

11 11 1! 
» «0 7 

11 11 11 


3 

7 
4 


3 
6 




,1 deb. 

.1 m. 
JV»0. d. 
S.O. (f. 

y. „ 

11 11 

y. d. 

S.£. f. 

1, f'orlis. 

E. ri. 
11 m» 
^. ,1 




3, 8 






8 


5 




23 
40 

33 




1, 8 


ier,nuv.spa. 
chiarissimo 
ch.po.nu.sp. 

ser.uuv.spa. 

nuvoloso 

rischiaralo 

nuvoloso 

coperto 

chiaro 

coperto 

nuvoloso 

ter.nuv. ori. 

11 >i 
chiar issi me 

nuvoloso 
ser.nu.oriz. 

>. 1» 


9 

4 

2 
8 
7 
5 
6 
4 
3 
u 
4_ 

1 

6 

2 



8 




5 



5 






T 


fi 


6 5 
3 


3 35 


I, i5 
1, 




„ 1, i 

„ 8 
1» '1 -1 


4 

'9 
i5 

9 

7 

i3 




„ Ò" 

«9 11 11 

,1 „ 5 

,172 
1, 8 8 
,,10 

i> 9 8 
11 »o 
11 >i ^f 


9 00 


2i 3 




3Ì 

6 

i4 

5 

5 ~ 

26 
1 1 

3G 

33 

ò" 
3o 

'1 


11 d. 
11 "'> 
„ rf. 

11 11 
S' „ 

JV.y.E qo 




«1 5 

0. 9 




poc.goc, 

^5 
nebbia 




1. 9 « 

»» '1 11 

11 11 2 


3 
4 


8 
6 
4 




JV.O. f. 




'» 7 


nuvoloso 

coperto 

nuvoloso 




„ 8 6 

1. 9 " 
„ 10 4 


2 

4 
3 



4 

3 

Sfià 


5 





5 


y. f. 
»i 11 

11 w. 




3, 4 


nuvoloso 
ser.nuvtspa. 
• hinrissniK 




:: .^ -s 


1, d. 

iyo!\. 




gelalo 
Il * 


nuvoloso 
chi arissi m<J 



Baroi 



l'«.«U.|I 



ma, 

si- 



m. 

S- 



S^p.tali.ol o, o 
5» ji 11 7» o 
M 9 5 1 4, o 



8 o 
5 5 



»> 


IO 


o 


1> 


,1 


7 


" 


1 1 


o 


„ 


JO 


4 


11 


9 


i 


11 


7 


b 


«> 


ij 


11 


1» 


8 


4 


1» 


9 


a 


„ 


8 


7 


11 


" 


6 
3 



m. 



23 



a4 



25 



25 



27 



281 



1t 


51 


11 




„ 


1, 




7 


5 




6 







5 


5 




6 


2 




7 


8 




1» 


»i 
5 




10 


3 




>t 


3 


sìs 









A». 






27 


11 


8 


1f 


11 





M 


'♦ 


<> 


11 


10 


5 


1» 


;i 


9 
5 


•J 


9 

11 

1» 


8 

4 

6 


"' 


II 



5 
8 


ab 





3 


37 


lo 


3 




9 


7 





I 8 

8 5 
5 o 



6 4 

IO o 

7 " 



IO 6 

9 4 



5 o 

,1 4 

9 5 

7 4 

9 e 

:7 3 



.3 o 
8 6 



gre. 



33, 

5, 



i 5 



V«nto 


Fioggia 




11 it 

iV.O. ni. 




1, rf. 




rugiada 


a^. d. 

£. m. 


li. 
5 25 


O.A.O. d. 
£. 7. 




0. d. 

w.o.'\. 


t 50 


£. ./. 


poc.goe. 



5 
24 
4 5 



'9 
35 5 



8 5 










S. 



IV.N.E. d. 
S.O. m. 



•4 



ao 



tuo.grci' 
a a5 



pocgcc. 



Kvapou tti.dcl Cial( 

i 

I 

' «hi.¥up»ori. 

'. • w >. 

nuvoloio 



li 5 


V " 

chiarissimo 

se .nui'.,ori, 

11 11 
nuvoloso 
coperto 


», a 


ehi-nuv.ori. 

nuvoloso 

chi.ìiuv.ori. 



I, 6 



>■. 7 



I coperto 

: nuvoloso 
j coperto 

nuvoloso 



3, 2 



I coperto 
i nuvoloso 



a, 5 



ch.nUtoriz 
, coperto 
ìiu voloto 



2, 8 



j ropertoo 

I nuvolos 

' chiarisiimo 



2, 3 



i *er. uu spa. 

I ,, /Jtól'.O/Vl 



2' 9 

2. 9 

2, 3 

I. 6; 



Ml^^'oioiO 

coperto 

ser.ìiuv.spa 



chiarissimo 

11 
ser.uuv spa 



nuvoloso 
svr.nuv.tpa 



chiarissimo 
„ nuv.orii. 
ser.ìiutspar. 



Oiierf^nzioni Meteorologicke 


)( fvtiegio Romano 


Marxo i8«8. 


c 

e 

■3 
I 

■2. 

3 
4 

5 

G 

7 

8 

9 
<<> 
1 1 
fi 
i3 

'A 

1 s 


Ore 

«a 

S'' 

3. 

ma, 

S'» 
i. 

ma, 

4, 

ma, 
s. 

ma' 

S'- 

s, 

ma. 

S'' 
i. 

ma. 

§i- 
1, 

ma, 

ì: 

ma, 

S'- 
s. 

ma. 

s. 

ma. 
S'- 

ma. 

ér'« 

s. 

ma. 

S'' 
s. 

ma. 

S'- 

ma„ 

f 


37) 


-ouict. 
p.8 ^J.o 

M t» 

11 4 


' iVrio. 
est. 

7i <> 

lo, o 
6. 6 

6 o 

10 o 

« 3 

3 .< 

IO p 

o 


Igro. 
a cap 


Vento 


Pioggia 


E vapor 


. St.deì Cielo 


4." 

»5, 

i»i 


^. „ 

1» >i 

1» 1» 


rugiada 

pioggia 

3 7<. 20 





5 


nuvoloso 
coperto 

11 

nufoZofo 
1» 
sere.nu.tpa- 


»» 
1» 

11 


51 

5 

2 


i6 

35 

32 




«3 


8 




7 
1» 
8 


7 
3 

4 


i8 

52 

36 




3, 


1 


chiarissimo 




9 

IO 


3 

?» 

o 


4 2 

Il 5 

6 5 


20 

53 

'9 

6 5 
26 
t6 

5 
20 
3o 


»» 11 
:v.o.m. 



^'. ./. 

S.O.m. 
S, d. 

»1 >» 

0. f. 

S,0. deb. 

W. m. 
„ ì'oriis, 
11 » 




3, 


8 


»i 

ser.nuOfSpa. 
chiarissimo 




11 
to 

9 


5 

5 
3 


3 3 

Il 3 
8 o 


pie, pio. 


a. 

3. 


4 

6 


11 pi.nu.ori. 
sà.m,nu. sp, 
coperto 

nuvolosa 
coperto 




6 
5 
i> 


I 
o 
7 


7 4 

li 3 

7 o 




6 

7 
9 


,8 
7 
,7 
8 
6 
o 

11 
8 

9 


3 5 
5 5 

' 7 


16 

3o 

i2 5 


3 40 


3, 

3, 


6 
8 


ser.nu.oriz. 
chiarissimo 


3tf 


IO 

o 


3 

7 5 
3 « 


47 
3o 


„Jbrie 
„forU(. 

11 n 
11 /. 




11 

*er,nui>,spa. 

chiarissimo 
»i 


11 

^7 


11 

o 


4 o 

13 O 

7 a 

7 
i3 8 
to 


^4 
58 

4o 




4. 


6 


1» 
11 


1 

2 


7 
6 
o 


37 
45 

3o 


A'. ^. 
,1 '/. '> 




4i 


4 


ser.nuv.spa' 
». 11 
nuco/oso 


»i 
•1 


11 

2 

3 


5 
5 

O 


3 
i6 

IO 

i4 

9 


|0 

38 
4 
S 

i4 
5 

•1 

21 
5 

3 

18 
4 




«y.<7. rf. 






3, 


4 


chiarissimo 
1» 


11 


*i 


I 

11 
6 


S.O. m. 






2. 

01 


3 

6 


ser.nutoriz. 


5» 
»» 

1» 


i> 
1» 
1» 


11 
3 
5 


7 

»4 

IO 


11 1» 

11 1f 




nuvoloso 
ser.nuv. ori. 


1» 
1» 


1» 
•• 

«» 


6 

7 
3 


8 
i3 

9 

5 5 
i5 o 

I 1 o 


y. q. 




nebbia 

neh'J'oL- 
ta 


1, 


3 


coperto 

rischiaralo 

chiariisimo 


1» 


2 

3 


a 
8 
o 


3 
7 


A-. 7. e 

0. TO. 

-SO. */. 


11 


7 


ser. vaporo, 
chiarissimo 



'i8 



Orci Baromtt. 



S'- j 11 ., 6' 



Temi, 
rsf. 






M 



1:6 



■^7 



■*9 



3o 



„ a )! 


„ i" a 


•1 ,1 5 



s." 

iS, 



in. 


,j 


5 


8 




," 


8 


o 

4 


m. 


27 


9 


o 


s. 


28 


IO 


o 


ìli. 


., 


. 


3 




'• 


„ 





«. 




1 1 


9 

o 



".J II 



- 


-. 


1, 5 


m. 


»i 


<9 o 


S- 


i< 


11 3 


s. 


'» 


»■ <• 


ni. 


,. 


11 4 


1. 


" 


" ' 



'} 






1 .: 




J3 


'.) 


5 


.4 


y 




1 1 


1 •) 




3o 


8 




. 1 


4 


5 


i 


7 


6' 


j 


5 


o 


4 


3 


3 


3 


1 1 


5 


25 


9 


o 


IO 


8 


5 


; , 


y 


9 


4 


'» 


o 


9 


8 


3. 


9 


1 1 


3 


i5 


9 


O 


9 


8 


(1 


■4 




39 


IO 


— 1 


'9 







h^ 




m